mercoledì 26 lug
  • Dolce & Gabbana visti dai "nemici della contentezza" (di Orlando)

    Dolce & Gabbana visti dai “nemici della contentezza” (di Orlando)

    Si sono conclusi ieri gli eventi di Alte artigianalità di Dolce & Gabbana: sfilate, pranzi, cene, feste. Bisogna innanzitutto dire subito che si è trattato di una manifestazione bellissima, che ha messo in luce il patrimonio culturale e storico della città. Eventi straordinari come questi lo sono ancora di più in una città come Palermo e dovrebbero continuare e moltiplicarsi. Eppure sono stati accompagnati da un rumore di fondo sordo, una sensazione di malessere e di fastidio, un chiacchiericcio polemico che è stato curiosamente persino anticipato dalla contropolemica di chi aveva il presentimento che la polemica potesse nascere.

    Sarebbe facile liquidare la questione per la via più sbrigativa, dicendo che è roba da “nemici r’a cuntintizza” ma siccome io non sono né tra quelli che la pensano così in buona fede, né tra chi sgomita per farsi notare nel coro di chi sostiene il potente di turno, né lavoro in teatro nella scomoda condizione di chi potrebbe essere stato indicato dalla politica e plaudendo ad essa può suscitare il dubbio che si senta in obbligo di sdebitarsi, proverò a cercare di capire insieme a voi che cosa potrebbe non essere andato giù ai palermitani.

    Questa storia dei “nemici della contentezza”, che magari esistono tra i palermitani (qualche volta l’ho pensato anche io) non può diventare l’autoassolutorio mantra di chi predica autostima ma non conosce che cosa sia l’autocritica. Se vi va pensate pure che io faccia parte di questi, sarà un’altra medaglietta da collezionare che comunque non muterà il mio essere. 🙂 Ma ci sarà certamente chi esprime malessere in buona fede. E se avesse ragione? Andiamo ad analizzare alcune possibili cause di fastidio.

    L’inquadramento politico dell’evento
    Orlando ha nettamente rivendicato la paternità dell’evento di Dolce & Gabbana, non perdendo alcuna occasione per fare notare che l’invito è stato suo e che tali eventi rientrano in un disegno che vuole fare conoscere una Palermo rinnovata (da lui) e di cui andare fieri al mondo come Capitale di qualcos’altro. Ciò porta probabilmente in evidenza la politica che si sta perseguendo, che è legittimo criticare in democrazia. Beh, certo, va notato che chi ha bisogno di mettersi in evidenza forse non lo è e chi deve dirsi da solo che è bravo forse non è bravo abbastanza, ma c’è chi sostiene che il manovratore non vada disturbato… Ancora una volta sarebbe semplice dire che le elezioni avrebbero confermato il consenso della città al progetto del sindaco, ma è impossibile non notare che Orlando ha un problema di legittimazione in città che potrebbe presto acuirsi (visto il malessere evidente della maltrattata Sinistra Comune e le mire napoleonico-regionali di Orlando). Ha avuto il consenso esplicito di un 24% di elettori (il 46% del 53% di votanti) che grazie alla legge elettorale che il Pd che il sindaco rifiuta ha approvato gli ha comunque permesso di diventare sindaco a primo turno. Quel 76% della città che non ha votato (e avrebbe fatto meglio a farlo se non fosse totalmente sfiduciata dalla politica) o ha votato per qualcun altro magari critica il progetto del sindaco che non voleva criticando l’eclatante evento che si intesta?

    Il contrasto tra lo splendore dell’evento straordinario e l’ordinarietà cittadina
    Lo storytelling di Palermo che fa l’eterno sindaco contrasta con alcune drammatiche emergenze della città. Delle foto di William Anselmo su facebook che raffiguravano i cestini ricolmi dei Quattro canti sono state uno dei luoghi della polemica.

    Palermo è quella città dove alcuni panormosauri, al posto di indignarsi per questo schifo causato dal Comune, se la…

    Posted by William Anselmo on Friday, July 7, 2017

    Ancora una volta sarebbe facile incolpare i palermitani di non aver portato con sé chissà dove la spazzatura (i cestini della zona erano nella stessa condizione) ma chi vive a Palermo sa che la raccolta dei rifiuti e lo svuotamento dei cestini sono ancora una nota dolente e lo sono ancora di più nei pressi di luoghi turistici e in un contesto in cui si vorrebbe rilanciare la città con il turismo.
    Farò un esempio banale che mi perdonerete: quando invitiamo qualcuno a casa per quel grande evento che è il compleanno di un figlio facciamo pulizie straordinarie, ripariamo la maniglia rotta, cambiamo gli asciugamani. In città questo non avviene (tranne prima delle elezioni, ma ormai si stanno allontanando…). A Palermo i servizi essenziali (raccolta rifiuti, approvvigionamento idrico, manutenzione strade, trasporto pubblico) se anche fossero migliorati (ed è tutto da provare) sono ancora sotto la soglia della decenza. Promuovere il turismo senza che vi sia il decoro, con le manifestazioni o qualche articolo amichevole sul Guardian, rischia di creare un effetto boomerang non da poco. Forse un buon padre di famiglia rivolgerebbe tutte le sue attenzioni verso ciò che non va e soltanto dopo verso il brodo che si rivelerà soltanto di facciata quando si arriverà in città attirati dallo specchietto per le allodole (sarebbe un brutto colpo per la nostra autostima, che si alimenta anche di ciò che gli altri pensano di noi). Come dire che Palermo è cool quando ancora non lo è abbastanza poiché rimane poco vivibile (le classifiche confermano ciò che è innegabile), perché se ieri qualcuno ha costruito per noi monumenti meravigliosi oggi la città non la sanno gestire in maniera decente. Vi ricorda il sindaco precedente, vero? Tante volte non colgo molta differenza.

    Nulla da dire né sulle scelte effettuate dagli stilisti per le location, né sulla caratterizzazione, né sugli invitati che rientrano pienamente nella facoltà di un privato che organizza la festa per i suoi clienti, seppure con ricadute di immagine sulla città. Ha ragione chi pensa che deve avere qualche problema serio di autostima chi misura l’influenza delle persone in base a chi ha ricevuto o meno un invito alle sfilate. Però, come ho avuto modo di dire quando ho scritto degli eventi di Google in Sicilia (a breve ce ne sarà un altro), visto che vengono concesse autorizzazioni anche gratuite, amministratori autorevoli dovrebbero chiedere, io lo farei, che venisse lasciato qualcosa di duraturo sul territorio. Ad esempio l’occasione per gli stilisti locali di studiare moda a Palermo con la supervisione di chi fa l’eccellenza. Ma è soltanto un’idea blanda.

    La distanza tra la Palermo popolare che vede l’alta moda come qualcosa di lontano dalla gente in difficoltà e la Palermo bene che un po’ si arrabbia se non vede le sfilate si colma soltanto unendo in un progetto ideale chi va al mercatino e chi compra da Dell’Oglio. Le critiche scemerebbero con la condivisione. E finora il progetto Palermo, se non si chiama “contentezza del cinico Orlando che divide e impera”, rimane a mio avviso poco chiaro o appannaggio di una parte.

    Chi mi legge su Rosalio sa certamente che il precedente mandato non mi ha affatto convinto e che trovo uno spiccato tratto di propaganda nell’orlandismo che mi porta ad analizzare con sguardo critico. Ma sono in buona compagnia e per nulla fiaccato: Orlando dovrà vedersela ancora (e più di prima in Consiglio comunale) con chi non la pensa come lui e fronteggerà atteggiamenti lideristici e arroganti e atti illegittimi.

    Mi si lasci dire che chi critica sarà anche nemico della contentezza ma dove il riso della contentezza esagerata abbonda lì, spesso, c’è uno stolto.

    Palermo, Sicilia
  • Un commento a “Dolce & Gabbana visti dai “nemici della contentezza” (di Orlando)”

    1. Mi pare come il palermitano tascio che non puo’ mangiare ma fa la comunione alla figlia con la carrozza!!

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