venerdì 24 nov
  • Caro Entoni, ci mancherai

    Caro Entoni, ci mancherai

    Attaccare l’assessore al Turismo Entoni sarebbe un atto di ingiustizia, perché è del tutto evidente che non si mostra in grado di difendersi, e neanche credo sia colpa sua, un po’ abbandonato a se stesso da questo governo senza capo ne coda. Come sempre mi capita quando vedo qualcuno trovarsi solo e indifeso, ho deciso di prendere le sue difese ed aiutarlo per come posso.
    Ma non mi rivolgo solo a lui, seguono alcuni consigli ad uso consumo di tutti gli “Entoni” del mondo che sognano di fare gli assessori al turismo della Regione Sicilia e, quando meno se lo aspettano, rischiano di essere accontentati. Perché, diciamocelo, la nostra è una terra nella quale l’assessorato al turismo non si nega a nessuno. Ma proprio a nessuno.
    Ecco i mie suggerimenti, a valle dell’intervista uscita su laSicilia.it.

    Primo consiglio, accertarsi del contesto. Non tutti i lettori sono imbecilli, per cui si può un po’ giocare con le interpretazioni sugli incrementi percentuali, ma senza esagerare. Se mio figlio ha avuto un sei a primo quadrimestre su dieci materie e tre sei a secondo quadrimestre, posso dire che ha migliorato il suo rendimento del 300%. Ma sarà bocciato lo stesso. La città di Cracovia (grande più o meno come Palermo) conta 8 milioni di arrivi. Le Isole Canarie, con frazioni delle nostre coste, hanno 13 milioni di arrivi. Sbandierare i 2,2 milioni di arrivi rappresentandolo come un numero da capogiro per la Sicilia fa perdere veramente la dimensione del contesto.

    Secondo consiglio, documentarsi sempre ed esercitarsi con i conti e con i numeri. Continuare ad attaccare i distretti turistici, dimenticando che sono stati costituiti a norma di parametri emessi dall’Assessorato al Turismo, dimenticare che questo assessorato ha preteso che gli organi di gestione non fossero retribuiti con soldi regionali (quindi, niente galline e niente uova) significa non avere contezza dei fatti di cui si parla, e questo non aiuta la riflessione. Per tutta la scorsa programmazione sono stati stanziati circa 22 milioni di euro per il periodo 2010/2017. Che diviso per i 25 distretti, fa poco meno di 900 mila euro a distretto in sette anni, circa 125000 euro l’anno. Parlare di 1,5 milioni l’anno significa affermare il falso. Questi fondi non sono mai stati assegnati ai distretti, ma (secondo una procedura della quale si interrogheranno generazioni e generazioni di burocrati europei) alle stazioni appaltanti scelte dai distretti tra i comuni costituenti. Per cui, ad esempio, il comune che ha esperito la gara del sito web è proprietario del sito web che è stato realizzato con i soldi che la Regione ha assegnato al distretto, e quindi per usarlo il distretto deve essere autorizzato dal comune (lo giuro, per quanto surreale è vero). Io sono certo che se i distretti avessero potuto disporre delle risorse direttamente, a valle del Programma di Sviluppo Turistico approvato dalla Regione, senza dovere superare ben tre procedure valutative tra costituzione, ottenimento e assegnazione delle risorse ai soggetti attuatori, anche con queste poche risorse i distretti più virtuosi avrebbero fatto miracoli.

    Terzo consiglio, studia, studia e ancora studia. Dire che la Sicilia è una destinazione unica, significa non avere mai letto neanche su Wikipedia la definizione di destinazione. Per destinazione (noi tecnici) consideriamo come definizione più vicina al vero (dal momento che non parliamo di scienza esatta non possiamo dare una interpretazione univoca) l’insieme di attività e fattori di attrattiva che, situati in uno spazio definito (sito, località, area), sono in grado di proporre un’offerta turistica articolata ed integrata, ossia rappresentano un sistema di ospitalità turistica specifica e distintiva, che valorizza le risorse e la cultura locali. In ragione di questo, la Sicilia non è, non può essere e sarebbe sbagliatissimo dal punto di vista strategico considerarla una destinazione unica. Considerarla una destinazione unica significa non distinguere tra il segmento che viene per il mare, ed il segmento che viene per i templi greci; significa immaginare che chi viene in inverno sull’Etna sia mosso dalle stesse motivazioni di chi va a Cefalù ad Agosto; significa immaginare che servano per entrambi gli stessi servizi. Ma soprattutto significa precludersi che lo stesso turista torni per ragioni diverse. La Sicilia è un unico brand, questo si, peraltro forte (in uno studio di una catena polacca di supermercati, con la quale ho collaborato, risultava che la Sicilia, insieme alla Toscana, fossero le uniche regioni italiane ad avere una forza di brand propria, autonoma dal brand Italia), esattamente come Ferrero è un unico brand. Quest’ultima, articola la sua offerta in maniera segmentata e varia, che va dalla Nutella, ai Ferrero Rocher, alla linea Kinder, ai Tic Tac, che sono prodotti (nel nostro caso diremmo destinazioni) diversi, che ovviamente hanno la garanzia del brand cui si riferiscono, ma che si rivolgono a target e segmenti di mercato differenti. Tengo a precisare che un giornale o un non tecnico può anche parlare di destinazione Sicilia, destinazione Italia, destinazione Cina, ma su questa affermazione la cui genericità a fini operativi è chiarissima, nessun giornalista si sogna di impiantare una strategia turistica, ma giusto un articolo di giornale.

    Non è neanche marketing attualissimo, ma la necessità di articolare l’offerta di prodotti ben segmentati è indispensabile per affrontare il mercato. Anche perché il turista che cerca la villa esclusiva a Pantelleria e quello che vuole il divertimento caotico di San Vito lo Capo sono due segmenti non compatibili, con potenziali di spesa diversi, e, quindi, vanno approcciati con linguaggi diversi, con offerte diverse; insomma vanno loro proposte destinazioni diverse. Mi imbarazza un po’ essere io a spiegarle queste cose ed a fine mandato, a saperlo provvedevo prima.

    Sono invece convinto che la Regione dovrebbe dare corso ad un’unica strategia di Brand, e che questa dovrebbe essere in capo all’Assessorato Regionale o ad una agenzia sua diretta emanazione.

    Ripassiamo, a che ci siamo, anche le DMO (Destination Management Organization), ovviamente come previste in letteratura scientifica, in quanto da quello che si legge sul documento programmatico della Regione non si capisce cosa siano gli strumenti che si vogliono attivare e cosa si vuole che facciano. La DMO è la gestione coordinata di tutti gli elementi che compongono una Destinazione (attrazioni, accesso, marketing, risorse umane, immagine e prezzi). Essa adotta un approccio strategico per collegare tra loro entità molto diverse per una migliore gestione della Destinazione. Per farla breve, la DMO è il soggetto operativo che dà forma al prodotto turistico, avendo cura di integrare aspetti dell’offerta che dal punto di vista imprenditoriale non sono collegati: hotel, ristoranti, musei, servizi di trasporto ecc. La DMO, inoltre, verifica cosa manchi del prodotto turistico e quali aspetti vadano implementati. Insomma, la DMO non può essere espressione di un tematismo, soprattutto in Sicilia, in quanto significherebbe mettere sotto lo stesso cappello di gestione e visione la gestione delle riserve marine, del turismo balneare, del pescaturismo, dell’ittiturismo, del turismo subacqueo, ovvero destinazioni che invece richiedono strategie diverse. E soprattutto a questo genere di impianto manca la capacità di agire concretamente sulle dinamiche operative del turismo. Ma soprattutto la DMO ha bisogno di essere sul territorio. Perché diciamolo, la motivazione del turismo sono i cinque minuti di emozione di un tramonto in riva al mare, o di uno spettacolo al tempio greco di Siracusa, ma a questo serve la capacità di fare dormire, fare mangiare, fare spostare, offrire distrazioni e relax per tutto il resto della vacanza. Il turismo vive di esigenze molto materiali, per grande fortuna delle destinazioni turistiche. Le DMO si occupano di questo principalmente. La mia sensazione è che operare su DMO tematiche sia un modo per affrontare la questione dal punto di vista dell’offerta, e non della domanda. E questo è un lusso che non possiamo permetterci.

    Quarto consiglio, sempre sui numeri. 244000 visitatori, per il portale della Sicilia, tanto più se promosso dall’Assessorato, è un numero pari a zero in questa era digitale, meglio non citarlo proprio, e parlare, come nella migliore tradizione politichese di “corposi flussi di visitatori”. Peraltro è comprensibile il motivo: il sito è del tutto inutile, in quanto dà le informazioni, molto parziali sulla Sicilia, ma manca l’offerta nel suo complesso, ovvero quell’insieme di attività che dovrebbero essere in gestione dei distretti o delle DMO (quelle vere) e che rappresentano gli elementi del prodotto turistico in senso stretto. Incluso i prezzi e le proposte di viaggio. Perché nell’epoca digitale, presentare qualcosa e non consentirti di acquistarla non serve proprio a nulla.

    Quinto consiglio, provare ad essere conseguenziali. Se la Sicilia è una destinazione turistica unica, non esistono comuni votati al turismo e comuni non votati al turismo, per cui i migranti andrebbero condivisi tra tutti, se come lei pensa fossero un ostacolo al turismo, altrimenti il rischio è favorire sempre e solo le località già vincenti.

    Sesto consiglio, provare ad essere logici e non demagogici. Se i turisti arrivano in Sicilia, nonostante il pessimo sito web, nonostante ogni semestre i governi di turno cambiano strategia, nonostante il disastro da lei sbandierato dei distretti, nonostante la viabilità e la segnaletica impraticabili, nonostante l’assessore al turismo voglia farci credere di non sapere cosa sia una destinazione turistica, crede veramente che potrebbero essere spaventati dal sapere che nella città che li ospita, sono ospitati anche qualche decina di immigrati? E se invece usassimo questo elemento come campagna mondiale per dimostrare che siamo un popolo che sa accogliere? Perché caro Entoni (se posso chiamarla così), tolto qualche farabutto, che approfitta dei turisti con prezzi scandalosi, in assenza di quei controlli che sarebbero compito primario del suo assessorato effettuare, noi siamo un popolo che accoglie sa accogliere e vuole accogliere, ed ogni demagogia elettorale dovrebbe avere il buon gusto di sapersi autoregolare ad un certo punto.

    Sia chiaro, sono solo consigli, mio padre da piccolo mi diceva sempre: «Non accetto consigli, so sbagliare da solo». Ed almeno in questo devo dire lei dimostra di cavarsela bene.

    Sicilia
  • 2 commenti a “Caro Entoni, ci mancherai”

    1. 244 mila visitatori e festeggia? 😀

    2. Articolo eccellente. Poveri noi.

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