mercoledì 13 dic
  • Quando si è più realisti del re

    Quando si è più realisti del re

    Essere “più realisti del re” si dice di qualcuno “che si batte per una causa più del ragionevole e più di coloro che ne sono direttamente interessati”. Questo è quello che è accaduto qualche giorno fa, a Palermo, al preside della scuola “Ragusa Moleti”. L’uomo ha diramato una circolare che impedisce agli insegnanti di fare recitare le preghiere ai bambini nell’ora della merenda e durante l’ora di religione. E, poi, in un impeto di furia iconoclasta (in senso figurato, per fortuna) ha fatto mettere in uno sgabuzzino una statuetta della Madonna e le immagini di papa Francesco, di Papa Giovanni Paolo II e di altri pontefici. Tra qualche giorno, la stessa sorte toccherà anche agli alunni delle due succursali. Gli studenti della scuola sono tutti bambini dai 3 ai 10 anni, che, improvvisamente e senza alcuna spiegazione, hanno visto trasformarsi dei gesti usuali e normali in comportamenti vietati da una circolare. Anche se ai bimbi è stata lasciata la libertà di pregare da soli, se vogliono. Se alla luce del sole o in un angolino, nascosti come carbonari, non è chiaro, però. A supporto della sua decisione, presa senza consultare gli organismi scolastici come lamentano gli insegnanti, il dirigente scolastico ha citato il parere (non una legge) dell’Avvocatura dello Stato dell’8 gennaio del 2009, che esclude “la celebrazione di atti di culto, riti o celebrazioni religiose nella scuola durante l’orario scolastico o durante l’ora di religione cattolica, atteso il carattere culturale di tale insegnamento”. Le polemiche naturalmente non sono mancate e i genitori sono arrivati a scuola sul piede di guerra con i loro figli con crocifissi e coroncine del Rosario. Scelte più o meno discutibili, ma che certamente rivelano l’insofferenza di tanti davanti a scelte di questo genere. Il Preside palermitano, infatti, non è stato il primo a rivendicare la laicità della scuola, promuovendo azioni di questo tipo. Così, nel corso degli anni, molti studenti italiani si sono visti “scippare” dai loro istituti crocifissi, presepi, canti religiosi, concerti di Natale, feste della nostra tradizione, in nome del rispetto per le altre culture. Tutto ciò può essere giusto se, però, qualcuno rispettasse e preservasse la nostra cultura e la nostra tradizione, che sono cristiane e cattoliche. Anche se tanti per, essere appunto “più realisti del re”, fanno finta che non sia così. Chi appoggia il dirigente scolastico della “Ragusa Moleti” o quelli che hanno fatto le sue stesse scelte sostiene che a scuola non si debba pregare e che non si debbano “indottrinare” gli studenti. E, allora, mi chiedo: «Tutti quelli andati a scuola dove c’erano immagini sacre o si recitava una preghiera appena arrivati, siamo stati indottrinati?». Non mi sembra. Non vedo, tra i miei coetanei o tra chi è più adulto di me, tutti questi fanatici cattolici, che se ne vanno in giro a diffondere la parola di Dio. Vedo gente normale: ci sono credenti, non credenti, praticanti, atei, ma anche persone che hanno lasciato la religione cattolica per sceglierne altre, nonostante “l’indottrinamento” subito scuola. E se, invece, l’indottrinamento fosse un altro? Appiattire tutto, cancellare la storia, la cultura e le tradizioni, perché si deve essere tutti uguali, altrimenti si rischia di “offendere” qualcuno. Così, alla fine, nella bramosia di “rispettare” gli altri non rispettiamo noi, piegandoci a tutto ciò che non fa parte della nostra cultura per compiacere altri, che nella maggior parte dei casi neanche chiedono tutto questo. E ciò riporta al titolo di questo articolo, a quando “essere più realisti del re” è assolutamente fuori luogo, ma, anzi può provocare tensioni ed incomprensioni, che non ci sarebbero. I sostenitori di queste iniziative, poi, rivendicano la piena laicità della scuola. Rivendicazione giusta o sbagliata? Ognuno può pensarla come crede ed è giusto così, però c’è qualcosa che mi lascia perplessa. La laicità deve essere rispettata in toto, in ogni aspetto che riguarda la scuola. Non basta togliere i crocifissi o la preghiera di ringraziamento per il cibo perché la scuola diventi laica, così è troppo semplice e troppo comodo. Questi gesti così eclatanti non hanno alcun valore se, poi, non sono accompagnati da altri gesti, altrettanto eclatanti, ma a cui nessuno pensa perché non è molto conveniente. Perché uno studente non cattolico dovrebbe essere privato di un servizio, quello scolastico, durante le vacanze di Natale? O di Pasqua o quelle per il 1° novembre, l’8 dicembre o il Santo Patrono, tutte feste religiose? Se la scuola deve essere laica, non è rispettoso tenerla chiusa durante queste festività, che sono legate alla tradizione cristiana, non consentendo a chi non è cristiano di frequentare le lezioni. Anche questo è segno di laicità. Così, per concludere, mi chiedo se la scuola “Ragusa Moleti” resterà aperta l’8 dicembre o se per “chi è più realista del re” la laicità è random, a caso, quando va e quando conviene.

    Palermo
  • 7 commenti a “Quando si è più realisti del re”

    1. Buongiorno,

      Mi spiace non poter essere d’accordo con lei.
      Se le mamme ritengono che i loro pargoli abbiano bisogno di recitare le preghierine, possono farlo nel privato della loro dimora (al mattino, a pranzo, a cena, quando lo ritengono), oppure mandarli al catechismo e in chiesa, nei luoghi e nei momenti atti al culto, in sostanza. Oppure si cercano una bella scuola confessionale, di religione cattolica, e lì molto probabilmente ci saranno solo presidi papisti, quindi no problem. O forse è quello il problem per le suddette mamme.

      Poi, la ministra l’ha chiaramente fatta fuori dal vasino, come spesso.
      E qui arrivo alla mia scommessa: vogliamo vedere che, in questo Stato laico random (ora sì ci vuole!), non appena si presentasse lo spettro che, per esempio, al ministero della Sanità possa arrivare un testimone di Geova, o al ministero per l’istruzione possa arrivare un musulmano, oppure, ancora, al ministero delle politiche agricole arrivi un vegan, vogliamo vedere quanti tireranno in ballo la laicità dello Stato e il diritto di ognuno a mangiare pani ca meusa?
      Vi aspetto al varco.

      Ha ragione: non basta togliere i crocifissi e nemmeno io sono d’accordo con la rimozione dei presepi, ma le preghierine la mattina le facesse chi è preposto altrove, non la maestrina (mala razza ultimamente!) che poi mi dovrà insegnare italiano, scienze e geografia. Non è sua mansione, tanto più nel posto sbagliato.

      Per quanto riguarda l’8 dicembre o natale etc.: dovrebbe sapere benissimo, e se non lo sa è grave o in malafede, che le festività religiose al 99% non sono che antiche festività già presenti da tempo immemore e rivestite di neo-candore cristiano?

      Cordiali saluti,
      Giovanni

    2. GioCa: non mi entusiasma l’eccesso di diminutivi e non condivido il generico astio nei confronti delle maestre. Sull’inopportunità della preghiera in ambito e orario scolastico e sulla laicità dello stato che dovrebbe concretizzarsi con numerose nuove iniziative sulla scia di quella su cui discutiamo, sono perfettamente d’accordo.
      En passant, faccio notare che è stata vietata la preghiera ed i simboli religiosi in generale, non la preghiera ed i simboli religiosi cristiani.
      Propongo un’ulteriore scommessa: vogliamo vedere, in questo stato laico random, non appena si presentasse a scuola un testimone di Geova o un musulmano a pregare JHWH o Allah cinque volte al giorno, quanti tireranno in ballo la laicità dello stato?
      Vi aspetto al varco anch’io con Giovanni, così siamo di più e ci annoiamo di meno.

    3. Buonasera LuiCa, è vero, può sembrare generico astio verso le maestre, e giuro che io la mia, unica (sono del 1970) l’ho adorata. Ma è giustificato: purtroppo da più fonti, da gente che ci lavora accanto (parlo di Roma), arrivano delle notizie agghiaccianti su comportamento, preparazione e altro delle maestre. Tante volte non è nemmeno colpa loro, penso sia istinto di sopravvivenza. E spesso pare sia reazione a delle famiglie che ormai sono il parcheggio notturno dei ragazzini, in attesa che vengano mollati al parcheggio diurno, la scuola.
      Ogni volta che la scuola pubblica abdica ad un malinteso concetto di laicità, voleva essere inclusione??, abolendo il presepe, eliminando la mortadella dalle mense e così via, appare chiara tutta la debolezza del sistema. E di questa debolezza, chi sarà più motivato e insistente, approfitterà e prenderà il sopravvento, fossero pure i cattolici integralisti.

    4. Pensa che io ero cotto della mia maestra di prima elementare e la ricordo tuttora con grande affetto, dopo 34 anni. Nonostante il fatto che la mattina ci facesse recitare le preghierine.
      Quanto alle notizie, e spesso alle esperienze, agghiaccianti: credo che sia come dici tu. Non è che in media siano migliori o peggiori del resto di noi. Il fatto è che avendo una gran parte dell’enorme responsabilità di educare le nuove generazioni, ogni loro mancanza è particolarmente grave. Le buone intenzioni della massima parte devono conciliarsi con la sopravvivenza quotidiana: se i risultati lasciano quasi sempre a desiderare, la colpa è loro solo a volte e solo in parte. Contemporaneamente, e lo affermo perché mi consta personalmente, esistono fulgidi esempi di maestre che ottengono il massimo dei risultati possibili in contesti a dir poco difficili. Nonostante tutti i fattori negativi che citavi ed anche qualche altro.
      Si può ancora sperare…

    5. Giusto perché tutti i lettori di Rosalio abbiano qualche dettaglio in più sulla vicenda, un link certamente di parte ma almeno in buona “fede”, da cui ho avuto più chiarezza sui fatti. Sono rimasto di … ghiaccio!

      https://blog.uaar.it/2017/11/27/ministra-fedeli-scuola-palermo-vergognoso-intervento-confessionale-dimetta/

      E cioè che ” La verità è che il preside si è limitato a mettere in magazzino ingombranti statue di santi e madonne, oltre che poster di papi che tappezzavano le pareti dell’istituto e a comunicare agli insegnanti di non attuare più una didattica che preveda preghiere collettive. Decisioni prese proprio su sollecitazione di alcuni genitori che hanno segnalato la deriva confessionale della scuola frequentata dai loro figli”.

      Siamo alle guerre di religione inter nos! Ecco uno dei punti da cui altri trarranno forza e ci faranno il pelo.

    6. Cancellare la propria storia è ormai diventato sport nazionale

    7. Già. Anch’io infatti, in quanto pagano adoratore di Giove, Marte, Bacco, Venere e gli altri dei della gloriosa tradizione pagana latina, sono molto insoddisfatto di questo andazzo…

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