giovedì 19 ott
  • Io odio la Sicilia (IV di IV)

    Io odio la Sicilia (IV di IV)

    Chissà chi resterà in Sicilia tra vent’anni. Resteranno soltanto gli spostàti, i pensionati e i raccomandati? E quando finiranno i soldi anche per pensioni e raccomandazioni? Resteranno soltanto gli spostàti e la Sicilia si trasformerà stabilmente in un manicomio a cielo aperto?
    La Sicilia, questa appendice cancrenosa di un’appendice cancrenosa dell’Europa, terra ormai popolata soltanto da vecchi angosciati, adulti immiseriti e giovani incazzati.
    Giovani, sempre meno, certo, ovviamente falcidiati dall’emigrazione, e questa ormai è cosa banalissima come le pesti medievali.
    Giovani, sempre meno, certo, e gran parte di quelli che ancora non sono fuggiti pensano ossessivamente a quando, come e dove fuggiranno. E non esiste nessuno sotto i quarant’anni che non abbia pensato almeno un milione di volte ad andarsene per sempre da questa terra dove tutto sembra facile e infatti tutto è impossibile, qui dove chi è ricco se ne va per scaltrezza e chi è povero se ne va per disperazione.
    Sicilia fallita di fatto, guasta e putrescente, fantasma che non spaventa nessuno perché ormai tutti hanno il terrore che scorre stabilmente dentro le vene; il terrore di chi si ritrova ad invidiare lo spazzino con gli stivali a mollo nel liquame, perché almeno lui il posto fisso ce l’ha; il terrore di chi non trova lavoro da anni, e ha famiglia e figli, e non c’è più nient’altro da fare che “andare a servire i vecchi”, cura della persona guasta e putrescente, attività per stomaci forti che ormai svolge anche chi stomaco forte non ha (perché l’unica povera ricchezza di questa terra sono ormai le pensioni dei vecchi, che campano miseramente due o tre o quattro generazioni, e i funerali sono tornati affollati, e vengono versati ettolitri di lacrime, ai funerali, e sono lacrime vere).
    E poi il sole, il mare, la famiglia, il calore umano, le chiacchierate casuali, le possibilità di vivere qualcosa di diverso rispetto alle relazioni umane preimpostate dell’occidente capitalistico, tutte queste cose che gli emigrati rimpiangono della loro bella Sicilia, sono le stesse cose che ora sembrano, a chi resta e non è ancora emigrato, soltanto trabocchetti e beffe, un complesso di raffinatissimi strumenti di tortura.
    Chissà come sarà la Sicilia tra vent’anni, quando anche gli inconsapevoli bambini e adolescenti di oggi si ritroveranno cresciuti, a mollo nel liquame, angosciati immiseriti e incazzati ma ancora non spostàti né pensionati né raccomandati, pronti a partire, anche loro, per sempre.

    Palermo, Sicilia
  • 6 commenti a “Io odio la Sicilia (IV di IV)”

    1. Eccolo qua……lo sospettavo che questa storia non aveva un lieto fine.
      Gia’ dal titolo non prometteva nulla di buono.
      Ma devo dire che, ancora una volta, il mio amico Nino, ha fatto centro.
      Tratta argomenti “scabrosi” ed ancora oggi considerati “tabu” con tale grazia e sensibilita’ e capacita’ di tradurre in forma letteraria una realtà drammatica, quel “mal di vivere” che non avevo mai letto con tale precisione “da bisturi” da un giovane locale.
      Ormai conosciamo fior fiori di autori, e non solo Verga, che hanno raccontato negli anni questo malessere, questo ” Mal di Vivere”.
      Per quanto mi riguarda posso soltanto dire che il motivo principale che mi ha portato a decidere di scappare per la seconda volta dalla Sicilia e’ stato proprio questo:
      Non volevo far parte degli spostati, pensionati e raccomandati.!!!!

    2. “E poi il sole, il mare, la famiglia, il calore umano, le chiacchierate casuali, le possibilità di vivere qualcosa di diverso rispetto alle relazioni umane preimpostate dell’occidente capitalistico, tutte queste cose che gli emigrati rimpiangono della loro bella Sicilia,”
      Da emigrata è quello che mi manca, e tutte le volte che penso di ritornare, quando sono in vacanza a Palermo e vedo lo sfacelo di questa città, penso a chi me lo fa fare di tornare a rivivere le cose dalle quali sono fuggita.
      Sarà così sempre, un rapporto di odio-amore che si trascinerà all’infinito, perché è innegabile che mi mancherà, ma è altrettanto innegabile che tutto resterà sempre uguale.

    3. Fricano, lei ed evidentemente molti altri che leggono questo lagnosissimo blog avete fallito nella vita e non avete trovato il vostro spazio, così vi esercitate nella sicilianissina arte di lamentarsi.
      Le opportunità sono poche, il vostro fallimento ha delle attenuanti, non serve che spargiate bile in questo modo.
      Vi farebbe bene forse una visita alle eccellenze che per fortuna questa terra sa esprimere, ma temo sarebbe tempo perso e non ci sono tante perle da sprecare.

    4. Mi sembra di rileggere alcuni passi de “Il Gattopardo”.
      Fricano vorrebbe evidenziare e rinnegare i vizi e i comportamenti della Sicilia odierna ma lui, con la sua scrittura intrisa di fatalismo tipicamente gattopardiano, ne incarna pienamente l’essenza.
      E francamente di scrittori inconsapevolmente gattopardiani travestiti da moderni progressisti, ne ho piene le tasche.

    5. Sono figlio di siciliani,nato e vissuto nel nord d’Italia,penso di avere gli argomenti per dare un giudizio abbastanza equo della terra delle mie origini,data anche dalla grande conoscenza che ne ho di lei.Senza sputare nel piatto dove mangio tutt’ora,posso dire che tanto del Nord è mito,leggenda.In 150’anni di unità la mitica menzogna è diventata verità.I drammi,le angosce,le disperazioni,le alienazioni,il senso di vuoto e di sconfitta,sono presenti al nord come in Sicilia.Mai come ora di questi tempi di crisi,la maschera di cera, che finora reggeva l’inganno,va sciogliendosi,mostrando cumuli di macerie.Ecco che miei cari compaesani non fatevi ingannare da falsi miraggi,l’affanno di vivere è ubiquitario.

    6. Siciliano all’estero, contento di essermi trasferito.

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