giovedì 27 lug
  • La verità dei fatti in 11 punti

    Addiopizzo non è patrimonio unico di alcuni soci dell’associazione, ma di tutti quei commercianti e imprenditori, cittadini, insegnanti, studenti e istituzioni che si sono riconosciuti in questo progetto concreto di partecipazione e coesione sociale. Addiopizzo appartiene a un’intera città e a tutti coloro che vi si riconoscono. Per questa pluralità di interessi ci siamo sempre posti fuori dalle appartenenze partitiche ed elettorali, come recentemente ricordato in un comunicato ufficiale)

    Siamo un’organizzazione di volontariato, la maggior parte di noi ha donato e continua a donare gratuitamente il suo tempo, le energie migliori, le intelligenze, le passioni, le competenze, le visioni e le tensioni ideali che hanno reso possibile quanto è stato realizzato.

    Nel tempo siamo diventati sempre più competenti, abbiamo imparato come offrire un servizio sempre più professionale. Queste competenze vanno difese perché necessarie e doverose quando hai della responsabilità. A prescindere se sei un volontario o sei retribuito per il lavoro che svolgi. Come tutte le organizzazioni che nel corso del tempo si evolvono, anche la nostra ha avuto la necessità di avere anche dimensioni di impegno retribuite. Serve a garantire e non disperdere nel tempo azioni e servizi e renderli sempre più efficaci ed efficienti.

    Negli anni molti volontari si sono avvicendati, come è normale che sia, alcuni sono in associazione da sempre, altri sono andati via da tempo, alcuni ci hanno accompagnato per un breve periodo, altri ci seguono da lontano. Ad ognuno siamo grati.

    Andrea Cottone, l’autore delle diffamazioni contenute nel video, è stato un nostro socio e ha lasciato Addiopizzo nell’estate 2008. Tuttavia, molti dei fatti citati riguardano un periodo successivo alla sua uscita dall’associazione. Ascoltarlo ci ha addolorato molto. Un attacco grave, delegittimante e profondamente ingiusto che ci pone davanti a una scelta inevitabile, quella di procedere per vie legali.

    Perché la denuncia è l’atto che sancisce il bisogno di stabilire una verità, esprimere dissenso e prendere consapevolezza del proprio diritto.
    Questo abbiamo fatto in questi anni: accompagnare centinaia di uomini e donne a esprimere, attraverso la denuncia, il diritto-dovere di esercitare il rispetto di se stessi, innanzitutto.
    Ecco punto per punto, la smentita alle false informazioni su Addiopizzo:

    1. Il Progetto Scuola di Addiopizzo nasce grazie a finanziamenti e rapporti personali diretti con il Ministero
      L’attività di Addiopizzo nelle scuole nasce spontaneamente durante l’anno scolastico 2005-2006 per testimoniare il percorso di antimafia dal basso di Addiopizzo e costruire insieme ai bambini e ai ragazzi un punto di vista quanto più possibile critico e consapevole sulla realtà che li circonda.
      Nel 2007, grazie all’impegno di alcuni docenti palermitani, il lavoro di Addiopizzo nelle scuole arriva all’attenzione dell’ufficio del MIUR che si occupa della promozione della legalità. Quello stesso anno, l’istituto Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo ha ricevuto delle risorse dal Ministero per realizzare attività in collaborazione con Addiopizzo, denominate “Palermo – Vista Racket”. Questa esperienza si ripeterà altre tre volte, benché la nostra attività nelle scuole non si sia mai interrotta in tutti questi anni.
      Il MIUR peraltro non può assolutamente finanziare realtà di diritto privato, quindi Addiopizzo non ha mai ricevuto soldi dal Ministero.
      Ad oggi, il gruppo scuola di Addiopizzo agisce esclusivamente su base volontaria.
    2. I soldi della costituzione parte civile destinate ad Addiopizzo anziché essere utilizzati per le attività sociali finivano nelle tasche degli avvocati
      Innanzitutto bisogna distinguere fra spese legali e risarcimenti, che vengono stabiliti in sentenza.
      Le prime sono regolate dalla legge 512/99, che riconosce alle Associazioni che si sono costituite parte civile nel processo penale accanto alle vittime, la liquidazione delle spese legali, secondo principi di equità. Le spese legali quindi, riconosciute ad Addiopizzo e accreditate sul conto dell’Associazione, devono essere secondo legge girate agli avvocati, perché non sono somme dell’Associazione, ma denaro-parcelle stabilite dai Giudici a titolo di refusione di oneri professionali.
      Per quanto riguarda i risarcimenti, Addiopizzo ha materialmente percepito soltanto 10 mila euro per danni riconosciuti in sede di giudizio. Dal 2009 infatti, con l’entrata in vigore del “Decreto Sicurezza”, è stata esclusa la possibilità per le associazioni e gli enti pubblici di accedere al fondo vittime di mafia, che fino ad allora pagava i risarcimenti a loro riconosciuti. Quindi Addiopizzo dalle costituzioni di parte civile non riceve un euro da poter utilizzare per le proprie attività.
    3. Erano sempre gli stessi a fare gli avvocati
      Il rapporto tra cliente e avvocato è un rapporto fiduciario. È legittmo, e anche abbastanza scontato, che scegliessimo avvocati interni all’associazione peraltro con competenza in materia. Due anni fa Ugo Forello ha lasciato l’associazione e da quando ci ha annunciato la sua candidatura non ha più avuto da Addiopizzo alcun incarico professionale.
      Oggi, l’associazione si avvale anche di avvocati esterni alla compagine associativa.
    4. C’è stato un conflitto di interessi nel Fondo di rotazione a Roma
      Anche questo non è vero. È la legge 44/99 che risarcisce le vittime di estorsione a prevedere che il Comitato di Solidarietà sia un organo collegiale composto da 9 membri, fra cui anche rappresentati delle associazioni antiracket, oltre che di categoria.Peraltro il Comitato, presieduto da un Prefetto della Repubblica – Commissario Straordinario Antiracket, opera e delibera sulla base dei rapporti e delle indicazioni fornite da forze di polizia, autorità giudiziaria e prefetture locali.
    5. Due pon vinti… di uno non vi è più traccia e i soldi sono spariti. Per l’altro gestione poco trasparente
      Abbiamo realizzato solo un progetto Pon Sicurezza, dal 2012 al 2015. Ogni singola spesa, man mano che veniva sostenuta dall’Associazione è stata verificata, autorizzata e successivamente pagata dagli organi del ministero dell’Interno, deputati al controllo amministrativo e contabile, posto in essere per ogni singolo centesimo di euro. Non sono stati distribuiti soldi a pioggia. Il denaro è stato elargito con la procedura della rendicontazione a costi reali (cioè a stati d’avanzamento), quindi su singole attività (ovvero su singoli costi) già svolte, realizzate e documentate, oltre che ampiamente e costantemente descritte sul sito e in particolare in pagine come:

      Le attività progettuali sono state altresì oggetto di verifica della Commissione Antimafia che in data 6 novembre 2014 ha risposto che dalla documentazione «si riscontra la completa e corretta rendicontazione delle risorse pubbliche» (Lettera Presidente Commissione Parlamentare Antimafia).

    6. Fiera a piazza S.Oliva con 200mila euro per pagare riunioni
      Mai fatta una fiera a piazza Sant’Oliva. È vero invece che, nell’ambito del progetto Pon Sicurezza da noi gestito dal 2012 al 2015, abbiamo realizzato tante iniziative di promozione del consumo critico antiracket. In ogni caso, la liquidazione delle risorse umane coinvolte in un progetto non si può ridurre solo alla realizzazione di attività come possono essere un evento o una fiera. Gli operatori che hanno lavorato durante il PON Sicurezza (ricordiamo: 13 soggetti che ricevevano più o meno 1000 euro al mese), hanno realizzato un progetto molto complesso, che comporta – oltre alle citate riunioni – ascolto, tutoraggio e sensibilizzazione degli imprenditori fra Palermo e Gela (circa 400 nuovi aderenti alla lista di Addiopizzo), commercianti accompagnati alla denuncia, che hanno generato indagini, processi e condanne, lavoro di studio, costruzione di una rete sociale, rapporti con altre associazioni, il cui risultato più evidente è stato l’investimento collettivo a Piazza Magione, frutto di un processo di progettazione partecipata.
      Per approfondire le singole attività con le singole spese: http://www.addiopizzo.org/index.php/percorsi-attivita-e-spese-20122015/
    7. Addiopizzo è una holding
      Addiopizzo è un’associazione di volontariato senza scopo di lucro, iscritta al relativo albo regionale.
      a holding è una società finanziaria che detiene la maggioranza delle azioni e il controllo di un gruppo di imprese. Addiopizzo nell’ultimo anno ha presentato un bilancio con entrate e uscite dalle quali tutto emerge fuorchè ciò che si vuole far credere. A tal proposito, si rinvia anche ai bilanci e ai rendiconti dell’associazione, anche questi da sempre pubblicati sul sito che possono dare contezza di ogni singola entrata e uscita (http://www.addiopizzo.org/index.php/addiopizzo/bilancio/)
    8. Con Addiopizzo Travel si sono sistemati tutti
      Addiopizzo Travel è una cooperativa con licenza di tour operator. Oggi conta 4 dipendenti a tempo indeterminato (2 a tempo pieno e 2 part-time), più due collaboratori saltuari. Organizza «viaggi etici per chi dice no alla mafia», mostrando la bellezza della Sicilia e servendosi esclusivamente di imprese pizzo-free. Ristoranti, hotel, compagnie di trasporto sono gestite da imprenditori che hanno denunciato gli estorsori o che non abbiano mai pagato il pizzo. Ecco perché riporta Addiopizzo nel nome. Addiopizzo Travel non è solo un tour operator, ma è l’impegno per concretizzare il consumo critico antiracket e promuovere una visione del territorio fuori dagli stereotipi.
      Scopri di più su Addiopizzo Travel.
    9. Hanno creato un business pure con Sconzajuoco, la spiaggia antimafia
      Sconzajuoco è un’iniziativa di gestione di un tratto di spiaggia libera che si è ripetuta per due stagioni, l’estate 2013 a Capaci e l’estate 2014 a Isola delle Femmine. Un’esperienza entusiasmante (per la quale a tre anni di distanza riceviamo ancora mail di stima e affetto), che ci ha permesso di esser presenti in provincia con iniziative culturali, oltre che di ripulire due tratti di spiaggia da anni trattati come discarica: un’occasione per valorizzare un bene comune, quale la spiaggia, troppo spesso violentata nelle coste siciliane. Dal punto di vista economico l’esperienza si è chiusa in passivo. Troppe le spese di gestione per due soli mesi di attività. Il progetto non ha beneficiato di nessun contributo pubblico ed è stato reso possibile grazie alle donazioni di tanti cittadini e imprenditori aderenti alla rete di Addiopizzo.
    10. I soci di Addiopizzo sono tutti iscritti al MoVimento cinque stelle
      Posto che ogni socio è personalmente libero di sostenere e aderire a qualsiasi partito politico, nessuno di Addiopizzo (http://www.addiopizzo.org/index.php/addiopizzo/chi-siamo/) è attualmente o è mai stato in passato iscritto al MoVimento cinque stelle.
    11. Nessuno fa uscire la cosa perché Addiopizzo a Palermo è intoccabile
      Non abbiamo mai avuto la presunzione di essere intoccabili nè tanto meno di esimerci dal confronto con gli altri. Abbiamo enorme rispetto della pluralità delle opinioni, ma crediamo di meritare rispetto e pretendiamo solo critiche costruttive che ascolteremo e prenderemo in considerazione, come sempre.
    Palermo
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