martedì 19 set
  • Almaviva trasferirà 400 dipendenti in Calabria

    Quattrocento lavoratori Almaviva della sede di Palermo andranno a Rende (Cosenza, in Calabria). Dopo una lunga trattativa Almaviva ha salvato il call center di Palermo ma ha annunciato una riorganizzazione aziendale che prevede la chiusura delle sedi di Roma e di Napoli e circa 2500 licenziamenti.

    La sede di Palermo resterà aperta ed è previsto che nuove commesse saranno gestite qui. Martedì si svolgerà un incontro al Ministero dello Sviluppo economico.

    Palermo
  • 13 commenti a “Almaviva trasferirà 400 dipendenti in Calabria”

    1. È assurdo sentire sempre più di riorganizzazioni aziendali che sembrano fuori dalla realtà. È pur vero che un’azienda privata può decidere di fare quello che vuole, e che oggi i call center non garantiscono a nessuno, molto più di prima, un futuro.
      Fra qualche anno spariranno perfino gli sportelli bancari e molti negozi per via delle transazioni e degli acquisti online, figuriamoci i call center.
      Le società di servizi telefonici, come Almaviva, non possono durare per sempre
      Con tutta la solidarietà che si può avere verso i dipendenti, questa è la realtà; se fossero pip o forestali sarebbero già salvati dalla politica.
      Ma, come in tutte le cose, c’è chi gode delle disgrazie altrui; pensate a quattrocento persone che andranno a vivere in un piccolo centro come Rende, cambieranno la realtà di quel piccolo paese.

    2. Tasse al 25% per tutti! Incentivi per il sud, quando qualcuno avrà gli attributi per fare un passo del genere le aziende torneranno ad investire nel nostro paese.

    3. Pablo, non so cosa riserverà il futuro, ma oltre 200 aziende in Albania con 25.000 addetti che rispondono spesso in un italiano stentato per dare assistenza a clienti italiani sono più di 1 futuro. E parliamo solo dell’Albania e solo di un settore.
      Fare rientrare il lavoro in Italia avrebbe l’effetto di almeno 20 Jobs Act e a parametro 0 (zero), altro che 10 miliardi bruciati non facendo percepire un centesimo ai lavoratori.

    4. Questo tipo di servizi, come il call center, non può essere il futuro per un Paese che si ritiene avanzato. Per la Sicilia servono aziende, anche di servizi, con valore aggiunto.
      Pensiamo alla ST Microelectonics di Catania che fino a qualche anno fa garantiva lavoro qualificato a 3.000 tra ingegneri e tecnici. Oppure, per restare a Palermo, a Mosaicoon che si è ormai allargata all’estero, avendo clienti di primo livello e uscendo dall’ambito locale.
      I call center non porteranno mai ad uno sviluppo dell’economia o a un miglioramento professionale per chi ci lavora, sono servizi a bassa qualità di innovazione.
      I 600 euro al mese che guadagnano i lavoratori call center, pochi ma meglio di niente per chi può contare solo su quelli, diventano 200 in Albania per convenienza dell’azienda solo perché alla fine gli operatori parlano italiano e questo a loro basta. Se in Somalia troveranno persone che parlano italiano e che prendono 30 € al mese, i call center non ci penseranno due volte a spostarsi dall’Albania in Somalia.
      Bisognerebbe puntare su aziende di qualità che siano difficilmente replicabili fuori, sul turismo e sull’agricoltura.
      Dobbiamo metterci in testa che quello che non si può replicare fuori dalla Sicilia sono i Templi, l’Etna, il barocco, il centro storico di Palermo, il cibo.
      Capisco che per chi viene licenziato sono discorsi che possono risultare anche fastidiosi, ma l’economia è cambiata e dobbiamo cercare di vendere quello che abbiamo di unico, non un servizio di call center qualsiasi.

    5. La presenza dei calli center non esclude tutto ciò che richiami nel tuo intervento.
      Farli uscire, comunque, genera povertà.
      E francamente, il tuo condivisibile intervento resta pura utopia se non riusciamo a difendere il nostro lavoro (di qualsiasi natura), anche alla luce del fatto che questo Paese ha svenduto tutto.
      Neanche più la Fiat, ora FCA, può dirsi totalmente frutto dell’ ingegno italiano.
      E di quello che resta se ne perdono pezzi mese dopo mese. Alitalia, Parmalat, Barilla per citarne alcuni tra i brand più noti, ma finanche il calcio sta passando la mano.
      Speriamo bene.

    6. cosi’ rischiamo disinformazione.
      600 euro al mese,si
      ma per una prestazione part time,20 ore a settimana
      In Full Time,40 ore a settimana,farebbero 1200 euro al mese.
      I Part Time sono contratti di solidarieta,secondo il principio
      lavorare meno,lavorare tutti.
      STM e’ fuori confronto con i Call Center,i cui lavoratori possono essere paragonati ai manovali di uncantiere edile.Pero’ STM e’ cresciuta per le retribuzioni basse offerte ai giovani ingegneri in una Sicilia che non offre niente.
      Per questi motivi chi ha le carte in regola,
      intelligenza,buona laurea o diploma,intraprendenza,conoscenza dell’inglese,
      preferisce emigrare verso paesi produttivi ad economia piu’ evoluta.

    7. Se l’ingegno italiano va all’estero,il paese Italia va al declino.

    8. FCA e’ frutto di una intuizione ed intraprendenza dell’ingegno italiano.

    9. No Paolo, FCA è solo il risultato di una manovra finanziaria.
      Se leviamo le riedizioni di auto già prodotte nel passato, l’ultima opera di ingegno della Fiat risale al 1993 con la Punto.

    10. non c’entra una scelta di prodotto di nicchia come la Punto con una scelta strategica Aziendale.
      Chrysler era in crisi ed i Manager’s di Fiat si sono inseriti egregiamente facendo nascere un gruppo di importanza internazionale,grazie anche agli aiuti finanziari del governo americano.
      FCA da sicurezza a marchi storici,
      la stessa FIAT
      FERRARI
      ALFA ROMEO
      LANCIA
      ETC
      oltre che Chrysler.

    11. Infatti sono 2 cose differenti, la prima è un’operazione di ingegneria meccanica su cui l’azienda investe sempre meno, l’altra di ingegneria finanziaria.
      Il risultato è che in Italia (e non solo) vendono meno, nonostante alcuni sporadici sbalzi trimestrali su % che scendono e le tasse le versano in Olanda.
      Invece di vendere a compratori esteri si sono auto-venduti 🙂
      Basta con l’argomento, siamo fuori tema.

    12. Si conosce per sommicapi il numero dei dipendenti che andranno effettivamente a Rende e di quelli che firmeranno le dimissioni? Si parla di molti lavoratori che stanno pensando di rinunciare al trasferimento per motivi familiari, economici e logistici.

    13. io non penso che noi possiamo giudicare le scelte imprenditoriali altrui.Uno puo’ investire in ricerca e sviluppo e poi uscire con un prodotto costoso e quindi non competitivo,e fare flop.Prendiamo il caso dei sensori di parcheggio.Per cento e passa anni non esistevano o non erano in dotazione.Io ne faccio a meno,tutt’oggi.Alle auto City Car preferisco la Punto per le sue capacita’ di trasporto.Senza Optional che sono costi aggiuntivi.I costruttori si fanno una concorrenza spietata ed offrono allestimenti di serie che comprendono strumentazioni che appena ieri erano a pagamento extra.Se dipendesse da me,pero’
      incoraggerei la Ricerca e lo Sviluppo di prodotti innovativi.Ovviamente non e’ certo questa la missione di una Societa’ come Almaviva.Dal numero di sedi citate questa Societa’ ha affermato un suo modello di Business,basato sulla versatilita’ delle telecomunicazioni.Molto precario,pero’,e quindi rischioso.L’onda parte da paesi esteri a tenore di vita piu’ basso,che offrono costi di servizio piu’ bassi.La scelta sulla Calabria non mi pare che qui sia stata sufficientemente motivata.

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