Profilo e post di Nino Fricano

Sito: http://ninofricano.blogspot.it/

e-mail: antoninofricano@gmail.com

Biografia: Classe 1986, della provincia di Palermo, scribacchino e pennivendolo. Ho scritto per Satisfiction, Rosalio, La Voce di Bagheria,Il Sole 24 Ore, MyMarketing, Adv Strategie di Comunicazione, Pubblicità Italia, LiberaInformazione, Isola Possibile,Pupi di Zuccaro, WhipArt, Tutta Colpa della Maestra, Apertura a Strappo, Libido Legendi. Sono stato redattore del notiziario online di Bagheria 90011.it (2006-2010). Ho curato il progetto StupeFatti Blog (2014-2015). Gestisco il blog di storia localeCasteldacciaPuntoDoc. Tutti i miei scritti sono raccolti nel blog personale QuaderNino.

Nino Fricano
  • Io odio la Sicilia (IV di IV)

    Io odio la Sicilia (IV di IV)

    Chissà chi resterà in Sicilia tra vent’anni. Resteranno soltanto gli spostàti, i pensionati e i raccomandati? E quando finiranno i soldi anche per pensioni e raccomandazioni? Resteranno soltanto gli spostàti e la Sicilia si trasformerà stabilmente in un manicomio a cielo aperto?
    La Sicilia, questa appendice cancrenosa di un’appendice cancrenosa dell’Europa, terra ormai popolata soltanto da vecchi angosciati, adulti immiseriti e giovani incazzati.
    Giovani, sempre meno, certo, ovviamente falcidiati dall’emigrazione, e questa ormai è cosa banalissima come le pesti medievali.
    Giovani, sempre meno, certo, e gran parte di quelli che ancora non sono fuggiti pensano ossessivamente a quando, come e dove fuggiranno. E non esiste nessuno sotto i quarant’anni che non abbia pensato almeno un milione di volte ad andarsene per sempre da questa terra dove tutto sembra facile e infatti tutto è impossibile, qui dove chi è ricco se ne va per scaltrezza e chi è povero se ne va per disperazione. Continua »

    Palermo, Sicilia
  • Cena in agriturismo

    Io odio la Sicilia (III di IV)

    La Sicilia è quel posto dove tutti sono amici, dove tutti si vantano della propria ospitalità, accoglienza, voglia di stare insieme, competenza sociale, caciaronaggine festosa. I siciliani sono quelli che sanno divertirsi, stare in mezzo alla gente, ridere, bere, mangiare, fare all’amore. Maestro della movida, tecnico di dolce vita, il siciliano è il prototipo di quel tipo umano ricercatissimo e prezioso comunemente acclamato come “uno di compagnia”.
    Discorso tipico del siciliano è il vantarsi della propria prodigalità socievole e alimentare in occasione di banchetti. schiticchi e scampagnate varie. Segue critica di “quelli del nord” che sono taccagni, aridi e musoni. Continua »

    Palermo, Sicilia
  • Pesce a Catania

    Io odio la Sicilia (II di IV)

    Una delle cause della rovina della Sicilia è il suo calore umano, la sua appiccicosità mediterranea. È l’ atteggiamento asfissiante di chi fa scoppiare ogni bolla prossemica e ti alita in faccia mentre ti parla, ti prende a braccetto, annulla ogni vera intimità scagliandoti contro la sua sedicente intimità imposta e non-richiesta.
    Il fatto che il siciliano spesso è immediatamente amichevole, si prende subito confidenza, de-formalizza fin da subito ogni contatto umano, deriva probabilmente dall’inabitudine tutta siciliana ai rapporti umani liberi e simmetrici, spogliati da ruoli e aspettative di ruolo, forme e formalità, movimenti da scacchiera e asimmetrie di potere più o meno occulte.
    C’è una pesantissima insicurezza, infatti, in questa maleodorante collosità siciliana. Continua »

    Palermo, Sicilia
  • Levanzo

    Io odio la Sicilia (I di IV)

    La Sicilia è quel posto dove chi ha raggiunta una seppur minima posizione di potere fa di tutto per fartelo pesare. La Sicilia è ostentazione di questa seppur minima posizione di potere. È esagerazione ed eccesso di questa ostentazione. Il professore universitario, il medico, il politico, il professionista, in Sicilia, di norma “se la tira di più” e inoltre è più arrogante, più irascibile e più prevaricatore del suo omologo non-siciliano.
    Perchè? Per insicurezza, fondamentalmente. Continua »

    Palermo, Sicilia
  • Riina jr e il fanatismo

    C’è stata la Grande Polemica sull’ospitata di Riina jr a Porta a Porta ed ecco che si è dispiegato il solito Inferno dei Social Network. L’artista o presunto tale che coglie la palla al balzo per autopromuoversi. Il militante politico-associativo che coglie la palla al balzo per riproporre le proprie grandi iniziative antimafia promosse in passato con partecipazione e passione. I commentatori nel loro complesso che colgono la palla al balzo per farsi vedere, apparire, ostentarsi, rivendicare la propria banale, scontatissima e vuota identità antimafiosa. Cogliere la palla al balzo, questa è la cosa che mi fa impressione. Continua »

    Palermo, Sicilia
  • Io, Daiana e i bei ragazzoni neri presso la curva di Solanto

    Daiana mi prende per mano e mi tira dentro la bolgia. Luci intermittenti, bassi a palla, corpi sudati che mi ballano attorno, deodoranti e profumi che si spandono nell’aria, oscurità pregna di afrori, braci di sigarette accese, facce euforiche, abbronzature curate, depilazioni totali, sopracciglia disegnate, sorrisi da pubblicità.
    Io ballo di fronte a lei per un’ora circa muovendomi più o meno come un pinguino che si brucia i piedi sulla sabbia rovente. Il mio grasso in eccesso ballonzola come uno schifoso creme caramel. Continua »

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  • David Lynch a Santa Flavia

    Era l’inizio estate 2013 quando, aspettando un treno per andarmi a dare l’ennesima materia inutile dell’ennesimo corso di laurea inutile, presso la stazione di Santa Flavia in provincia di Palermo, trovai quel che poteva essere un fondamentale elemento narrativo per un film di David Lynch. Si, perché in Velluto Blu c’è l’orecchio tagliato, ritrovato in un parco ameno, io invece avevo ritrovato – a terra, placido e ozioso, come una cicca di sigaretta, una cartaccia o un ordinario escremento – avevo ritrovato nientemeno che un muso di cane tagliato, reciso di netto, con il pelo liscio e il naso umido, e senza una goccia di sangue, come se fosse stato scontornato e tolto via con photoshop e incollato lì, in uno sfondo che non c’entrava niente, un’operazione che forse aveva intenti artistici, di un’arte straniante e disturbante che io comunque non capivo, come se la realtà fosse soltanto un assurdo fotomontaggio nonsense. Lo guardai, mi schifìai e me ne andai, fregandomene ovviamente, perché tanto a me che me ne frega di un muso di cane tagliato, avevo ben altre cose da fare, come incrementare la mia inutilità, sviluppare le mie competenze inutili da inserire in curriculum altrettanto inutili per mezzo dell’augusto sistema universitario italiano. Continua »

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  • Pure la mafia ha abbandonato Bagheria

    A Bagheria il Comune è in dissesto finanziario. Non ci sono soldi per niente.
    Durante l’anno scolastico i professori hanno dato la caccia ai topi di nascosto dagli studenti perchè non ci sono soldi per le disinfestazioni e se poi gli studenti venivano a saperlo ci sarebbe stato il bordello.
    I vigili urbani hanno invece lasciato a casa le divise logore per non fare brutta figura e sono andati a dirigere il traffico con delle sgargianti pettorine.
    Il sindaco Cinque Stelle Patrizio Cinque intanto sta facendo un casino. È uscito dal consorzio rifiuti, scatenando le ire di mille tribunali, e ha rivoluzionato la macchina burocratica mischiando mille mazzi di carte e facendo incazzare mille micro-potentati. Ha appena compiuto un anno di sindacatura e chissà quali saranno i risultati. Continua »

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  • Campagna elettorale a Bagheria, storie di famiglie e di mafia

    Bagheria

    Venerdì 21 marzo, Bagheria, Consiglio Comunale. Si vota la mozione di sfiducia per il sindaco Enzo Lo Meo. La riunione-fiume – che si protrae fino a tarda sera – viene interrotta nel pomeriggio per permettere a sindaco, assessori e consiglieri di partecipare ai funerali di un imprenditore edile che ieri mattina hanno trovato impiccato. «C’è crisi e stiamo morendo tutti politici bastardi fate tutti schifo Lo Meo fai schifo Lo Meo sei un bastardo». La seduta viene interrotta pure – più volte durante la mattinata – per le intemperanze del pubblico. I consiglieri che provano a calmare i facinorosi del pubblico vengono seppelliti di parolacce. I membri del pubblico dotati di una certa dote di educazione, pure. Intanto, a Casteldaccia (un paese vicino Bagheria) hanno bruciato la macchina di uno che ha un Centro Scommesse a Bagheria. Non so se l’Avvenuto Bruciamento di Macchina e la Titolarità del Centro Scommesse siano due fatti collegati. Probabilmente no, i Centri Scommesse (come i Compro Oro) ormai spuntano come funghi e quindi – statisticamente – se bruciano la macchina a qualcuno è molto probabile che questo qualcuno sia il titolare di un Centro Scommesse (o di un Compro Oro). Boh, comunque al consiglio comunale non ne parlano, e nemmeno tra il pubblico, nè tra gli educati nè tra i facinorosi. La seduta si conclude. La mozione passa. 20 consiglieri su 30 la votano. Lo Meo cade. Bagheria non ha più sindaco e presto la Regione stabilirà la data delle prossime elezioni. Anche a Bagheria, dunque, è arrivata quella Grande Cosa che si chiama Campagna Elettorale. Continua »

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  • Palermo crolla, Bagheria brucia: in Sicilia è emergenza metaforica

    Palermo crolla, Bagheria e la provincia bruciano. In Sicilia è emergenza metaforica. Se in città crollano palazzine alla Vucciria, tetti nelle scuole, altre palazzine al Capo, in provincia sono le fiamme a donare tante di quelle perle metaforiche che – boh – sembrano fatte apposta per l’autore cinico e metaforico. Ecco la scena. Nel pomeriggio di giovedì 20 febbraio i carabinieri irrompono al cimitero di Bagheria e trovano da una parte alcuni dipendenti comunali – me li immagino con una tanica di benzina in mano – e dall’altra parte un grande e soprattutto macabro falò. I carabinieri si strofinano gli occhi. Non ci possono credere. Quelli con la tanica di benzina hanno dato fuoco a una catasta di casse da morto con dentro scheletri o cadaveri ancora integri. Indagati i responsabili (di «vilipendio, soppressione di cadavere, danneggiamento seguito da incendio e gestione incontrollata di rifiuti speciali»), mentre la notizia rimbalza sui giornali online locali a quelli regionali fino tam-tam-tam alle testate nazionali. E a Bagheria è il delirio. Il sindaco Vincenzo Lo Meo imbarazzatissimo per il colpo mortale inferto all’immagine della “Città delle Ville”, i commentatori su Facebook indignati e strepitanti, i cittadini di Bagheria in piena Psicosi-Caro-Estinto. In centinaia si recano infatti presso il cimitero, chiedendo notizie dei propri cari. C’è più il mio morto? Continua »

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  • Racket, se ne parla tanto perché è facile parlarne

    Il racket è al momento la cosa più semplice di cui parlare, quando si parla di mafia. Ecco perché se ne parla così tanto.
    Il concetto di pizzo alimenta infatti – nella velocità becera e miserabile della nostra informazione – una visione della mafia semplificatoria, schematica. Da una parte ci sono “i boss” – queste figure mitologiche – dall’altra la società civile, innocente per definizione.
    Questa è la versione della mafia per rincoglioniti. Anzi, è la versione per gli utili idioti.

    Una versione che lava le coscienze. Che risulta utilissima per una classe dirigente che vuole allontanare l’attenzione da complicità, zone grigie, connivenze tra politica, burocrazia, economia, finanza e mafia.
    Una versione che è l’ideale per una società come la nostra. Che ha paura della verità, che non vuole guardarsi lo specchio.

    La versione del pizzo è tanto semplice che spesso va a finire perfino nelle testate nazionali, che di mafia si occupano sempre meno. Continua »

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  • Sull’antimafia eccetera eccetera

    «Voglio fare qualcosa, un’associazione o qualcosa del genere, perché amo la Sicilia e voglio farci soldi con il mio amore».
    «Ma se non te n’è mai fregato niente della Sicilia. Hai sempre voluto fuggire da qui».
    «Sì, ma ora io mi sono rotto di fuggire. Tanto lavoro manco fuori ce n’è».

    «Quindi ora ami la Sicilia?».
    «Sì, amo la Sicilia e voglio farci soldi con il mio amore».
    «Vedi che in Sicilia, persone che amano la Sicilia e vogliono farci soldi con il loro amore, ce ne sono tante».
    «Sì, ma io voglio farlo in società con te. Tu sei ammanicato. Conosci le persone giuste».

    «Un’associazione per cosa?».
    «Non lo so».
    «Cultura?».
    «Non mi va».
    «Agricoltura?».
    «Manco morto».
    «Ecco!».
    «Cosa?».
    «L’antimafia!».
    «L’antimafia?».
    «Tu ne sai niente di antimafia?».
    «Poco e niente».
    «Certo, come tutti».
    «Infatti». Continua »

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  • Cronache ipocrite: Tornatore, Bagheria e il potere

    Bagheria e Tornatore come a dire Bagheria e il potere. Le stesse dinamiche. Gli stessi opposti riuniti.

    Quanta insofferenza e insieme piaggeria? Quanto privato rancore, invidia e vero e proprio odio? E allo stesso tempo, negli stessi momenti, quanto pubblica ammirazione, lodi lodi lodi?

    Porta alto il nome di Bagheria nel mondo. Gli hanno dato il premio Nobel. In A-me-ri-ca.

    E soprattutto: è pieno di soldi. Si è fatto i soldi con questa minchiata di fare i film che nessuno ci credeva tutti lo sfottevano questo fortunello testainaria figlio di vaccaro pezzente che si è fatto i soldi con il partito comunista cinico codardo maledetto che si è fatto i soldi ed è scappato da Bagheria e torna solo per i Grandi Eventi e fa la Star e si sente Il Grande Artista. Facesse qualcosa per Bagheria, lui che si è fatto i soldi. Continua »

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  • La corazzata gay

    I gay sono forti. Talmente forti che, per il Pride a Palermo, non hanno avuto nessuno imbarazzo nel rischiare di far incazzare i palermitani.

    Due cose:

    1. I prezzi del Pride Village sono troppo alti per un target di giovani. In più, non c’è nessun altro punto di ristorazione nelle vicinanze dei Cantieri culturali, quindi sembra proprio un’imboscata commerciale.
    2. Hanno concentrato più di una settimana di eventi ai Cantieri culturali della Zisa, dirottando in questo modo tutta la Palermo studentesca-alternativa dai soliti posti di ritrovo del Centro Storico, che subiranno un notevole danno economico.

    Questa è una dimostrazione di quanto sono forti i gay. Talmente forti che di queste possibili critiche, prevedibilmente, se ne fregano. Continua »

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  • Pupi di Zuccaro si rinnova

    Pupi di Zuccaro

    Succede che non possiamo stare con le mani in mano e che dovunque andiamo – qualunque obiettivo ci poniamo – dobbiamo fare i conti con le nostre passioni. Ci piace leggere, scrivere, riflettere, capire. Abbiamo studiato, ci siamo presi fior fior di lauree, appena in tempo per capire che l’ateneo ci aveva fregato, che non c’era niente di garantito, che il futuro ce lo dovevamo conquistare con le unghie e con i denti. E allora, eccoci a partire dalla Sicilia, fare quello straziante biglietto di sola andata, ripartire da zero, a Roma o Milano, in metropoli che appaiono prive di senso, che urlano tutta la propria efficienza angosciata dalla crisi. Perché ovunque è dura, anche a ridosso dei gangli vitali dell’economia e del potere. Altroché. Continua »

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