giovedì 17 ago
  • Albero caserma Di Maria

    Ci vuole un fiore

    «Le cose di ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare». Chi sa quanti segreti aveva da raccontare l’albero tagliato della Caserma generale Di Maria.
    So per certo, per avere parlato con uno dei condomini del palazzo, che era una sorta di amico di famiglia per i residenti della zona. Il taglio inaspettato e repentino ha colto ed amareggiato, comprensibilmente, tutti in zona ed in particolare le famiglie del palazzo prospiciente la caserma.
    I fatti sono riportati dal consigliere comunale Igor Gelarda sulla sua pagina facebook: l’albero, un ficus microcarpa, stava causando vari danni al piazzale e ad alcuni immobili della caserma, la caduta di un ramo aveva messo in allarme i vertici che, prudenzialmente, a fine aprile hanno chiesto l’autorizzazione all’abbattimento dell’albero richiedendo le autorizzazioni di rito al comune. Il comune con la solerzia che tutti conosciamo quando si tratta di abbattere alberi, risponde ed autorizza il 12 maggio. Il resto è documentato delle foto.
    L’albero a quanto pare non era sottoposto a vincolo paesaggistico, la normativa è confusa peraltro sull’argomento, anche questo ci rassicura sul fatto che siamo in Italia. Se l’albero fosse stato nell’elenco degli alberi monumentali l’abbattimento non sarebbe stato possibile e l’ammenda in caso di abbattimento non autorizzato sarebbe potuta essere fino a centomila euro.
    Mi chiedo, per quello che vale interrogarsi su qualcosa a Palermo, perché un albero grande quanto un palazzo non sia stato considerato un albero monumentale. Con l’occasione suggerisco a chiunque abbia a cuore qualche albero speciale nella sua zona di verificare se è inserito nell’elenco degli alberi monumentali della città, ed in caso contrario di attivarsi a che questo avvenga, di questi tempi non si sa mai.
    Sergio Enrigo cantava che le cose di ogni giorno raccontano segreti, ma io credo che nel nostro caso semplicemente ribadiscano tristi verità. Nella fattispecie, sebbene in regola l’abbattimento dell’albero evidenzia ancora una volta una forte dicotomia tra la città e chi la amministra. Non so se esistevano alternative all’abbattimento, so per certo che questo è stato autorizzato con una decisione presa in quindici giorni, senza pensare di informare i residenti, e certamente senza neanche provare a verificare delle soluzioni alternative. Ancora una volta, come avvenuto per tutto il cantiere del tram ed in molte altre occasioni, l’amministrazione affronta con leggerezza non solo il valore estetico degli arredi verdi della città, ma più oltre sembra ignorare che la città è abitata da esseri mani che in quegli spazi vivono e che interagiscono e sono parte del paesaggio che abitano. Certamente i residenti di quella zona avrebbero gradito essere avvisati prima del taglio dell’albero e magari, se informati, si sarebbero spesi per coadiuvare caserma e comune in una soluzione alternativa che non penalizzasse nessuno. A valle di un processo partecipato, il taglio, se veramente unica alternativa, non sarebbe stato vissuto come un atto di violenza gratuita.
    La vicenda credo dimostri ancora una volta quanto sia importante che la città si doti di strumenti partecipati per le decisioni che riguardano il vissuto dei cittadini, e probabilmente rendere partecipi nella decisione di tagliare o meno un albero fa parte di quel processo di costruzione civica indispensabile per costruire e mantenere il senso di appartenenza, che sappiamo mancare in gran parte nella nostra città.
    Mi viene da pensare anche che l’albero certamente ospitava nidi di uccelli, mi chiedo se il comune nell’autorizzare il taglio ha tenuto conto delle stagione in cui siamo, e che certamente saranno stati sacrificati tanti nidi e nidiate, quando probabilmente se ineluttabile il taglio, poteva essere effettuato meno drammaticamente in inverno.
    Per fare l’albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto, per fare il frutto ci vuole un fiore. 
Ci vuole il fiore, ci vuole il fiore, per fare tutto ci vuole un fiore.
    È vero, per fare tutto ci vuole un fiore, ed anche un po’ di buon senso non guasterebbe.

    Palermo
  • 3 commenti a “Ci vuole un fiore”

    1. Ed è proprio vero: a Palermo gli alberi sono considerati un fastidio, un problema una fonte di sporcizia e di pericolo; basta vedere come vengono potati dai “competenti”. Mi chiedo come sia possibile che in tutte le civilissime città europee convivano alberi giganti accanto chiese antiche e palazzi ,mentre qui da noi sono un problema da affrontare con urgenza, molta più urgenza del problema della munnizza, dell’acqua che scarseggia, dell’inquinamento. etc. Siamo i primi solo nel peggio.

    2. secondo me bisogna comunicare alla cittadinanza cosa fare,a chi e come rivolgersi quando si desidera segnalare una situazione anomala o di grave pericolo.Le colline che circondano Palermo presentano alberi,sopratutto pini,pericolosamente inclinati e che prima o poi cadranno.
      Mi chiedo cosa succedera ‘ quando ci scappera’ il morto.
      INTANTO NESSUNO VEDE,O FINGE DI NON VEDERE.

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