venerdì 24 ott

Archivio per la categoria 'Ghiaccioli…online!'

  • E c’era una volta pure l’Uefa

    Questo sarà probabilmente il post più breve della storia di Rosalio. Intanto perché io la partita del Palermo contro i cechi non l’ho vista (non ce l’ho ‘sta carta 7, che ci posso fare?) e poi perché tutto quello che avevo da dire l’ho detto. Anzi, lo dico da questa estate e, purtroppo, non ho ancora cambiato idea. Certo, non ho alcuna conoscenza calcistica come dicono alcuni grandi esperti anche in questo blog, ma mi piacciono i numeri. E quelli, con rispetto parlando, non tradiscono mai. La partita non l’ho vista, vi dicevo, per cui, cari amici, se vi va raccontatemela voi. Ah, il gol era in fuorigioco ho letto. Ma dopo aver vinto fuori casa contro nientepopodimeno che il Mladá Boleslav, ci si può attaccare a un errore arbitrale? Basta, il post è tutto per voi. L’Europa? Sarà per la prossima volta.

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  • C’era una volta il tennis

    Questo articolo è stato pubblicato questa mattina su “Repubblica Palermo”. Lo riporto integralmente perché mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli amici di “Rosalio”.

    Ormai era diventato un appuntamento fisso di inizio autunno. O di fine estate, fate voi. Una settimana a metà fra sport e mondanità che proiettava Palermo al centro dell’attenzione del tennis mondiale. Già, perché da quasi trent’anni a questa parte la settimana che è appena cominciata coincideva con gli Internazionali di Sicilia, storico appuntamento con lo sport che conta, torneo che dal 1979 a oggi ha ospitato sui campi rossi di viale del Fante campioni del calibro di Borg e Vilas, Wilander e Bruguera, Mecir e Orantes, Panatta e Barazzutti fino a Filippo Volandri, ultimo vincitore nell’edizione 2006. Senza contare che prima della lunga pausa che sembrava aver posto il torneo nel dimenticatoio, alla Favorita avevano giocato, tanto per fare qualche nome, Drobny e Fraser, Merlo e Pietrangeli, Laver e Tiriac. Quest’anno, invece, gli spalti del Ct1 rimarranno tristemente vuoti. Enormi per quei pochi genitori che si appassionano alle gesta dei figli, spogli degli striscioni pubblicitari delle grandi griffe che sponsorizzavano i Campionati, silenziosi senza gli urletti dei raccattapalle e l’immancabile “cocco bello” dell’ambulante di turno. Il tennis è finito, andate in pace, a dispetto delle mille promesse di dirigenti e politici che soltanto un anno fa giuravano: «Ci rivedremo nel 2007». Continua »

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  • Cercasi squadra disperatamente

    Ok, vogliamo dire che è stata una giornata storta? E diciamolo. Io, naturalmente, penso tutt’altro ma poi sembra che voglio inzupparci il pane e quindi tentiamo di ragionare insieme. Cominciamo dal fatto che il Palermo a Empoli ha perso con l’uomo in meno e che l’espulsione di Caserta poteva anche essere evitata. È stato un fallo di gioco e il secondo giallo, sinceramente, mi è sembrato eccessivo. In undici contro undici forse il pari ci sarebbe scappato ma nel calcio i se non contano nulla e quindi siamo qui a leccarci le ferite. Diciamo anche che l’infortunio di Fontana ha privato il Palermo di un portiere (l’altro, sinceramente, non mi pare cosa) e di un cambio possibile in attacco (Miccoli al posto di Amauri con Cavani punta centrale). Aggiungiamoci che Giovinco ha segnato con un tiro sbagliato e che il rigore all’ultimo minuto non contava più nulla.
    E allora? Ce la caviamo dando la colpa al destino cinico e baro? Continua »

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  • Il fattore C

    Per fortuna il calcio non è matematica. Altrimenti sarebbe di una noia mortale. E così capita che per 75 minuti una squadra venga presa a pallate dagli avversari, si salvi a colpi di traverse e prodezze del suo portiere (ma anche respinte sulla linea) e poi, come d’incanto, rimetta in piedi una partita con un gol probabilmente irregolare (fallo di mano e successivo fuori gioco) e vinca all’ultimo secondo con un calcio di punizione aiutato da un portiere avversario, diciamo così, distratto. Insomma, Palermo-Milan 2-1. Match che entrerà nella storia rosanero e che lancia la squadra di Colantuono in zona Champions alla vigilia di due gare “alla portata” contro Empoli e Reggina.
    Nel calcio, si sa, contano solo i risultati e la classifica. E quindi, tutto buono e benedetto, come si dice dalle nostre parti. Ma Colantuono è una persona intelligente e non potrà non riflettere su quanto è successo ieri sera al “Barbera”. Anche perché il fattore C (che non sta per Colantuono) non potrà sempre assistere Fontana e compagni e già nelle varie trasmissioni televisive del dopo-match in tanti hanno fatto vedere gli errori arbitrali e, prima o poi, qualche torto dovremo pur aspettarcelo. Continua »

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  • Primo non prenderle

    Lo so, i tre punti contano più di ogni altra cosa. Ma secondo me la settimana appena passata, per chi ha a cuore le cose rosanero, è più importante per un altro motivo. Due trasferte di fila, zero gol subiti. Tre partite (ci mettiamo dentro anche quella col Torino), solo una rete incassata da Fontana e Agliardi. Della serie, primo non prenderle, il Palermo comincia a somigliare a una vera squadra. Se sarà grande non lo so, è ancora presto per dirlo. Ma Colantuono sembra avere capito che è difficile (e forse controproducente) far convivere le tre punte. Con un centrocampista in più l’equilibrio è garantito e la difesa soffre meno. L’uomo indispensabile, secondo me, è questo Caserta. L’ho sempre detto: a me piace moltissimo. È uno che spinge ma sa anche “distruggere”, dà copertura ma si fa trovare pronto anche in fase di conclusione. Insomma, io credo che sia molto meglio rinunciare allo spettacolo del tridente se la squadra riesce a stare più corta e controlla meglio il gioco degli avversari.

    Nel calcio non c’è controprova, ma se anche contro il Torino il mister avesse optato per una soluzione del genere forse il risultato sarebbe stato diverso. Specialmente dopo essere andati subito in vantaggio. Ma ormai è andata e meno male che Colantuono ha aggiustato il tiro senza indugiare troppo. Continua »

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  • Un po’ di chiarezza

    Cari amici di Rosalio, 150 messaggi e passa dopo un mio post potrebbero inorgoglirmi e, in un certo senso, farmi ricredere un po’ sulla effettiva capacità di penetrazione del mezzo Internet sull’opinione pubblica. La realtà, però, è diversa e non vi nascondo che la giornata di venerdì mi ha lasciato una profonda amarezza. Ho scritto in poche righe che una persona – non un calciatore, ma una gran brava persona – meritava forse maggiore rispetto da parte del suo datore di lavoro. Ne è venuto fuori un dibattito (?) condito da minacce, insulti e qualche difesa d’ufficio della quale ringrazio con tutto il cuore gli autori. Non sono certo le minacce a impressionarmi: per 15 anni mi sono occupato di cronaca nera e se avessi avuto paura avrei fatto altro nella vita. Tutto sommato, la tifoseria palermitana è una delle più sane d’Italia e magari capita di dire qualcosa di troppo, di pisciare fuori dal rinale, ma poi per fortuna non succede mai niente di grave.

    No, cari amici, non è questo il punto. Anche se della maldicenza gratuita, sinceramente, avrei fatto volentieri a meno. È successo che gran parte del nostro dibattito (?) sia finito a stralci nei muri dei tifosi rosanero, quelli nei quali si parte solitamente da un unico assioma: solo il Palermo, esiste solo il Palermo, e chi si permette di dubitarne è un nemico o uno da emarginare. Fare copia e incolla della frase “certa gente meriterebbe che Corini segnasse al 90° il gol della vittoria”, tralasciando tutto il ragionamento fatto prima e dopo è pratica assai scorretta e pericolosa. Scorretta per chi la fa, pericolosa per chi la subisce. Non era quello che volevo dire: era solo una provocazione. Subito chiarita tirando in ballo la fede (parola grossa, meglio dire la simpatia) bianconera: tutto potrei volere nella vita tranne che vedere vincere il Torino, visto che fin da bambino mi sono appassionato alle cose juventine. Vi lascio immaginare il contenuto dei messaggi che sono stati pubblicati dai muri dei tifosi prendendo a pretesto questa frase spezzata. E le promesse di “punizioni” esemplari. Penso che i tifosi avranno ben altro a cui pensare che “punirmi”, ma resta il fatto che non è carino frequentare un blog come Rosalio e riportare i contenuti in un muro di tifosi. E non perché qui è il bene e lì è il male (su Repubblica, quando facevo il capo dello Sport, non c’era giorno in cui non ci occupassimo della passione in Rete), ma soltanto perché l’approccio dialettico è completamente diverso. Qui si cazzeggia, si chiacchiera, ci si confronta. Lì si parte tutti da un punto di vista comune e quindi è idiota fare una provocazione perché le risposte sarebbero scontate (e forse anche meritate). Continua »

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  • La bandiera

    “Corini? Un grande ex come però ce ne sono altri, ha dato tanto ma ora non è più qui. Del resto, le bandiere nel calcio non esistono”. Ipse dixit, anzi, Zampa dixit. Dunque un tizio che ha dato l’anima per quattro anni, che ha indossato con orgoglio una maglia, che ha riportato questa squadra in serie A dopo tempo immemorabile (assieme ad altri, per carità, ma il capitano era lui fino a prova contraria), un professionista serio e irreprensibile come pochi, un uomo di classe e di carisma, non è una bandiera. Non lo è Totti a Roma, e nemmeno Maldini a Milano. Non è una bandiera Del Piero alla Juve, e nemmeno lo stesso Materazzi all’Inter. E Piraccini, ve lo ricordate Piraccini? Giocò un fracco di anni a Cesena ed è difficile immaginarselo con un’altra maglia. Niente, dice il presidente che non è una bandiera nemmeno lui. Sapete che c’è? Io credo che non possa concepire l’esistenza di bandiere nel calcio soltanto chi ha fatto i soldi e per passare allegramente la vecchiaia va in giro per l’Italia a raccattare squadre di calcio. Chi aveva il Venezia e si è comprato il Palermo. Ma poteva prendersi il Napoli e, perché no, persino il Forlimpopoli. Questa gente qui di bandiere non ne ha più, anzi forse non ne ha mai avute. E non venite a dirmi che è stato Corini a mollare il Palermo perché sapete bene che non è così e che c’è stato chi fino al giorno prima della scadenza del suo contratto ha tirato la corda come se avesse a che fare con un ragazzino viziato della Beretti. Si meriterebbe, certa gente, che Corini segnasse al novantesimo il gol della vittoria e si mangiasse una bella fetta di carne per festeggiare. Ma siccome esiste solo il Palermo, come amano ripetere dagli spalti i tifosi (quelli veri, certo, perchè tutti gli altri sono solo merdacce), e allora Forza Palermo e speriamo di infilzare il Toro fregandocene allegramente di Corini e di quello che ha rappresentato. Continua »

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  • Poker o bluff?

    Vabbe’, ora tutti quanti stanno a parlare di scudetto o, come minimo di Champions League. C’era da aspettarselo: dopo quel primo tempo brasiliano, come facciamo a tenerci? Magico Palermo, rosanero fantastici, altro che calcio pane e salame di quel pretino di allenatore che avevamo prima. Champagne e bollicine, “Zampa” è contento e chi si è visto si è visto. Ma dobbiamo crederci davvero a questo poker livornese? Io spero di sì, perché ho visto movimenti da fuoriclasse di quei tre lì davanti e considerando che Amauri e Cavani sono reduci da gravi infortuni, l’idea di migliorare ancora non sembra poi così campata in aria. Solo che quando una squadra gioca così bene, nove volte su dieci dipende da un’altra squadra che gioca molto male. Diciamo che Orsi, lo sprovveduto tecnico livornese, non ha preparato al meglio questa partita. I suoi difensori hanno fatto fare ai nostri tutto quello che volevano e il primo tempo si è trasformato in un autentico massacro.

    Dobbiamo fidarci di questo 4-2? Boh, mica sono un indovino. Certo, resta quel secondo tempo non proprio esaltante (ma quando hai fatto quattro reti agli avversari, e pure in trasferta, non infierisci) e talune distrazioni che sarebbe meglio non avere in futuro. Su una cosa, però, mi sembra che possiamo essere tutti d’accordo. Se alla prima di campionato il Palermo ha avuto la sfiga di trovare la squadra più in forma del momento, alla seconda si è ampiamente rifatta trovandosi contro la più smandrappata di tutte. E dunque, prima di parlare di cose più grandi di noi, sarebbe meglio aspettare ancora qualche giornata. Scusatemi, ma vincere così a Livorno non riesce proprio a esaltarmi quanto vorrei. Però almeno ci siamo messi in cammino. Ed è già qualcosa. Ah, meno male che non hanno venduto Rinaudo. Fino a poche settimane fa se lo sarebbero sbolognato molto volentieri. Scommettiamo che prima della fine dell’anno andrà in Nazionale?

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  • Chi ben comincia

    Oh, non ci si può distrarre un attimo che già si ricomincia. Quaranta gradi all’ombra? E chi se ne frega. Si deve giocare e si gioca. E pensare che c’era anche chi, in nome delle sorti italiche, voleva anticipare il tutto a poco dopo Ferragosto. Come se i problemi seri in questo martoriato paese fossero il calcio e un campionato d’Europa da conquistare. Ma tant’è. Una volta si iniziava ad ottobre (come la scuola) e ci si poteva godere fino in fondo la meritata vacanza, oggi vogliamo tutto e subito e quindi rieccoci qui a blaterare sul torneo più bello del mondo (sarà vero?), quello in cui i migliori se ne vanno (Toni, Bianchi, Rossi, Lucarelli etc.) e chi conquista risultati esaltanti o salvezze miracolose viene cacciato via a calci in culo. A proposito di calci in culo: mitico quello di mister Baldini a Mimmuzzo Di Carlo. Per la serie: è inutile dire che siamo ormai abituati a tutto, perché prima o poi arriva un Baldini del genere e ti mina (che non è una brutta parola) ogni certezza.
    Perché scrivo così tante fesserie? Per due serissimi ordini di motivi. Il primo è che scrivere cazzate è la cosa che mi riesce meglio, il secondo perché sto in un posto in cui non c’è tv, parabola, Sky e similari. E quindi non so assolutamente nulla di Palermo-Roma a parte che la “maggica” ha vinto 2-0 e i nostri eroi dovranno attendere ancora un po’ per sorridere. Continua »

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  • Lettera al presidente

    Caro presidente Zamparini, chissà perché ma ho la vaga sensazione che lei non sia un appassionato «navigatore» di Internet. Preso dai suoi affari, non avrà avuto il tempo di dare un’occhiata a quello che si scrive oggi sui «muri» dei tifosi. Già, poche ore dopo le lacrime di Eugenio Corini, l’ultima bandiera rosanero che lei, con piglio manageriale tipico di chi non bada tanto per il sottile, ha deciso di ammainare per manifesta vecchiaia. Tanto per evitare equivoci, alla “Gazzetta dello Sport” ha anche dichiarato che «un calciatore a 37 anni non ha futuro». E quindi, che il capitano se ne faccia una ragione e si goda gli ultimi scampoli di carriera da qualche altra parte, magari accanto ai suoi figli — accidenti che pretesa — dopo aver fatto il doppio gioco giurando fedeltà eterna al Palermo mentre cercava altrove un ingaggio più lauto. Questo, se non ho capito male, lei va dicendo da una quindicina di giorni dopo aver liquidato con un «niet» la voglia di restare in rosa del capocannoniere rosanero (che dire, malgrado la sua veneranda età, come si dice a Palermo il buon Eugenio quattro fili se li mangia ancora).
    Caro presidente Zamparini, approfitti del weekend per saltellare qui e là in rete e registrare l’umore dei «suoi» tifosi. Ha presente quei sondaggi periodici sul gradimento dei politici? Non per rovinarle le vacanze, ma lei attualmente non gode poi di così tanta stima da parte di chi vive per i colori della squadra della città. Continua »

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  • Capitano mio capitano

    Io non lo so se Corini resterà a Palermo. Dice che c’è un incontro con il direttore sportivo (era ora) e che adesso è lui, il capitano, a voler andare via. Spero che non sia così perché sono affezionato ai giocatori bandiera. Adoro Maldini anche se i colori rossoneri mi fanno venire l’orticaria (questione politica, lo ammetto); mi piace l’attaccamento alla maglia di Totti, che avrebbe potuto vincere dieci volte di più se fosse andato via dalla Roma ma ama la sua città in maniera viscerale; nutro una passione ai limiti dell’omosessualità per Alex Del Piero a cui (tanto per evitare equivoci) invidio anche la moglie bella e silenziosa. Insomma, l’idea che Eugenio Corini possa andare via da Palermo mi rattrista e conferma, purtroppo, le mie perplessità su chi guida la baracca rosanero.

    Ma come, dico io, hai un giocatore carismatico, un parafulmine di tutti i guai (basta pensare che quando le cose vanno storte è sempre il primo a presentarsi dai giornalisti), un punto di riferimento in campo e fuori, e tu aspetti il 30 di maggio per incontrarlo e rinnovargli il contratto? Ovvio che quello si incazzi e se ne vada, no? Continua »

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  • La formazione ideale

    Amelia, Raggi, Rinaudo, Canini, Molinaro, Migliaccio, Guana, Simplicio, Bresciano, Lucarelli, Amauri. In panchina: Fontana, Bovo, Dellafiore, Giovanni Tedesco, Buscè, Brienza, Cavani.
    La butto lì, vi piace? Dai, ormai il campionato è finito e ci possiamo scatenare con il toto mercato. Noi al giornale lo chiamiamo il toto-cazzate, perché per un paio di mesi si potrà scrivere tutto e il contrario di tutto sui giocatori in partenza e in arrivo. Scrivete la vostra formazione ideale per il Palermo 2007-2008, chissà che Foschi non passi da Rosalio e prenda qualche spunto. Basta che non ci mettete Ronaldo e Ibrahimovic, perché tanto Zamparini non li compra…

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  • Divieto di champagne

    Giovedì scorso sono arrivato a Roma che, per un bel po’ di tempo, diventerà la mia città. Lo dico non tanto per informare gli amici di Rosalio dei miei spostamenti – in fin dei conti credo che non siano di vitale importanza – quanto per raccontare quello che mi è successo nella lunga notte seguita alla finale di Coppa Italia. La Roma, come sapete, ha perso 2-1 con l’Inter ma si è aggiudicata il trofeo forte di quel primo set (ops, è calcio…) terminato 6-2 all’Olimpico. Uscito dal giornale verso le 23,30 con un paio di colleghi di fede giallorossa, ci siamo trovati davanti al Colosseo nel bel mezzo di una festa travolgente che, inevitabilmente, ha coinvolto anche migliaia di turisti e persino un “antipazzante” della truppa di Spalletti come me.
    Guardavo i tifosi esultare, sentivo i loro cori, vedevo sventolare le bandiere e pensavo insistentemente a un titolo che avevo fatto qualche mese prima sulle pagine sportive di Repubblica Palermo. Quel titolo diceva pressappoco così: “Foschi: brinderemo a champagne se verremo eliminati dalla Coppa Uefa”. Perché, si sa, la Coppa Uefa è una scocciatura e prima ce ne liberiamo meglio è. Per un paradosso tutto palermitano, però, è fondamentale conquistare la qualificazione (altrimenti è vergogna) salvo poi maledire il momento in cui siamo costretti a giocare tralasciando i sogni di gloria in campionato. Ho già scritto tempo fa che un ragionamento del genere, per una società che in un secolo e passa di storia non ha mai vinto nulla, è quanto meno penalizzante.
    Ma non è questo il punto. Continua »

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  • Grazie Zampa

    Tre anni fa, alla vigilia del primo campionato di serie A del Palermo dopo tempo immemorabile, il capo di “Repubblica” mi chiese di inventarmi qualcosa, magari una rubrichetta per accompagnare il ritorno trionfale dei rosanero nel calcio che conta. Mi venne in mente quella storia dei “Ghiaccioli all’arancio”, mitico grido di battaglia dello stadio al pari di “Popolare c’è” che, non a caso, era l’altro nome in ballottaggio per la testata. Pensavo di tenere la rubrica per una stagione, al massimo due, anche perché sinceramente non sapevo quello a cui andavo incontro. L’idea di prendere in giro i colleghi dello sport o i diretti protagonisti della domenica era rischiosa in una città permalosa come la nostra. E invece in tre anni non ho (ancora) preso querele, tranne qualche “affettuosa” telefonata di rimprovero.
    Perché dico tutto questo? La ragione è presto detta: tra qualche giorno mi trasferisco a Roma per un bel po’ di tempo e temo che dalla capitale sarà più difficile poter seguire i programmi delle radio e delle tv locali che tanti spunti hanno regalato ai miei ghiaccioli. Continua »

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  • Ode a Guidolin

    Ho sempre avuto un debole per Francesco Guidolin. Lo dico subito, così chi vuole si può preparare a sputarmi addosso che tanto ormai ci sono abituato. Mi piace molto come allenatore (in fin dei conti ci ha portato prima in A e poi in Europa) ma soprattutto come uomo. E qui — lo dico alle mie donne — il fattore estetico non c’entra proprio nulla. Mi piace la sua capacità di incassatore, la sua freddezza, il self-control davanti a tutte le porcherie che gli sono state rovesciate contro in queste tre stagioni (quasi) in cui ha guidato la squadra rosanero. Il suo datore di lavoro gli ha detto nell’ordine che è uno sfigato, che porta attasso, che non capisce niente di pallone, che non ride mai (gravissimo per un tecnico, ne converrete), che non ha le palle e chissà quant’altro. Lui, Francesco, ha sempre fatto finta di non sentire, è andato avanti per la sua strada e non si è mai lasciato andare a una polemica che sia una contro il danaroso signore venuto dal nord.
    Lo so, l’obiezione del tifoso è sempre la stessa: visto che Guidolin guadagna un milione e 300 mila euro all’anno, ci manca pure che si mette a rispondere al suo presidente. Obiezione che, onestamente, non condivido. La dignità di una persona non ha prezzo e nulla, ma proprio nulla, autorizza un padrone (parola che mi dà l’orticaria, ma quello è) a maltrattare a mezzo stampa un suo dipendente. Al limite può alzare il telefono e vomitargli contro improperi. Ma farlo sul giornale o in tv è, a mio parere, sgradevole e quantomeno poco elegante. Detto ciò Francesco Guidolin avrà anche le sue colpe, a un certo punto non ne ha capito più niente, ma sentirsi bastonato un giorno sì e l’altro pure non avrà di certo giovato alla sua psiche. Continua »

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  • Buon proseguimento a tutti

    Due sabati fa — e lo scrivo solo ora perché di tanto in tanto mi tocca anche lavorare — ho goduto come un pazzo per il 3-3 al “Barbera” tra Palermo e Roma. Del pareggio non me ne può fregare di meno, ma se ti capita di seguire la partita in mezzo a tale Fabrizio Zampa, radiocronista ufficiale della formazione giallorossa, e un mentecatto di cui non conosco il nome che gridava come un ossesso pure quando la Roma batteva un fallo laterale, il “prio” di vederli morire lentamente dopo aver assaporato la vittoria (con tanto di sfottò ai colleghi di Terronia) non ha proprio prezzo. Lo dico solo adesso e se qualcuno pensa che ce l’ho con la Roma, sappia che odio (calcisticamente, ovviamente) anche la Fiorentina e quindi la lotta per la Champions League quest’anno proprio non mi appassiona. Mi rompe le scatole, però, essere preso in giro e sabato scorso allo stadio sono riuscito a non venire alle mani con qualche simpatico “collega” solo perché non ne valeva la pena. Se sono arrivato alla soglia dei 40 anni senza avere picchiato, o essere stato picchiato da nessuno, non saranno 22 signori in mutande e un paio di burloni (diciamo così) in tribuna stampa a farmi cambiare idea. Continua »

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  • La linea del signore

    Il mio barbiere mi ha visto lievemente abbronzato — potrò farmi una settimana bianca all’anno pure io o no? — e ne ha tratto una ulteriore conferma alla sua fede inossidabile: «Voi comunisti continuate a dire che l’Italia è povera e poi ve ne andate alle vacanze negli alberghi di lusso. Non siete nemmeno degni di nominarlo a Berlusconi, cornuti e ingrati che non siete altro…». Ora, a parte il fatto che il mio presunto comunismo sarebbe tutto da dimostrare, non sarà certo un caso che per fare un po’ di ferie uno sceglie la bassa — bassissima — stagione e persino le offerte last minute pur di risparmiare e non sforare il budget. Figaro, però, è un berlusconiano doc e pure se vedesse il suo idolo stuprare un bambino sarebbe capace di insinuare il sospetto che è tutta colpa dell’infante pur di non dare addosso al “signore dei sogni”.
    E qui veniamo al punto. Il preambolo, infatti, c’entra fino a un certo punto. Qui di “signori” vogliamo parlare perché dopo la famosa “linea della palma” la Sicilia sembra avere esportato anche la tanto decantata “linea del signore”. Nel mio albergo di lusso in Trentino — in realtà un dignitoso due stelle — mi è capitato di vedere in tv il premier nei suoi tour elettorali. E con grande orgoglio ho potuto notare che tutti i suoi avversari sono diventati “il signor Prodi”, “il signor Montezemolo”, “il signor Della Valle” e così via. Visto che di solito esportiamo mafia e disoccupazione, aver coniato una locuzione, pur con accezione negativa, è un passo avanti da tenere in considerazione. Vuol dire che a qualcosa anche noi, ai confini dell’impero, serviamo. Continua »

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  • Paradossi europei

    C’è un dibattito che va per la maggiore tra i tifosi del Palermo. E anche tra quelli che si ritrovano puntualmente dal signor Franco, il barbiere che annovera il maggior numero di clienti non paganti della storia dell’acconciatura mondiale. Il senso è pressappoco questo. Gli eccessivi impegni dei rosanero in Coppa Uefa finiscono per debilitare la squadra e compromettono l’andamento di Corini e soci nel campionato. Che, ovviamente, conta molto di più di una manifestazione di terz’ordine come quella europea alla quale, tanto per capirci, partecipano alcune tra le migliori formazioni del continente. Già il fatto che in un secolo di storia il Palermo non l’abbia mai giocata dovrebbe convincere i tifosi dell’importanza storica di esserci, ma ai palermitani di questa Uefa non gliene frega granché. Pazienza, ce ne faremo una ragione.

    Ma il paradosso, tutto siciliano, è un altro. Dicono i tifosi che, continuando di questo passo, per colpa della Coppa il prossimo anno non riusciremo a qualificarci per l’Europa. E questo, sinceramente, è intollerabile. Dunque, ricapitolando, la Uefa ci impedirà di andare in Uefa. Continua »

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  • Forza Zoro

    Ci sono voluti tre mesi e un piccolo, sconosciuto, paesino del Salento. Dopo il “no” sdegnato del sindaco di Milano e l’indifferenza della Sicilia. Alla fine a Cursi, in provincia di Lecce, qualcuno ha pensato che il gesto di Marc Zoro contro i tifosi razzisti dell’Inter che lo insultavano, meritasse un riconoscimento. E così da oggi Marc, difensore centrale del Messina e della Costa d’Avorio, è cittadino onorario di questo centro pugliese. «Sono felice ed emozionato, per un gesto che mi ha colpito profondamente e che voglio che sia trasmesso ai più piccoli, come questi bambini che ho di fronte, perché loro un domani, capiscano che nel c’è solo una razza e un colore, quello dell’umanità», ha detto Zoro commosso nell’aula del Consiglio comunale. «È un gesto che non potrei più rifare — ha poi proseguito il difensore ivoriano — perché non fu programmato ma estemporaneo. Da allora credo che qualcosa un po’ sia cambiato negli stadi nei confronti di noi giocatori di colore. Ricordo ancora gli applausi allo stadio di Treviso, considerato uno dei più a rischio razzismo. Forse si è incominciato a capire che il calcio è un fenomeno che unisce e non deve dividere».

    In una terra nella quale i movimenti autonomisti si alleano con la Lega di Calderoli, l’intelligenza del mio amico Marc merita attenzione e rispetto. Non dico che qualcuno potrebbe spingersi a candidarlo alle elezioni, ma visto chi ci andrà a rappresentare, una persona come lui non sfigurerebbe affatto. Anzi, ne sovrasterebbe tanti. E non solo per l’altezza.

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  • “Kosa nostra” di Praga

    Kosa nostra

    Vabbè, spesso le reazioni sono pure più patetiche degli insulti. Ma sinceramente questo fatto che ogni squadra europea che incontra i rosanero debba offendere la nostra “bella e amata Palemmo” comincia a darmi un po’ di fastidio. Gli ultimi, come avrete letto sui giornali, sono stati i cecoslovacchi (ops, non si chiamano più così ma cechi mi fa proprio ridere…) dello Slavia Praga che giovedì affronteranno i nostri eroi nei sedicesimi di finale di Coppa Uefa. Andate sul sito ufficiale della società (www.slavia.cz) e vi troverete davanti a una bella foto con un paio di tifosi in maglia biancorossa, occhialoni scuri manco fossero alle Maldive (minchia sole che ci dev’essere a Praga in questo periodo…) e una simpatica scritta alle loro spalle: “Kosa Nostra”. Continua »

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  • “Un certo Papadopulo”

    Ormai lo sapete. A Palermo, quando dobbiamo “posare” uno, gli diamo del “signore” e il gioco è fatto. Trovate un tifoso, uno solo, che oggi non definisce l’ex allenatore rosanero “il signor Del Neri”. È un classico. Era toccato prima al “signor Toni” — a proposito, ha segnato anche domenica, 22 gol in 23 giornale, minchia, e mi sia consentito il francesismo — Tocca spesso al “signor Zamparini” quando non si tiene e spara a zero contro tutti e tutti. Toccherà anche al nuovo tecnico se arriveranno tempi bui.

    Ci si chiede: ma se dare del “signore” ha un’accezione negativa, ci sarà pure un modo per fare i complimenti a qualcuno nella tipica vulgata palermitana? E certo che c’è, basta passare ogni tanto dal signor Franco (signore, senza virgolette, va bene…) e ascoltare il fan club del Figaro “de noantri”. «Avete visto? Abbiamo cacciato il “signor Del Neri” e ci siamo qualificati in Coppa Italia massacrando il Milan. E se non era per quel colpo di culo di Paredes — la prodezza degli avversari non è contemplata nel vocabolario del tifoso rosanero — ci andavamo a prendere i tre punti pure a Reggina e a quest’ora stavamo qui tutti belli contenti». Continua »

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  • Papadopulo, salvaci tu

    E quindi da stasera, nell’assalto al Milan in Coppa Italia, il Palermo sarà guidato in panchina da un nuovo allenatore. Del Neri, anzi il “signor” Del Neri, è ormai un residuato bellico. Ora c’è Papadopulo — quanto ci metterà a diventare “signore” anche lui? — uno che con il cognome che si ritrova qualche raccomandazione con l’Altissimo dovrà pure averla. Basterà a proteggerlo dalle intemperie di Zamparini? Chi può dirlo. Se il presidente ne ha cacciati 32 in una quindicina di anni, cosa gli impedisce di fare al più presto 33? Che poi, come i cabalisti sanno bene, 33 è pure un numero “divino” — gli anni di Cristo — cosa che con un Papadopulo fa giusto pendant. «Viri ca stu Papadopulo è uno buono — commentano gli amici dal signor Franco (senza virgolette, per carità) — questo prende i giocatori e li sbatte al muro. Senza chiacchiere». Naturalmente è quanto dicevano la scorsa estate anche per Del Neri — non ancora degradato a “signore — e che diranno per Novellino, il prossimo della lista secondo quanto ci raccontano i padroni del mercato. Continua »

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  • Turbolenze rosanero

    Tira una brutta aria dalle parti di viale del Fante. Il “signor” Zamparini, che da quando di mestiere fa il presidente delle squadre di calcio ha cacciato via un condominio di allenatori, si è incazzato di brutto con l’ultimo della serie, il friulano (e quindi suo conterraneo) Gigi Del Neri, tristemente famoso per il fatto che nessuno, a memoria di giornalista, è riuscito mai a decodificare nemmeno mezza frase durante le sue conferenze stampa. Tanto che è passata alla storia una battuta folgorante del cabarettista Ernesto Maria Ponte: «Il Palermo gioca come il suo allenatore: non si capisce niente…».

    Tira una brutta aria, si diceva, perché al presidente non gli piace proprio come gioca la squadra. Dice che prende troppi gol, che così si va in serie B, che Del Neri deve darsi una regolata e cambiare modulo. Continua »

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  • Pallone o teatro, questo è il problema

    Finalmente il girone di andata è finito. Anzi, comincia subito il ritorno perché nel calcio friggi e mangia di questi tempi nessuno ha più tempo da perdere. Il tifoso rosanero non è contento. Sognava una squadra in Champions League e si deve sorbire le sfuriate del presidente che teme addirittura di retrocedere. Ok, non è andata benissimo, ma l’allarme zampariniano è andato, come sempre, un po’ sopra le righe. L’unica buona notizia, in questo senso, è l’ultima promessa del patron friulano: «Non mi chiamate più a fine partita — ha detto ai giornalisti — perché vi sbatto il telefono in faccia». Che abbia letto l’ultimo post dei ghiaccioli on line? Mi sentirei di escluderlo, ma se mantiene la parola, “Zampa” fa un buon servizio a se stesso, alla squadra, ai tifosi e persino ai cronisti che, una volta e per tutte, si metteranno il cuore in pace e torneranno a consumare le suole delle scarpe per trovare lo straccio di una notizia. Continua »

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