mercoledì 28 set

Archivio per la categoria 'Il taccuino di Giafar'

  • San Giovanni degli Eremiti

    Il Taccuino di Giafar (reloaded): un popolo senza futuro

    Incontrai mio cugino Eugenio l’Emiro che quando mi vide mi domandò: «Giafar, mi pari attruvatu. Ma chi ci fu? Mi hai fatto stare ca testa ‘ntall’aria». Ci spiegai che qui, nel paraddiso dell’Islam, ho avuto un sacco di cose da fare e che il Sommo mi rimproverò perché mi passa la vita a guardare quello che succede nella mia Palermo, quella dove fui ultimo Emiro e che non è mai uscita dal mio cuore. Mio cugino Eugenio annacò la testa per farmi significare che aveva capito . «Pure io – mi disse – ogni tanto ci do una controllatina. Ma, a proposito, ci sono novità?». Che vi devo dire? Quando mi fanno questa domanda io mi abilio perché le novità a Palermo sono sempre cose tinte e non se ne può più. Pure le cose minute fanno capire che nella Mia Amata le cose non si aggiustano. Continua »

    Il taccuino di Giafar
  • Lentezza è mezza bellezza

    Menomale che c’è chi mi racconta le cose perché non è conto che posso andare appresso a tutte le situazioni, è giusto? Poi mio cugino Eugenio di questi tempi è fatto troppo scucivolo e ci passa la giornata a pigliare a colpi di spingola tutti i punteruoli rossi che si stanno ammuccando le palme. Così non ne seppe niente. Per fortuna una mia amica, che si chiama Giusi Imborgia e che di Palermo le sa tutte, ammugghio un pezzo del Giornale di Sicilia in una pietra e me la tirò. E buono fece perché la notizia è di quelle che sono sdimenticabili. Cioè non si possono dimenticare. Palermo si è scritta per partecipare al Giornata Mondiale della Lentezza. Continua »

    Il taccuino di Giafar, Palermo
  • Bontempo e Malotempo non dura sempre un tempo

    Oggi mio cugino Eugenio spuntò che a momenti non lo riconoscevo. Aveva una cerata tutta gialla con un cappuccio ca sembrava un fratacchione e un paro di stivaloni ca sembrava un pescatore del Porticello che va a gamberoni dietro all’Ustica. “Eugenio – ci dissi – ma di dove stai venendo?”. Allora lui mi spiegò che era andato a controllare com’era la situazione nella strata che ci hanno messo il suo nome, via Eugenio l’Emiro. Perché che ci fu? Ci domandai. E lui: ci fu che ave due mesi che scarrica acqua ca pare che siamo torinesi invece di essere a Palermo. E danno ce ne fu? Mi informai. E lui: no, danno niente ma i palermitani non se la fidano più e si sciarriano col tempo come se fosse una persona. Ci dicono parole, lo taliano male di sotto a sopra, ci fanno le corna con le dita, lo incolpano di tutti i guai. Ma soprattutto ci passa la giornata a dire: lo vedi appena ci dicono che c’è la siccità e che gli invasi sono vuoti? Ci isu i mano! Continua »

    Il taccuino di Giafar
  • La tappina semantica

    Giafar – mi disse ieri mio cugino Eugenio l’Emiro – questa della tirata delle scarpe è bellissima. In effetti ci feci caso pure io. Ora basta che c’è una contrarietà, una protesta, un che dire con qualcuno, uno ci va e, pronto accomodo, ci tira una scarpa che se quello non si canzia ci scorcia la matrice dei pidocchi. Continua »

    Il taccuino di Giafar
  • Grandine, misteri e cimiteri

    Mio cucino Eugenio la combinò veramente esagerata. Dico io: c’era bisogno di farci assaltare i vermi a tutti i palermitani con questa cosa di fare cadere la neve solo al camposanto dei Rotoli mentre nel resto di Palermo sembrava che ci potevamo andare a fare i bagni? Quando ci spiegai che non era esatto lui mi disse: “Giafar non c’era altro di fare. Così ognuno pensa che dall’aldilà stanno parlando con lui e si passa una mano sopra il petto. E ti assicuro che tutti, dico tutti, trovano un ostacolo. Prima di quello naturale che, almeno i maschi, incontrano di sicuro”. Continua »

    Il taccuino di Giafar
  • Chi fa la festa a Totò?

    L’emiro Totò mi parse come quello che, finito sotto il cavallo, ci dice a tutti: miii, menomale, potevo finire sotto la carrozza. E festeggia. Mio cugino Eugenio, mentre Totò sparteva cannoli a tutti, mi diceva “Giafar, forse lui fa festa perché pensa che al peggio non c’è fine”. Può essere ma secondo mè l’emiro Totò è finito sotto la carrozza proprio. Solo che non è come pensano tutti. Cioè: la carrozza non sono i giudici ma gli amici suoi. Allora io penso che mentre i giudici decidevano come se lo dovevano sollevare, si cucinavano pranzi in tante cucine. Per fare la festa all’Emiro Totò mentre lui se la faceva da solo. Ma non era la stessa festa. Continua »

    Il taccuino di Giafar
  • Ma tutti a mezzanotte nascono?

    Stamatina, primo giorno del vostro anno, chiamavi a mio cugino Eugenio e ci dissi: Eugenio, vieni senti sta telefonata che c’è di ridere. Noi, da quassopra possiamo intercettare tutte le telefonate che vogliamo tanto non è conto che possiamo scrivere rapporti e fare altre sbirritudini, Insomma la telfonata era la seguente: Pronto, lei è ildottore ics dellospitale ipslon? Ma vero è che stanotte è nato un picciriddu a menzanotte e un minuto? Sì? Ma che va dicendo? Io sono il dottore Nonsochì dello spitale Nonsodove e ci posso assicurare che qui è nato un picciriddu a menzanotte e trenta secondi quindi senza mentere a cominciare che vi volete ammuccare il primo nato in Sicilia perché quello è nostro e non ce lo può levare nessuno. Continua »

    Il taccuino di Giafar
  • ‘u Picciriddu

    Ci dissi a Eugenio che dopo tanti anni di firriare Palermo Palermo, quasi mille a pensarci bene, non mi sono ancora abituato a questa storia del Natale. Ora vengo e mi spreco: non è conto che noi dell’islam siamo arrivati qua e abbiamo ammazzato a tutti i cristiani. Ma quale: ficimu strate, iardini, palazzi bellissimi. Certo gli infedeli non ci piacevano tanto assai ma chiese non ce na abbiamo abbruciato e i monasteri bizantini non li toccava nessuno. Ai tempi di mio padre Yusuf c’erano trecento maestri che ci insegnavano a leggere e scrivere a mezza Palermo. Forse di più di come succede ora. Continua »

    Il taccuino di Giafar
  • Muharram (capodanno)

    Mi stavo facendo una passiata con mio cugino Eugenio (l’Emiro) e siamo passati dal Politeama dove hanno montato l’albero di Natale. Con tutto il rispetto. Per noi Gesù è stato un profeta. Ci crediamo pure noi. Mentre guardavamo tutti i brillantini che dice che sono costati mila e mila euri, intesi dire che quest’anno il capodanno a Palermo non lo fanno. Dice che l’Emiro Diego decise di prendere seicento mila euri e di spartiriccilli ai morti di fame. Tanto a morto di fame, viene, magari, un piatto di lasagne. Bravo Diego, disse mio cugino Eugenio. Ma io ci spiegai: aspetta Eugenio che qua non è conto che le cose sono sempre come sembrano. Continua »

    Il taccuino di Giafar
  • Targhe alterne

    Quando me la colsi nel castello di Maredolce, al grandissimo Onnipotente ce lo feci per patto. Rinuncio – gli dissi – a metà delle settanta vergini che mi toccano ma tu, oh Luce Perpetua, mi devi lasciare a Balarm per sempre. Lui mi disse che si poteva fare e così mi passo il tempo a guardare quello che succede, io l’Emiro Giafar, ultima Spada dell’Islam in Sicilia. E non sono solo visto che, quando non è in giro a spirugghiare faccende, c’è pure mio cugino Eugenio. Eugenio l’Emiro, per intenderci. Continua »

    Il taccuino di Giafar