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	<title>Palermo blog - Rosalio &#187; Ospiti</title>
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	<description>...a Palermo pure io!</description>
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		<title>Palermo è &#8220;profumiera&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 01:56:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vincenzo Pisciotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un po’ di anni a questa parte progetto una mia migrazione post-laurea all’estero, nello specifico in terra teutone, stanco di tutto ciò che di negativo mi circonda in questa città e ammaliato da quanto bene funzionino le cose appena varcato il confine. Questa scelta non è comunque scevra da pensieri e ragionamenti continui a [...]
<b>Post (forse) correlati:</b>Non sembra che ci siano post correlati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da un po’ di anni a questa parte progetto una mia migrazione post-laurea  all’estero, nello specifico in terra teutone, stanco di tutto ciò che di negativo mi circonda in questa  città e ammaliato da quanto bene funzionino le cose appena varcato il confine. Questa scelta non è comunque scevra da pensieri e ragionamenti continui a riguardo. Infatti, nonostante tutte le cose tremende che si vedono in città, c’è sempre un qualcosa di fondo che mi tiene legato ad essa.<br />
Io credo che a tutti gli uomini (sicuramente anche alle donne capitano cose di questo tipo, ma non essendo “del settore” mi limiterò a parlare al maschile &#8211; non me ne vogliano gli esponenti del gentil sesso che leggeranno questo post -) sia capitato di innamorarsi di una donna sbagliata nella propria vita. Una di quelle che sai che non è per te, sai che siete troppo diversi, sai che lei non ti caga di “sgricio”,  ma tu la ami e non “ci può” niente. Gli amici te lo dicono &#171;Compa&#8217; levaci mano! Minchia sono anni che le vai dietro, basta!&#187;, ma tu non hai orecchie per intendere, &#171;d’un lato ti trasi e di l’avutru ti niesci&#187;. &#171;Compà ma quante volte ti deve fare stare male? Esci, futtitinni, minchia ma lo sai femmine quante ce ne sono?&#187; ma tu niente.<span id="more-10802"></span> Le altre donne le vedi, qualcuna ti piace pure, ma poi la sera, quando vai a dormire, la mente ritorna sempre a Lei. Ecco io credo di aver capito che Palermo rappresenti per me esattamente questo. Una donna bellissima, profumata, con un fisico mozzafiato, una voce assolutamente riconoscibile tra mille ed un sapore che, una volta assaggiato, ti impedirà  di provare la stessa sensazione nel baciare un’altra donna.</p>
<p>I profumi sono quelli della cucina da strada, del pesce fresco, degli agrumi nei mercati storici  e dell’erba bagnata di monte Pellegrino;  il fisico è quello del profilo dello stesso monte, delle pareti da arrampicata, del mare che si vede da buona parte della zona nord della città, della Cattedrale, di piazza Pretoria; la voce è quella dei bambini che urlano appena suona la campanella di scuola, quella degli “abbanniatori”, primo fra tutti lo “sfincionaro”;  e il sapore, non c’è neanche bisogno di esplicitarlo, quello di tutte le “liccumarìe” cittadine: cassate, cannoli, panelle, crocchè, arancine, sfincione e si potrebbe continuare forse per altri tre post.</p>
<p>Ma d’altro canto Palermo è certamente la più grande “profumiera” da me conosciuta.</p>
<p>Maestra nell’illuderti, nel farti pensare che stavolta cambierà e che finalmente sei riuscito ad ottenere da lei quello che vuoi, per poi rivelarsi la solita puttana di sempre. Vieni a scoprire che in realtà lei le sue bellezze le dà a gente che non le merita e che affida le sue piazze e le sue strade a loschi individui con fischietto e cappellino; si fa accostare e comandare da gente che la tratta malissimo rispetto a come l’avresti trattata tu, gente che non le dà le dovute attenzioni, non la valorizza e fa sì che lei sia trasandata e talvolta inguardabile.</p>
<p>Ma ahimé sono pochissimi quelli che riescono ad evitare che ciò accada conquistando una donna con queste premesse, e spesso comunque poi le cose non vanno bene. Invece, purtroppo, molto più frequente è l’eventualità in cui, nel  corso degli anni, ci si scorda sentimentalmente di lei. Si smette prima di parlarne, poi di nominarla e poi persino di dedicarle anche solo un pensiero, ma non per sofferenza, ma proprio perché finalmente capisci che avevano ragione i tuoi amici.</p>
<p>Tutto ciò va avanti così fino a quando, dopo anni, la rincontri per strada, ormai ben lontana dalla bellezza e dall’irraggiungibilità che rappresentava per te un tempo,  e non puoi fare a meno di chiederti cosa sareste stati voi due se le vostre strade non si fossero mai divise.</p>
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		<title>Senza simboli</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 01:52:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco Marrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>
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		<category><![CDATA[comunicazione politica]]></category>
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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito della campagna elettorale in corso a Palermo. Ufficialmente, ricordiamolo, non ancora cominciata, sebbene in corso  già da diversi mesi, se non anni, e con divertenti forme di comunicazione. Accanto all’ultima trovata del diffuso cinguettio che il candidato (soprattutto se alle prime armi) ritiene cementificante, ecco il solito manifesto elettorale. E lì è la tragedia – che, come diceva quello, è sempre pronta a trasformarsi in farsa. Al manifesto elettorale, ammettiamolo, siamo tutti affettivamente legati, fa parte del paesaggio urbano, ci distoglie dalla noia del traffico quando siamo incolonnati, ci fa sorridere nel cogliere l’inevitabile goffaggine di chi ci si espone. Per questo è sempre lì, immarcescibile.<br />
A guardare quelli che da qualche tempo riempiono le nostre strade, in questa campagna elettorale permanente in salsa palermitana, si coglie un tentativo che, per amor di citazione nazionalpopolare, chiamerei antigattopardesco. Lasciare tutto com’è per cambiare tutto.<span id="more-10792"></span> La struttura formale e grafica del manifesto è sempre la stessa: c’è il faccione, collocato a destra o a sinistra a seconda delle simpatie politiche sempre più blande, il nome del soggetto fotografato ben in rilievo, e una o due frasi che, a mo’ di slogan, dovrebbero sintetizzare il messaggio politico del medesimo soggetto. Stendiamo un velo pietoso sulla pochezza degli slogan, tutti uguali e tutti inutili. Quel che sembra stia venendo meno, fateci caso, è la presenza del simbolo del partito, movimento, forza d’opinione o quel che è. Ossia, per usare il linguaggio del marketing, del brand che, mediando tra consumatore e venditore, e dunque fra elettore e candidato, dovrebbe farsi carico dei valori di fondo in nome dei quali l’azienda vende dei prodotti e il candidato si candida. Il simbolo, sia pure inventato per l’occasione, in un manifesto elettorale non mancava mai. A far da simbolo era qualsiasi cosa purché ce ne fosse uno, un marchio senza senso ma comunque presente, che spesso finiva per essere il nome proprio del capopopolo, proposto a garante di se stesso e della sua cricca.<br />
Anche il simbolo, insomma, faceva parte del paesaggio, e proprio per questo ne avvertiamo l’assenza. Una deficienza, direi, più estetica che politica, come quando manca un bottone nella giacca o resta nella parete l’alone del quadro finalmente messo via. Ora lo sfondo dei manifesti è tristemente vuoto, spesso addirittura bianco, un grande spazio silenzioso che dice soltanto dell’attuale incultura politica, della personalizzazione esasperata, della perdita dei valori d’un tempo.<br />
Ora non c’è più nulla. O quasi. A guardar bene qualcosa appare, timidamente ma insistentemente. Sono le icone dei social network: la piccola ti di Twitter, la minuscola effe di Facebook…</p>
<p align="center"><img src="http://www.rosalio.it/wp-content/senzasimboli1.jpg" width="300" height="49" alt="Senza simboli" border="0" /></p>
<p>Un qualsiasi luogo dove si parla è diventato così il garante della parola. Ufficialmente, istituzionalmente, esplicitamente, la parola politica è divenuta chiacchiera socializzante: stiamo tutti qua a dirci che stiamo tutti qua, e poi siamo tutti qua, e poi ancora siamo qua. Perché? Per dir cosa? Non importa a nessuno.<br />
Ricorderete che a un certo punto, nel periodo natalizio, in un cartellone che aveva la forma di un manifesto elettorale è spuntato un tizio che, non sapendo che dire, faceva a tutti i suoi migliori auguri per le feste.</p>
<p align="center"><img src="http://www.rosalio.it/wp-content/senzasimboli2.jpg" width="300" height="186" alt="Senza simboli" border="0" /></p>
<p>Adesso abbiamo capito, e lo ringraziamo sinceramente. Di buoni auspici abbiamo bisogno.</p>
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</ul></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un sabato sera all&#8217;Agricantus</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 01:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Buttitta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[Agricantus]]></category>
		<category><![CDATA[Cocò Gulotta]]></category>
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		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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		<description><![CDATA[Complice il tempo instabile e una curiosa voglia teatrale nata improvvisamente verso ora di pranzo, con la mia fidanzata ho deciso di passare, per la prima volta, il sabato sera all’Agricantus. Andati alla spensierata, mano nella mano, credevamo di trovare un teatro discretamente pieno per L’ascensore, atto unico comico ideato da Ernesto Maria Ponte con [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Complice il tempo instabile e una curiosa voglia teatrale nata improvvisamente verso ora di pranzo, con la mia fidanzata ho deciso di passare, per la prima volta, il sabato sera all’Agricantus. Andati alla spensierata, mano nella mano, credevamo di trovare un teatro discretamente pieno per <em>L’ascensore</em>, atto unico comico ideato da Ernesto Maria Ponte con la regia di Cocò Gulotta e le interpretazioni dei bravi Ivano Falco e Giorgia Migliore. Oltre al valore dell’opera, capace di divertire ininterrottamente per un’ora e mezza, quello che mi ha stupito è un altro. Nella mia ignoranza non credevo che a Palermo, nella nostra Palermo arida di cui ci lamentiamo tanto, un teatro piccolo come l’Agricantus avesse così seguito. Non immaginavo che potesse fare un tutto esaurito per i suoi spettacoli e non avrei mai pensato ad una realtà così piena di fermento. Forse saranno stati uno sprazzo nel grigiore culturale palermitano, una serata particolare, una folgorazione sulla via di XX Settembre, ma questo sabato mi ha restituito una città diversa. Basta solamente scoprirla. Io l’ho fatto sabato scorso con un ascensore.</p>
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		<title>Alcuni chiarimenti e informazioni sul Movimento 5 Stelle</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 02:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Nuti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
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		<category><![CDATA[Movimento 5 stelle]]></category>
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		<description><![CDATA[Scrivo su questo blog per correggere le informazioni errate che ogni tanto vengono scritte o dette sul Movimento Cinque Stelle e sulla nostra candidatura alle elezioni amministrative 2012 di Palermo. Non siamo candidati alle primarie del centro sinistra e non siamo fra i candidati del centro sinistra come ad esempio è stato erroneamente scritto il [...]
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<li><a href='http://www.rosalio.it/2011/01/18/due-concorsi-dal-movimento-cinque-stelle-palermo/' rel='bookmark' title='Due concorsi dal Movimento Cinque Stelle Palermo'>Due concorsi dal Movimento Cinque Stelle Palermo</a></li>
</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo su questo blog per correggere le informazioni errate che ogni tanto vengono scritte o dette sul Movimento Cinque Stelle e sulla nostra candidatura alle elezioni amministrative 2012 di Palermo. </p>
<p>Non siamo candidati alle primarie del centro sinistra e non siamo fra i candidati del centro sinistra come ad esempio è stato erroneamente scritto il 5 dicembre in un articolo pubblicato su rosalio.it.<span id="more-10775"></span></p>
<p>Il Movimento Cinque Stelle (M5S) ha poche regole base e sono:</p>
<ul>
<li>nessuna alleanza con alcun partito;</li>
<li>casellario giudiziale pulito (i nostri sono pubblici online);</li>
<li>non bisogna essere iscritto ad alcun partito;</li>
<li>ogni candidato può aver svolto in precedenza un solo mandato elettorale a livello centrale o locale ed a prescindere dalla circoscrizione nella quale presenta la propria candidatura;</li>
<li>ogni candidato si impegna a rimettere il mandato elettorale ricevuto, nel caso in cui, nel corso del suo svolgimento perda uno o più dei requisiti minimi sopra descritti o si dimostri che non li abbia posseduti fin dall&#8217;origine.</li>
</ul>
<p>A quest&#8217;ultimo punto aggiungiamo che è consuetudine ormai diffusa e già attuata da molti consiglieri del M5S, quella di effettuare un&#8217;assemblea pubblica ogni 6 mesi dove gli eletti illustrano il comportamento tenuto ed il lavoro fino al momento svolto; nella stessa assemblea gli viene confermata o meno la fiducia per altri 6 mesi.</p>
<p>&#200; importante, per noi, sottolineare che non siamo candidati del centro-sinistra. Lo specifichiamo per vari motivi: per rispondere alle legittime domande di chi è abituato a vedere due schieramenti (dx e sx), perché non vogliamo essere associati a chi in Italia in questi anni è stato il miglior alleato di Berlusconi e della azione del centro destra (v. ad es. la dichiarazione di Violante alla Camera in “Viva Zapatero”), perché non abbiamo nulla in comune con chi è stato favorevole al nucleare e ha poi cambiato idea in prossimità del referendum o si è opposto alla richiesta da parte dell&#8217; Ordine dei medici dell&#8217;Emilia Romagna che chiedeva di non costruire più termovalorizzatori-inceneritori. Ed in ultimo nulla può accomunarci a chi ha partecipato allo <a href="http://www.ilgrillodipalermo.it/2011/03/12/mi-hanno-stuprato/" target="_blank" title="Post citato">spreco sispi da noi filmato e descritto in consiglio comunale</a>; né mai ci alleeremo con chi ha preso il gettone di presenza per soli 10 minuti in aula.</p>
<p>Siamo attivi a Palermo dal primo V-DAY del 2007 (informazione da tenere a mente per chi ritiene che siamo comparsi in prossimità di elezioni); e spesso senza mostrare simboli o mettere il cappello abbiamo svolto e partecipato a varie iniziative in questi anni (che potete leggere nella <a href="http://www.ilgrillodipalermo.it/elezioni-2012/candidati-a-5-stelle/riccardo-nuti-portavoce-del-movimento-cinque-stelle-palermo/" target="_blank" title="Scheda citata">mia scheda</a> insieme al mio cv) con l&#8217;obiettivo primario di creare un&#8217;altra mentalità, di fare cultura. Questo è lo spirito che ci ha portato ad aprire la <a href="http://www.pluripa.it/" target="_blank" title="Sito della Libera Pluriversità">Libera Pluriversità</a> a Palermo, uno strumento che gratuitamente da anni cerca di mettere le persone nella condizione di imparare e di insegnare, condividendo le proprie competenze e la propria esperienza.</p>
<p>Un&#8217;altra cosa che ci preme evidenziare, parlando del periodo che precede la votazione elettorale è che noi cittadini, che per lo più lavoriamo in aziende private, non abbiamo diritto all&#8217;aspettativa per fare una campagna elettorale adeguata al contrario di chi già svolge carriera politica, che essendo, per esempio, deputato regionale ha più tempo da dedicarvi.</p>
<p>Inoltre, come Movimento Cinque Stelle rifiutiamo i rimborsi elettorali (nel rispetto del risultato del referendum del 1993), quindi le nostre attività sono autofinanziate (con parte del nostro stipendio di impiegati o di liberi professionisti o con risparmi di chi è studente o disoccupato) e al massimo riceviamo donazioni spontanee che pubblichiamo nel nostro forum e presto nel nostro sito. In conseguenza di ciò non vedrete né in giro per la città, né sui giornali nostri manifesti in spazi a pagamento, né tanto meno nostri manifesti abusivi.</p>
<p>Non avendo consiglieri al Comune di Palermo avremo anche l&#8217;obbligo, nei tempi e modi previsti dalla legge, di raccogliere fra le 1000 e le 2000 firme per poterci presentare alle elezioni amministrative della nostra città.</p>
<p>Fatte le opportune precisazioni, informo che abbiamo pubblicato da qualche mese il nostro <a href="http://www.ilgrillodipalermo.it/elezioni-2012/programma/" target="_blank" title="Programma citato">programma</a> che è sicuramente migliorabile, ma contiene delle ottime basi a nostro parere e chiunque abbia idee o suggerimenti può inviarcele. Non riteniamo di essere onniscienti, ma sicuramente vediamo l&#8217;impegno del cittadino come elemento centrale nella fase di proposta e realizzazione dei progetti, in quella della comunicazione e dell’informazione ed in fine nella fase della supervisione e della verifica.</p>
<p>Ognuno ovviamente può non condividere la nostra idea di attivismo politico e scegliere di delegare il proprio compito nella società a pochi altri, come del resto è avvenuto in questi decenni. Noi non vogliamo più ipoteche sul nostro futuro: crediamo sia finito il tempo delle deleghe in bianco cedute a terzi. Abbiamo deciso di candidarci perché non ci aspettiamo più nulla dagli altri e vogliamo essere leader di noi stessi. Proviamo a progettare la città così come la vorremmo!</p>
<br /><p><b>Post (forse) correlati:</b><ul>
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<li><a href='http://www.rosalio.it/2011/01/18/due-concorsi-dal-movimento-cinque-stelle-palermo/' rel='bookmark' title='Due concorsi dal Movimento Cinque Stelle Palermo'>Due concorsi dal Movimento Cinque Stelle Palermo</a></li>
</ul></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>A finemu?</title>
		<link>http://www.rosalio.it/2012/01/27/a-finemu/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:55:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Turturici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[Forconi]]></category>
		<category><![CDATA[Forza d'urto]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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		<category><![CDATA[triscele]]></category>

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		</item>
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		<title>La &#8220;lenta cottura&#8221; del professore ordinario&#8230;</title>
		<link>http://www.rosalio.it/2012/01/25/la-lenta-cottura-del-professore-ordinario/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 02:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Burgio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[laurea]]></category>
		<category><![CDATA[laureati]]></category>
		<category><![CDATA[Michel Martone]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
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		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Premessa: questo articolo è scritto in fretta e furia da un dottorando siciliano di 29 anni autore di quindici pubblicazioni scientifiche e relatore in convegni tenutisi a Barcellona, Valencia e Marsiglia. Uno sfigato, per intenderci. Almeno al cospetto di Michel Martone. Si è parlato di scandali all’Università, di precari validi che da anni arrancano, di [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Premessa: questo articolo è scritto in fretta e furia da un dottorando siciliano di 29 anni autore di quindici pubblicazioni scientifiche e relatore in convegni tenutisi a Barcellona, Valencia e Marsiglia. Uno sfigato, per intenderci. Almeno al cospetto di Michel Martone.</p>
<p>Si è parlato di scandali all’Università, di precari validi che da anni arrancano, di cervelli che fuggono e di “figli di papà” dalle carriere fulminanti. Ma, né in tv né sulla rete ho trovato numeri chiari. Allora mi sono detto: «E diamoli, un po’ di numeri»! Perché se stiamo dietro alla scatolo-informazione (informazione delle scatole cinesi o degli scatoloni impolverati, fate voi) non ce ne usciamo più.</p>
<p>Di recente un sottosegretario, tale Michel Martone, ha illuminato le nostre giovani menti (ed insinua il sospetto nelle menti dei nostri genitori) dicendo che chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato. Al di là delle inevitabili polemiche sul merito della questione, teniamo conto del fatto che chi parla è diventato professore ordinario a 29 anni.<span id="more-10740"></span> In parole spicce, il professore ordinario è colui che ha raggiunto l’apice della carriera universitaria, ha un ottimo stipendio ma anche grosse responsabilità all’interno del proprio gruppo di ricerca che, in genere, coordina dall’alto. Leggendo quello che lui stesso racconta <a href="http://www.michelmartone.org/la-carriera-di-michel-martone-428.html" target="_blank" title="Post citato">nel suo blog</a> molti potrebbero essere tentati di dire &#171;Che bravo!&#187;, molte mamme potrebbero iniziare ad avere dei dubbi sulla capacità dei loro figli precari della ricerca, molti amici dei loro amici e così via. Insomma, se una persona può diventare professore ordinario a sei anni dalla laurea, perché la maggior parte delle persone che tenta la carriera accademica a sei anni dalla laurea è già fortunato se ha un assegno di ricerca? Forse perché non è abbastanza bravo? Il caso di Martone, figlio dal destino segnato dal padre, non è un unicum in Italia ed anche nelle nostre belle Palermo e Catania i casi non mancano (ricordo che l’anno scorso Report dedicò all’argomento una bella puntata), per non parlare di Messina, dove lo scandalo è all’ordine del giorno.</p>
<p>In questo mio spazio non voglio entrare nel merito di alcuna considerazione: mi piacerebbe soltanto comunicare dei numeri. Andiamo per ordine e, una volta e per tutte, vediamo il percorso naturale che un laureato deve compiere per diventare professore ordinario.</p>
<p>La trafila prevedrebbe i seguenti passaggi: laureato – dottore di ricerca – assegnista – ricercatore universitario – professore associato – professore ordinario. Scendiamo nel dettaglio e vediamo il cursus honorum che generalmente oggi (ma anche ieri, con piccole differenze) affrontano gli aspiranti professori universitari: mi riferisco a quelli che vengono ritenuti “bravi” dai propri maestri e dalla comunità scientifica e che non vengono messi alla porta nell’interregno tra un ruolo ed un altro.</p>
<p>Dal giorno successivo alla Laurea, il Nostro può tentare di accedere ad un dottorato di ricerca, della durata obbligatoria di tre anni. Ma, anche nel caso del migliore degli allievi, dal conseguimento della laurea al conseguimento del titolo di dottore di ricerca ne passano almeno quattro: il Nostro deve aspettare i tempi tecnici del bando, del concorso pubblico, sperare di ottenere una borsa di studio (pari a circa 1040 euro mensili ma garantita solo per la metà dei posti messi a concorso), poi compiere il suo percorso di tre anni, poi aspettare che si formino le commissioni dell’esame finale ed infine sostenerlo. Ciascuno può conseguire un solo titolo di dottore di ricerca fruendo della borsa: se vince un secondo concorso, può portarlo a termine, ma gratis.</p>
<p>Conseguito il titolo, il Nostro, se ritenuto valido, può ottenere un assegno di ricerca dalla durata massima di quattro anni, non rinnovabile oltre. Teniamo sempre conto che anche in questo caso vi sono i tempi tecnici del bando di concorso e degli esami, quindi i quattro anni nella migliore ipotesi diventano quattro e mezzo (ma solo quattro vengono pagati). In quel tempo, il Nostro continua a fare ricerca all’interno della propria struttura, con un contratto del tutto atipico che non prevede un inquadramento come “lavoratore” ma neanche come “studente”: niente tredicesima, niente denuncia dei redditi e nessuna agevolazione.</p>
<p>Terminato l’assegno di ricerca, il Nostro deve sperare in un concorso per ricercatore universitario. Se lo vince, avrà un contratto a tempo determinato per altri tre anni, rinnovabile al massimo per altri due. In totale cinque anni, ma considerate sempre i tempi tecnici (e morti, dal punto di vista salariale) del bando di concorso e degli esami. Sarà il suo primo contratto di lavoro: avrà uno stipendio di circa 1700 euro, la tredicesima e quant’altro, ma dopo quei cinque anni (ne saranno passati tredici, nel migliore dei casi, dalla laurea) lo Stato è nel pieno diritto di mandarlo a casa.</p>
<p>Allora il Nostro spererà in un concorso per professore associato. Il suo primo posto di lavoro a tempo indeterminato, con uno stipendio base di circa 2000/2200 euro (passibile di buona crescita, ma che non si pensi che i professori siano dei ricconi). Se lo vince, ad un’età che, in genere, supera i quarant’anni, sarà, come si suol dire, “sistemato”. A quel punto aspetterà anche il concorso per professore ordinario, continuando a fare della buona ricerca e sperando che il proprio Ateneo trovi i soldi per bandirlo. In genere non passano meno di cinque anni, in rari casi di meno, assai spesso molti di più. Per farla breve, l’età media per diventare professore ordinario è attorno ai cinquanta, ma c’è gente che lo diventa molto dopo, altri che non lo diventano e basta.</p>
<p>Per fare carriera, cioè per affrontare con successo tutti questi passaggi, è necessario che il Nostro venga costantemente conosciuto e riconosciuto a livello nazionale ed internazionale, pubblicando i risultati del proprio lavoro attraverso libri, riviste e partecipazioni a convegni. Come si possa raggiungere tutto questo in sei anni, chiedetelo non tanto ai privilegiati che ce l’hanno fatta (auguri a loro) ma ai loro mentori, a quelli che hanno fatto sì che ce la facessero.</p>
<p>Il vero problema è non solo che l’università preveda un cursus honorum troppo lungo e puntellato di incertezze insostenibili per chi non sia milionario di suo, ma anche che per alcuni, all’interno del mondo dell’università (pubblica, sic!) non vi sia l’obbligo di rispettarlo. A norma di legge, si può teoricamente diventare professore ordinario con la sola laurea e, visto che sui concorsi non vigila nessuno, se non gli stessi professori, è possibile farla franca saltando uno o più passaggi se solo si ha la rara fortuna di capitare nel posto giusto al momento giusto o, più spesso, se si hanno le conoscenze giuste. Ecco perché la sorte interessa quasi sempre “il figlio di” o “l’amante di”: perché chi ha potere all’interno dell’Università corre il rischio di cadere nello scandalo e rasentare la liceità solo per persone con cui ha un legame sentimentale.</p>
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		<title>Forconi, una protesta sbagliata</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 02:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Lavecchia</dc:creator>
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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni il movimento dei forconi siciliani ha attirato l’attenzione dei media nazionali; al momento in cui scrivo, la protesta si è estesa ad altre parti del paese e vi è stato, purtroppo, persino un morto. I forconi, riuniti sotto il cartello “forza d’urto”, hanno coagulato attorno a se numerose persone disperate per la grave crisi che ormai da oltre tre anni attanaglia il nostro paese. &#200; dunque necessario osservare con cura e capire meglio questo fenomeno. In primis, cosa vogliono i forconi? Considerando la natura “composita” del movimento, oggetto di <a href="http://www.linkiesta.it/movimento-forconi/" target="_blank" title="Articoli citati">profondi dibattiti sul web</a> è difficile identificare una leadership e quindi una serie di richieste “genuine”.<span id="more-10739"></span> Nonostante tutto, <a href="https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=280303278690117&#038;id=254645254561355" target="_blank" title="Nota citata">sulla pagina Facebook ufficiale del movimento dei Forconi</a> ho potuto identificare qualche giorno fa le tre richieste seguenti:</p>
<ol>
<li>la defiscalizzazione dei carburanti;</li>
<li>l&#8217;applicazione dell&#8217;articolo 37 dello statuto siciliano che prevede di trattenere nell&#8217;Isola le imposte sulle imprese che hanno in Sicilia stabilimenti e impianti e quindi le accise sulla benzina;</li>
<li>la possibilità per la Regione di stampare autonomamente moneta.</li>
</ol>
<p>Cercherò di commentare brevemente tutte e tre le istanze:</p>
<ol>
<li>Sulla benzina, il problema principale sono le tasse:  nell’ambito di un’audizione Parlamentare sulla crisi del settore della raffinazione, l’Unione Petrolifera ha fatto notare che il prezzo della benzina dipende al 58,9% dalle tasse (accise + iva al 21%), come ricordato peraltro da <a href="http://brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=11190" target="_blank" title="Articolo citato">Carlo Stagnaro</a> – sostanzialmente in Italia più che comprare la benzina si pagano le tasse e si riceve la benzina come contropartita. Perché mai i forconi dovrebbero pretendere tale defiscalizzazione a loro  esclusivo beneficio? La risposta è che la Sicilia raffina una percentuale fra il 30 e il 40 della benzina  in Italia. Una motivazione abbastanza ridicola: forse che a Dalmine si chiede uno sconto sui trafilati di Acciaio? E che dire dei sardi? Dovrebbero forse chiedere uno sconto sull’alluminio per via dell’Alcoa (<a href="http://www.linkiesta.it/economia-sardegna/" target="_blank" title="Articoli citati">problema tra l’altro giá risolto</a>).</li>
<li>La questione dell’<a href="http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/normativa/normativanazionale/statutors.htm" target="_blank" title="Statuto della Regione Siciliana">art. 37 dello Statuto</a>, o più in generale dell’autonomia “tradita”, è lunga e complessa. Sebbene il dettato dell’art. 37 dello statuto(che è legge costituzionale, ossia fonte super primaria) sia abbastanza chiaro, va ricordato che in passato la Sicilia ha giá ricevuto (e riceve) ingenti trasferimenti probabilmente in grado di  compensare i mancati introiti delle accise. Oltretutto, la Sicilia già trattiene, come compartecipazione (al 100 per cento), l’IRES e l’IRPEF (<a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/ecore/2011/analisi_s_r/1120_sicilia/sicilia.pdf" target="_blank" title="Studio citato">http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/ecore/2011/analisi_s_r/1120_sicilia/sicilia.pdf</a>). Inoltre, la Regione Siciliana continua a dimostrare, anche <a href="http://www.gds.it/gds/sezioni/politica/dettaglio/articolo/gdsid/180827/" target="_blank" title="Articolo citato">in questi giorni</a>, di saper soltanto spendere, spendere e spendere, invece di tagliare (le consulenze), tagliare (i 2000 dirigenti) e tagliare (le società partecipate). Infine, nessuno ha mai parlato di ridurre i trasferimenti in contropartita della trattenuta delle accise; ergo, l’operazione sarebbe on top delle risorse già disponibili. Aggiungiamo una piccola nota di colore (politico): il Governatore Lombardo è da sempre favorevole alla trattenuta delle accise: il movimento dei Forconi gli offre un assist pazzesco e lo stesso Lombardo, difatti, da brava volpe, non perde un secondo per farsi <a href="http://www.giornaledisiracusa.it/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=15073:qportare-i-forconi-a-romaq-afferma-il-presidente-lombardo-scelta-condivisa-e-rilanciata-da-gennuso&#038;catid=350&#038;Itemid=732" target="_blank" title="Articolo citato">difensore delle istanze dei forconi</a>. Paradossalmente, il PdL, che detesta Lombardo con tutte le proprie forze, sostiene il Movimento dei Forconi, così come sostiene il Grande Sud di quel Micciché che piange le miserie della Sicilia dopo una vita trascorsa fra le stanze dei bottoni di Roma e Palermo. I casi sono due: o i pidiellini siciliani hanno una concezione così articolata della strategia, da far impallidire <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Art_of_War" target="_blank" title="Scheda di &#8220;The Art of War&#8221; sul sito di Wikipedia">Sun Tzu</a>, oppure&#8230;</li>
<li>La proposta è talmente ridicola che si merita una risposta altrettanto ridicola: ma si, cari forconi, battete pure moneta, anzi, perché non fate un bel “siculo d’oro”, con l’immagine di Salvatore Giuliano come Padre della Patria? Dall’altra parte potreste metterci Fiorello, patrono dei pischelli. Andiamo su, certe fesserie lasciamole ai <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-trota-una-vita-di-misteri/2165113/" target="_blank" title="Articolo citato">pescatori di trote</a>.</li>
</ol>
<p>Adesso alcune considerazioni sulle specifiche categorie che hanno costituito il movimento dei Forconi:</p>
<ol>
<li>Agricoltori: il peso dell’agricoltura sul PIL siciliano è del 3,5 per cento del PIL regionale  nel 2009 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati <a href="http://dati.istat.it//Index.aspx?QueryId=1896" target="_blank" title="Dati citati">Istat</a>). Considerando che nel tempo gli agricoltori siciliani hanno ricevuto decine di miliardi della Politica Agricola Comune, e che, ancora oggi, il Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Rurale gli assegna una dotazione di 2,1 miliardi (su 11 totali, la stessa destinata, per esempio, alla riqualificazione dei lavoratori licenziati o ai progetti di inclusione sociale del Fondo Sociale Europeo), è abbastanza chiaro come il problema non sia affatto la mancanza di risorse! Gli agricoltori siciliani dovrebbero fare autocritica e chiedersi perché, ad esempio, sia Cantine Settesoli che il Consorzio Tardivo di Ciaculli funzionino nonostante l’elevato prezzo del gasolio (il costo dei carburanti non è un grave problema per l’agricoltura, a differenza dei costi di  raccolta); invece di fare autocritica e soprattutto, di fare squadra per sviluppare economie di scala, è più facile reclamare sussidi. Perché puntare alla valorizzazione della qualità (la c.d. <a href="http://cumdivido.com/2012/01/19/i-forconi-di-un-popolo-non-popolo-che-non-ne-vuole-sapere-di-rimboccarsi-le-maniche/" target="_blank" title="Articolo citato">“brand equity”</a>), come hanno fatto i trentini di Melinda, quando ci si può sempre rifugiare nella teoria del nemico “straniero” (sotto forma di arance brasiliane o di limoni cileni) ? Inoltre, come piccola nota polemica: quel Salvatore Cuffaro, giá Presidente della Regione, non diventò l’astro nascente della politica proprio da assessore all’agricoltura?</li>
<li>Autotrasportatori: perché non chiedete che il Governo realizzi infrastrutture più sicure (vedi autostrada Palermo-Messina) o nuove (autostrada Catania-Gela) che vi permetterebbero  di raggiungere gli stessi luoghi in tempi ed a costi inferiori? Vogliamo parlare del fatto che per andare in treno da Palermo a Catania  sono necessarie più di <a href="http://orario.trenitalia.com/b2c/nppPriceTravelSolutions.do?car=0&#038;stazin=palermo&#038;stazout=catania&#038;datag=24&#038;datam=01&#038;dataa=2012&#038;timsh=9&#038;stazin_r=Staz_DA&#038;stazout_r=Staz_A&#038;timsm=46&#038;timsm_r=46&#038;lang=it&#038;nreq=5&#038;channel=tcom&#038;npag=1&#038;lang_r=it&#038;nreq_r=5&#038;channel_r=tcom&#038;npag_r=1&#038;x=47&#038;y=7" target="_blank" title="Pagina citata">cinque ore</a>? Oppure di come un aeroporto nuovo di zecca nella parte più produttiva della regione sia  chiuso per <a href="http://www.corriere.it/cronache/11_dicembre_12/aeroporto-comiso-chiuso-supercar-amici-sindaco_f0369e46-2456-11e1-9648-0971f64f00f8.shtml" target="_blank" title="Articolo citato">dissidi su chi debba pagare i pompieri?</a>. Perché non chiedete che il gasolio diventi meno caro per TUTTI invece che soltanto per voi?</li>
<li>Cittadini siciliani martoriati dalle tasse: carissimi concittadini, motivi per lamentarsi se ne contano innumerevoli  – <a href="http://www.livesicilia.it/2012/01/13/scotta-la-bolletta/" target="_blank" title="Articolo citato">telefonini per gli amici a carico del contribuente</a>, <a href="http://www.livesicilia.it/2012/01/23/armao-e-lauto-blu-familiare/" target="_blank" title="Articolo citato">auto blu per le tate</a>, <a href="http://www.livesicilia.it/2011/11/10/non-ce-crisi-per-le-consulenze/" target="_blank" title="Articolo citato">consulenze d’oro e di piombo</a> tra gli altri. Scegliete voi quale indigna di più. Ma i responsabili non stanno di certo a Roma o a Palazzo Chigi in questo momento. I responsabili sono all’Ars, occupano  le sedi del Comune di Palermo e Catania, nelle nostre belle province “regionali”. Non sono le auto blu che sono rimaste a secco in cinque giorni di protesta, ma i comuni cittadini, persone come voi, che dovevano andare a lavoro; non è la buvette dell’Ars ad essere rimasta senza cibo e acqua, ma le famiglie dei vostri vicini di casa, dei vostri parenti. E cosa avete ottenuto, cari concittadini, indignati come me, nell’appoggiare questa protesta? Chiedete a  <a href="http://www.youtube.com/watch?v=4Vu3YiGXeN0" target="_blank" title="Video citato">Cettolaqualunque</a>.</li>
</ol>
<p>Last but not least, sarei contrario al Movimento dei Forconi anche se le loro proposte fossero state totalmente condivisibili, semplicemente  osservando  i metodi di protesta: abbiamo assistito a <a href="http://www.fattidicronaca.it/articolo/movimento-dei-forconi-scatta-il-blocco-dei-tir-per-5-giorni-in-tutta-italia-il-video/8805/" target="_blank" title="Articolo citato">violenze</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Hmw4wML6oo0" target="_blank" title="Video citato">coercizioni</a> e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/20/sicilia-auto-accompagnare-fidanzata-magistrato-bufera-sullassessore-armao/185302/" target="_blank" title="Articolo citato">denunce di infiltrazioni mafiose</a>.</p>
<p>Cari concittadini siciliani ed italiani, temo che Ivan Lo Bello abbia terribilmente ragione quando dice che questa protesta, come tutte le forme di ribellismo, è stata funzionale alla conservazione di una <a href="http://youtu.be/MayTbsiQz38?t=4m34s" target="_blank" title="Video citato">classe dirigente parassitaria</a>, che oggi si schiera compatta con voi, ma ieri e soprattutto domani, vi spremerà fino all’ultimo centesimo per continuare a fare la bella vita. Non è con la violenza o  con queste richieste che riusciremo a risollevare le sorti della nostra terra.</p>
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		<title>Sciopero sì, selvaggio no</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 01:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Carollo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho questa impressione: in Italia, specie in Sicilia, si è passati dal pecorume del niente sciopero, per paura della dittatura fascista, alla sfrenata libertà dello sciopero selvaggio. Non alla protesta espressa mediante lo sciopero esercitato con la semplice astensione dal lavoro. Come dovrebbe essere. Gli autotrasportatori non si limitano a fermare i loro automezzi, assolutamente [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho questa impressione: in Italia, specie in Sicilia, si è passati dal pecorume del niente sciopero, per paura della dittatura fascista, alla sfrenata libertà dello sciopero selvaggio. Non alla protesta espressa mediante lo sciopero esercitato con la semplice astensione dal lavoro.<br />
Come dovrebbe essere. Gli autotrasportatori non si limitano a fermare i loro automezzi, assolutamente no, devono impedire per forza la circolazione stradale all&#8217;intera popolazione. Lo stesso può dirsi per tutte le altre categorie, con qualche eccezione naturalmente. Io non discuto le ragioni della rivolta dei cosiddetti forconi in Sicilia.<br />
Sono sacrosante. Sono la prova della inadeguatezza della classe politica che ci governa, dedita soltanto a raccattare consenso attraverso le più stridenti forme di clientelismo, a danno dei veri diritti dei cittadini. Ma la giustificazione dello sciopero non può sfociare nel blocco totale della vita economica e sociale di una città o di un territorio. Selvaggio è qualcosa di più che incivile. &#200; violenza e sospensione dei naturali diritti di libertà dei cittadini.<span id="more-10724"></span><br />
Non è da prendere sottogamba la denuncia della Confindustria siciliana circa l&#8217;infiltrazione tra gli scioperanti di elementi della malavita organizzata. La violenza attira chi ci guazza nella violenza. Uno sciopero non può assumere le dimensioni di un cataclisma per una nazione. Gli autotrasportatori hanno in mano una forza formidabile: fermare i rifornimenti significa mettere in ginocchio una comunità, perché aggiungere azioni ancora più devastanti? Si parla da oltre sessant&#8217;anni di dare una disciplina al diritto di sciopero. Sotto i permanenti governi democristiani non se ne poteva parlare, pena un&#8217;insurrezione. Adesso siamo in un contesto politico radicalmente diverso. Non è una democrazia perfetta, ma neanche incompiuta o bloccata come quella dell&#8217;era precedente a tangentopoli. Ormai tutte le forze politiche sono legittimate a governare, l&#8217;alternanza è una realtà. La paura della sopraffazione di una parte sull&#8217;altra non ha più ragion d&#8217;essere. Perchè le forze politiche, il legislatore, non hanno il coraggio di mettere sul tavolo delle decisioni questo diritto così importante per la vita democratica ed economico-sociale di una nazione? Non per limitarne la portata, ma per assicurare il suo esercizio in piena libertà, nel rispetto delle libertà dei cittadini?<br />
&#200; questo il discorso di un bieco reazionario? No, è il ragionamento di un cittadino profondamente democratico, che conosce il disagio, il travaglio, la sofferenza che sta dietro alla decisione di uno sciopero e che vorrebbe vivere in una comunità dove i diritti di tutti fossero rispettati.</p>
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		<title>La mia denuncia è sotto gli occhi di tutti</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 01:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Vittorio Greco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mia denuncia è sotto gli occhi di tutti! O forse solo agli occhi di noi persone con difficoltà motoria. Gli autobus non solo non funzionano bene &#8211; in genere – ma non sempre hanno pedane mobili e ove esistono o non le fanno funzionare o sono rotte. Molto raramente sono funzionanti! Noi due, cioè [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La mia denuncia è sotto gli occhi di tutti! O forse solo agli occhi di noi persone con difficoltà  motoria.</p>
<p>Gli autobus non solo non funzionano bene &#8211; in genere – ma non sempre hanno pedane mobili e ove esistono o non le fanno funzionare o sono rotte. Molto raramente sono funzionanti!</p>
<p>Noi due, cioè io e il mio accompagnatore facciamo molta fatica, anche se ci arrangiamo, ma non è giusto visto che abbiamo leggi che ci dovrebbero favorire e che le istituzioni non le rispettano.</p>
<p>Perché dobbiamo sempre faticare? Anzi far faticare chi ci troviamo disponibili ad aiutarci?</p>
<p>Come nel mio caso che non potendomi gestire da solo ho la necessità e bisogno dell’accompagnatore.</p>
<p>Perché a Palermo vige il principio dell’arrangiare? Se vivessi a Londra o a Stoccolma o in un paese del Nord Italia ciò non accadrebbe!<span id="more-10723"></span></p>
<p>Lo scorso anno nel mese di maggio sono andato con il mio accompagnatore  a Monte Pellegrino per un convegno e abbiamo preso un pullman dell’Amat con dei gradini così alti  che un anziano non è potuto salire da solo e l’hanno dovuto aiutare. Al convegno era presente il presidente dell’AMAT che diceva che tutti gli autobus hanno gli scivoli ma vi posso assicurare che non è vero come ho detto prima!  </p>
<p>Questo per quanto riguarda i mezzi di trasporto, se parliamo invece di spostamento a piedi è uguale perché se ci sono gli scivoli spesso e volentieri ci si posteggiano le macchine e ostruiscono i passaggi sia ai pedoni che alle sedie a rotelle.  </p>
<p>E con il mo accompagnatore siamo costretti a camminare in mezzo alla strada e non sui marciapiedi, altrimenti diventa uno slalom, dove la forza fisica deve essere elevata e dove si può anche rompere la carrozzella.</p>
<p>&#200; proprio vero, Palermo è la città “dell’arrangio”, della ineducazione, del non rispetto e della prepotenza, ed io vivo in questa città e tutto ciò lo subisco.</p>
<p>Perché non organizzare una task force operativa di vigilanza e controllo di  questi soprusi?</p>
<p>Sicuramente con multe elevate si finanzierebbero sia la task force che le casse del Comune col fine unico di tutelare noi disabili che non possiamo camminare sui marciapiedi, utilizzare gli scivoli ed utilizzare i mezzi pubblici </p>
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		<title>Le abbanniate palermitane</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 01:59:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Campanella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se ci fermiamo ad ascoltare il suono della città, ripulendolo dai rumori, ci accorgiamo che qualche venditore che abbannìa esiste ancora. L’uomo, il più semplice che esiste, è il cardine di tutto. Quell’uomo che si alza la mattina presto e cammina tutto il giorno per recuperare, se va bene, pochi euro al giorno. Allora l’uomo [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ci fermiamo ad ascoltare il suono della città, ripulendolo dai rumori, ci accorgiamo che qualche venditore che <strong>abbannìa</strong> esiste ancora.<br />
L’uomo, il più semplice che esiste, è il cardine di tutto. Quell’uomo che si alza la mattina presto e cammina tutto il giorno per recuperare, se va bene, pochi euro al giorno. Allora l’uomo grida, a volte per rabbia, a volte per scherzo, spesso per mangiare.</p>
<p>La curiosità per questa forma di pubblicità in poesia mi ha portato a raccogliere e registrare le <strong>abbanniate</strong> in giro per la città (e non solo).</p>
<p align="center"><img src="http://www.rosalio.it/wp-content/abbanniatore.jpg" width="214" height="300" alt="Abbanniatore" /></p>
<p><span id="more-10718"></span>Un primo contesto analizzato è il mercato del Capo. Qui si decantano le melanzane, specificandone il prezzo, &#171;cinque milinciani un euro&#198;, oppure l’uva specificandone la presunta bellezza, &#171;che bella l’uva!&#187;. Un personaggio particolare di questo mercato è il pescivendolo tenore che nel suo lungo grido consiglia di cucinare il pesce &#171;Alla diavola!&#171; cantando allungando, fino quasi alla mancanza di fiato, la prima vocale “a”.</p>
<p>Un altro pescivendolo ha trasformato la sua Fiat Uno in una bancarella mobile. In questo grido troviamo anche una specie di sfida ai clienti &#171;&#8230;’riamo cu ci arriva a &#8216;u filettu!&#187; come per dire che la merce decantata è così particolare e molto ridotta in quantità, che richiede una “corsa” tra i clienti per accaparrarsi il “premio” promesso.</p>
<p>Un altro esempio particolare di venditore incontrato è un fruttivendolo che, nella zona di corso Calatafimi, canta la sua merce facendo diventare le pesche le protagoniste del rifacimento di una canzone di Paolo Conte, così gridando melodiosamente “Piesseche e nuvole!”, dove appunto i frutti hanno preso il posto di “Messico”.</p>
<p>Il venditore di pannocchie bollite gira per i quartieri più popolari con la sua lambretta blu; nel pianale posteriore è posizionato un gran pentolone dove sono tenute in acqua calda le “pollanchelle”. Il grido tipico di questo venditore potrebbe essere frainteso: &#171;Cavura l’ahju, tiennira!&#187;.</p>
<p>Un altro grido interessante è quello del venditore di meloni, cocco e semi tostati, registrato a Porticello: &#171;&#8230;Ma che è cavura stasira!&#187;.</p>
<p>In giro per Palermo si sente spesso l’abbannìo di un ragazzo di circa trent’anni che vende accendini e fazzoletti. Il suo grido è molto malinconico, anche enunciando semplicemente la merce e i relativi prezzi. Avvicinandomi a lui e chiedendogli il motivo del suo grido, lui mi risponde con gli occhi bassi: &#171;Se non faccio così non vendo, e ho un bambino di undici mesi&#8230;&#187; in quel preciso momento ho capito il vero senso dell’<strong>abbanniata</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;enigma del cane a Torretta</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 01:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Pia Cannizzaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo nel 2012 ma a volte, soprattutto in questa Sicilia dai mille volti, il medioevo non sembra tanto lontano. Ci sono posti, piccoli comuni, che potrebbero essere dei piccoli fiori all’occhiello, che invece si rivelano degradati e incivili peggio che ci si trovasse nelle favelas argentine. La scusa dei tagli ai comuni oggi è genericamente [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo nel 2012 ma a volte, soprattutto in questa Sicilia dai mille volti, il medioevo non sembra tanto lontano.</p>
<p>Ci sono posti, piccoli comuni, che potrebbero essere dei piccoli fiori all’occhiello, che invece si rivelano degradati e incivili peggio che ci si trovasse nelle favelas argentine.</p>
<p>La scusa dei tagli ai comuni oggi è genericamente usata per qualsiasi disservizio possibile, e le cose che si vedono di questi tempi sono a dir poco sconvolgenti.</p>
<p>Siamo a Torretta, una tranquilla cittadina in collina, con una splendida vista.<span id="more-10717"></span></p>
<p>Di più, siamo alla scuola per l’infanzia  di Torretta, e più ti avvicini a quella scuola più il degrado aumenta.</p>
<p>Sacchetti della spazzatura a dare bella vista di sè, un odore acre che ti lacera i polmoni e cani. Decisamente tanti cani. Troppi. Randagi che per passare il tempo si leccano le ferite provacate dalle ferite della scabbia.</p>
<p>Una giovane mamma si appresta tutti i giorni a portare la propria bambina a scuola, e tutti i giorni, nonostante il suo amore per gli animali si ritrova a dover affrontare un gruppo si cani il cui pensiero le rimane ignoto.</p>
<p>Arrivati a scuola si arriva ad un paradosso che potrebbe essere esilarente, se non fosse tragico.</p>
<p>Il cane di Istituto.</p>
<p>Bello, direte. Già, se fosse vero. Invece no. Trattasi di randagio che varcate le mura della scuola essendo di stazza non filiforme è impossibile da cacciar via.</p>
<p>Vive, quasi indisturbato, accucciandosi ora in questa classe, ora in quella, e usando come toilette il giardino. Ergo, i bimbi, anche nelle giornate di sole, sono costretti a stare in classe.</p>
<p>Una legge per il randagismo obbliga i comuni a prevenire il randagismo, ma l’unica risposta fin qui ottenuta dai genitori preoccupati è &#171;non ci sono soldi&#187;.</p>
<p>E tra poco cominciano le zecche.</p>
<p>E di morsi di zecche (ma anche di cani) si può anche morire.</p>
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		<title>Diego Cammarata (il fu sindaco di Palermo)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 00:06:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Caminita</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lì dove sorge ancor oggi il fastoso castello della Zisa nacque circa 60 anni fa il nostro ex sindaco di Palermo, Diego Cammarata. Nonostante avesse tutti i requisiti per essere scelto come iconico bambino Kinder dal sorriso smaltato, volto delle confezioni delle omonime barrette di cioccolato, Diego scelse invece di dedicarsi alla nobile arte della [...]
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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lì dove sorge ancor oggi il fastoso castello della Zisa nacque circa 60 anni fa il nostro ex sindaco di Palermo, Diego Cammarata. Nonostante avesse tutti i requisiti per essere scelto come iconico bambino Kinder dal sorriso smaltato, volto delle confezioni delle omonime barrette di cioccolato, Diego scelse invece di dedicarsi alla nobile arte della Giurisprudenza divenendo avvocato cassazionista. Da quel momento, come un grimpeur che in un’escalation migliora le sue prestazioni alpinistiche, da docente dell’Università degli Studi di Palermo, si addentra con abile agilità in politica diventando, prima coordinatore provinciale di Forza Italia, poi nel 2001 deputato nazionale alla Camera, e tra bisticci con i compagnetti e scelte discutibili, raggiunge il 25 novembre dello stesso anno l’agognata cima quando viene proclamato con il 56,1% dei voti, nuovo sindaco di Palermo. Il frizzante Diego, con la sua verve e  i suoi vivaci programmi politici, sembra incarnare una promessa di modernizzazione del capoluogo siciliano, come fosse il tasto “aggiorna” di una Palermo sotto forma di pagina web.<span id="more-10714"></span></p>
<p>Infatti, a dispetto della forte opposizione guidata dal tenace Leoluca Orlando, il mandato da Primo Cittadino viene confermato al Cammarata una seconda volta nel maggio del 2007 con il 53,5% dei voti, questa volta come esponente del Popolo delle Libertà, una vittoria forse raggiunta con il supporto di abili giochi di “prestigio”. La durata della seconda carica, abbandonata prima della scadenza e molto discussa, fu caratterizzata da insolite vicende. &#200; il biennio 2009-2010 quando, come in un eclissi, la luna della Corte dei Conti si allinea al sole Diego e sulla terra scende l’ombra. L’amica Amia e la barchetta “Molla2” sono facili bersagli per l’oscura sorte. La prima vede una bella strigliata da parte del sindaco, con tanto di letterina scritta ai commissari straordinari per chiedere spiegazioni sulla raccolta dei rifiuti a Palermo (ai quali sarebbe spettata la residenza nei dislocati angoli della città), sulla seconda il buio cala quando si fa luce (ossimoro voluto!) sull’ameno porticciolo di marina di Villa Igea dove la barchetta galeotta viene ormeggiata, ingiustamente noleggiata e accudita da mani non preposte. La questione desta l’interesse e la spiacevole ilarità nazionale.</p>
<p>&#200; sempre durante il secondo mandato che, alla proposta Coni il sindaco preferisce le brioche, è sollevata la questione dei rifiuti di Bellolampo, da non intendere come dei semplici NO delle ragazze della zona (cit.), e seguono inoltre un paio di azioni non puramente oblative legate alla sua carica.</p>
<p>Le sue tribolate performance non gli garantiscono così un posto sul podio, né tantomeno un premio di consolazione nella classifica dei sindaci italiani pubblicata il 16 gennaio 2012 dal Sole24 ore, e ahimè Diego si qualifica all’ultimo posto. Questo stesso giorno, a poche ore dall’aver ingoiato la pillola amara, con un count down della carica giunto a circa 120 giorni e alcuni voci d’addio preventive, il sindaco di Palermo rassegna le sue dimissioni a Villa Niscemi, e lo fa testa alta e per amore per la sua città (un amore mille “pene”). Con lo stesso affetto i cittadini omaggiano all’ex sindaco una fragrante saponetta, affinché possa lavarsene accuratamente le mani, nella speranza che possa inoltre aiutarlo a “lasciare profumo”.</p>
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		<title>Caro Orlando, la Primavera ritorna con le Primarie</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 01:51:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Battaglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[2012]]></category>
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		<description><![CDATA[Caro Orlando, il giorno in cui diventasti sindaco per la prima volta io avevo poco più di anno. I giovani della mia età sono cresciuti con la figura di questo sindaco ribelle ma prestigioso. Ricordo bene il giorno in cui la mia scuola elementare fu ricevuta da te a Palazzo delle Aquile; ci stringesti la [...]
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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Orlando, il giorno in cui diventasti sindaco per la prima volta io avevo poco più di anno.<br />
I giovani della mia età sono cresciuti con la figura di questo sindaco ribelle ma prestigioso.<br />
Ricordo bene il giorno in cui la mia scuola elementare fu ricevuta da te a Palazzo delle Aquile; ci stringesti la mano uno per uno. Con la stessa limpidità ricordo il giorno in cui il mio papà mi raccontò di averti parlato, fermandoti per strada e chiamandoti <strong>Professore</strong>, &#171;perché lui è Professore all&#8217;Università!&#187;.</p>
<p>Col passare del tempo ho sempre cercato di maturare un’opinione personale su tutto, autonoma e molto spesso divergente da quella dei miei familiari.<br />
Oggi so che quelli <strong>erano gli anni in cui il sindaco lo si poteva incontrare anche tra i viali della Fiera del Mediterraneo</strong>; e se lo si incontrava, poi lo si raccontava agli amici. Gli anni in cui la stretta di mano del sindaco di Palermo contava ancora.</p>
<p>L&#8217;unica foto che ci ritrae insieme risale al 2007. Avevi appena vinto le Primarie.<br />
Fallo anche stavolta: torna a casa, <strong>càndidati alle Primarie</strong>. Sono le Primarie della tua coalizione, deve bastarti. Non puoi pretendere che gli altri candidati passino prima dal notaio a firmare le tue condizioni. <strong>Prestigioso sì, autorevole pure, ma senza esagerare.</strong><span id="more-10696"></span><br />
Sono ancora una volta disposto a votarti, ma soltanto qualora vincessi le Primarie. E così credo che farebbero tanti altri palermitani, che probabilmente vorrebbero chiederti le stesse mie cose.<br />
<strong>Può &#8211; uno come te &#8211; temere “intrusi” o “cavalli di Troia”?</strong></p>
<p>Non ho certo la pretesa di poterti convincere. Le uniche possibilità di successo, del resto, le avrebbe soltanto <strong>Hillary Clinton</strong>, ma – in tutta onestà – ho qualche difficoltà a rintracciarla.<br />
Francamente spero che a convincerti non sia né io, né Rita Borsellino né Hillary Clinton.</p>
<p>Spero che a convincerti siano tutti quei palermitani rintronati da dieci anni di insulti, ma che ricordano ancora quelle parole: <strong>&#171;Palermo è bella. Rendiamola ancora più bella&#187;</strong>.<br />
Il giorno in cui annuncerai di partecipare alle Primarie, personalmente o sostenendo qualcun altro, avrai contribuito a rendere Palermo ancora più bella. E non conterà più il risultato finale. E Palermo non lo dimenticherà.</p>
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		<title>Chiaracucina: pasta di nocciole</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 01:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Chiara Chiaramonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>
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		<description><![CDATA[Ebbene sì, questa è un&#8217;alternativa più leggera e sana alla famosa crema di nocciole che ha caratterizzato l&#8217;infanzia (ma non solo) e i momenti felici, di molti di noi! Ingredienti 80 grammi di farina di nocciole; un cucchiaio di margarina di soia; 80 grammi di latte; 70 grammi di zucchero. Preparazione Per ottenere la farina [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://www.rosalio.it/wp-content/pastadinocciole.jpg" width="400" height="300" alt="Chiaracucina: pasta di nocciole" /></p>
<p>Ebbene sì, questa è un&#8217;alternativa più leggera e sana alla famosa crema di nocciole che ha caratterizzato l&#8217;infanzia (ma non solo) e i momenti felici, di molti di noi!</p>
<p><strong>Ingredienti</strong></p>
<ul>
<li>80 grammi di farina di nocciole;</li>
<li>un cucchiaio di margarina di soia;</li>
<li>80 grammi di latte;</li>
<li>70 grammi di zucchero.</li>
</ul>
<p><span id="more-10695"></span><strong>Preparazione</strong><br />
Per ottenere la farina di nocciole basta tritare le nocciole sgusciate e passarle ad un setaccio stretto.<br />
In una padella facciamo tostare la farina di nocciole con 2 cucchiai di zucchero fino a quando non si caramellerà un po&#8217;. Poi spegnere e mettere da parte.<br />
In un tegamino facciamo sciogliere la margarina e poi aggiungiamo il latte e lo zucchero, portiamo ad ebollizione e dopo un paio di minuti, sempre mescolando aggiungiamo la farina tostata e facciamo bollire per circa due minuti e fino a quando la consistenza non sarà cremosa e morbida e non troppo liquida e neanche troppo secca. Versiamola poi in un barattolo di vetro sterilizzato e lasciamo raffreddare a temperatura ambiente prima di chiuderlo con il tappo. Lasciamo riposare otto-dieci ore prima di servire.</p>
<p>Perfetta spalmata su una fetta di pane o di panbrioche.<br />
Ideale sulle fette biscottate per una merenda o una colazione.<br />
Spettacolare come guarnizione per dolci.</p>
<p>(in collaborazione con <a href="http://www.chiarachiaramonte.it/chiaracucina/" target="_blank" title="Blog chiaracucina">chiaracucina</a>)</p>
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		<title>Le avanguardie russe a Palermo</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 02:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Barcellona</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono tornata da un’ora dall’esposizione sulle avanguardie russe all’albergo delle Povere della mia città, Palermo. Un grande onore ospitare una mostra di tale entità nella nostra capitale siciliana. Peccato che &#8220;noi del sud&#8221; non riusciamo proprio a valorizzare ció che ci viene offerto, e questa mostra ne è un palese esempio. L&#8217;ingresso gratuito intanto, che [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono tornata da un’ora dall’esposizione sulle avanguardie russe all’albergo delle Povere della mia città, Palermo. Un grande onore ospitare una mostra di tale entità nella nostra capitale siciliana. Peccato che &#8220;noi del sud&#8221; non riusciamo proprio a valorizzare ció che ci viene offerto, e questa mostra ne è un palese esempio. L&#8217;ingresso gratuito intanto, che sostituito con un ingresso a pagamento di 2/3 euro, non diminuirebbe l&#8217;affluenza ma sicuramente aiuterebbe la provincia a raccogliere fondi riutilizzabili (e poi ci lamentiamo che non ci sono i soldi qua in Sicilia!); entrando nella prima sala mi ritrovo immersa nella Russia dei primi del 900 e mi piange il cuore quando mi accorgo che “Il monumento alla III internazionale” di Vladimir Tatlin, chiamato anche “la torre proletaria”, simbolo del Costruttivismo russo, è collocato in un angolino della sala e per giunta nascosto da un tramezzo che occulta totalmente la sua presenza.</p>
<p align="center"><img src="http://www.rosalio.it/wp-content/avanguardierusse1.jpg" width="400" height="300" alt="Le avanguardie russe a Palermo" /></p>
<p><span id="more-10686"></span>Avvicinandomi ai fantastici quadri di Malévich, Kandinskij e di tutti gli esponenti dell’avanguardia russa devo fare un passo indietro perché la tela viene coperta dalla mia ombra, non permettendomi di godere del versante materico di queste meravigliose tele.</p>
<p align="center"><img src="http://www.rosalio.it/wp-content/avanguardierusse2.jpg" width="400" height="300" alt="Le avanguardie russe a Palermo" /></p>
<p>Entrando nella seconda sala oltre che il cuore iniziano a piangere anche i miei occhi, dato che l’illuminazione consiste in dei fanaletti direzionali posti in alto che<br />
si dirigono sui quadri creando riflessi di luce sulle opere, che si possono evitare soltanto mettendosi lateralmente rispetto alla tela o facendo una strana torsione del collo (che mi fara’ uscire dalla mostra con crampetti sparsi). Allibita e abbastanza infastidita mi avvicino al custode chiedendo spiegazioni su tutti questi  errori di allestimento, e il simpatico signore mi risponde che non sono la prima né saró l’ultima a lamentarmi della scarsa attenzione data all’illuminazione, e per far traboccare la goccia dal vaso mi indica uno Chagall non illuminato da una settimana a causa di un faretto rotto.</p>
<p align="center"><img src="http://www.rosalio.it/wp-content/avanguardierusse3.jpg" width="400" height="300" alt="Le avanguardie russe a Palermo" /></p>
<p>Non sapendo se ridere o piangere mi incammino verso la terza sala, dove usufruisco, ormai arresa, di splendide opere di “&#8230;..?” di chi? Mi ci è voluto un pò per capire che erano di Olga Vladimirovna dato che la targhetta che riportava il nome dell’autore e dell’opera era in plastica trasparente e con l’inchiostro dello stesso colore della parete, e che oltre ad essere assolutamente illegibile, proiettava l’ombra della scritta sulla parete che creava un melange tra le scritte sulla targhetta e quelle proiettate sul muro.</p>
<p align="center"><img src="http://www.rosalio.it/wp-content/avanguardierusse4.jpg" width="400" height="283" alt="Le avanguardie russe a Palermo" /></p>
<p>Le ultime due sale dedicate alle fotografie sulla Russia dall’inizio del 900 ad oggi le ho viste rapidamente, dato che il mio occhio già stanco non è stato in grado di apprezzare delle foto in bianco e nero con una cornice color bianco panna su un muro portante color bianco acceso. Sono uscita davvero delusa dalla poca attenzione che c’è nella mia terra nei confronti delle esposizioni temporanee, ma sicuramente, adesso so che non mi pentiró mai di essere scappata dalla Sicilia per imparare “il mestiere del museologo”. Spero, forse con un pó di presunzione, di poter tornare lí un giorno, nella mia bella Sicilia, a sistemare le cose.</p>
<p align="center"><img src="http://www.rosalio.it/wp-content/avanguardierusse5.jpg" width="400" height="300" alt="Le avanguardie russe a Palermo" /></p>
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		<title>Cittadini per museo Riso, venerdì assemblea</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 02:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cittadini per museo Riso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A seguito della comunicazione pubblica della Direzione del Museo Riso, giunta in data 10 gennaio 2012, gli artisti siciliani e gli artisti di SACS &#8211; Sportello per l’Arte Contemporanea della Sicilia, insieme a critici, storici dell’arte, curatori, intellettuali, cittadini, si sono riuniti in un’assemblea presso gli spazi di Palazzo Riso in un movimento di agitazione. [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito della comunicazione pubblica della Direzione del Museo Riso, giunta in data 10 gennaio 2012, gli artisti siciliani e gli artisti di SACS &#8211; Sportello per l’Arte Contemporanea della Sicilia, insieme a critici, storici dell’arte, curatori, intellettuali, cittadini, si sono riuniti in un’assemblea presso gli spazi di Palazzo Riso in un movimento di agitazione. Il movimento chiede alle istituzioni politiche della Regione Sicilia di fare immediatamente chiarezza sulla gravissima situazione di chiusura delle attività espositive del Museo Riso.</p>
<p>Invitiamo il Sig. <strong>Gesualdo Campo</strong>, Dirigente Generale dell’Assessorato dei Beni Culturali della Regione Sicilia, e il Presidente della Regione Sicilia <strong>Raffaele Lombardo</strong>, a fare chiarezza in merito all’iter burocratico che blocca il finanziamento di dodici milioni di Euro dei POR, che dal mese di Febbraio 2012 avrebbero dovuto dare inizio alle attività (vedi comunicato del Museo Riso del 14 ottobre 2011), coinvolgendo artisti, curatori, attori del sistema dell’arte e della cultura contemporanea, ma anche cittadini, famiglie, bambini che da anni usufruiscono delle attività didattiche e di promozione del Museo su tutto il territorio siciliano.<span id="more-10676"></span></p>
<p>Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia, nato nel 2004 su iniziativa della Regione Sicilia, del Ministero dello Sviluppo Economico e della Fondazione Biennale di Venezia, dopo otto anni di attività è costretto a chiudere.</p>
<p>Riso &#8211; Museo d’arte contemporanea della Sicilia, per il quale giace dal 2010 in un cassetto degli uffici regionali la delibera che ne stabiliva l’autonomia e l’approdo a Fondazione,  dichiara oggi la propria impossibilità a proseguire l’attività, dando seguito alla chiusura forzata della sede di Via Vittorio Emanuele a Palermo. L’incresciosa decisione arriva drammaticamente dopo anni di impegno spesi per costruire un modello culturale originale, grazie alla formula del Museo diffuso che lo aveva posto tra i musei più innovativi d’Italia (cfr. <em>Il Giornale dell’Arte</em> &#8211; dicembre 2011) e ne aveva fatto, puntando specificamente sui linguaggi dell’arte contemporanea, il secondo museo più frequentato della Sicilia (circa 100.000 visitatori per le mostre realizzate su tutto il territorio &#8211; secondo solo al Museo Archeologico di Siracusa).</p>
<p>Due le cause del gesto che priva la Sicilia di un progetto tra i più innovativi.</p>
<p>Dei tanto attesi finanziamenti europei per la cultura del contemporaneo in Sicilia (un totale di <strong>60 milioni di Euro</strong>, vedi il bando <a href="http://www.euroinfosicilia.it/Default.aspx?tabid=58&#038;ControlType=detail&#038;ItemIdDetail=3382" target="_blank" title="Bando citato">http://www.euroinfosicilia.it/Default.aspx?tabid=58&#038;ControlType=detail&#038;ItemIdDetail=3382</a>), finalmente sbloccati nella primavera del 2011, <strong>12 milioni erano stati</strong> destinati al Museo Riso per una programmazione triennale e per l’ampliamento della struttura museale (finalmente non costretta alle incertezze annuali del bilancio regionale). Tali fondi, tuttavia, sono stati ingiustificatamente bloccati fino a data da destinarsi, pur essendo stato presentato il loro programma di utilizzo: i progetti sarebbero dovuti partire nel gennaio 2012, con una iniziativa dedicata al tema delle migrazioni e della fuga, per proseguire durante l’estate con una serie di mostre dedicate alle culture contemporanee dei paesi del Mediterraneo in cambiamento, e poi con altre attività negli anni seguenti.</p>
<p><strong>Senza certezze riguardo alle possibilità d’uso dei contributi dovuti e destinati al Museo, il Museo non è in grado di impegnare artisti, curatori, istituzioni nazionali ed internazionali, personale interno ed esterno, necessario a condurre le sue attività.</strong></p>
<p>I contributi, inspiegabilmente bloccati dall’inerzia silente dell’Amministrazione regionale, rischiano di dover tornare nelle casse europee come <strong>spesa non effettuata</strong>, se addirittura non verranno dirottati su altre iniziative “paraculturali”, venendo meno alle destinazioni ufficiali obbligatorie.</p>
<p>La stessa direzione dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana (da cui dipende il Museo e i suoi finanziamenti) quasi a mettere una pietra tombale sulle prospettive del Museo e sui suoi successi, ha stabilito di dare avvio al cantiere per la costruzione di una non richiesta sopraelevazione grezza del secondo e del terzo piano del Museo. Un’operazione che non tiene conto della reali esigenze di dotare il Museo di uffici per l’ordinaria amministrazione. Peraltro, tali lavori non conformi alle esigenze del Museo e al finanziamento ottenuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dal Ministero dello Sviluppo Economico nel 2004, potrebbero durare diversi anni, precludendo l’utilizzo e la fruizione degli spazi.</p>
<p>In un momento di crisi economica gravissima riteniamo che questo sia uno spreco inammissibile e ingiustificato e che l’atteggiamento dissennato di chi opera all’interno delle Istituzioni di riferimento debba essere formalmente spiegato davanti alla collettività, da oggi privata di un’importantissima realtà culturale e sociale e di concrete prospettive economiche per la Sicilia.</p>
<p><strong>Venerdì 13 gennaio alle ore 19.00 tutta la cittadinanza di Palermo è invitata a partecipare all’assemblea pubblica presso il Palazzo Riso, Via Vittorio Emanuele 365.</strong></p>
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		<title>Amo Palermo!!</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 01:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marianna Caronia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ridare la parola ai cittadini, ascoltare la loro opinione e coinvolgerli nella scelte che riguardano la città. Restituire un senso alla parola democrazia, abbandonare le auto blu e camminare per i rioni toccando con mano i problemi della vita quotidiana. Fare un passo indietro e mettersi al servizio delle persone, senza imporre decisioni ma costruendo [...]
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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ridare la parola ai cittadini, ascoltare la loro opinione e coinvolgerli nella scelte che riguardano la città. Restituire un senso alla parola democrazia, abbandonare le auto blu e camminare per i rioni toccando con mano i problemi della vita quotidiana. Fare un passo indietro e mettersi al servizio delle persone, senza imporre decisioni ma costruendo insieme un percorso comune. &#200; questo il senso dell’iniziativa che ho avviato da qualche settimana. Il mio volto appare sui cartelloni e con il mio staff giro la città a bordo di un camper per parlare con i palermitani, restituire loro la parola troppo spesso negata. Ho scelto di avviare una <a href="http://www.surveymonkey.com/s/campagnadicosultazionepopolare" target="_blank" title="Pagina citata">campagna di consultazione popolare</a>, per verificare se è il caso o meno di candidarmi a sindaco, proprio per questo. Siano i cittadini a dirmi se vogliono costruire con me una nuova Palermo.<span id="more-10668"></span></p>
<p>Io ho fatto parte dell’amministrazione, ho ricoperto il ruolo di vicesindaco e ho potuto vedere con i miei occhi come funziona Palazzo delle Aquile. Un’esperienza formativa, che però si è infranta quando ho capito che ogni iniziativa, ogni atto concreto, veniva impedita. Allora ho fatto un passo indietro, ho lasciato lo status ma è cresciuta in me la convinzione di potere fare qualcosa per migliorare la città in cui vivo e che amo. Alla “solitudine” che provavo al Comune quando tentavo di fare qualcosa di concreto si è opposto il sostegno che ho ricevuto dalla gente comune. In tanto mi hanno contattato per dirmi che avevo fatto la scelta migliore, di andare avanti per la mia strada, ed ecco nascere la consultazione popolare. Volere fare il sindaco di Palermo per molti è una follia. Forse è così ma è da una sana follia che spesso nascono le idee più belle. In fondo è una follia d’amore non per una persona, ma per un milione di persone, per la mia città&#8230;</p>
<p>Ancora per qualche settimana girerò la città, incontrerò i palermitani e mi metterò al loro servizio. I tantissimi che quotidianamente incontrò mi stanno dando enormi suggerimenti in termini di idee e suggerimenti anche nella stesura di un programma dettagliato e tangibile. Voglio trovare con i palermitani soluzioni ai problemi della vita quotidiana. Rendere vivibile la nostra città, bella ma problematica. Penso a tutto quello che possiamo fare nel sociale, per i bambini, per la tutela del verde, per la riqualificazione del centro storico, per gli amici animali. E ancora la viabilità, la sicurezza, lo sviluppo sostenibile e ovviamente il lavoro per i nostri giovani.<br />
Sono temi che riguardano tutti e sui quali tutti devono potersi esprimere.</p>
<p>RisolleviAmo, RinverdiAmo, RiordiniAmo, RicostruiAmo,RipuliAmo,<br />
RinnoviAmo, RiorganizziAmo Palermo!!</p>
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</ul></p>]]></content:encoded>
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		<title>La ragazza di Porta Felice</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 00:59:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvia Vitali</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;auto rossa si fermò poco dopo Porta Felice, nei pressi delle Mura delle Cattive. Nella penombra tre ragazze chiacchieravano sottovoce, stavano vicine per riscaldarsi con il calore dei loro corpi, l&#8217;unico di cui potevano godere nelle sere di inverno. &#171;Tocca a te, bella mora. Sei fortunata&#187;. disse una delle ragazze a Sonia indicando l&#8217;auto che [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;auto rossa si fermò poco dopo Porta Felice, nei pressi delle Mura delle Cattive.<br />
Nella penombra tre ragazze chiacchieravano sottovoce, stavano vicine per riscaldarsi con il calore dei loro corpi, l&#8217;unico di cui potevano godere nelle sere di inverno.<br />
&#171;Tocca a te, bella mora. Sei fortunata&#187;. disse una delle ragazze a Sonia indicando l&#8217;auto che si era fermata.<br />
Sonia conosceva il numero di targa e si avvicinò all&#8217;auto, chinandosi per guardare dentro ed essere vista allo stesso tempo. Riconobbe l&#8217;uomo al volante e lui identificò la giovane rumena.<br />
Quell&#8217;angolo della strada era da anni ormai gestito dalle rumene, poco più avanti si trovavano russe e ucraine. Le africane erano nascoste in una zona lontana dal centro città ma più umida sia d&#8217;inverno che d&#8217;estate. Sonia non soffriva il freddo ma odiava l&#8217;umidità che le arricciava i capelli, che aveva sempre avuto perfettamente lisci prima di arrivare a Palermo e passare le notti per strada.<br />
Le più fortunate, pensava Sonia, erano le asiatiche che lavoravano sotto copertura nei centri massaggi. E naturalmente le italiane, ma era inutile paragonarsi a chi passava le serate nei ristoranti di lusso e alle feste della “Palermo bene”.<br />
&#171;Il solito?&#187; disse Sonia rivolgendosi all&#8217;uomo con gli occhiali seduto alla guida dell&#8217;auto rossa.<br />
&#171;Sì&#187; La ragazza salì in macchina e si allontanò dall&#8217;angolo in cui stava con le amiche, per fermarsi poco distante, in una traversina che portava ad una piccola spiaggetta.<br />
Sonia adorava il mare, aveva lasciato la Romania e scelto la Sicilia per il mare. Era stata la sua unica scelta. Il resto era venuto da sé&#8230;<span id="more-10661"></span><br />
L&#8217;uomo seduto al suo fianco si tolse gli occhiali e li poggiò sul cruscotto.<br />
&#171;Stasera fa freddo&#187; disse.<br />
Era un modo per dire qualcosa, anche se non era necessario parlare: Sonia sapeva, lui sapeva.<br />
Le parole erano superflue, servivano solo a celare l&#8217;imbarazzo che l&#8217;uomo provava tutte le volte che si trovava in auto con una ragazza.<br />
&#171;Sì, stasera fa freddo. &#200; Natale&#187;.<br />
&#171;Già&#8230;&#187;.<br />
Avrebbe voluto chiedere alla ragazza come si passava il Natale in Romania, ma non voleva diventare confidenziale, nonostante ormai si incontrassero da diversi mesi. Era il cliente abituale delle ragazze di Porta Felice. Ogni gruppo aveva degli uomini per cosi dire fissi, che a cadenze più o meno variabili si presentavano. Non avevano nomi o volti, erano auto e numeri di targa.<br />
C&#8217;era chi preferiva le europee e chi le continentali dalla pelle scura, chi invece desiderava cambiare.<br />
Il cliente abituale infondeva tranquillità a qualsiasi gruppo, ispirava fiducia perché era noto a tutte le ragazze. I nuovi clienti venivano invece guardati con diffidenza e in genere erano le più anziane che si facevano avanti, perché avevano maggiore esperienza ed erano in grado di intuire le situazioni di pericolo.<br />
Sonia era la più giovane del suo gruppo e spesso le amiche la trattavano come una bambina, lasciandole i lavori meno impegnativi.<br />
L&#8217;uomo dell&#8217;auto rossa era cosi diventato un cliente quasi fisso per Sonia.<br />
&#171;Ti riscaldo io&#8230;&#187;.<br />
Non era brava a parlare, preferiva non dire nulla quando lavorava, ma aveva imparato alcune frasi in italiano che erano indispensabili nel mestiere.<br />
&#171;Sì&#187;.<br />
Tacquero.<br />
Tenevano entrambi gli occhi aperti ma non si guardavano.<br />
Sonia guardava il mare e pensava alla prima volta che lo aveva visto.<br />
L&#8217;uomo senza occhiali lasciava che i suoi pensieri diventassero sfocati come il mondo che vedeva attraverso i suoi occhi. E finse di sentirsi meno solo.<br />
Si consumò tutto in silenzio, tra vetri appannati e respiri soffocati.<br />
&#171;Ti lascio al solito posto&#187; disse l&#8217;uomo.<br />
&#171;Sì&#187; rispose Sonia. Quella sera sarebbe tornata a casa presto.<br />
&#171;&#200; come il mio Sami&#8230;&#187;. Sonia pronunciò il suo pensiero a voce alta, guardando un cagnolino di pezza che l&#8217;uomo teneva poggiato sul cruscotto. Forse il regalo di una donna o il giocattolo dimenticato da un bambino.<br />
&#171;Sami?&#187;.<br />
&#171;&#200; il mio cane. &#200; a casa, in Romania&#187;.<br />
Si morse le labbra: si era promessa che non avrebbe mai parlato di sé, di ciò che aveva lasciato in Romania.<br />
Non disse altro.<br />
L&#8217;uomo prese il giocattolo e glielo porse.<br />
&#171;&#200; tuo&#187;.<br />
&#171;Grazie&#8230;&#187;. Le scappò un sorriso, il primo che l&#8217;uomo dall&#8217;auto rossa le vide sul viso.<br />
In fondo era veramente una bambina. Ed era Natale anche per chi lo passava per strada. Anche per chi lo passava da solo.<br />
La macchina si fermò vicino al porticciolo, Sonia scese dall&#8217;auto, salutò l&#8217;uomo con gli occhiali e iniziò a passeggiare con il suo finto Sami stretto al petto.<br />
La Luna si rispecchiava sull&#8217;acqua, illuminava le imbarcazioni.<br />
Ce ne era una che si chiamava Speranza, era piccola e malridotta, ma a volte prendeva ancora il largo. Come l&#8217;innocenza di Sonia, che era stata maltrattata ma non era affogata e a volte tornava a nuotare nel mare delle sue speranze.</p>
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		<title>Mieli, Mattarella e le classi dirigenti del Sud</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 00:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale Hamel</dc:creator>
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		<category><![CDATA[classi dirigenti]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Mieli]]></category>
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		<category><![CDATA[Regione Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
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		<description><![CDATA[All&#8217;apparenza, potrebbe sembrare che non ci fosse alcuna relazione fra la poco felice battuta di Paolo Mieli pronunciata a Cortina sulla necessità di commissariare il Sud e il ricordo della figura di Piersanti Mattarella, ucciso proprio il 6 gennaio dell&#8217;ormai lontano 1980 per mano mafiosa. In realtà un nesso, anche stretto, lo si può trovare, [...]
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</ul>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;apparenza, potrebbe sembrare che non ci fosse alcuna relazione fra la poco felice battuta di Paolo Mieli pronunciata a Cortina sulla necessità di commissariare il Sud e il ricordo della figura di Piersanti Mattarella, ucciso proprio il 6 gennaio dell&#8217;ormai lontano 1980 per mano mafiosa. In realtà un nesso, anche stretto, lo si può trovare, riflettendo sul fatto che il presidente della Regione siciliana, ma non fu il solo, nel corso della sia pur breve esistenza, pose, come obiettivo principale della sua azione politica, il rinnovamento della classe politica siciliana e non solo. Mattarella si era infatti reso conto che quella classe politica, il discorso si allargava però anche alle classi dirigenti in genere, era vincolo piuttosto che strumento per il cambiamento di cui la Sicilia e il Mezzogiorno avevano bisogno. Il problema della Sicilia, che è problema dell&#8217;intero Mezzogiorno, è stato e continua, infatti, ad essere proprio quello dell&#8217;assenza di classi dirigenti responsabili, capaci di governare il presente ma, anche, di guardare avanti e non certamente preoccupate, come purtroppo siamo costretti a registrare, alla meschina gestione dell&#8217;esistente. Paolo Mieli, a distanza di trentadue anni dall&#8217;assassinio del presidente della Regione siciliana, con la schiettezza e l&#8217;autonomia intellettuale che lo contraddistingue, non dice qualcosa di diverso affermando che le attuali classi dirigenti del Meridione d&#8217;Italia non siano in grado di costruire un futuro certo per i territori che governano. Le accuse che gli sono state rivolte, accuse di tenere la coda a certo becero leghismo, mi pare dunque che non abbiano alcun fondamento come non ha giustificazione l&#8217;indignazione che mostrano parecchi commentatori di casa nostra.<span id="more-10660"></span><br />
Quella di Mieli va dunque considerata per quello che è, senza montare castelli dietrologici, senza pensare che quelle parole costituiscano la spia di un malcelato atteggiamento razzistico. Siamo convinti infatti che l&#8217;ex direttore del Corriere della Sera, assumendosi la responsabilità di quella battuta, non ha benché minimamente pensato a una sorta di inferiorità culturale dei meridionali, ma che ha espresso con chiarezza quel che molti pensano, a cominciare dagli stessi meridionali di buon senso che soffrono il degrado del loro territorio e lo spreco di quelle risorse che avrebbero dovuto essere utilizzate per costruire un futuro più certo per le giovani generazioni del Sud. Si tratta dunque di una provocazione positiva, una scossa di cui noi meridionali tutti, ma soprattutto le attuali classi dirigenti, dovremmo far tesoro, una provocazione per mettere da parte i piagnistei o i rancorosi risentimenti per ciò che è stato negato e per invece guardare dentro le nostre cose, per sanzionare ciò che non va ed esaltare ciò che invece è ben, per capire, come affermava il compianto Piersanti Mattarella, se la Sicilia, se il Sud, ha &#8220;le carte in regola&#8221; perché solo quelle &#8220;carte in regola&#8221; legittimano i siciliani, i meridionali, ad alzare la voce.</p>
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		<title>Totò Cuffaro continua a far parlare di sé</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 03:37:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Villino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ospiti]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Lo Verso]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Puglisi]]></category>
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		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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		<category><![CDATA[Totò Cuffaro]]></category>
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		<description><![CDATA[Totò Cuffaro continua a far parlare di sé. La sua figura nell’immaginario collettivo è ancora viva. È viva tanto in chi lo ama e continua a difenderlo, tanto in chi lo ha condannato e non prova per lui alcuna pietà. C’è chi cerca di esorcizzare la sua presenza, chi la evoca. Ultimamente Cuffaro è tornato [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Totò Cuffaro continua a far parlare di sé. La sua figura nell’immaginario collettivo è ancora viva. È viva tanto in chi lo ama e continua a difenderlo, tanto in chi lo ha condannato e non prova per lui alcuna pietà. C’è chi cerca di esorcizzare la sua presenza, chi la evoca.<br />
Ultimamente Cuffaro è tornato alla ribalta dopo alcune interviste rilasciate a Sky e alla rivista S. Ed è proprio l’autore dell’intervista pubblicata su S, Riccardo Lo Verso, che con un <a href="http://www.dipalermo.it/2012/01/05/la-solidarieta-inattesa-verso-il-detenuto-cuffaro/" target="_blank" title="Post citato">post su diPalermo</a> riapre il dibattito attorno al Cuffaro detenuto.<br />
Lo Verso, dopo avere fatto le opportune premesse (&#171;Totò Cuffaro è stato condannato per un reato grave. Ancor di più se commesso mentre si ricopre un prestigioso incarico istituzionale&#187;),  descrive il detenuto Cuffaro. E conclude:</p>
<blockquote><p>&#171;Dovremmo tutti far vista ai detenuti che conosciamo, anche e soprattutto se li abbiamo criticati. Solo mantenendo vivo il rapporto con il mondo da cui sono stati, momentaneamente o per sempre, espulsi potranno fare tesoro degli errori commessi. Solo la presenza che ingigantisce l’assenza di ciò a cui sono stati, giustamente, chiamati a rinunciare può convincere un detenuto ad evitare errori futuri. Almeno questa è l’idea che mi sono fatto&#187;.</p></blockquote>
<p>Quasi immediata la <a href="http://www.dipalermo.it/2012/01/05/ma-questa-compassione-verso-cuffaro-ora-ha-stufato/" target="_blank" title="Post citato">reazione</a>. A scrivere questa volta è Vincenzo Marannano, cronista del Giornale di Sicilia.<span id="more-10655"></span></p>
<blockquote><p>&#171;Quando si parla di detenuti, da un anno a questa parte, in un modo o nell’altro il pensiero finisce sempre a Totò Cuffaro. E siccome da un po’ di tempo comincio a temere seriamente che dopo la glorificazione possa essere avviato anche un percorso di santificazione, ho deciso (per quello che può valere) di dire anch’io la mia. [...] Quindi, per favore, non santificate e non commiserate Cuffaro. Perché sta “semplicemente” pagando il prezzo delle sue azioni scontando una condanna definitiva per avere favorito la mafia. Per avere cioè aiutato un’organizzazione (o membri di un’organizzazione, il che a mio avviso cambia poco) che ha cancellato il futuro di migliaia, forse anche milioni di siciliani. Che condiziona l’economia con le estorsioni e con il controllo degli appalti pubblici e che – non bisogna mai dimenticarlo – si è resa responsabile di atroci ed efferati delitti&#187;.</p></blockquote>
<p>Qualche settimana prima, anche Siciliainformazioni si era occupata di Totò Cuffaro e della sua apparizione televisiva. In un <a href="http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/137551/redenzione-comunicazione-film-cuffaro-detenuto-interviste-radio-giornali-dopo-curtis.htm" target="_blank" title="Articolo citato sul sito di Siciliainformazioni">articolo</a>, non firmato, si legge:</p>
<blockquote><p>&#171;Totò Cuffaro rilascia interviste alla televisione ed ai giornali, riceve visite di persone autorevoli, parlamentari di ogni schieramento politico – e di lui hanno scritto firme importanti. Ha perso trenta chili, ma appare in splendida condizione fisica. Ha dismesso alcune sue consuetudini, come baciare coloro che incontra, ma si è conciliato con Rebibbia e lo stato di detenuto. Forse ha trovato se stesso, di sicuro ha trovato le parole giuste per parlare a coloro che stanno fuori. Sembra un film dedicato alla giustizia, ai suoi torti ed alle sue ragioni. Ma il titolo non potrebbe essere che uno: redenzione e comunicazione&#187;.</p></blockquote>
<p>Nel mese di ottobre è Roberto Puglisi che firma su Live Sicilia un <a href="http://www.livesicilia.it/2011/10/26/cuffaro-cintola-la-gente-e-quelli-che-rimpiangono/" target="_blank" title="Articolo citato sul sito di Live Sicilia">articolo</a> dal titolo: <em>Cuffaro, Cintola, la gente e quelli che rimpiangono</em>. In un passaggio si legge:</p>
<blockquote><p>&#171;Ci sono moltissimi siciliani che amano Cuffaro perché lo ritengono il modello ideale. Perché pensano che la politica sia ipocrita – specialmente nella terra nostra – quando promette di curarsi dei destini collettivi. Dunque, fra tanti fasulli mascheroni di benefattori della salute pubblica, altrimenti rapaci, meglio la concretezza del clientelismo che si fa pane e companatico. Meglio l’illusione – sì  l’illusione &#8211; del rapporto personale col sovrano. Meglio stare accucciati ai piedi del trono. A seguire, ci sono i siciliani “liberi” che condannerebbero in ogni dove un simile atteggiamento. Ma lo perseguono senza rossore nel convento della propria coscienza. Ecco perché Cuffaro piace agli uni e affascina, in segreto, gli altri&#187;.</p></blockquote>
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