giovedì 8 dic

Archivio per la categoria 'I racconti di tre righe'

  • Abbronzatura

    Lavorò di traforo a lungo. Scavò con grande cura le parole “ti amo” nella lamina di compensato, poi la legò al petto e si stese in riva al mare, in disparte, ogni giorno fino a quando il sole non scolpì quella frase sul suo petto lasciando attorno un rettangolo di pelle chiara. Parole di fuoco, parole che bruciavano, parole che spellavano, parole bronzee. Parole che solo l’inverno avrebbe cancellato. Ma per poco.

    I racconti di tre righe
  • Formiche

    Portò le lenzuola bianche al fiume e le lavò a lungo. Poi le mise ad asciugare sui cespugli di lavanda perché si impregnassero di profumo. Si mise seduto e aspettò. Erano asciutte quando cominciò la processione delle formiche. Migliaia. È come se ognuna sapesse dove andare a fermarsi. Alla fine avevano composto una scritta: “Fai che questi teli non diventino un sudario. La felicità è fatta di cose piccole. Come noi”.

    I racconti di tre righe
  • Diario di un narciso

    Quando la vita non ti gira le spalle. E nemmeno le palle. Quando la mattina fischietti, quando distingui il canto delle rondini da quello dei rondoni, quando sei contento di vedere venir su il basilico bello e grasso, quando strimpelli al piano e ti piace quello che senti, quando butti giù la pasta e poi ti lecchi i baffi, quando alla sera caschi dal sonno, allora stai scrivendo il diario di un narciso.

    I racconti di tre righe
  • Castelli

    Aveva consumato nell’attesa anni procaci che aveva svuotato. Affacciato dai merli del suo munito castello aveva dato le spalle al mercato dove l’amore giocava coi gatti e i garzoni sbagliavano mele da addentare. Ma lui aspettava e ogni giorno gettava un bottone nel fossato scrutando confini incerti. Ma nulla accade quando non sai cosa stai aspettando e i bottoni già sovrastano il ponte levatoio.

    Castelli (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Il gioco delle tre carte

    Chiese di giocare, lo fecero sedere al tavolo. Distribuirono le carte e a lui toccarono una tigre, la spada e un grappolo d’uva. Giocò la spada e caddero le teste degli arroganti. La carta della tigre era una tigre di carta e non faceva gioco. Vinse col grappolo d’uva: strinse la carta tra le mani e versò il succo nel boccale della ragione. E tutti ne bevvero. Per lasciarla sveglia, al sicuro dai mostri.

    I racconti di tre righe
  • Il treno delle storie

    Entrò nello scompartimento, si sedette di fronte a me, aprì la borsa e cominciò a leggermi la sua storia. Era un racconto triste ma lui non lo era. Aveva gli occhi dolci e le lebbra tumide. Quando finì se ne andò scusandosi. Poi venne una ragazza che tolse i petali di una rosa e li posò sulla mano, Poi li soffiò verso di me e ne sentii il profumo. Ed era la sua storia. Da allora prendo il treno spesso. E cerco storie.

    I racconti di tre righe
  • Scarpe

    Le piaceva slacciargli le scarpe ogni giorno al suo rientro. Era sempre un gesto gentile, per nulla servile. Prendeva il piede e lo appoggiava sul grembo, poi scioglieva il nodo e cominciava a sfilare i lacci come se stesse ricamando su un telaio. Dopo aver tolto la scarpa gli massaggiava un po’ il piede. Solo un po’ ma con molto amore. Un giorno lui tornò e lei capì che era tutto finito: indossava mocassini.

    I racconti di tre righe
  • I fondi del caffè

    Il vecchio studiò a lungo i fondi del caffè nella tazzina, Lo guardò con aria grave e disse: “Non hai un gran futuro di fronte. Tuttavia…c’è una cosa che puoi fare. Per salvarti”. Lui lo guardò con lo sguardo che sembrava una mano attaccata al cornicione, l’unico appiglio per non precipitare. “Cosa?”, chiese. Il vecchio tolse la barba finta e la parrucca. Era Bonolis. “Bere Lavazza qualità oro”, disse. E scomparve.

    I fondi del caffè (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Otto volante

    Otto volante: mi dai le brutte notizie lungo la salita perché il panico per la discesa superi quello per ciò che sento. Sei generoso, amico mio. E siamo capovolti quando mi dici che si mette male. Ma chi ti ascolta? Qui sento il cuore in gola, ma per l’emozione che mi fa urlare. Grazie per avermi portato al luna park. Ora sono stanco: vado a casa. Mi dispiace non accompagnarti. Ma al tiro al bersaglio vacci da solo.

    Otto volante (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Colpire gli infami

    Si accorse di avere le mani quando fu costretto a contare fino a dieci. Tanto dovette aspettare prima di sapere se il sentiero verso l’orizzonte fosse un’autostrada o un vicolo chiuso. Si guardava attorno smarrito. Urtava sagome di magnaccia e puttanieri. Ma contando si accorse che le mani servivano a tanto altro. Tornò a casa e carezzò a lungo i capelli del suo amore. Poi andò fuori, pronto a colpire gli infami.

    Colpire gli infami (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Traffico

    Nella corsia col cordolo sorrideva agli altri che, in senso inverso, intasavano la strada nell’ora di punta. Com’era bello il tuo tagliando “H” tutto plastificato. Pensava che tra quel popolo in coda c’era tanta gente piena di acciacchi. Lui invece stava benissimo. La “H” era per la sorella che ormai non poteva più uscire da casa. Tornò e disse: “Mammamia che traffico oggi”. Lei lo guardò e pianse come una multa.

    Traffico (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Tre metri di verità

    Non badò a spese quando comprò tre metri di verità. Il sarto lo elogiò e aderì alla sua richiesta di vestirsene per le feste comandate. Andava regolarmente alle prove, commentava gli stati di avanzamento. La verità lo vestiva in modo impeccabile. Per le feste comandate. Un giorno arrivò con tre metri di menzogna. E chiese di farne un abito per tutti i giorni.

    Tre metri di verità (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Consigli

    Raccolse dal tavolo le carte che usava per predire il futuro e accolse l’uomo che varcava la soglia. “Le carte – gli disse – mostrano uno sviluppo, non ordinano, suggeriscono, consigliano”. Le dispose sul tavolo e le guardò assorto. “Cosa consigliano?” disse l’uomo? “Di uccidermi”, rispose il cartaro.

    Consigli (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Notizie nuvolose

    La brezza del mattino entrava a balzelloni dalla finestra lato mare e andava a svegliarlo ogni mattina portandogli una copia di Notizie Nuvolose. Quel giorno in prima pagina c’era un’alba sul mare piatto. C’era un inserto sulle nuvolette estive, quelle che sembrano bambagia e corrono come pulcini. Si alzò. Sorridendo.

    Notizie nuvolose (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Ombre

    Dietro la porta di vetro opaco le ombre gli raccontavano una storia lunghissima come in un film. Ombre di uomini e donne e di natura e di animali, ombre che dicevano di un mondo anche se sembravano uscire da una scatola. Poi aprì la porta e vide le mosche sulla lampadina con le loro piccole merde. Richiuse la porta e le ombre, bellissime, tornarono.

    Ombre (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Lucciole per lanterne

    Presero tutti lucciole per lanterne perché le lanterne non portavano da nessuna parte, ormai. Tanto valeve disperdersi nei prati purché bui, per essistere alla incredibile Rivista delle lucciole che danzavano. Ed era danza d’amore perché la luce era un segnale di presenza, di contatto. Come spesso le parole. Ma anche le lucciole vanno a dormire. E spengono la luce.

    Lucciole per lanterne (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Radio Futura

    Accese su Radio Futura e ascoltò la sua voce stanca che raccontava favole in un programma per bambini. Diceva di principi e regine, di gnomi e di sciocchine e la voce sembrava una mano che carezza, come si fa coi bimbi per farli addormentare felici. Quella radio, che trasmetteva da un futuro non troppo remoto, gli disse cosa fare: si miese allo specchio e cominciò a raccontare nel tetativo di addormentarsi.

    Radio Futura (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Obliteratrice

    Il filippino obliterò. Non aveva idea di cosa significasse obliterare, verbo figlio prediletto di una burocrazia auto referente. Ma obliterò come aveva visto fare ai passeggeri sull’autobus. Era circondato da ragazzi cumpa’ di qua, cumpa’ di la: bravo Filippo, paghi tu e a noi ce la sucano. Fermata, n.2 controllori uno a ore dieci uno a ore tre. Commando. Cumpa’ coglioni. Filippo sorride.

    Obliteratrice (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Soldi neri

    Mentre pulisco mi stai sempre dietro. Hai paura che rubi. Poi ti sento parlare con quell’altra troia della tua vicina: “Non è possibile – le dici – dare il servizio sanitario pure ai marocchini. Che poi siamo noi a pagare. Che se ne tornino a casa”. Ma tu mi dai soldi neri. Neri come me. Per non pagare i contributi. Ladra bianca e per bene. Allora oggi c’è una novità: il cesso te lo pulisci da sola.

    Soldi neri (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe
  • Pittosfori

    La siepe dei pittosfori è verde di giada e grassa come una scrofa. Ma è lei che ferma il vento quando arriva maligno da Tramontana. E al riparo se ne stava quieto a spazzolare il pelo bianco del persiano Salman. Spazzolare un gatto, sentire la resistenza mai inesorabile dei nodi e scioglierli solo con movimenti leggeri. E pensare a se stessi ed a ben altri nodi. Alla ricerca di un Grande Spazzolatore.

    Pittosfori (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

    I racconti di tre righe