Profilo e post di Maria Cubito

e-mail: palermoefimmina@libero.it

Biografia: Maria Cubito è nata il 14 dicembre del 1970 in provincia di Catania, città nella quale ha vissuto, per la cronaca, solo per i primi 3 mesi della sua esistenza, poi dopo varie peregrinazioni per l'Italia si è stabilita a Palermo nel '76...pertanto è più palermitana di quel che sembra! Laureata in lettere classiche insegna da 14 anni, conciliando il lavoro "ufficiale" con l'"hobby" della radio. Conduce infatti su Radio Time (ormai non si ricorda più nemmeno lei da quanti anni...) Volevo essere bionda dalle 3:00 alle 5:00 del pomeriggio. Sue grandi passioni: la pizza, i libri, il vino rosso, il mare e l'Inghilterra!

Maria Cubito

Pinuccia la pazza

giu 07
22
00:47

Avemariapienadigraziasignorecotté… Avemariapienadigraziasignorecotté… Non se le ricordava più le parole giuste di quella preghiera, ma, per giorni interi, non usciva altro dalla sua bocca, distesa su un vecchio cappotto, estate e inverno, la testa poggiata su una valigia di pezza, arripizzata cento volte. E dire che aveva dovuto recitarla spesso quell’invocazione alla Madonna nella sua vita. Nessuno sapeva da dove fosse arrivata, né quanti anni prima…era ormai parte del paesaggio lei e la sua preghiera. In mezzo ai rumori della strada o nel silenzio di certe notti in cui il vento frustava la faccia, imperterrita stava su quel pezzo di marciapiede che era diventato la sua casa e pregava, pregava. Avemariapienadigraziasignorecotté. Ti taliava ma non ti vedeva, il suo sguardo sembrava oltrepassare i cento, mille volti che incrociava tutti i santi giorni. E continuava a pregare pure quando lasciavi cadere una monetina in quel cappotto sudicio, consumato, bruciacchiato come doveva ormai essere pure la sua anima. Nel quartiere la chiamavano Pinuccia la pazza, aveva un chiaro accento del sud… Continua »

In: Sicilia | 21 commenti

Quelli che…la Fiera

giu 07
14
02:35

La 62esima fiera campionaria del Mediterraneo domenica scorsa ha, finalmente, chiuso i battenti. Dico finalmente perché noi di Radio Time, in periodo di fiera, da non so più quanti anni trasmettiamo live…non si può capire il divertimento, per carità, contatto a parte con gli ascoltatori che possono venire a vederci lavorare oltre che sentire. Dico possono, non devono. Ma si sa, nonostante la radio sia comunicazione, non è facile far passare sempre il messaggio giusto. Quindi ecco l’ascoltatore che staziona per quasi tutti e 15 i giorni, davanti alla postazione della radio e ti talìa, accussì per il prio di farlo, quello che ti porta il tiramisù da casa, quello che ti presenta tutta la settima generazione e pretende che ti ricordi i nomi di ognuno, fino a casi estremi di chi passa e spassa trenta volte, ti talìa, tistìa, ridacchia, fa gesti nella tua direzione, ma non ti saluta o di chi si porta via il tuo giornale o il tuo gelato… Poi c’è quello che vuole messo sulla pendrive le canzoni…
In 17 anni di radio sarebbero troppe le cose da raccontare. Quest’anno invece la fiera mi è servita per osservare da vicino il rapporto che ha il palermitano con questa, potremmo definirla, tradizione. Svariate sono le tipologie dei visitatori.

  • Quelli che il biglietto non lo pagano: tutti. Se paghi il biglietto sei cretino, uno sfigato. Tutti hanno lomaggio e dunque non pagano. Come sull’autobus. Fai biglietto??? Mah! io ce l’ho nel portafoglio. Come i preservativi…non si sa mai. Ma scade il biglietto?
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In: Palermo | 31 commenti

Bella la maternità!

mag 07
29
01:57

Il 15 maggio è nata Francesca, la mia terza nipotina acquisita, figlia di una delle mie più care amiche. Come da tradizione panormita, mi offro di farle la “notte” in ospedale, dal momento che, sempre per bella tradizione palermitana (ma del sud in genere), il personale è insufficiente e l’assistenza ai degenti devono farla parenti e amici. Bene. Mi presento nel più grande ospedale della città verso le 19:00, con cuscino sotto l’ascella per poggiarlo su sedia sdraio dura e trovo la mia amica in una tripla così composta:

  • letto nr.1: gestante+nutrico+mamma della gestante+marito+suoceri+numero due figlie;
  • letto nr.2 :gestante+ nutrica+mamma della gestante+cognata+fratello+numero cinque bambini che urlano, si sputano e si fottono a legnate letti letti.
  • Nel letto nr.3 c’è la mia amica+nutrica+ io unica ospite.

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In: Palermo | 47 commenti

Grammatica siciliana bis

mag 07
15
04:24

Il mio primo pezzo su Rosalio si intitolava Grammatica siciliana e, allora come adesso, mi diverto a scoprire norme e regole sempre nuove. E il continuo contatto con il dialetto mi porta a “teorizzarle”. Ho scoperto di recente, per esempio, l’assenza del tempo presente del modo congiuntivo. Esiste l’imperfetto (putissi arricchiri), in rari casi il trapassato (si l’avissi saputu prima!) ma non vi è traccia del presente. Anzi il presente viene fuori ma all’indicativo in estremi tentativi di traduzione usati quando il palermitano vuole fare il fino. Queste occasioni sono riservate ai convenevoli e alle formule di cortesia. Tratterebbesi, infatti di congiuntivo esortativo.
Facciamo degli esempi:

  • Quando si invita qualcuno ad entrare si dice “trasissi” che nella formula cortese diventa “prego, prego, entra” (indic. Pres. 3°p.sing). Continua »
In: Sicilia | 23 commenti

La dichiarazione

mag 07
02
00:34

Giuro che non ci capisco più niente! E, se continua con questo andazzo, resterò single o zitella o bizocca o quello che è a vita!
Botta ri sale vero! Fino allo speed date ci siamo. Pazienza. Viviamo di corsa. Organizziamo incontri che durano, al massimo, tre minuti, per capire se chi ci sta di fronte è la persona della nostra via. A parte che uno non si capisce manco dopo vent’anni a volte…comunque, ci può stare, in una società in cui tutti vanno di fretta, tutti stressati, cronometriamo pure le emozioni, i sentimenti e bla bla bla. Ma ora nni livaru puru il piacere della parola! C’è un nuovo tipo d’incontro, si chiama: eyegazing. Sissignori. Stai i soliti tre minuti di fronte a uno che non hai mai visto e muta tu e mutu io, devi decidere se lasciargli il numero di telefono. Ora dico io: buttana di qua e di là, a parte che in Sicilia un simile approccio sarebbe difficile a realizzarsi, perché dopo i primi 30 secondi in cui incroci lo sguardo di un altro e quello insiste, scatta inevitabile la domanda “chi ci talii?” con tanto di mano a cuppitedda che fa avanti e indietro. A parte questo…che poesia va’…che romanticismo…
È questo tipo di notizie a farmi sentire un po’ vecchia e inadeguata…
Quando andavo alle scuole medie io, si usava un tipo di approccio, forse un poco tascio, d’accordo, ma che regalava batticuori che, raramente, mi è capitato di provare poi nella vita adulta: c’era la cosiddetta: DICHIARAZIONE. Continua »

In: Palermo | 37 commenti

Ninuzzu

apr 07
17
01:37

Aveva riccioli fitti fitti da fimminedda e occhi neri neri. Bello come il sole, guance paffute e un sorriso che allargava il cuore e che da quando era nato gli faceva ricevere sempre lo stesso complimento Ma chi bedda picciridda! So’ matri lo stringeva a sé precisava Masculu è. Si chiama Nino. E, puntualmente diceva a suo marito C’ama a tagghiari i capiddi a Ninuzzu.
Stavano in una casa a piano terra con un cortile in cui Nino trascorse la sua infanzia, guardato e protetto dalla MUNTAGNA che ogni tanto s’incazzava e sputava fuoco. E allora prendevano le poche trusce tutti e tre: madre, padre e Ninuzzu e andavano da una zia lontana, verso il mare, con la litturina, pregando che la lava risparmiasse la loro casa.
Nino crebbe taciturno, so’ matri, che per poco non era morta portandolo al mondo, lo trovava nello stesso punto in cui lo aveva lasciato, anche dopo due ore: era capace di giocare cu un lazzu di scarpe o cu na strummula senza lamentarsi mai. Non chiedeva mai niente, non piangeva mai. So’ matri pensava e diceva Troppu solitariu sta criscennu stu figghiu mio. Continua »

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In: Sicilia | 19 commenti

La taliàta

apr 07
02
16:01

A dispetto della proverbiale cordialità dei siciliani c’è una caratteristica che, di norma, strania chi non ci conosce bene. Qualcosa che, certamente, deriva dalla nostra innata curiosità, una cosa a cui difficilmente il vero siciliano riesce a sottrarsi, un atteggiamento quasi spontaneo, talmente usuale da diventare naturale come bere, mangiare e respirare: LA TALIÀTA. Sissignori. Confessiamo. Tutti la subiamo e tutti ci caschiamo nel farla.
Ma ci sono taliàte e taliàte.
C’è la taliàta sdignusa: squadri o vieni squadrato dalla testa ai piedi, ma non direttamente, un po’ sott’occhio, accussì finge che non stai guardando e, contemporaneamente, alzi mezzo labbro superiore, pensando le più svariate cose: ma com’è cumminatu chistu? O ma s’a lavò a faccia stamatina? Ogni occasione è buona: uno che passa, uno che esce da un negozio. Si talìa e basta.
La taliàta allisciante: di norma la ricevono le donne. Trattasi di sguardo lascivo, veloce approvazione con testa piegata e, naturalmente, taliàta nel didietro, dopo che l’oggetto osservato è passato. Continua »

In: Palermo, Sicilia | 25 commenti

Improperi & co.

mar 07
25
04:03

Uno degli improperi per cui la lingua siciliana è conosciuta pure all’estero è senz’altro CORNUTO.
Offesa abusata e usata (spesso anche per fare del siciliano la solita caricatura) con mille varianti e sfaccettature: si va dall’affettuoso CORNUTELLO per indicare, per esempio, un bimbo furbo e vivace al CORNUTAZZO usato, invece, spregiativamente per additare uno che sulla testa le corna le ha davvero. Per me, però, la variante più bella resta sempre CURNUTI R’I PATRI perché raggruppa una serie di offese in una sola: infatti, per la legge secondo cui mater semper certa est, per prima cosa i padri sono più d’uno (e sono pure cornuti!) e, in secondo luogo, la suddetta mater come minimo è una poco di buono.
Ma tralasciando questo che, oltre ad essere l’epiteto più usato, avrà anche dei corrispettivi in altri dialetti italiani, ce ne sono due che, a mio avviso, sono ineguagliabili, inimitabili e, soprattutto, intraducibili: COSA INUTILE e NIEGGHIA. Continua »

In: Sicilia | 42 commenti

Lettera a nessuno

mar 07
15
01:33

Ho fatto un sogno, stanotte. Anzi, ho fatto IL sogno.
Mi pare di avertelo raccontato una volta…quando il mio cuore e la mia testa chiudono per sempre con qualcuno (e ce ne metto di tempo, purtroppo…) ripeto sempre lo stesso sogno: che quel qualcuno muore. Gli faccio il funerale insomma. Ti ho fatto morire. C’era la bara con te dentro e tutto il resto. I fiori, gli occhi gonfi e increduli di amici e parenti arrivati da mezza Sicilia. Non ho tralasciato nulla, pure il necrologio sul giornale c’era Amico carissimo, professionista integerrimo, ne danno il triste annuncio e boh…non mi ricordo più…i sogni sono sempre un po’ confusi. Io stavo ferma, non piangevo, aspettavo solo che finisse.
Ho atteso, paziente, questo sogno per mesi, per anni ormai. E finalmente ho seppellito, insieme a te, una parte della mia vita storta, sbagliata…nata male e finita peggio. Pazienza. Non importa se ti riconoscerai in queste righe. Ma sono sicura di no.
Sei sempre stato bravissimo giudice di te stesso: ti sei autoassolto 10 volte su 10. Agli altri manco l’appello hai concesso… Continua »

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In: Palermo | 40 commenti

L’8 marzo

mar 07
07
01:15

Solo due doverose paroline sull’imminente festa delle donne: L’AMA (pure se c’è l’apostrofo consideriamola una sola parola) FINIRI!
Finiamola con

  • Le uscite programmate, anzi pogrammate, da un mese, se non da un anno, con le amiche. Si risolvono di solito in mega raduni di femmine urlanti, stipate in pizzerie e ristoranti. Da mie verifiche personali (eh già, lo ammetto millenni fa andai ad una di queste cene con mie amiche e rispettive genitrici!) è proprio l’8 marzo la sera in cui si supera la barriera del suono! È tanta l’eccitazione per l’occasione che ogni cosa deve essere urlata, sennò non c’è prio, non ci si diverte, anzi non sicci diverte. Le single, quella sera, si sentono toche (ed a loro, di solito è affidata l’organizzazione dell’evento), le fidanzate lasciano lo zito con altri ziti, le sposate appioppano prole e cani al marito, manco alla mamma o alla suocera perché escono pure loro: anzi a quell’età escono solo per l’8 marzo, quindi guai a toccar loro quella data.
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In: Palermo | 32 commenti

Carnevale

feb 07
20
16:07

E anche questo Carnevale sta per finire… Tiro un sospiro di sollievo, perché è una festa che mi è sempre piaciuta poco. Col senno di poi men che meno. Ho iniziato a nutrire seria antipatia per il Carnevale quando ho capito di avere subìto una sorta di trauma infantile. Sissignori ora vengo e mi spiego.
Essendo stata bimba negli anni ’70, ho attraversato molti carnevali, diciamo trentasei. Tali anni possono essere divisi in fasi ben distinte:
1) LA FASE DELL’INNOCENZA
Dal primo anno di età fino ai 10 anni: iniziai bene, per la verità, con un vestitino di cappuccetto rosso che era un amore. Certo, a quell’età tutti belli eravamo. Poi iniziò l’epoca della fatina: bellissimo pure questo, ho vaghi ricordi di me che batto i piedi per averlo, mi piaceva talmente tanto che non esitai ad indossarlo per tre anni di seguito. L’unico inconveniente fu che, crescendo (all’epoca ancora allungavo…bei tempi), l’abito mi stava di anno in anno più corto, con le maniche a tre quarti e i bottoni dietro che non si chiudevano, finché un giorno tira di qua e tira di là non si spardò del tutto e fu sostituto da un vestito dal nome affascinante ARCOBALENO. Era l’epoca, per noi bambine degli abiti fruscianti, dai nomi ermetici: RAGGIO DI LUNA, VENTO D’ORIENTE, BREZZA D’AUTUNNO. Una mia compagna un po’ in carne e molto alta per avere solo 9 anni (e perciò crudelmente soprannominata DAMIGIANA) venne a scuola infagottata in una specie di abito millestrati azzurro e rosa dal nome quanto mai accattivante: PRINCIPESSA DEI SOGNI. Degli incubi forse (i suoi). Era talmente convinta che quando un mio compagno l’apostrofò dicendole “Talè! Ti vististi ‘i dama?” lei rispose gongolante “No, principessa dei sogni” e lui “Sempre dama sei! Dami-giana vistuta ‘i carnevali!”, pianse per tutto il giorno e si scordò pure di mangiare, perseguitata da crudeli ulteriori battute, come solo sanno essere quelle dei ragazzini… “Picchi chianci? Bella stai vistuta ‘i MONTE CUCCIO. Pure io mi sentivo tutta, vestita da ARCOBALENO. Tale abito, costato nel ’77 la bellezza di trentamilalire, era così composto: corpetto argentato e sotto mille volant di tulle colorati. A completare il tutto un bel cerchio rigido sull’orlo, una parrucca bionda con tuppo e boccoli. Ma la cosa più bella era il trucco, perché solo a Carnevale ci si poteva truccare e allora ecco le mamme sbizzarrirsi: ci sono delle foto che mi ritraggono all’età di 8 o 9 anni, intrusciata in quel vestito ma soprattutto truccata come una battona!!! Ombretto azzurro cielo, fard rosa, rossetto rosso e, dulcis in fundo, un vezzoso neo disegnato con la matita. Che io mi portavo appresso a scuola per disegnarmi altri nei: due, tre, quattro. C’è una foto in cui sembro Bruno Vespa. Anzi Bruno Vespa con la parrucca bionda e truccato da battona. Continua »

In: Palermo | 36 commenti

Tutti dottori

feb 07
16
03:40

Ora che il pericolo corso è stato, più o meno, scongiurato mi “cubitizzo” e trovo la serenità per parlare di un increscioso fatto capitatomi circa una settimana fa. Una sera, improvvisamente, non sento altro dall’orecchio sinistro se non un fischio. Decido dunque, di “passare” la visita dall’otorino, dopo aver provato rimedi più o meno casalinghi: olio, acqua ossigenata, strane candele…ci è mancato poco che ci sparassi un petardo…abbrevio. La diagnosi è foro acustico. Bedda matri penso, diventerò sorda? Non vi dico la felicità nell’apprendere la notizia per una come me che fa la radio da una vita… È come dire ad un cantante che ha una corda vocale fuori uso, ad un marinaio che avrà il mal di mare per tutta la vita, ad un contadino che ha la sciatica e non potrà zappare più, ad un calciatore che ha il liquido al ginocchio e deve smettere di giocare, ad una prostituta che…vabbè.
Nell’attesa della guarigione, continuo ad uscire tranquillamente con tappo di bambagia provvisorio, manco io so esattamente perché…così tanto per usanza, in questi casi. Inevitabili le domande: E che hai? E come fu? E com’è successo? Ma ti fa male? E bla bla bla. E uno che fa? Risponde, spiega, assuppa le battute di spirito dei colleghi ci sentiamo, se non te la senti.
Ma la cosa che più di ogni altra mi fa impazzire è che improvvisamente diventano tutti medici sopraffini, espertissimi. Continua »

In: Palermo | 39 commenti

La stagione degli amori

feb 07
01
02:11

San Valentino si avvicina, siamo in prossimità della stagione dei cuoricini, dei bacetti, dei fiori, dei peluches; anche il più cinico e disincantato tra noi dovrà ammettere che è bello essere innamorati, sentire le farfalle nello stomaco, avere quel sorriso da semi – ebete stampato in faccia ed essere felici di iniziare una nuova giornata anche se fuori diluvia, il carro attrezzi ti ha portato via la macchina, il cane ha fatto pipì sul parquet, lo scaldabagno si è rotto e tu, beatamente innamorato, continui a sorridere e a fischiettare. Che cosa sono le piccole difficoltà quotidiane di fronte all’idea dell’amato che ti scalda il cuore? È uno stato di grazia che, si spera, almeno una volta nella vita, abbiamo provato tutti…ed è proprio questo stato di grazia che ci trasforma e ci fa diventare dolci,teneri, arrendevoli e, presi dall’adrenalina dei primi tempi, iniziamo a rinominare colui o colei che ci ha rapito il cuore con deliziosi appellativi.
È a questo punto della relazione amorosa che si scatena tutta la nostra fantasia, si trae spunto da qualunque ambito, perché l’amore permea ogni momento della nostra esistenza.
Molto diffusi sono gli appellativi non – sense, ma tanto teneri: pucci – pucci, batuffolino, trottolino amoroso du du du da da da.
Quelli gastronomici: zuccherino, pasticcino, babà, patatina, pisellino, carotina.
Quelli tratti dal mondo animale: lupacchiotto, orsetto, castoro, gattina, topina, passerotto (di baglioniana memoria), micio, bassotto, coniglietta.
Quelli astronomici: stella, stellina, sole, luna.
Quelli nobiliari: principe, principessa, regina. Continua »

In: Palermo | 24 commenti

Puntuale come un orologio svizzero (o come un mal di testa post sbronza), eccomi pronta, per par condicio a “classificare” pure la categoria delle femminucce palermitane. Premetto che, così come ho fatto per i maschietti, si fa per ridere, anche se del vero c’è… Continua »

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In: Palermo | 23 commenti

Totini, Manfredi e Nelli

gen 07
09
02:15

Una sera, passeggiando per il centro, Valeria, mia compagna di “merenda”, esclama davanti alla vetrina di un negozio di abiti da sposa: “Uh! Guarda! Un abito bianco! Chissà a che cosa serve?” E io: “È per la prima comunione…l’abbiamo già indossato. Ti ricordi?”.
Ora, al di là delle battute ironiche che ci fanno tanto sentire come Carrie e le sue amiche di Sex & the city (anche se siamo consapevoli che i paragoni sarebbero ben altri, e già ci vediamo tra vent’anni come tante Rosy Bindi), fare la parte delle single emancipate e in carriera a Palermo è veramente difficile, se consideriamo che più di una volta ho sentito conversazioni come questa:
- Sugnu avvilita, me’ niputi fici ‘a fuitina.
- Ma cui? ‘A nica?
- No Giusy, ‘a granni.
- Ah…vabbè s’assistimò! Unn’avi già diciott’anni?

Ecco, ingoiati rospi del genere, spesso ci è capitato di confrontarci sul campionario maschile palermitano. Proverò a delineare le caratteristiche dividendoli in grandi gruppi. Continua »

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In: Palermo | 35 commenti

I nomi a capriccio

dic 06
29
00:38

Certe volte ci penso e penso che poteva andarmi peggio…mi chiamo Maria, ma avrei dovuto chiamarmi Maria Catena, come mia nonna, che poi rispose al nome di Maricatina tutta la vita, anzi per la precisione, era Donna Maricatina. Poi, per mia fortuna, mia madre ebbe uno sprazzo di modernità e insistette affinché mi chiamassi solo Maria. Di lusso mi andò. Ho rischiato di essere chiamata con qualche diminutivo tipo Lello o Gerry o Rino da Calogero, Fony da Filippo (ma non è meglio Filippo?) Nerina da Venera, Melo/a da Carmelo/a, Sino da Accursio…quale avrebbe potuto essere per Catena? Tena, forse, come i pannolini per signore avanti negli anni.
Ma erano altri tempi allora. Era quasi legge: i primi due figli dovevano portare i nomi dei nonni paterni. Qualunque fossero. Oggi non usa più. Anzi. Da una quindicina d’anni è invalso l’uso dei cosiddetti NOMI A CAPRICCIO. Cosiddetti da una mia vecchia vicina di casa che non si dava pace. Lei si chiamava Rosa, ma la sua nipotina si chiamò Noemi. Passò il resto dei suoi giorni a chiamarla Curò e si lamentava “Ora, dico io, Rosa chi è nome lariu? No, megghiu ddu nuomi a capriccio”. Da cui la definizione. Continua »

In: Sicilia | 32 commenti

La pace nel mondo

dic 06
21
00:15

Mancano pochi giorni a Natale…vero è che si resta imbottigliati nel traffico santiando, impiegandoci ore a percorrere tragitti che normalmente si fanno in pochi minuti, vero è che poi, volenti o nolenti, qualche regalo si deve pur comprare, vero è che, ci piaccia o no, dopo il pranzo del 25 saremo tutti a chiederci “ma quando finisce”? Vero è che ormai del vero spirito del Natale (almeno per chi è credente) si sono perse le tracce e il miracolo della nascita del Salvatore è stato sostituito dal miracolo della scomparsa in 24 ore della tredicesima (per chi ha la fortuna di buscarla!). Fatto sta però che, nonostante tutto, io ho molto rispetto per tutti, in questo periodo dell’anno: per chi ci crede ed investe energie, tempo e soldi nella giostra dell’accatta accatta, e per chi non ci crede e vorrebbe addormentarsi a metà dicembre e svegliarsi l’8 gennaio.
Una categoria che proprio non sopporto però c’è…lo confesso, anzi sento proprio l’urgenza di dirlo. Subito. Pure se è Natale. Pure se rischio fischi e piriti.
Sono quelli che, se ti permetti di chiedergli cosa desidererebbero trovare sotto l’albero, ti rispondono con un alone di santità e un sorriso compassionevole “ma tesoro…è ovvio, ciò che desidero di più è la pace nel mondo!” Buttana della buttana! La pace nel mondo sotto l’albero? Continua »

In: Palermo | 17 commenti

Rosetta

dic 06
15
04:00

Era la prima di otto figli. Parevano fatti con lo stampino, tanto erano precisi! Stessa forma rotonda del viso, stesse lentiggini e tutti nichi di statura. Otto, uno dopo l’altro, da una madre che aveva faticato tutta la vita, tutti i santi giorni, spezzandosi le reni, pure se era sempre incinta; e da un padre che di travagghiu ni vulieva sientiri picca, ma i divertimenti e i fimmini non se li era fatti mancare mai…così Rosetta a scuola non ci andò, si ritirò alla terza elementare (tantu ‘i scuola unni vulieva) e la misero a servizio da certi signurinicaredda idda, aveva imparato presto a portare a casa la pagnotta. Era semplice, Rosetta, senza malizia, si suole dire in questi casi… “mi pari na picciridda ‘i 60 anni” diceva di lei spesso la madre. E idda picciridda forse era rimasta…si era fermata a 7 anni…aveva la stessa ingenuità, lo stesso candore e lo stesso stupore delle cose di un bambino di delle elementari…La stessa risata aperta e schietta di chi non si è mai posto il problema se poteva essere volgare…ma forse quella risata era troppo chiassosa…quello stesso modo di ridere con la bocca aperta, che tante volte aveva fatto vergognare di lei l’ultima delle sue sorelle, quella “studiata” (aveva preso dopo la terza media, un attestato di segretaria d’azienda e come fu e come non fu era pure riuscita ad entrare alla regione, perciò ora si dava arie da donna in carriera). Si vergognava un poco di Rosetta, di questa sua sorella un poco scimunita, senza scuola e pure cammariera…così capitava che si festeggiava un compleanno di un nipote al ristorante e a Rosetta non glielo facevano sapere, perché, mischina, poi ci restava male… Continua »

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L’opinionista

dic 06
06
01:59

Deciso a dire la sua a qualunque costo, il siciliano vero ha sempre in serbo qualche perla di saggezza da elargire al bisogno. Questo accade in ogni campo: lo sport (‘u palluni è sempre un bell’argomento di dicsussione), il traffico, la sanità ma soprattutto la politica. Riporto fedelmente la conversazione accidentalmente ascoltata tra due mamme in attesa dei loro pargoli all’uscita di scuola:

  • Sabatu c’è sciopero, ‘u sintisti?
  • Sciopero?
  • Se, ‘u sciopero pi l’euro
  • Mah
  • Ma si ‘stu Prodi nni sta livannu puru ‘u pani!
  • Cachì…su tutti ‘na massa ‘i manciatari

Ecco cosa registra il palermitano delle organizzatissime manifestazioni di piazza contro la finanziaria di turno. Poco importa chi organizza e contro chi. L’importante è dire la propria.
Perché il vero siciliano è così: spontaneamente opinionista. Ogni luogo può diventare sede di dibattito: il bar, il barbiere, il macellaio, l’ufficio postale, la banca…e via col festival delle ovvietà, infiocchettate e fatte proprie! “Vi piacìu Prodi? Ora tinitivillu”; “È comunista perciò nni finisci come a Russia, tutti muorti ‘i fami”; “Pi mia su unu peggio ‘i l’avutru: tutti cuirnuti”; “Megghiu Bellusconi, almeno chiddu quacchicosa a fici”. Continua »

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Don Vicienzu

nov 06
27
14:55

Si chiamava Vincenzo, Don Vicienzu lo chiamavano tutti. Si diceva di lui che fosse “tintu”, facile alla collera, ma con un cuore d’oro. Chiunque si fosse mai rivolto a lui non se ne era mai tornato indietro a mani vuote. Ma dentro casa no. Con figli e moglie era burbero, arcigno, scontroso.
Anni dopo uno dei suoi sei figli (avrebbero dovuto essere otto, ma una nascì morta e un altro morì di polmonite a du anni…Fortunato si chiamava) ebbe a definirlo spassu di fora e triulu i rintra.
Ma Don Vicienzu era così, probabilmente gli piaceva dare di sé quell’immagine, era come tronfio di quella nomèa…i suoi stessi figli tremavano al suo cospetto, avevano paura di scatenare la sua collera per un nonnulla e la sera si facevano trovare coricati (spesso a menza panza) quando lui tornava dalle vigne o da qualche bevuta di troppo… Maria, la madre dei suoi figli lo aspettava alzata e incassava, muta, ogni colpo…allora così si usava, quello era il marito e a un marito non ci si poteva ribellare. E ingoiava lacrime e veleno, fiele e dolore fino a consumarsi di rabbia, a tal punto che venne più volte colta da misteriose intossicazioni che la costringevano a letto per giorni…però spesso rideva essa stessa quando Don Vicienzu la zittiva con uno dei suoi ritornelli preferiti, se per caso le scappava qualche sciocchezza, pi ‘gnoranti miricina un ci nnè. Continua »

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