mercoledì 26 lug
  • Carlo Barbieri - "La difesa del bufalo"

    “Festino” 2017: non vi preoccupate, andrà tutto benissimo

    Un foreign fighter torna a Palermo per compiervi un attentato suicida durante il Festino. I servizi segreti sono in fibrillazione, ma è il commissario Mancuso della Omicidi a trovarsi inaspettatamente coinvolto in una partita a due che accelera verso un finale travolgente.
    È la trama del mio nuovo thriller, La difesa del Bufalo edito da Dario Flaccovio.
    Un romanzo che mi sta levando la tranquillità.
    Il problema è che da quando l’ho presentato a Roma e Palermo, cellulare e telefono di casa non cessano di squillare a causa di parenti, amici e amici degli amici, soprattutto palermitani, che mi chiamano preoccupati: «Miii non ci avevamo pensato». «Ma come, pure da noi potrebbe succedere?». «Diu ci nni scansa e libberi…».
    Il massimo è stato quando una lontana cugina mi ha chiesto «Ma non la potresti pubblicare una smentita?».
    «Ma smentita di che?». Le ho risposto io.
    «Che ne so, una cosa…così per stare più tranquilli».
    Io a questa cugina ci sono molto affezionato. E allora…ecco qua.

    Quando il commissario Mancuso, il protagonista dei miei gialli, entra senza bussare e mi guarda così fin dalla soglia, è segno che ha qualcosa sullo stomaco.
    Si siede davanti a me, e io continuo a scrivere per un po’ facendo finta di non badargli, ma alla fine abbasso lo schermo del portatile. Ha vinto lui.
    «Allora, che c’è?».
    «C’è che ce l’ho con te».
    Gli avrò detto mille volte che mi deve dare del lei perché sono il suo autore, ma non sono riuscito a farglielo capire, e ora che è arrivato al sesto romanzo poco ci vuole e il lei lo pretende da me.
    «Spiegami cortesemente che ti ho fatto».
    «Che mi hai fatto? Mi hai fatto che ne La difesa del bufalo mi fai dare la caccia a un foreign fighter che torna a Palermo per un attentato suicida durante il Festino! Ti pare niente?».
    «Certo che “mi pare niente”. Che mi dovrebbe sembrare?».
    «Ma ti rendi conto che il romanzo esce pochi giorni prima del Festino?».
    «Eh, e che ci fa?».
    «Come che ci fa? Da quando si è saputa sta cosa, gli amici che mi incontrano cambiano marciapiede e si mettono una mano in tasca. C’è bisogno che ti dica perché se la mettono in tasca?».
    «No».
    «Ho dovuto staccare il telefono di casa. Gente che mi chiamava pure di notte per dirmi “Franco, ma sta cosa vera è?”, “Franco guarda che io ci vado con i picciriddi, non facciamo scherzi!”».
    «Mi dispiace, ma…».
    «Ti dispiace, ti dispiace…ma intanto a me, hai messo in mezzo».
    «Scusami, ma tu glielo spieghi che è un romanzo, una cosa finta?».
    «Figurati se non l’ho fatto. Ma la gente dice che romanzo o no, vuole una smentita dall’autore».
    «E che faccio, compro una pagina del Giornale di Sicilia? “Signori guardate che il Festino 2017 andrà benissimo?”».
    «Ecco, questa è una buona idea».
    «E i soldi me li dai tu?».
    «Io? Sono sicuro che non hai mai scritto quanto prendo di stipendio perché nemmeno lo sai. Se mi avessi fatto vicequestore dirigente sarebbe stata una cosa diversa, e invece…».
    Alzo la destra per fermarlo.
    «Senti, faccio un articolo e vediamo se qualcuno me lo pubblica. Ti sta bene?».
    «E che ci metti nell’articolo? Io se fossi in te…».
    Stavolta sono io a guardarlo male. L’autore sono io, accidenti.
    «Veramente sarebbero affari miei. Comunque ci metto che il Festino è un evento unico perché è bello di fuori ma anche di dentro…».
    «Di dentro?».
    «Di dentro, certo. Perché non è come tante feste organizzate per riempire gli alberghi, è una festa di cuore, una festa di popolo sentita da tutti. E ci metto pure che non potrà che andare benissimo».
    Lui accende lo sguardo investigativo: «E perché “non potrà che andare benissimo”?».
    «Lo capirai quando leggi l’articolo».
    «Avanti, daaai…capisco che non mi vuoi mai dire il finale dei romanzi finché non finisci di scriverli, ma non mi puoi lasciare con la curiosità pure su questa cosa…dimmelo, avanti. Solo per questa volta».
    «Scusami, ma secondo te la Santuzza può mai permettere che la sua festa vada male?».
    Mancuso si apre nel primo sorriso da quando si è piazzato dall’altra parte della scrivania. Poi si rabbuia di nuovo.
    «Va bene, capitolo chiuso. Però ci sarebbe un’altra cosa».
    Alzo gli occhi al cielo. «Che c’è ancora?».
    «In ufficio mi sfottono perché dicono che ho un cugino carabiniere».
    Rimango a bocca aperta.
    «Un cugino carabiniere? Ma ti assicuro che io non…».
    «Tu non c’entri. Guarda qua». – Mi porge il libro di una nota scrittrice palermitana. «È appena uscito. Leggi dove ho fatto l’orecchietta. È sottolineato».
    «Mmm…mmmm…Mario Mancuso…carabiniere. E va bene, l’ha chiamato Mancuso…».
    «Come “e va bene l’ha chiamato Mancuso?”. Ma perché con tanti cognomi che ci sono proprio il mio? A Palermo, e carabiniere? Devi fare qualcosa».
    «E che faccio, invoco il copyright? E poi io il problema non lo vedo. All’autrice il cognome è piaciuto come è piaciuto a me. Si vede che abbiamo gli stessi gusti».
    Mancuso mi guarda male, e io concludo con un sorriso da schiaffi: «Che ci vuoi fare, si vede che i Mancuso sono una famiglia di sbirri».

    Palermo
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