
Non sia mai che nei primi anni del terzo millennio mi metta a scomodare Monsignor Della Casa, altri tempi, e il suo Galateo che era una raccolta di consigli e regole tali da consentire una vita armonica e semplice secondo i dettami rinascimentali. Ma, Dio mio, il galateo oggi è da vecchi, nemmeno mi ci metto a rispolverarlo.
Eppure gli esiti delle serate urbane di residenti migranti che si spostano da una parte all’altra della loro città, finanziando le attività commerciali disposte all’accoglienza, all’intrattenimento, alla gastronomia (piazza Rivoluzione, via Bara all’Olivella, via Candelai, per fare esempi calzanti) non sono solo le volatili chiacchiere o i rituali scambi di effusioni, quanto piuttosto, con maggiore evidenza, le stratificazioni sconnesse di rifiuti solidi che ci si arroga il diritto di poter abbandonare dovunque. Continua »

























