Profilo e post di Samuele Vassallo

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e-mail: samle@libero.it

Biografia: Da mio padre ho preso la retorica, da mia madre la fantasia. Dalla prof delle superiori lo scarso uso della sintassi. Mi ritrovo trentenne, nel limbo, ex un po’ di tutto, con una ritrovata voglia di scrivere. Mi occupo di comunicazione, adoro la musica “quella brutta” tipo: contemporanei polacchi e i film italiani sconosciuti ai più dove a un certo punto spunta sempre Valerio Mastandrea. Da Palermo scapperei anche domani, ma so che alla fine tornerei. È già successo, succederà. Questa città è una calamità.

N.B.: io in realtà volevo scrivere “calamìta”, evidentemente il correttore ortografico di Word legge nel pensiero (e gli piacciono le rime baciate).

Samuele Vassallo
  • Giovedì al Lubitsch: biglietti omaggio ai rosaliani

    “Ex drummer - 6 novembre al Lubitsch con Rosalio”

    Il precedente post sul Lubitsch, lo storico e stoico cinema di frontiera palermitano ha dato molte conferme: da un lato una sincera partecipazione emotiva, dall’altro imbarazzanti e, forse, voluti silenzi. Abbiamo capito che questo cinema vive con le scuole e per le scuole ma anche grazie a intenti propositivi da parte di persone che propongono idee e danno una mano per realizzarle. Anche Rosalio, da oggi, sposa la causa Lubitsch e lo fa partendo da quello che a suo avviso è un elemento altrettanto importante: i film indipendenti. Per questo motivo, in esclusiva per i lettori di Rosalio, il cinema Lubitsch propone una interessante promozione “dixaniana”:
    per ogni singolo biglietto acquistato ne avrete uno in omaggio.
    La promozione è valida per giovedì 6 novembre. Alle 21:30 al cinema di via Guido Rossa 5 sarà proiettato Ex Drummer, controverso film del visionario regista belga Koen Mortier. Il film è da molti indicato come il Trainspotting degli anni duemila. Continua »

    Palermo
  • Povero Lubitsh senza la C

    Cinema Lubitsch

    Povero Lubitsch! L’altra sera ci sono andato per vedere Ex Drummer perché diciamolo: i film in programmazione in questo periodo mi hanno entusiasmato pochino.
    I film indipendenti mi piacciono parecchio e al cinema Lubitsch, meglio conosciuto come quello arroccato in culo al mondo, negli anni ne ho visti alcuni, tutti molto belli. Uno su tutti: Thomas in Love. Per non parlare delle rassegne tematiche, come quella dedicata a Kubrick (2001 odissea nello spazio, sul grande schermo è tutta un’altra storia) o la versione restaurata di Psycho. Sono cose che ripagano quei tre minuti di auto in più.
    L’insegna del Lubitsch è priva di una C, come cinema. Quasi un presagio raccapricciante per un’associazione culturale che pare vagamente abbandonata a se stessa. Gradite smentite.
    L’altra sera, Ex drummer si è trasformato in un panino e una birra: cinema chiuso, diverse persone al cancello (neanche poche), nessun avviso preventivo, nessuna comunicazione sul motivo della chiusura. Continua »

    Palermo
  • Ecco i concerti

    Sì, mentre tutto va un po’ a rotoli, la mia strada si è trasformata in una succursale riveduta e corretta della Montagnola, il parco bolognese sede del mercatino dei “freaks” tanto caro a Bersani (il cantautore).
    Da un paio di mesi, infatti, sotto la mia dimora si respira un’atmosfera ilare e grottesca, felliniana permettetemi, incentrata su umori musicali di svariato genere: dalla tradizione ai nuovi suoni, passando per la sperimentazione. Io, ovviamente, ho molta paura.
    Si parte con i bonghetti: lunghi, interminabili, ipnotici bonghetti. Gli orari prestabiliti sono quelli convenzionalmente indicati per dedicarsi ad attività musicali: dalle 13 alle 16.
    Bonghetti dicevamo ma anche momenti dedicati al magico mondo della Romagna in musica: il liscio.
    Le serate del liscio si svolgono la sera, possibilmente quando avete qualcosa da finire e l’unica cosa che vorreste è concentrazione e silenzio.
    Sono serate clandestine, una sorta di flash mob al grido di Raoul Casadei. Continua »

    Palermo
  • Palermo 1997

    C’era un qualcosa nell’estate del 1997 che oggi sarebbe difficile spiegare. O meglio: nell’estate del 1997 si era fondamentalmente, indissolubilmente giovani.
    Dai a un giovane una porzione di terriccio semibuio, quattro gazebo con la birra, una cover band di rock psichedelico e quegli occhi ventenni vedranno Woodstock.
    C’era questo Palermo Fest – forse c’è ancora ma è un’altra cosa – e si ballava, si cantava, ci si faceva le canne. Proprio come Woodstock. Però, quella era l’estate del 1997. L’estate della birra da Benito, uno stato di post-adolescente appannamento neurologico con occhi a fessura intenti a guardare le tartarughine moribonde che soccombevano in uno pseudo acquario. Era un artifizio estetico, l’unico che il buon Benito si era concesso per dare un tono a la page al suo chiosco ai Leoni.
    Era il periodo delle corse dei cavalli e di tutta una serie di cliché almost beat da romanzo bukowskiano d’annata.
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    Palermo
  • True

    Romina oggi ha trentanove anni e una figlia ventenne che prepara una complementare a suo dire difficile: Storia del teatro e dello spettacolo. Romina è alle prese con una teiera etnica; mi offre una diavoleria di infuso diosolosacosa e il suo appartamento profuma di incensi e tappezzerie indianeggianti. Romina attraversa le mode con noncuranza. Vent’anni fa era uno stereotipo di ragazza eighties, con gli orecchini a cerchio, le spalline, la felpa Naj Oleari. Era una “preppy”. Era la tipica paninara peninsulare alla moda. Fuori moda. Le tendenze modaiole mitteleuropee, sul finire degli ottanta, proponevano altri ragionamenti stilistici mentre Palermo si ciondolava ancora sulle felpe alla Drive In.
    È stata anche Miss Turismo, Romina. Tira fuori da una vecchia scatola il giornalino della scuola. Un obbrobrio monocromatico impaginato alla meno peggio. E c’è lei, con la fascia, raggiante di felicità e terribilmente cotonata. Voleva dire la sua, nella moda e nel cinema. Lei, per lei, valeva mille Ornella Muti.
    Miss Turismo Romina. Continua »

    Palermo
  • Ho sognato James Brown

    James Brown era James Brown. Difficile da spiegare. Un watermelon man che suonava la rivincita dei neri d’America a colpi di funky.
    James, vestito da bandiera americana, sulle note di Living in America, era oltre.
    James Brown, per quanto poco lo conoscessi, era una superstar come poche ne esistono al mondo. Imprendibile James. Inarrivabile Brown.
    Ed io, con i miei diciassette anni boriosi, di James Brown non sapevo quasi nulla.
    In fondo James Brown, nel mio immaginario, aveva una folta schiera di fans interplanetari osannante. Una folla che lo portava simbolicamente in spalla mentre lui, agghindato a stars & stripes, rivendicava le tonnellate di cotone che suo padre aveva raccolto negli anni, immaginando l’Africa e inventando il blues. O forse no. Ma mi piaceva pensarla così.
    Io ho visto James Brown dal vivo. Continua »

    Palermo
  • Il fattore 6/8

    Provo a seguire X Factor ma non riesco ad entusiasmarmi, non so. E dire che di reality, talent show, format precotti con le nomination io ne ho visti e parecchi anche. X Factor non mi prende. Sarà per la Maionchi, l’ennesima acidaimpulsiva stile prof severa che un giorno rimpiangerai perché ti sbatteva in faccia il lato vero della vita e tu giù a dirgli crepa, crepa domani. Già visto. Tutti ne parlano e io la snobbo in allegrezza. Sarà che Dj Francesco mi repelle: uno di quei limiti che non supererò mai. Uno dei pochi limiti di cui vantarsi. Sarà che ‘sticazzi ma cantano tutti? Mi sembra una bella presa in giro, in un periodo funereo per la discografia, illudere certi artisti con contratti discografici e pubblicazioni di dischi. Mi sembra, a volte, che i discografici, vista l’aria che tira, abbiano deciso di giocarsi la carta simpatia al grido di “siamo una grande famiglia”: mi sembra terribilmente tardi.
    In gara, ad X Factor, ci sono i Sei Ottavi, palermitani, e a me non piacciono. Lo dico subito, a scanso di equivoci. Continua »

    Palermo
  • Il festival di Sanr…osalia

    Sentire i The Second Grace dal vivo mi ha offeso profondamente. Dico, ma stiamo scherzando? Ora uno si sveglia, a Palermo, e diventa famoso cantando in inglese e facendo buona musica? No no no, non ci siamo, non sconvolgiamo certi parametri.
    Stasera comincia il Festival di Sanremo, kermesse canora che amo particolarmente perché adoro aPippobbaudo quando si prende così maledettamente sul serio per quattro melodie all’italiana preconfezionate dal Claudio Mattone di turno. Torno un attimo sui The Second Grace che si sono esibiti all’Auditorium Rai, in una sala che mi ricorda da sempre, non so perché, il set di una rete privata lituana. E proprio questo Auditorium così “ad est”, sfigurato l’altra sera dalle intelligenti consonanze della band palermitana, ospiterà in questi giorni festivalieri “il pubblico sovrano”. Proprio da quella sala, infatti, la giuria demoscopica composta dai vari “Checifaccioqui, io il Festival lo vedo solo con la Gialappa’s in cuffia” elargirà voti al Toto Cutugno di turno.
    Il solito rewind mnemonico che mi fa nostalgico mi ha portato a una domanda: “Quali cantanti palermitani hanno calcato il palco dell’Ariston negli ultimi anni?”. Continua »

    Palermo
  • I post che non ho postato

    Si sa: per imporsi ci vuole coraggio. E il mio coraggio è ai minimi storici. Sarà la vecchiaia. Quando torno a casa, di sera, “giro due colpi alla serratura”. Ricordo, in gioventù, di essere tornato a casa così ciucco da aver lasciato la porta spalancata in più occasioni. Ma non divaghiamo, parlavamo di coraggio. Quando penso di consegnare qualcosa per Rosalio, effettivamente, ci penso. Sono molto autocritico e politicamente corretto con me stesso. Evito il contenzioso che non mi piace e preferisco postare dei pezzi col freno a mano tirato. E così succede che, temendo il giudizio altrui, le idee migliori rimangono abbozzate in un pagina di OpenOffice dal titolo Rosaliopostdacanc.rtf
    E siccome a ritrovarlo, il coraggio, si fa sempre a tempo ma a volte è proprio il tempo che scarseggia, vi regalo un “best of” di tutti i post che avrei voluto scrivere ma che non ho mai avuto il coraggio di postare.

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    Palermo
  • Philip Glass

    “HydrogenJukebox” autografato da Philip Glass

    Non una foto mi ritrae in compagnia del Maestro, figuriamoci. Non merito tanto. Lo conobbi artisticamente in un gennaio del 1993: quel ghirigoro consonante, la sua musica amniotica stava bene su tutto, come il più neutro dei colori. E così decisi che la musica di Philip Glass si intonava molto bene con la mia vita.
    Guardando la foto della sua biografia ufficiale – che mi costò un patrimonio ai tempi – Egli mi appare mistico e in pendant con il creato. A tratti, nella foto della sua biografia ufficiale – che mi costò un patrimonio ai tempi – Egli somiglia un po’ a Baglioni periodo “La vita è adesso”.
    Philip Glass sa di America, quella stars and stripes, frenetica, con le autostrade reticolate.
    Glass ha saputo raccontare l’irrequietezza occidentale, con retorica, sfuggendo dagli artifizi eccessivi della musica “avversa e ostile con gli ostili” del primo Novecento. Continua »

    Palermo
  • Solo un secondo

    Chichiddu era il mio pulcino e l’ho scelto tra tanti. L’ho visto dentro una di quelle scatolazze al mercatino di Partanna: lui guardava me, faceva pio pio e aveva il ciuffetto giallino e un beccuccio dolcissimo. Lo acquistai con quelle poche lire che mi ritrovavo in tasca, come in un paragrafo di quei libri tutti giovinezza e povertà.
    Mi svegliai all’alba l’indomani, già padre, per sincerarmi che la stufa a legna lo riscaldasse abbastanza. Chichiddu era il mio pulcino, faceva pio pio mentre io guardavo la replica di Super Vicky.
    Chichiddu un giorno rovesciò un sottopianta e si inzuppò: lo asciugai col phon mentre tremolava al sicuro di una mano insicura col suo ciuffetto giallino cotonato: preciso ad Alberto Camerini ai tempi di Tanz bambolina.
    Chichiddu era un pulcino sveglio e si divertiva a fare le scivolate per il corridoio. Chichiddu prendeva la rincorsa e si lasciava andare; poi si metteva di traverso per frenare. Chicchiddu, a modo suo, sciava da Dio. Continua »

    Palermo
  • Odio mangiare scì scì

    E che fai, non esci? Una cena fuori è distensiva, si chiacchiera sorseggiando un buon vino. Ma sì, affondiamo i nostri pensieri tracannando una bottiglia di cui, fino a poco tempo fa, tutti ne sconoscevamo il nome e a volte l’esistenza. L’intenditore di vini, anni fa, era un privilegiato. Te lo trovavi a capotavola a schioccare le labbra come mi nonno senza dentiera sciorinando annate, metodi di conservazione, abbinamenti perfetti coi cibi. Ultimamente invece è arrivato il grande boom della “buona cucina”, tutti sanno tutto su come e cosa mangiare.
    Io però vorrei dire che sono un po’ stanchino (cit. Forrest Gump) di fare branco attorno al trionfo del mangiar bene.
    Negli ultimi anni, per dirne qualcuna:
    ho mangiato minestre di ceci nelle terrine manco fossi in un rustico ottocentesco della garfagnana.
    Ho ingurgitato inquietanti dosi di Geffer per placare il devastante tortino al cioccolato col budino dentro.
    Ho dovuto abbinare un “frizzantino siciliano” al sushi.
    Ho scrutato persone letteralmente ipnotizzate alle pareti alla ricerca del “vino adatto”.
    Ho mangiato dodici grammi di pasta con le lenticchie con una disposizione artistico-concettuale che pareva di essere alla biennale arte. Continua »

    Palermo
  • Deve essere il solito cretino

    Sky sta rovinando giorno dopo giorno i miei ricordi televisivi. Io, nato e cresciuto a tv locale, con maghi e televendite, Tomos e alghe miracolose, mi ritrovo a guardare programmi tipo le 101 star più eleganti di Hollywood e Gli ultimi giorni di Hitler.
    L’altro giorno, ad esempio, mi balzava in testa proprio questa frase: “Deve essere il solito cretino” e non riuscivo a capire da dove provenisse. Uno scandisk mnemonico mi ha riportato alla fine degli anni Ottanta, da lì veniva questa espressione; mi era stata rivolta mentre ero agghindato con qualcosa By American e una cinta El Charro. Pensai a quello di Educazione Tecnica, forse era stato lui a sganciare l’epiteto mentre facevo il cretino all’ultimo banco o forse perché non gli ho mai dato la soddisfazione di vedermi squadrare un foglio e – meno che mai – di arrivare in classe con la valigetta trasparente e la riga che spuntava ai lati. Ma sì, l’avrà detto mentre mettevo in giro la voce che aveva una liaison amorosa con quella di Educazione fisica o che ci provava con la super ripetente ‘sperta di terza C.
    No, non è lui.
    Forse quella d’Italiano? Lei diceva: “Sei un crrrrretino”, con la r ad libitum. E poi sbatteva la testa sul muro per interminabili secondi, in una progressione ritmica che oggi paragonerei al Bolero.
    No, manco lei c’entra niente. Continua »

    Palermo
  • “Parenti” dall’estero

    Il parente dall’estero è una delle esperienze che ha accompagnato la mia infanzia e non solo.
    Il primo ricordo è la Zia Pietrina, quella delle Chewing Gum colorate, una sorta di attentato all’esofago, dal diametro tipo albicocca gigante: ne portava sempre tre, quattro chilate.
    La sua faccia era diventata americana, non so spiegarvelo: una sorta di mutazione genetica; il suo abbigliamento era american-sconclusionato, con tessiture floreali, ampio uso di rosa e bianco sparso, all’americana pure quello, occhiali spessi, marroni, so american. La zia Pietrina veniva dal Massachussets, ribattezzato dai suoi parenti di Sferracavallo “Massaciucciu”. Io, la zia Pietrina del Massaciucciu la ricordo con grandissima simpatia per via dei dollari, ne avrò circa 500, che mi pare male a scambiarli, anche se ho pensato di restituirli agli americani comprandomi un iPhone, quando sarà disponibile.
    I parenti dal Belgio, a mio avviso, avevano un nonsocché di inquietante, a partire dal fratello di mia nonna. L’ultima volta che l’ho visto sputava a Maradona, in tv, durante la finale dei mondiali 90. Lo zio sosteneva che Dieguito avrebbe dovuto sbagliare il rigore contro l’Italia come segno di riconoscenza verso il popolo italiano che lo aveva ospitato. Il discorso filava, per carità: quel tremendo rumore di “sgracchio dispregiativo”, meno. Continua »

    Palermo, Sicilia
  • La puzza del ’92 (2): classifica avulsa

    Mondello alle quattro di notte è una festa finita male, un capodanno non tanto riuscito, come quello a Palazzo Gamma tanti anni fa che ancora c’ho il trauma, col Gabibbo e le casse a puttane.
    Mondello di notte è acida e umida, sporca, in penombra e impregnata di odori acri. Le stelle non trovano pace, smorzate da luci invadenti.
    Faccio il giro della piazza, penso a mia nonna davanti il cancello, ad accogliermi con un sorriso.
    Nonna mi voleva perito, di cosa non si sa: perito. Ora che è perita lei vorrei capisse che in fondo non era tutto sto granché.
    Ogni anno, per me, questo periodo è un giro di boa, da consumare sfidando una sirenetta la cui storia non ho mai voluto sapere: “Prima c’era una palma”. Ok, mi basta questo.
    Ad agosto, un tempo, l’estate finiva e odorava di gomma e astucci. Era la fine e l’inizio. Oggi l’estate puzza di bruciato, senza cartella, senza astucci di Daltanious e il barometro impazzito.
    Resta comunque un momento propizio per tirare le somme e scegliere con cura le tappe del prossimo circo.
    C’è caldo, inaspettatamente e malaugaratamente. Finisce che avevano ragione Al Bano e Romina quando cantavano Cara Terra Mia. Continua »

    Palermo
  • Lo scarafaggino che lo porta il caldo

    Vivete anche voi il minidramma di quegli scarafaggini che li porta il caldo?
    Ho messo tante di quelle trappole, più o meno visibili, che casa mia pare Hanoi in miniatura.
    Giusto l’altra notte, in piena sindrome da coppa gelato (ho riscoperto il fascino squisitamente retrò della zuppa inglese), me ne trovo uno davanti. Ennò! Non mentre mangio, bestia!
    Allora corro verso la libreria in cerca di un “libro boia”, deciso più che mai di porre fine al suo disgustoso saliscendi dal mio muro con uno di quei tipici libri genitoriali.
    Si trattava di scegliere, come mezzo d’esecuzione, tra un tomo di letteratura siciliana tipo “The very best of Pirandello”, un volume dell’enciclopedia “Grandi guerre” e un libricino ingiallito dal tempo e da una discutibile scelta estetica dell’editore.
    Vada per il libricino: fa meno “scruscio”, non offendo il genio di Girgenti e salvo l’enciclopedia che conto di rivendere su eBay a qualche fanatico degli anni Settanta.
    Anni fa lessi un libro meraviglioso di Lello Voce, “Cucarachas”, dove un ergastolano eroinomane socializzava con uno scarafaggio. Buon per lui. Io, da quando ho letto che solo loro sopravviveranno a un eventuale disastro nucleare, li uccido con sempre meno compassione. Poi io non so se scarafaggio e scarafaggino sono tipo parenti, non lo so, non so niente. È una guerra.
    E spesso, sempre, in guerra, non è necessario sapere. Continua »

    Palermo
  • Com’è bella l’Università

    L’altro giorno ero in spiaggia, intento a spolparmi l’ennesimo libro ironicochefapensare tipico di noi trentenni abbuttati, quando a un certo punto ti arrivano ragazzetto e ragazzetta in odore di maturità appena raggiunta, tutti priati e sorridenti.
    Da buon partannese quale io sono ho mandato al diavolo il libro ironicounpo’asinistra e ho iniziato ad ascoltare la conversazione che aveva come soggetto: dove mi iscrivo all’uni?
    Lui aveva le idee chiare: giurisprudenza. Il ragazzetto coi capelli “rasta ma non troppo” se la vedrà coi tomi di Diritto privato, tra scalinate antiche e aule reverenziali. La ragazzetta, abile disegnatrice di pupini giapponesi sul diario era più incerta. Diciamo che avrebbe racchiuso volentieri tutte le facoltà di Palermo in venti esami. Le sue passioni spaziavano dalla storia dell’arte alla botanica, dall’informatica alle lingue straniere, senza dimenticare l’immancabile passione per la veterinaria, che però a ‘sto punto scusa è come fare medicina tanto vale fare medicina a ‘sto punto no? Disse. Continua »

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  • Awful e very awful

    Non è che non lo vorrei in classe con mia figlia perché è malato, solo che i ragazzi si traumatizzano.
    No, non è una storia come quella di Fulvio Frisone, anche se queste due dialoganti avrebbero dovuto vederlo il film su questo eroe in carrozzina. Questo dibattito me lo sono sorbito al supermercato, cercando di ricordare se le ciliegie a casa c’erano oppure no.
    Sì, vero, in gita come te lo porti uno così? E dove si deve mettere? Con chi si siede? Chi se lo deve accollare come compagno di studi?
    In pratica un compagno non conforme alle regole è disturbante, impedisce ai ragazzi di viversi la loro sacrosanta scuola media, costringendoli a responsabilizzarsi e a comprendere una serie di parametri lontani dalle loro abitudini.
    Ho capito che il ragazzino era “tipo down”. Storie di periferia, tutti conoscono tutti. Dice che ce l’aveva avuto il figlio di Lina alle elementari, come compagno. Io, in attesa che la giustizia divina facesse franare sulla loro testa l’intero reparto di deodoranti “un po’ così”, ho cercato di ricordare la mia prima media. No, a memoria nessun down, nessun “tipo down”, nessuna carrozzina. Una classe perfetta, età media 11 anni, tutti sani, fino a novembre. Poi un giorno la prof ci parlò di un ragazzo “difficile”, da togliere dalla strada per provare a dargli un senso civico. Aveva 16 anni, molti tic nervosi, l’aria dissociata, sofferta e si esprimeva molto a fatica. Le madri esplosero in un dissenso assordante. Le madri non volevano parametri lontani dalle loro abitudini. E neanche io. Io dissi: mettetelo in terza E, che un paio di sedicenni ci sono già. Continua »

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  • La condensa

    È estate. Ve ne siete accorti? Certo, il caldo. Il caldo e le radio che impongono i primi tormentoni musicali.
    C’è chi ha già comprato il portachiavi duci per la chiave della cabina a Mondello, chi cerca il nuovo costume in quei negozi dove la vince sempre l’odor gomma e chi ha comprato per il quinto anno consecutivo la collanina in caucciù con il sole finto argento. Domanda: cosa combinerà Fabrizio Corona? Il tunisino di Erba c’andrà all’Isola? E chissà se le edicole saranno ancora invase da Sudokumania, Sudoku-party e Tuttosudoku (con tanto di titolo con carattere tipografico finto-mandarino).

    La mia estate
    La mia estate è un idiota che ha deciso di scaricare la condensa del climatizzatore a prospetto. E quando ciò accade vado incontro a due rischi: ritrovarmi una scarica di gocce in testa mentre cammino o franare rovinosamente sulla pozzanghera che si è creata sul marciapiede. Questo, da anni, è il mio ricordo estivo per eccellenza: prendermi quattro gocce in testa, tornare sui miei passi, citofonare, urlare, eventualmente turpiloquiare. Continua »

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  • Fanno ancora i Frolsi e io non lo sapevo

    Frolsi

    Giorni fa mi trovavo in panificio e, visto che l’evento ricorre con scadenza quasi olimpica, non ho potuto fare a meno di dare un’occhiata in giro, giusto per vedere quali sono le nuove tendenze, cioè se va ancora di moda esporre i dolci sopra il bancone alla mercé degli starnuti altrui. Fin qui tutto uguale: la cassata al forno trabocca di bacilli, la teglia di pizza margherita è vuota, quella con melanzane e spinaci è sempre intatta, le panettiere sembrano ancora delle infermiere disegnate da Toulouse Lautrec e il fornaio è sempre cinquantenne, con la maglia rigorosamente bianca e visibilmente in sovrappeso.
    A un certo punto mi accorgo di essere attorniato da biscotti Frolsi, quasi una visione tridimensionale. E lì mi stupisco, parecchio, perché io, i Frolsi, li davo spacciati da un pezzo, scansati ormai dai grandi marchi, dalle grandi pubblicità ammiccanti con la bambina che trova il gattino per strada e gli mette il fusillo in tasca a suo padre che parte. Continua »

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