venerdì 24 nov
  • Potremmo vivere di Turismo in Sicilia…ma ci manca il Colosseo!

    Potremmo vivere di Turismo in Sicilia…ma ci manca il Colosseo!

    Ho scoperto che a Segesta ci sono gli stessi tempi di attesa del Colosseo, ma “qualche” visitatore in meno. Mentre il Colosseo ha circa 6 milioni e mezzo di visitatori all’anno, a Segesta, che pure ne meriterebbe 10 volte di più, i visitatori sono circa 320 mila all’anno. Tempi di attesa lunghi ovviamente anche altrove in Europa, ma numero di presenze di gran lunga maggiore a Segesta, come Musei Vaticani (6 milioni visitatori) e Louvre (9 milioni)!!!

    Tutto nasce da una mia esperienza, domenica scorsa con alcuni miei parenti che vengono “da fuori” e hanno voluto visitare il parco di Segesta. Io capisco che era domenica e che siamo ad agosto, ma ciò non giustifica una attesa di 50 minuti sotto il sole – stiamo parlando dell’una di un pomeriggio di un agosto siciliano – ordinatamente in coda per il biglietto. Un solo sportello esistente, a prescindere dal fatto che ci siano 10 100 o 1000 turisti ad aspettare. E vi dico che l’impiegato in biglietteria non si è fermato un attimo, continuando celere ed imperterrito a staccare biglietti. Ma non è tutto, abbiamo dovuto attendere 25 minuti prima di poter prendere il bus per andare su al teatro e quasi un quarto d’ora d’attesa per il bus in discesa. Un’ora e mezzo di tempi morti, sotto un bel sole caldo, che hanno rappresentato pressappoco il 50% della nostra permanenza a Segesta. Non vi dico i commenti dei visitatori raccolti durante le lunghe attese; ma vi posso dire il commento dei parenti che vengono dalla Germania: «Posto meraviglioso, peccato che in Sicilia non vi sapete organizzare».

    Avrei voluto difendere l’isola, in un impeto di nazionalismo sicilianista. Ma non ho saputo cosa rispondere e mi sono taciuto!!! I turisti, almeno quelli di quel giorno, avranno due distinti ricordi di Segesta. Da un lato il posto meraviglioso, una città di migliaia di anni fa, con teatro, tempio, castello e chiesa bizantina, tutto da scoprire e da godersi. Dall’altro non credo torneranno a vistarla. Sai come quelle traversate del deserto che si fanno una sola volta nella vita, tanto per fare una follia. E credo che difficilmente prenderanno la responsabilità di consigliare a qualche parente o amico di tentare la sorte segestana con questi tempi di attesa così lunghi, scomodi sotto il sole e senza una pensilina. Tempi d’attesa ingiustificati.

    Sapete quale è uno tra i tanti problemi della classe politica siciliana? Pensare che le bellezze che ci sono nell’isola appartengano solo alla Sicilia, e noi abbiamo diritto di gestirle in questo modo osceno! Ma, ovviamente, non è così. Sono patrimonio universale di tutta l’umanità e meriterebbero molto di più!

    Proprio di pochi giorni fa una pagina intera del Corrierone, a firma di Gian Antonio Stella, spiega come, per l’assoluta mancanza di una strategia turistica la Sicilia ha perso milioni di turisti negli ultimi tempi. E fa notare una cosa più triste delle altre: milioni di euro di fondi europei sprecati, altrettanti milioni di euro restituiti e la mancanza di un portale turistico serio. Ne possediamo uno con due sole lingue e con alcune schede dei luoghi di interesse turistico che sono quantomeno scandalose. Chi ha il coraggio dia un’occhiata proprio alla scheda di Segesta, appunto. A dir poco vergognosa!

    E poi questo “protosito” è solo bilingue. E sì, mentre scoppia il boom di presenze di francesi, tedeschi e russi nell’isola e mentre le piccole Marche hanno un sito turistico in 10 lingue (anche in cinese e polacco), il Lazio in 5 lingue e l’Umbria in 4, il portale siciliano parla inglese e basta. Eppure in un dossier sulle DMO (Destination Management Organization) che dovrebbero essere la nuova ricetta per salvare il turismo siciliano ma suonano più come l’anticamera della sua stagnazione definitiva, l’assessorato fa un uso esagerato di termini inglesi. Tanto da fare parlare Pietrangelo Buttafuoco, in un suo graffiante articolo di belato culturalista e ancora che “Nella Sicilia dove non ci sono occhi per piangere c’è un profluvio di lingua ‘nglisi”.

    Questo è solo un esempio, quello di Segesta ma potremmo farne tanti altri. Vogliamo parlare dell’ascensore di Palazzo Abatellis fermo da mesi, e di fatto abbiamo una Galleria regionale negata ai disabili!

    Ora la verità, assessore Anthony Emanuele Barbagallo, detto Entoni, è che tutti i siti turistici siciliani messi insieme, come numero di visitatori annui, non arrivano neanche ai due terzi delle sole presenze del Colosseo a Roma. Certo il Colosseo è il simbolo dell’Italia, ma la Sicilia manco babbia! Qualcosa non va, se ne rende conto?

    Ecco adesso abbiamo due opzioni: o spostare il Colosseo in Sicilia, per vedere se riusciamo a passare da 6 milioni a 300 mila visitatori l’anno; oppure tradurre nella nobile lingua siciliana il sito regionale sul turismo e abbiamo risolto ogni problema, almeno per il turismo interno. Per quello “esterno” attendiamo qualche anima buona disposta a fare marketing vero, e nel senso migliore del termine, della nostra isola! E appena sento qualcuno che dice che la Sicilia dovrebbe vivere di turismo lo prendo a morsi!

    Sicilia
  • Un commento a “Potremmo vivere di Turismo in Sicilia…ma ci manca il Colosseo!”

    1. Tutto vero!
      Novantadue minuti di applausi!!!!

      Date la gestione dei siti turistici a un francese o un olandese e vedrete i risultati.

      E soprattutto mandate tutti i dirigenti della regione a vendere i biglietti di ingresso!

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