martedì 21 nov
  • Asia Argento e Harvey Weinstein

    #metoo #maancheno

    Sulla questione Asia Argento – Weinstein hanno già scritto tutti, di tutto, era un argomento fin troppo ghiotto per haters di professione, leoni da tastiera, influencer.

    Non ho il dovere della cronaca tempestiva e men che meno quello giornalistico del racconto oggettivo, dunque mi permetto un’opinione nel tentativo di mettere a fuoco la questione.

    Non si può parlare di victim blaming se NON c’è la vittima. E mi spiace se la cara Asia si sente attaccata dalle donne, il mio non è un attacco ad personam, anzi: non è un attacco, è la banale constatazione di una differenza di fondo. Esiste la violenza (molestia è un termine finto morbido e ipocrita) ed esiste l’arroganza maschilista (che non appartiene solo ai maschi, però). Quello di cui parliamo è un episodio di arroganza, casomai, paragonabile ad altri milioni i cui protagonisti non hanno genere (ed evidentemente nemmeno numero).

    Esiste un sistema a cui si può aderire o ribellarsi, un sistema che prevede, fra l’altro, lo scambio di favori – materiali, economici, sessuali. Esiste un sistema in cui il sesso è merce di scambio e dolorosamente spesso è a carico delle donne. Bene, a questo sistema uomini e donne dovrebbero reagire perché è un sistema malato e ignorante e in più deleterio poiché non tiene conto dei meriti bensì delle voglie di alcuni e della disponibilità – magari disperata – di altri.

    Mai fatto un favore in cambio di un altro? Altra cosa – che merita un capitolo a parte – è la riflessione amara che davanti a una donna troppi uomini si sentano in diritto di fare avances ma non possiamo negare l’evidenza: qui esiste quella cosa che fa la differenza, che si chiama scelta e che fa sì che Asia Argento e moltissime altre (e altri) a un certo punto abbiano deciso di accettare una profferta in cambio di una opportunità.

    A me piace Asia Argento, con quell’aria da ragazzina maledetta che già ha avuto i guai suoi, ma distinguo lo status di vittima da quello di attore della propria scelta e non sto nemmeno sottovalutando il problema “uomini che abusano \ offendono \ molestano \ violentano” sto solo dicendo che NON è la stessa cosa.

    Io me la ricordo quella volta che un anziano signore, peraltro molto garbato, carino e pure interessante, mi lasciò intendere con tanto di carezzina lenta sulla mano che avrei potuto avere una enorme commessa se avessi accettato un invito a cena e dopocena. E mi ricordo di essermi guardata intorno, chiedendomi se ci fossero sufficienti vie di fuga e se fosse davvero quello che intendeva. E mi ricordo che persi la commessa. E mi ricordo che sì, avrei potuto togliere la mano ma fui presa alla sprovvista.

    Mi ricordo di quell’assurdo ragioniere quasi ottantenne che entrò nella mia stanza a chiusura uffici e che, in quel caso, solo parlarne con il mio allora capo (una donna!) mi procurò un dolorosissimo e inatteso benservito. Io me la ricordo benissimo quella volta che nel pieno di un lavoro, stremata da ore di viaggio, allestimento, fatica, sentii bussare alla porta della camera d’hotel qualcuno che mi avvertiva che erano tutti usciti, tutti tranne noi due, mi ricordo del terrore con il quale valutai in quattro secondi esatti l’efficacia del chiavistello alla porta, la presenza di oggetti contundenti e il funzionamento del telefono. E abbiamo archiviato un clientone.

    E mi ricordo anche di quella volta che per quanto schifo mi facesse l’invito lo accettai (il dopo cena no, tutto ha un limite eh) e ammetterò che servì a poco, come a poco servirono le mille volte in cui ho preferito fingere di non cogliere le sfumature pur di portare avanti il mio lavoro, mille davvero.

    E poi ancora, mi ricordo benissimo di quell’altra volta che un cretino mi tampinò da via Roma a piazza Marina, una domenica pomeriggio, passando rapidamente dai complimenti agli insulti fino a finirmi addosso nel momento esatto in cui credevo di averlo seminato, e mi ricordo che mi tremavano le gambe ma che non riuscivo a urlare, mi ricordo che la chiave non entrava nella toppa, che il trench sembrava farsi a pezzi, che si era improvvisamente fatto buio e freddo e che non sapevo dove cercare la forza e la voce ma che quando finalmente la trovai, la forza per spingere il portone contro quelle mani che erano diventate mille, mi ci vollero mesi per riuscire a uscire sola di casa. Ma siccome me lo ricordo come fosse ieri, mi ricordo benissimo che si è trattato di due (tre, quattro, mille) cose molto, molto diverse. Mi ricordo che dobbiamo smetterla noi donne di confondere le acque, c’è una cosa brutale, orrenda, crudele e criminale che ti segna la vita per la vita e si chiama violenza. E poi c’è una cosa fastidiosa, inopportuna, odiosa e tanto frequente che rischiamo di non vederla più, che si chiama ignoranza e prevaricazione ma sulla quale possiamo agire scegliendo: fa male ma è sopportabile.

    Palermo
  • 2 commenti a “#metoo #maancheno”

    1. Tutto (molto) ben detto

    2. Complimenti, brava

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