
Se hai la mia età, o ci sei vicino, forse ti ricordi i giorni, mesi in realtà, in cui tenevi in mano un doppio cd con una copertina blu e una bambina (o una santa?) che usciva fuori da una stella. Erano gli anni novanta. Non c’erano gli mp3 o iTunes; la musica non si scaricava, al massimo si duplicava. Ed è possibile che quell’album lo hai ascoltato in un’audiocassetta che ti aveva registrato un amico.
Forse, come me, avevi tra i 20 e i 25 anni quando sussuravi con il labiale i testi romantici e appassionati di Billy Corgan (leggendoli dal librettino). Io l’ho fatto per molti mesi, cantando a squarciagola solo quando arrivava Muzzle, la mia preferita, perchè è un inno alla vita e all’amore perduto. Era il 1995, più o meno. Era un mondo diverso. I laureandi non sapevano ancora che sarebbero diventati precari. Non c’erano i low cost, solo voli Alitalia con lo sconto per i giovani – fino ai 26 anni, ma parevano lontani. Quasi nessuno aveva ancora sentito parlare dei call center, dove la stessa generazione avrebbe passato giornate intere con le cuffie, ma non ad ascoltare musica. Se abitavi a Palermo, come me, ti sembrava anche possibile di poter lasciare una città migliore in eredità ai tuoi figli, insieme agli album degli Smashing Pumpkins, dei Radiohead e di Jeff Buckley. Continua »















