Archivio per la categoria 'Ospiti'

Da un po’ di anni a questa parte progetto una mia migrazione post-laurea all’estero, nello specifico in terra teutone, stanco di tutto ciò che di negativo mi circonda in questa città e ammaliato da quanto bene funzionino le cose appena varcato il confine. Questa scelta non è comunque scevra da pensieri e ragionamenti continui a riguardo. Infatti, nonostante tutte le cose tremende che si vedono in città, c’è sempre un qualcosa di fondo che mi tiene legato ad essa.
Io credo che a tutti gli uomini (sicuramente anche alle donne capitano cose di questo tipo, ma non essendo “del settore” mi limiterò a parlare al maschile – non me ne vogliano gli esponenti del gentil sesso che leggeranno questo post -) sia capitato di innamorarsi di una donna sbagliata nella propria vita. Una di quelle che sai che non è per te, sai che siete troppo diversi, sai che lei non ti caga di “sgricio”, ma tu la ami e non “ci può” niente. Gli amici te lo dicono «Compa’ levaci mano! Minchia sono anni che le vai dietro, basta!», ma tu non hai orecchie per intendere, «d’un lato ti trasi e di l’avutru ti niesci». «Compà ma quante volte ti deve fare stare male? Esci, futtitinni, minchia ma lo sai femmine quante ce ne sono?» ma tu niente. Continua »

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Senza simboli

Gianfranco Marrone
feb 12
06
02:52

A proposito della campagna elettorale in corso a Palermo. Ufficialmente, ricordiamolo, non ancora cominciata, sebbene in corso già da diversi mesi, se non anni, e con divertenti forme di comunicazione. Accanto all’ultima trovata del diffuso cinguettio che il candidato (soprattutto se alle prime armi) ritiene cementificante, ecco il solito manifesto elettorale. E lì è la tragedia – che, come diceva quello, è sempre pronta a trasformarsi in farsa. Al manifesto elettorale, ammettiamolo, siamo tutti affettivamente legati, fa parte del paesaggio urbano, ci distoglie dalla noia del traffico quando siamo incolonnati, ci fa sorridere nel cogliere l’inevitabile goffaggine di chi ci si espone. Per questo è sempre lì, immarcescibile.
A guardare quelli che da qualche tempo riempiono le nostre strade, in questa campagna elettorale permanente in salsa palermitana, si coglie un tentativo che, per amor di citazione nazionalpopolare, chiamerei antigattopardesco. Lasciare tutto com’è per cambiare tutto. Continua »

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Complice il tempo instabile e una curiosa voglia teatrale nata improvvisamente verso ora di pranzo, con la mia fidanzata ho deciso di passare, per la prima volta, il sabato sera all’Agricantus. Andati alla spensierata, mano nella mano, credevamo di trovare un teatro discretamente pieno per L’ascensore, atto unico comico ideato da Ernesto Maria Ponte con la regia di Cocò Gulotta e le interpretazioni dei bravi Ivano Falco e Giorgia Migliore. Oltre al valore dell’opera, capace di divertire ininterrottamente per un’ora e mezza, quello che mi ha stupito è un altro. Nella mia ignoranza non credevo che a Palermo, nella nostra Palermo arida di cui ci lamentiamo tanto, un teatro piccolo come l’Agricantus avesse così seguito. Non immaginavo che potesse fare un tutto esaurito per i suoi spettacoli e non avrei mai pensato ad una realtà così piena di fermento. Forse saranno stati uno sprazzo nel grigiore culturale palermitano, una serata particolare, una folgorazione sulla via di XX Settembre, ma questo sabato mi ha restituito una città diversa. Basta solamente scoprirla. Io l’ho fatto sabato scorso con un ascensore.

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Scrivo su questo blog per correggere le informazioni errate che ogni tanto vengono scritte o dette sul Movimento Cinque Stelle e sulla nostra candidatura alle elezioni amministrative 2012 di Palermo.

Non siamo candidati alle primarie del centro sinistra e non siamo fra i candidati del centro sinistra come ad esempio è stato erroneamente scritto il 5 dicembre in un articolo pubblicato su rosalio.it. Continua »

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A finemu?

Alberto Turturici
gen 12
27
10:55

A finemu?

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Premessa: questo articolo è scritto in fretta e furia da un dottorando siciliano di 29 anni autore di quindici pubblicazioni scientifiche e relatore in convegni tenutisi a Barcellona, Valencia e Marsiglia. Uno sfigato, per intenderci. Almeno al cospetto di Michel Martone.

Si è parlato di scandali all’Università, di precari validi che da anni arrancano, di cervelli che fuggono e di “figli di papà” dalle carriere fulminanti. Ma, né in tv né sulla rete ho trovato numeri chiari. Allora mi sono detto: «E diamoli, un po’ di numeri»! Perché se stiamo dietro alla scatolo-informazione (informazione delle scatole cinesi o degli scatoloni impolverati, fate voi) non ce ne usciamo più.

Di recente un sottosegretario, tale Michel Martone, ha illuminato le nostre giovani menti (ed insinua il sospetto nelle menti dei nostri genitori) dicendo che chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato. Al di là delle inevitabili polemiche sul merito della questione, teniamo conto del fatto che chi parla è diventato professore ordinario a 29 anni. Continua »

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Negli ultimi giorni il movimento dei forconi siciliani ha attirato l’attenzione dei media nazionali; al momento in cui scrivo, la protesta si è estesa ad altre parti del paese e vi è stato, purtroppo, persino un morto. I forconi, riuniti sotto il cartello “forza d’urto”, hanno coagulato attorno a se numerose persone disperate per la grave crisi che ormai da oltre tre anni attanaglia il nostro paese. È dunque necessario osservare con cura e capire meglio questo fenomeno. In primis, cosa vogliono i forconi? Considerando la natura “composita” del movimento, oggetto di profondi dibattiti sul web è difficile identificare una leadership e quindi una serie di richieste “genuine”. Continua »

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Ho questa impressione: in Italia, specie in Sicilia, si è passati dal pecorume del niente sciopero, per paura della dittatura fascista, alla sfrenata libertà dello sciopero selvaggio. Non alla protesta espressa mediante lo sciopero esercitato con la semplice astensione dal lavoro.
Come dovrebbe essere. Gli autotrasportatori non si limitano a fermare i loro automezzi, assolutamente no, devono impedire per forza la circolazione stradale all’intera popolazione. Lo stesso può dirsi per tutte le altre categorie, con qualche eccezione naturalmente. Io non discuto le ragioni della rivolta dei cosiddetti forconi in Sicilia.
Sono sacrosante. Sono la prova della inadeguatezza della classe politica che ci governa, dedita soltanto a raccattare consenso attraverso le più stridenti forme di clientelismo, a danno dei veri diritti dei cittadini. Ma la giustificazione dello sciopero non può sfociare nel blocco totale della vita economica e sociale di una città o di un territorio. Selvaggio è qualcosa di più che incivile. È violenza e sospensione dei naturali diritti di libertà dei cittadini. Continua »

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La mia denuncia è sotto gli occhi di tutti! O forse solo agli occhi di noi persone con difficoltà motoria.

Gli autobus non solo non funzionano bene – in genere – ma non sempre hanno pedane mobili e ove esistono o non le fanno funzionare o sono rotte. Molto raramente sono funzionanti!

Noi due, cioè io e il mio accompagnatore facciamo molta fatica, anche se ci arrangiamo, ma non è giusto visto che abbiamo leggi che ci dovrebbero favorire e che le istituzioni non le rispettano.

Perché dobbiamo sempre faticare? Anzi far faticare chi ci troviamo disponibili ad aiutarci?

Come nel mio caso che non potendomi gestire da solo ho la necessità e bisogno dell’accompagnatore.

Perché a Palermo vige il principio dell’arrangiare? Se vivessi a Londra o a Stoccolma o in un paese del Nord Italia ciò non accadrebbe! Continua »

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Se ci fermiamo ad ascoltare il suono della città, ripulendolo dai rumori, ci accorgiamo che qualche venditore che abbannìa esiste ancora.
L’uomo, il più semplice che esiste, è il cardine di tutto. Quell’uomo che si alza la mattina presto e cammina tutto il giorno per recuperare, se va bene, pochi euro al giorno. Allora l’uomo grida, a volte per rabbia, a volte per scherzo, spesso per mangiare.

La curiosità per questa forma di pubblicità in poesia mi ha portato a raccogliere e registrare le abbanniate in giro per la città (e non solo).

Abbanniatore

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Siamo nel 2012 ma a volte, soprattutto in questa Sicilia dai mille volti, il medioevo non sembra tanto lontano.

Ci sono posti, piccoli comuni, che potrebbero essere dei piccoli fiori all’occhiello, che invece si rivelano degradati e incivili peggio che ci si trovasse nelle favelas argentine.

La scusa dei tagli ai comuni oggi è genericamente usata per qualsiasi disservizio possibile, e le cose che si vedono di questi tempi sono a dir poco sconvolgenti.

Siamo a Torretta, una tranquilla cittadina in collina, con una splendida vista. Continua »

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Lì dove sorge ancor oggi il fastoso castello della Zisa nacque circa 60 anni fa il nostro ex sindaco di Palermo, Diego Cammarata. Nonostante avesse tutti i requisiti per essere scelto come iconico bambino Kinder dal sorriso smaltato, volto delle confezioni delle omonime barrette di cioccolato, Diego scelse invece di dedicarsi alla nobile arte della Giurisprudenza divenendo avvocato cassazionista. Da quel momento, come un grimpeur che in un’escalation migliora le sue prestazioni alpinistiche, da docente dell’Università degli Studi di Palermo, si addentra con abile agilità in politica diventando, prima coordinatore provinciale di Forza Italia, poi nel 2001 deputato nazionale alla Camera, e tra bisticci con i compagnetti e scelte discutibili, raggiunge il 25 novembre dello stesso anno l’agognata cima quando viene proclamato con il 56,1% dei voti, nuovo sindaco di Palermo. Il frizzante Diego, con la sua verve e i suoi vivaci programmi politici, sembra incarnare una promessa di modernizzazione del capoluogo siciliano, come fosse il tasto “aggiorna” di una Palermo sotto forma di pagina web. Continua »

In: Cu's Cu, Ospiti | 6 commenti

Caro Orlando, il giorno in cui diventasti sindaco per la prima volta io avevo poco più di anno.
I giovani della mia età sono cresciuti con la figura di questo sindaco ribelle ma prestigioso.
Ricordo bene il giorno in cui la mia scuola elementare fu ricevuta da te a Palazzo delle Aquile; ci stringesti la mano uno per uno. Con la stessa limpidità ricordo il giorno in cui il mio papà mi raccontò di averti parlato, fermandoti per strada e chiamandoti Professore, «perché lui è Professore all’Università!».

Col passare del tempo ho sempre cercato di maturare un’opinione personale su tutto, autonoma e molto spesso divergente da quella dei miei familiari.
Oggi so che quelli erano gli anni in cui il sindaco lo si poteva incontrare anche tra i viali della Fiera del Mediterraneo; e se lo si incontrava, poi lo si raccontava agli amici. Gli anni in cui la stretta di mano del sindaco di Palermo contava ancora.

L’unica foto che ci ritrae insieme risale al 2007. Avevi appena vinto le Primarie.
Fallo anche stavolta: torna a casa, càndidati alle Primarie. Sono le Primarie della tua coalizione, deve bastarti. Non puoi pretendere che gli altri candidati passino prima dal notaio a firmare le tue condizioni. Prestigioso sì, autorevole pure, ma senza esagerare. Continua »

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Chiaracucina: pasta di nocciole

Ebbene sì, questa è un’alternativa più leggera e sana alla famosa crema di nocciole che ha caratterizzato l’infanzia (ma non solo) e i momenti felici, di molti di noi!

Ingredienti

  • 80 grammi di farina di nocciole;
  • un cucchiaio di margarina di soia;
  • 80 grammi di latte;
  • 70 grammi di zucchero.

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Sono tornata da un’ora dall’esposizione sulle avanguardie russe all’albergo delle Povere della mia città, Palermo. Un grande onore ospitare una mostra di tale entità nella nostra capitale siciliana. Peccato che “noi del sud” non riusciamo proprio a valorizzare ció che ci viene offerto, e questa mostra ne è un palese esempio. L’ingresso gratuito intanto, che sostituito con un ingresso a pagamento di 2/3 euro, non diminuirebbe l’affluenza ma sicuramente aiuterebbe la provincia a raccogliere fondi riutilizzabili (e poi ci lamentiamo che non ci sono i soldi qua in Sicilia!); entrando nella prima sala mi ritrovo immersa nella Russia dei primi del 900 e mi piange il cuore quando mi accorgo che “Il monumento alla III internazionale” di Vladimir Tatlin, chiamato anche “la torre proletaria”, simbolo del Costruttivismo russo, è collocato in un angolino della sala e per giunta nascosto da un tramezzo che occulta totalmente la sua presenza.

Le avanguardie russe a Palermo

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A seguito della comunicazione pubblica della Direzione del Museo Riso, giunta in data 10 gennaio 2012, gli artisti siciliani e gli artisti di SACS – Sportello per l’Arte Contemporanea della Sicilia, insieme a critici, storici dell’arte, curatori, intellettuali, cittadini, si sono riuniti in un’assemblea presso gli spazi di Palazzo Riso in un movimento di agitazione. Il movimento chiede alle istituzioni politiche della Regione Sicilia di fare immediatamente chiarezza sulla gravissima situazione di chiusura delle attività espositive del Museo Riso.

Invitiamo il Sig. Gesualdo Campo, Dirigente Generale dell’Assessorato dei Beni Culturali della Regione Sicilia, e il Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, a fare chiarezza in merito all’iter burocratico che blocca il finanziamento di dodici milioni di Euro dei POR, che dal mese di Febbraio 2012 avrebbero dovuto dare inizio alle attività (vedi comunicato del Museo Riso del 14 ottobre 2011), coinvolgendo artisti, curatori, attori del sistema dell’arte e della cultura contemporanea, ma anche cittadini, famiglie, bambini che da anni usufruiscono delle attività didattiche e di promozione del Museo su tutto il territorio siciliano. Continua »

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Amo Palermo!!

Marianna Caronia
gen 12
10
02:41

Ridare la parola ai cittadini, ascoltare la loro opinione e coinvolgerli nella scelte che riguardano la città. Restituire un senso alla parola democrazia, abbandonare le auto blu e camminare per i rioni toccando con mano i problemi della vita quotidiana. Fare un passo indietro e mettersi al servizio delle persone, senza imporre decisioni ma costruendo insieme un percorso comune. È questo il senso dell’iniziativa che ho avviato da qualche settimana. Il mio volto appare sui cartelloni e con il mio staff giro la città a bordo di un camper per parlare con i palermitani, restituire loro la parola troppo spesso negata. Ho scelto di avviare una campagna di consultazione popolare, per verificare se è il caso o meno di candidarmi a sindaco, proprio per questo. Siano i cittadini a dirmi se vogliono costruire con me una nuova Palermo. Continua »

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L’auto rossa si fermò poco dopo Porta Felice, nei pressi delle Mura delle Cattive.
Nella penombra tre ragazze chiacchieravano sottovoce, stavano vicine per riscaldarsi con il calore dei loro corpi, l’unico di cui potevano godere nelle sere di inverno.
«Tocca a te, bella mora. Sei fortunata». disse una delle ragazze a Sonia indicando l’auto che si era fermata.
Sonia conosceva il numero di targa e si avvicinò all’auto, chinandosi per guardare dentro ed essere vista allo stesso tempo. Riconobbe l’uomo al volante e lui identificò la giovane rumena.
Quell’angolo della strada era da anni ormai gestito dalle rumene, poco più avanti si trovavano russe e ucraine. Le africane erano nascoste in una zona lontana dal centro città ma più umida sia d’inverno che d’estate. Sonia non soffriva il freddo ma odiava l’umidità che le arricciava i capelli, che aveva sempre avuto perfettamente lisci prima di arrivare a Palermo e passare le notti per strada.
Le più fortunate, pensava Sonia, erano le asiatiche che lavoravano sotto copertura nei centri massaggi. E naturalmente le italiane, ma era inutile paragonarsi a chi passava le serate nei ristoranti di lusso e alle feste della “Palermo bene”.
«Il solito?» disse Sonia rivolgendosi all’uomo con gli occhiali seduto alla guida dell’auto rossa.
«Sì» La ragazza salì in macchina e si allontanò dall’angolo in cui stava con le amiche, per fermarsi poco distante, in una traversina che portava ad una piccola spiaggetta.
Sonia adorava il mare, aveva lasciato la Romania e scelto la Sicilia per il mare. Era stata la sua unica scelta. Il resto era venuto da sé… Continua »

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All’apparenza, potrebbe sembrare che non ci fosse alcuna relazione fra la poco felice battuta di Paolo Mieli pronunciata a Cortina sulla necessità di commissariare il Sud e il ricordo della figura di Piersanti Mattarella, ucciso proprio il 6 gennaio dell’ormai lontano 1980 per mano mafiosa. In realtà un nesso, anche stretto, lo si può trovare, riflettendo sul fatto che il presidente della Regione siciliana, ma non fu il solo, nel corso della sia pur breve esistenza, pose, come obiettivo principale della sua azione politica, il rinnovamento della classe politica siciliana e non solo. Mattarella si era infatti reso conto che quella classe politica, il discorso si allargava però anche alle classi dirigenti in genere, era vincolo piuttosto che strumento per il cambiamento di cui la Sicilia e il Mezzogiorno avevano bisogno. Il problema della Sicilia, che è problema dell’intero Mezzogiorno, è stato e continua, infatti, ad essere proprio quello dell’assenza di classi dirigenti responsabili, capaci di governare il presente ma, anche, di guardare avanti e non certamente preoccupate, come purtroppo siamo costretti a registrare, alla meschina gestione dell’esistente. Paolo Mieli, a distanza di trentadue anni dall’assassinio del presidente della Regione siciliana, con la schiettezza e l’autonomia intellettuale che lo contraddistingue, non dice qualcosa di diverso affermando che le attuali classi dirigenti del Meridione d’Italia non siano in grado di costruire un futuro certo per i territori che governano. Le accuse che gli sono state rivolte, accuse di tenere la coda a certo becero leghismo, mi pare dunque che non abbiano alcun fondamento come non ha giustificazione l’indignazione che mostrano parecchi commentatori di casa nostra. Continua »

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Totò Cuffaro continua a far parlare di sé. La sua figura nell’immaginario collettivo è ancora viva. È viva tanto in chi lo ama e continua a difenderlo, tanto in chi lo ha condannato e non prova per lui alcuna pietà. C’è chi cerca di esorcizzare la sua presenza, chi la evoca.
Ultimamente Cuffaro è tornato alla ribalta dopo alcune interviste rilasciate a Sky e alla rivista S. Ed è proprio l’autore dell’intervista pubblicata su S, Riccardo Lo Verso, che con un post su diPalermo riapre il dibattito attorno al Cuffaro detenuto.
Lo Verso, dopo avere fatto le opportune premesse («Totò Cuffaro è stato condannato per un reato grave. Ancor di più se commesso mentre si ricopre un prestigioso incarico istituzionale»), descrive il detenuto Cuffaro. E conclude:

«Dovremmo tutti far vista ai detenuti che conosciamo, anche e soprattutto se li abbiamo criticati. Solo mantenendo vivo il rapporto con il mondo da cui sono stati, momentaneamente o per sempre, espulsi potranno fare tesoro degli errori commessi. Solo la presenza che ingigantisce l’assenza di ciò a cui sono stati, giustamente, chiamati a rinunciare può convincere un detenuto ad evitare errori futuri. Almeno questa è l’idea che mi sono fatto».

Quasi immediata la reazione. A scrivere questa volta è Vincenzo Marannano, cronista del Giornale di Sicilia. Continua »

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Ci siamo lasciati, la scorsa settimana, con una bella impugnativa del commissario dello Stato per la Regione Siciliana, prefetto Carmelo Aronica. Ci ritroviamo, alla fine di questa settimana, con una seconda impugnativa. Per l’Assemblea regionale siciliana e per il governo dell’Isola si tratta di due sconfitte cocenti. Vediamo di riassumere quello che è successo, provando magari a rendere comprensibile fatti e cose che, spesso, sono appannaggio del “politichese”.
Cominciamo con il dire che quando il parlamento siciliano approva una legge, questa viene spedita agli uffici del commissario dello Stato che debbono pronunciarsi sulla costituzionalità di tale legge. Quando l’ufficio del commisssario “impugna” una legge approvata dall’Assemblea regionale (che d’ora in poi, per semplificare, chiameremo Sala d’Ercole, che è il luogo dove si riunisce il parlamento dell’Isola splendida sala che si trova a Palermo, nel Palazzo Reale, conoscuto anche come Palazzo dei Normanni), esprime solo un parere: autorevole, ma sempre parere.
Che significa questo? Che anche se “impugnata”, il presidente della Regione, se lo ritiene opportuno, può pubblicare la legge contestata dal commissario sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana e renderla, quindi, operativa. L’unico inconveniente – che non è comunque di poco conto – è che se la Corte Costituzionale dovesse dare ragione al commissario dello Stato, beh, il presidente della Regione dovrà risponderne in solido. Continua »

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«Il voto di scambio uccide le coscienze». Lo scrisse su uno striscione Padre Puglisi. Soprattutto nelle periferie e nelle borgate, dove la fragilità della Cosa pubblica spalanca spazi d’azione a Cosa nostra, si perpetua ancora oggi questo diabolico patto tra esponenti della classe dirigente e mafiosi, per corrodere alla radice la coscienza degli uomini e dei cittadini, e poter così arrivare dentro le istituzioni repubblicane, usate come centri di potere al servizio di opachi affari, sodali, clientele e gruppi criminali. Noi ci appelliamo a tutti i cittadini e i partiti siciliani affinché affrontino senza indugio, in vista delle prossime amministrative palermitane, una seria riflessione, da condurre attraverso e con l’opinione pubblica. Continua »

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Chiaracucina: panbrioche integrale stellato

Ingredienti

  • 200 grammi di farina bianca;
  • 200 grammi di farina integrale;
  • un panetto di lievito di birra;
  • una tazza di latte;
  • un cucchiaino di sale;
  • 40 grammi di zucchero di canna;
  • 60 grammi di margarina.

Preparazione
Sciogliamo in un tegamino la margarina e poi aggiungiamo il latte in modo da intiepidirlo. Poi versiamolo (non caldissimo ma tiepido) in una ciotola di vetro o di ceramica, insieme al lievito sbriciolato e allo zucchero, e con una frusta sciogliamo il lievito. Continua »

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