Profilo e post di Tony Siino

Sito: http://www.tonyonthenet.it/

e-mail: tony@tonyonthenet.it

Biografia: Tony Siino vive a Palermo, ha 34 anni, è laureato in Scienze Politiche e ha una passione per l'Information and Communication Technology, i nuovi media, la comunicazione, i blog, l'accessibilità e l'usabilità, l'information architecture e la radio.

È dottore di ricerca in Sociologia, territorio e sviluppo rurale all'Università degli Studi di Palermo e collabora per i corsi di laurea in Scienze della Comunicazione. Lavora come web strategist e web content manager e come speaker radiofonico (a Radio Time). Scrive articoli sull'ICT per siti Internet e per riviste specializzate.

Ha ideato la directory italiana dei blog www.blogitalia.it e ha un suo blog (www.deeario.it).

Rosalio è una sua idea.

Tony Siino

“TEDx” Palermo

lug 10
26
01:29

“TEDx” Palermo

C’è una non-profit americana che si chiama TED che diffonde idee di valore che riguardano la tecnologia, l’intrattenimento e il design. Tra i progetti c’è TEDx, un ciclo di conferenze nello spirito di TED.

La scorsa settimana si è tenuta, con pubblicità pressoché nulla, una conferenza TEDx al Nautoscopio al Foro Italico curata da Raffaella Guidobono. Mi trovavo da quelle parti per caso e ho potuto apprezzare alcuni interventi che saranno caricati sul sito.

Certe cose accadono anche a Palermo.

Il finto Diego Cammarata su facebook

Qualche buontempone ha creato un finto profilo di Diego Cammarata su facebook.

Gli aggiornamenti di status lasciano intendere che la vita del (falso) sindaco sarebbe un peregrinare tra pub cool, ubriacarsi, compiacersi della propria bellezza, non essere pienamente coscienti di essere sindaco e riparare ai propri errori con aumenti della Tarsu.

Ciò lo rende palesemente un fake, no? Si vergogni chi ha creato il finto profilo! :)

AGGIORNAMENTO: il profilo è stato rimosso.

Yop Experience

lug 10
22
02:03

Dopo un lungo conto alla rovescia (e con un ritardo di un giorno che non mi è piaciuto…’sti artisti!) è andato online il sito di Yop Experience, laboratorio sperimentale di comunicazione costituito da studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Palermo con età tra i 20 e i 30 anni.

Ci sono molte cose da perfezionare ma penso che sia un progetto da incoraggiare e i video (voce a parte) sono degni di nota.

In bocca al lupo!


Are You Ready For YOP! da Yop Experience su vimeo.


Yop! The Contact da Yop Experience su vimeo.


YOP Experience // Laboratorio sperimentale di Comunicazione
da Yop Experience su vimeo.

Philippe Daverio, esperto del sindaco per la Cultura e l’Immagine, “interagisce” con i palermitani alla parata del Festino

AGGIORNAMENTO n.1: un altro spezzone.

AGGIORNAMENTO n.2: Daverio ha lasciato l’incarico.

I ragazzi del glorioso Pizzino tornano a fare satira su Palermo e hanno presentato stamattina una richiesta alle autorità per l’utilizzo della barca dei Cammarata Molla 2, tristemente famosa dopo il servizio di Stefania Petyx a Striscia e ancora oggetto di indagini, per una celebrazione del Festino in linea con i criteri di economicità che contraddistinguono le scelte e gli obblighi artistici della presente edizione. Tutto nasce da un gruppo su facebook.

“La barca di Cammarata per il Festino”

C’è anche un progetto di restyling della barca a cura di Vincino. :D

“La barca di Cammarata per il Festino” - restyling di Vincino

I vantaggi della locazione nella via di Cammarata

“Kals'art”

Se il Festino è “in forse”, paralizzato dalla mancata approvazione del bilancio comunale, la manifestazione che fu simbolo del “cool” per eccellenza, Kals’art, è data parzialmente per dispersa. Se nulla è dato sapere del programma né della sua effettiva realizzazione (manca dall’estate del 2006) il brand Kals’art è però ricomparso nell’estate palermitana per delle serate. Ma chi controlla il brand Kals’art?

Ricapitoliamo aggiungendo e partendo con un colpo di scena. Il marchio è depositato dal 2004 e registrato dal 2008 (come si evince dal sito dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi). Per essere precisi è registrato «con le lettere kals poste sopra alle lettere art» e per la classe «organizzazione conduzione e promozione di manifestazioni e di eventi di vario genere ivi inclusi manifestazioni ed eventi artistici culturali scientifici sportivi e di intrattenimento». Titolare: Studio P. Priori & B. Pedetta (Milano). Studio: Bravi Alfredo (Peschiera Borromeo – MI). Mumble? A che titolo? Come mai non lo ha registrato il Comune? Continua »

L’esperienza americana volge al termine e ci sono ancora un paio di cose che vorrei raccontarvi.

Vi mostro uno dei bar più fotografati dai turisti italiani… :D

FIKA espresso bar

Sui divieti qui non si scherza. Non è che non si può posteggiare sulla Quinta: non si può nemmeno PENSARE di farlo! :D

Divieto di pensiero di parcheggio sulla Quinta strada

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Dopo il fenomeno Laura Scimone un’altra palermitana sta sbancando con i suoi video sexy e canterini… È Gemma del sud. Ancora una volta mi tocca consigliarveli. ;)

Ecco un esempio con tanto di karaoke che evidenzia l’aderenza del cantato al testo di Paparazzi.

E ora Alejandro!

(mi spiace sottrarre ore al lavoro di tanti dipendenti, soprattutto dopo il post di ieri) :D

Il post che state per leggere è un post polemico, non provocatorio, e contiene alcune cose che spesso non ci si vuole sentire dire. Ma ci sono tante medicine amare come l’acquisire consapevolezza che non si è obbligati a prendere.

«A Palermo non c’è il lavoro». L’avete sentito dire tante volte, no? Non è vero. Non c’è molto lavoro regolare, non c’è molto lavoro ben retribuito, non ci sono più i tanto desiderati e ambiti “posti” (perché le banche si accorpano e la Regione prima o poi fallirà, anche se qualche altra infornata di lsu che diventeranno dirigenti e avranno le pensioni baby non mi sentirei di escluderla).

C’è invece un enorme spazio per chi ha voglia di fare e per l’imprenditoria, c’è poca concorrenza e se si è strategicamente brillanti si ha la possibilità di avere per molto tempo un oceano blu incontaminato in cui nuotare e profittare. In che campi? Nel turismo, ad esempio. Imprenditoria significa avere un’idea, portarla avanti e, ebbene sì, anche rischio. E cercare di guadagnare i soldi sul mercato con prodotti e servizi validi, non di fregarseli dalla 488, dallo Stato, dall’Ue o dalla Regione e di fare business zoppi o mascherati da qualcos’altro fin dalla nascita. Nel breve periodo funziona e sembra una gran furberia, nel lungo affondiamo tutti, voi e chi vi viene dietro. Capito? Non mi parlate di pizzo perché oggi non siamo negli anni ‘80 grazie ad alcuni visionari come quelli di Addiopizzo, allo Stato, ai magistrati e alle forze dell’ordine. Vengano pure ’sti esattori superstiti, così facciamo arrestare pure loro. Né ditemi che non si possa fare…se non dopo averci provato e avere fallito. Troppo comodo dirlo prima.

E adesso il punto più delicato: non c’è la voglia di lavorare. Ho sentito dire tante volte da amici imprenditori «li pagavo per riscaldare la sedia», riferendosi al periodo di prova o a dipendenti assunti che pensavano che il loro compito si dovesse limitare più o meno a quello. E si sentivano anche furbi per gli stipendi che erano riusciti a fregarsi lavorando il meno possibile. Ancora: Nel breve periodo funziona e sembra una gran furberia, nel lungo venite licenziati e diventerete carne da call center o da lavoro socialmente utile. Finché durerà. E non durerà per sempre. Capito?

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Come già annunciato sono stato non a uno ma a due eventi dedicati allo yoga qui a New York. Il primo era Solstice in Times Square. Concentrandosi si riusciva a fare yoga tranquillamente, però devo ammettere che aprire gli occhi e vedere i cartelloni di Times Square faceva un effetto molto strano. È un’idea felice, anche se i puristi storceranno il naso per la conduzione della classe un po’ da party con vari «say yeah».

“Solstice in Times Square”
(foto scattata da asterix 611)

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Sono da un mese negli Stati Uniti e la voglia di mare comincia a farsi sentire. So che mi manderete a quel paese ma mi avevano già detto questa cosa: quando l’orizzonte è costituito per un lungo periodo da palazzi, vetro e cemento un palermitano comincia a diventare malinconico e a cercare le colline dietro e il mare davanti. Per fortuna c’è il Central Park che permette di riprendere fiato.

Central Park

I newyorchesi hanno avuto due fortune con i sindaci: non hanno avuto un Ciancimino che ha avallato la cementificazione selvaggia, con l’aggravante della distruzione delle ville Liberty, e senza pianificazione di parcheggi e verde e hanno avuto Rudy Giuliani che con la sua Zero tolerance dal 1994 al 2001 ha bonificato New York e l’ha resa sicura. Sono tornato a casa di notte in metropolitana e devo riconoscere che le città italiane sono meno sicure.

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Diego Cammarata

Dov’è in questo momento Diego Cammarata?

  1. Lavora alacremente per la questione Tarsu;
  2. raccoglie spazzatura sotto mentite spoglie per amore della città;
  3. in Sudafrica ai Campionati mondiali di calcio dove ha visto giocare l’Italia, con il vicesindaco.

(sì, è quello che state pensando)

AGGIORNAMENTO: il commento di Gery Palazzotto e quello di Live Sicilia.

Come si esordisce per fare i simpatici quando si parla con uno che è andato in America? Chiamandolo American boy, come la canzone! Eppure quando lo fanno in dieci, venti, trenta, cento un po’ ti rompe le palle. Come potrei punire il prossimo che lo farà? Accettansi consigli sadici…

A Palermo nessuno si fa quelli propri, è notorio, ma francamente rimango perplesso nell’apprendere che tanti tra quelli che conosco si improvvisano detective e chiedono cose tipo: «Ma Tony Siino si è trasferito?»; «Ma Tony Siino è stato assunto da facebook?», «Ma Tony Siino che cosa fa a New York?», «Tutto ’sto tempo? Sicuro c’ha una, vero?». No, non ve lo dico che cosa faccio qui. Almeno per ora. ;) Provate a indovinare…

Ho sentito una parola che mi è piaciuta: neet. È un acronimo per Not in Employment, Education or Training (non lavora, non studia, non si aggiorna). Pare che definisca una nuova popolazione di nullafacenti. Purtroppo qui si usa spesso per certi italiani. Quanti neet conoscete?

Le newyorchesi sono carine ma…che scarpe hanno?!?! Vanno di moda prevalentemente certi calzari da antico romano o le infradito per cui da tempo combatto una campagna per il bando (non parliamo delle infradito per u-omo poi!). Varianti: ballerine e stivali da pompiere. Rare le ragazze con scarpe degne di tale nome (tipo quelle che mettono le italiane in patria). Se le hanno in genere sono bellissime ed eleganti.

Qui a New York alla radio passano sempre Need you now dei Lady Antebellum. Anche lì?

Alla prossima!

(crosspostato su Deeario)

Passeggiando per New York in Madison avenue si vedono parecchi negozi di moda italiani. Oltre agli stilisti c’è anche Camicissima, all’angolo con la 53esima. Camicissima è un marchio della storica camiceria Fenicia di Palermo, aperta nel 1931 dalla famiglia Candido. Nell’insegna c’è scritto Camicissima “Milano”. Mi chiedo, candidamente, se sia soltanto perché la sede aziendale è adesso a Milano. O Camicissima Palermo non avrebbe fatto un bell’effetto?

Camicissima “Milano”

Sabato sono andato con Carmine, un ragazzo italiano che è qui, e Olivia, la sua ragazza, a una festa assurda dalle parti di Bushwich (Brooklyn). Sul divieto di alcol ai minori di 21 anni sono rigidissimi, sulle norme di sicurezza (uscite, solidità delle scale antincendio) e igieniche (bar) un po’ meno… Continua »

Buongiorno Upper East Side! Mi verrebbe da dire «Sono Gossip Girl, la vostra sola e unica fonte di notizie sulle vite scandalose dell’élite di Manhattan», citando appunto la misteriosa blogger della serie tv culto ambientata nel quartiere dove vivo ormai da una settimana (se torno vestito come i protagonisti uccidetemi). Ma finora non ho niente di scandaloso da raccontare. Questa parte di New York ha ospitato i set di moltissimi film (dallo storico Colazione da Tiffany ai più recenti Manhattan, L’avvocato del diavolo, Autumn in New York e Il diavolo veste Prada) e serie tv (impressionante: I Jefferson, Arnold, La tata, Sex and the City, Will & Grace…) e mi appare molto familiare. Questo è il mio studio:

Studio dell'Upper East Side

Studio dell'Upper East Side

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Rosalio RSS (non ufficiale)

Ieri ho ricevuto un’e-mail da Luigi Bellanca, uno sviluppatore palermitano che si dà molto da fare, che mi ha annunciato la disponibilità sull’App Store di Apple di un’applicazione gratuita per l’iPad per leggere i post di Rosalio comodamente sui gioielli tecnologici della Apple. I post possono essere letti in una finestra del browser dedicata che sfrutta tutta l’area dello schermo e che dà la possibilità di tornare comodamente alla lettura dell’articolo quando si è conclusa la navigazione esterna. Per ciascun post viene indicato il numero di commenti al post che possono essere visualizzati cliccando sul link.

Ci fate sapere come la vedete?

Mi fa molto piacere notare che anche la comunità internettiana locale che gira attorno al blog sia stata tanta volte, come questa, disposta a impiegare un po’ di tempo per contribuire a Rosalio e ringrazio Luigi.

Come ribadiamo periodicamente, potremmo sviluppare qualcosa insieme per il blog e/o per nuove sezioni. Scriveteci. :)

A New York

giu 10
04
06:59

Ho sorvolato nuovamente coast to coast gli Stati Uniti, stavolta di notte, partendo lunedì per arrivare martedì. Al banco Delta a San Francisco mi hanno fottuto alla grande perché la signorina mi ha chiesto se volessi un posto vicino alle uscite d’emergenza e io ho risposto sì rimarcando il fatto che così le mie gambe (sono alto quasi un metro e 90) avrebbero avuto più spazio. Risultato: 44F, ultima fila. Ecco perché mi aveva guardato sorniona. Ricordarsi di rispondere «only if bulkhead» la prossima volta.

Guardare le luci dell’America di notte dall’alto mi fa riflettere ancora una volta. Mi impressiona vedere alcune cittadine con file di luci ordinate che si ripetono per isolati interi. Avevano tutto lo spazio che volevano e invece di espandersi come gli pareva hanno pianificato. Io, da palermitano, potrei impazzirne.

Per atterrare al JFK stavolta abbiamo sorvolato Manhattan e ho visto chiaramente i grattacieli, i ponti, “Lady Liberty” (la Statua della Libertà) ed Ellis Island, dove milioni di emigranti italiani approdarono fino al 1954. Tra questi c’era anche mio nonno, mio omonimo. Chissà che cosa gli passava per la testa guardando Ellis Island quel 4 settembre del 1921 dal ponte della Providence. Non poteva certamente immaginare che suo nipote avrebbe visto New York dal cielo per la prima volta.

Arrivi a Ellis Island - Antonino Siino (riga 27)

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Domenica sono stato ancora a San Francisco. Nella teoria socio-economica questa città, che ha pochi abitanti in più rispetto a Palermo, fa parte delle cosiddette global city, cioè città che contano nel sistema economico mondiale (la chiamano anche il gateway del Pacifico). In particolare è una beta city + (come Washington, Melbourne, Johannesburg, Atlanta, Barcelona, Manila, Bogotá, Tel Aviv, New Delhi, Dubai e Bucharest) e dovrebbe molto della sua posizione al capitale umano. Eppure ovunque, sia nel commercio che nell’imprenditoria, si leggono nomi italiani. La Bank of America, fondata a San Francisco, si chiamava prima Bank of Italy e il fondatore Amadeo Giannini era figlio di immigrati liguri. Senza gli italiani, insomma, né San Francisco né l’America sarebbero quelle che sono. Invece per gli italiani la Sicilia e l’Italia sono quelle che sono.

Il Golden Gate è certamente una delle meraviglie del mondo. Due chilometri e settantuno per collegare San Francisco alla County of Marin, un colore che col tramonto viene valorizzato e una fierezza che nemmeno la nebbia che sale nel pomeriggio dal Pacifico (che ho potuto osservare lunedì) può intaccare. Molti ci passeggiano sopra a piedi o in bici. Vale davvero la pena di vederlo.

Golden Gate

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Sabato sono stato a San Jose, trascinato da alcuni adolescenti californiani, alla FanimeCon, convention di anime e cosplay. Anche a Palermo il fenomeno esiste, ne abbiamo parlato. Che io sappia in Italia non ci sono convention così grandi (dura tre giorni, con un’area espositiva enorme e con una serie di proiezioni e ospiti lunghissima). Sembra fondamentalmente un fenomeno per adolescenti, anche se tra gli otaku ci si trova di tutto.

“FanimeCon”

I problemi nascono quando, da buone americane mangione, ti ci ritrovi queste ragazze sovrappeso che si mettono l’uniforme da scolaretta giapponese…

“FanimeCon” “FanimeCon”

A poco più di una settimana sul suolo statunitense provo a parlare di un po’ di cose che si dicono sugli Stati Uniti (e se sono vere). Continua »

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