Archivio per la categoria 'Ospiti'

Il generale Mario Mori, insieme al colonnello Mauro Obinu, è imputato di favoreggiamento alla mafia. La Procura di Palermo lo ritiene responsabile della mancata cattura di Bernardo Provenzano a Mezzojuso nel 1995. Il principale teste d’accusa, il colonnello dei Carabinieri Michele Riccio, sostiene che furono Mori ed Obinu ad impedirgli la cattura di Provenzano.

Mori (ed il tenente colonnello De Caprio) è già stato processato per favoreggiamento alla mafia e assolto (febbraio 2006) per la vicenda della mancata perquisizione del covo di Riina. Oggi è nuovamente imputato. Le due vicende appaiono strettamente connesse, perché nel 1993 inizierebbe una trattativa tra apparati dello Stato e Cosa Nostra che spiegherebbe la mancata perquisizione del covo di Riina nel 1993 e la mancata cattura di Provenzano nel 1995.

Tanti i dubbi, una sola certezza. Oggi alcuni uomini che, sino a prova contraria, hanno dedicato la vita alla lotta contro Cosa nostra sono sotto processo per favoreggiamento alla mafia. Continua »

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La prima volta a Londra è stata un trauma.
Guardavo dal Bus uomini e donne come formiche. Correvano, non camminavano.
Mi pareva impossibile reggere un ritmo tale.
Pensavo e sorridevo, forse anche un po’ amaramente, dei ritmi lenti, lentissimi della mia Sicilia.
Pansavo a quando si chiede un caffè al bar, e se ti finisce bene aspetti, aspetti che si concluda la cronaca post partita, o una delle tante conversazioni sui nullafacenti politici.
Poi sono ritornata in patria, a Palermo. Mi sono resa conto che Londra anche noi ce l’abbiamo nella testa.
Corriamo, corriamo sempre, anche quando non è necessario.
Ci spazientiamo per una pizza che arriva 10 minuti più tardi, per un semaforo rosso che dura un secondo in più rispetto alla nostra tolleranza. Perdiamo la pazienza perfino dinanzi all’acqua che non bolle.
Abbiamo perso il piacere di stare fermi, di pensare, di assaporare le cose.
Di muoverci lentamente e sorridere se l’anziana che attraversa le strisce, non corre, ma passeggia.
È vero, talvolta è necessario correre. Ma sappiamo benissimo che buona parte delle volte non è così. Ci piace trafelarci, ci piace sentirci impegnati. Continua »

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‘A carta ra muorti

Rita Parisi
nov 09
19
02:23

Compravamo la frutta e la verdura da Michele. Lo sapevamo che ha prezzi da gioielliere, carissimo…però ha merce di prima scelta. La putia lascia molto a desiderare, il servizio è lento però io e mio marito ci fermavamo sempre lì, uno perché era vicino casa nostra e due perché il filosofeggiare di Michele ci divertiva e il prezzo esagerato lo mettevamo nel conto “svago e divertimento”. Ne aveva per tutti, politica, economia, morale…con azzardate ipotesi e teorie complesse che alla fine ti rintronava e quasi gli credevi. Non erano cose di tutti i giorni attipo “che caldo…tempo di terremoto!” no, lui ha argomentazioni molto più originali secondo le quali, ad esempio, il caldo era frutto della agitazione delle persone che andavano troppo di corsa e che le donne non cucinano più e per questo lui vende le fave sbucciate e le verdure pulite, eve’? E che fai? Non gli dici avaraggiuni?
Un giorno però Michele, ce ne siamo accorti subito, aveva un aspetto triste, sbattuto, opaco…e cosa assurda: non parlava! Alle nostre domande rispondeva con monosillabi deboli, sconfortati…ma si capiva che voleva sfogare. Infatti cominciò a raccontare di come la sua vita fosse alla fine, di come stu focu granni lo aveva colpito, così all’improvviso e a tradimento. Continua »

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“Cu nesci arrinesci”, leit motiv di qualsiasi palermitano fin dalla tenera età…studi, ti impegni a scuola, vinci anche un’olimpiade di fisica (insomma, hai una bella testa!) ma “cu nesci arrinesci” imperversa; sono troppe le storie sentite (presunte o vere) di giovani cervelli che dopo soprusi vari hanno mollato tutto e non appena messo un piede in Continente (non necessariamente europeo), sbocciano come fiori in primavera; ma allora, quanto c’è vero del detto “cu nesci arrinesci”? Ovviamente, a livello siculo, non esiste grande evidenza empirica al riguardo, però è possibile fare alcune considerazioni teoriche:

La causalità tra (cu) nesci vs. arrinesci, può andare da entrambi i lati, e vediamo di capire perché. Continua »

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Non nascondo che in questi giorni sono andata a buttare la spazzatura con una certa apprensione. Temevo che depositando il mio sacchetto, la montagna di immondizia che sovrasta il cassonetto, avrebbe ceduto e mi avrebbe sepolta viva! Certo che per una che ha la fortuna di vivere nella “città più cool d’Italia” sarebbe una fine ingiusta…
“Fortuna che ha smesso di piovere!” sento dire da più parti – ed è vero penso io – ma almeno la pioggia attutiva quei nauseabondi odorini, che invece il caldo di questi giorni ha contribuito a diffondere ovunque! La puzza dunque, l’immondizia, gli incendi dei cassonetti, la pioggia, gli allagamenti, la paralisi nelle strade, le tasse che aumentano e i servizi che diminuiscono and so on come dicono gli inglesi…il punto è che Palermo è diventata una città invivibile e fuori di qui nessuno sembra essersene accorto… Continua »

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Sono segni di un tempo che è cambiato. Sono giovani. Al primo lancio di agenzia, si precipitano davanti alla Questura di Palermo, per attendere l’arrivo del boss. Si portano dietro soltanto una bandiera della Sicilia, le magliette che incoraggiano a denunciare le richieste di pizzo e le loro facce, particolare – quest’ultimo – non di poco conto.

Ho sentito dire a una signora di mezza età, impiegata, titolo di studio licenza media inferiore: “Qualcosa si sta muovendo. Prima non era neanche immaginabile che i ragazzi si mettessero lì sotto, a viso scoperto, a farsi intervistare…ma pure quelli che erano a Calatafimi, ma chi? Un paese così piccolo…prima si chiudevano dietro le persiane… ‘A tiesta ci scippavano prima…Ma fu dopo Falcone e Borsellino che si sono cominciate a smuovere le cose…”.

Forse è proprio così. Certo, i ragazzi lì sotto che saltano e “stonano” inni a volto scoperto e gli agenti affacciati alle finestre col passamontagna che rispondono a tempo erano uno spettacolo unico.

Io ero a casa causa raffreddore di stagione. La faccia ce la metto oggi.

Alle forze dell’ordine e ai lettori di questo blog propongo un patto: loro prendono gli altri due e noi gli andiamo a fare la “ola” sotto la Questura, o dovunque li porteranno.

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Self service

Gaetano Sampino
nov 09
16
02:34

Ebbene sì…siamo arrivati anche a questo. Non c’entra niente, ma mi ricorda un qualche romanzo di Orwell pensare che anche a Palermo abbiamo l’Auchan con le casse self service, come nelle migliori città d’Europa. Tu arrivi all’iper, ti prendi il tuo bel cestello, scegli le tue buste preconfezionate, i tuoi ultimi ritrovati della tecnologia in blister, i tuoi detersivi e ti dirigi alle casse. Pensi «facciamoci sta fila» invece, prodigio della tecnica, sei tra i primi a provare la velocità e la praticità della cassa self service, per gli amici “cassa amica”. Meraviglia delle meraviglie, controllato dall’occhio vigile di una addetta a tre o quattro casse, passi i tuoi acquisti sul lettore, ti passi la carta fedeltà e poi ti paghi la spesa con il bancomat…da solo. Continua »

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Ho sentito questa frase migliaia di volte e devo ammettere che rispecchia la realtà.
E sapete perché? Perché i palermitani odiano la propria città, non la accettano, non la conoscono, se ne vergognano. E non sto parlando del “popolino” (termine che uso senza alcuna accezione offensiva, ma solo per fare intendere al lettore di quale parte di popolazione sto parlando) che, con tutti i suoi difetti, riconosce la grandezza di questa città, a modo proprio la apprezza e talvolta crede di non esserne degna.
Parlo proprio di quella fetta di palermitani del ceto medio e medio alto, istruiti o pseudo tali, che viaggia ma non osserva, che vede solo quello che vuole vedere.
Questi palermitani, che siamo noi, hanno avuto inculcato sin da piccoli che tutto quello che viene da fuori è bene, tutto quello che è proprio di questa città, non “serve”. E tutto questo è stato, e lo è tuttora, avallato da anni di televisione nordica che ha convinto l’Italia intera, noi compresi, dell’esistenza di un nord “operoso e civile” ed un sud “retrogrado, ignorante e lavativo”, omettendo però che questo nord è frutto del lavoro di tanti meridionali. (E qui ci vorrebbe un post a parte per approfondire i motivi che hanno portato alla crescita del nord a scapito del sud). Continua »

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Cari tutti,
è stata pubblicata una piccola raccolta di pensieri, da me scritti, editi dalla casa editrice Albatros.

Barbara Isabella - “Pensieri pensati a bassa voce”

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Barriere architettoniche all'Albergo delle Povere

Barriere architettoniche all'Albergo delle Povere

Barriere architettoniche all'Albergo delle Povere

Le foto sono relative al complesso universitario di Scienze della Formazione sito all’Albergo delle Povere in corso Calatafimi.

Tutti gli studenti universitari hanno il diritto di seguire le lezioni, di frequentare corsi e laboratori. I miei colleghi disabili non devono trovarsi nella condizione di non poter accedere alle lezioni per via di rampe di scale a loro poco accessibili. Continua »

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Palermo, 15 giugno 2016. Salvatore si alza dal letto alle 7, per lui quella di oggi è una giornata segnata in rosso sul calendario: se tutto andrà bene, dopo mezzogiorno, a separarlo dalla sua laurea in architettura ci sarà soltanto la discussione della tesi.

Salvo, come lo chiamano amici e parenti, scende da casa verso le 8 e fa un’abbondante colazione in un noto bar di Mondello paese, luogo incantevole in cui ha la fortuna di abitare; mentre divora il cornetto al gelo di mellone che ha appena acquistato e ammira lo spettacolo offerto dai pescatori, intenti a rattoppare le reti, il suo inconscio va indietro di qualche tempo, quando al risveglio questa splendida piazza, nello stesso periodo dell’anno, si trovava sommersa da bottiglie di Moretti svuotate, su cui il tiepido sole della mattina si rispecchiava, e dai cartoni abbandonati la notte precedente dai venditori ambulanti. Oggi, nel momento più importante per lui, si rende conto che a brillare è solo il mare, di un blu che il rinnovato palmeto della passeggiata rende ancora più intenso. Continua »

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La guerra dei picciriddi

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L’uovo oggi

Vincenzo Croce
nov 09
10
03:33

Meglio l’uovo oggi che la gallina domani, recita un vecchio adagio popolare, e come tutti i sanno i proverbi “hanno sempre ragione”.
Deve essere questo il ragionamento che hanno fatto a Palazzo delle Aquile e a Palazzo Comitini. Meglio i 60 milioni di euro della valutazione odierna, “sporchi maledetti e e subito” diceva un mio amico che la sapeva lunga.
Non si capisce cosa altro li possa spingere ad una imminente vendita o svendita dell’aeroporto Falcone Borsellino da parte di Comune e Provincia. Come riportato da Repubblica Palermo il valore dell’aeroporto, infatti, potrebbe schizzare dagli attuali 60 milioni odierni ad un valore compreso tra 300 e 500 milioni. Il tutto in pochi mesi.
Antonio Fraschilla (il giornalista di Repubblica) giustamente si chiede “a che pro”, anzi si chiede “a CHI pro”. Ai proprietari stessi, la risposta sembra essere paradossale ma non lo è. Infatti i soci di minoranza mantengono la prelazione alla vendita. Svendere la loro proprietà consentirebbe loro di comprane una parte più consistente a prezzi da saldo di fine stagione.
Stiamo a vedere come va a finire e noi cittadini?…non ci resta che piangere dicevano Troisi e Benigni di fronte al fato dispettoso. Ma forse non è così, forse noi possiamo tornare indietro da Frittole (quasi 1500).

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Ieri si è celebrato il ventennale della caduta del muro di Berlino: Bagheria non può che essere in linea con tali manifestazioni di libertà per certe caratteristiche che accomunano la Berlino di un tempo alla Bagheria di oggi. Se Berlino aveva un muro che divideva la città, Bagheria oggi ha diverse mura di spazzatura che separano i cittadini fra loro; se Berlino viveva il clima della guerra fredda, Bagheria oggi vive il clima della guerra fredda e pure puzzolente; se Berlino aveva dissidi interni e progetti politici poco chiari, Bagheria certamente non è da meno; se a Berlino si davano da fare con le picconate e il lancio delle pietre al muro, oggi a Bagheria in molti si esercitano col tiro del sacchitiello (forse per via della nuova specialità olimpica che vuole essere istituita, qualora Palermo fosse stata sede delle Olimpiadi del 2020). Speriamo che il gioco dei confronti finisca qua: non vorremmo che crollasse fra vent’anni il muro di spazzatura di Bagheria, anche se a ben pensarci assomiglia di più al Muro della Vergogna di Gerusalemme. Ma quella è un’altra storia.

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La signora Rosa

Serena Tudisco
nov 09
06
02:11

Esistono delle figure che, nella nostra vita, diventano dei veri personaggi storici, vuoi per usi e costumi della nostra città o più semplicemente perché li eleggiamo noi stessi a punto di riferimento del quartiere in cui siamo cresciuti.
Uno dei miei è stato la signora Rosa, una donna piccola piccola che viveva in corso Calatafimi dai tempi in cui c’era la “funicolare” di Monreale, affacciandosi dalla sua persiana avrebbe potuto vedere quello che noi tutti oggi sogniamo, una linea tranviaria.
A dividere la mia famiglia da lei solo pochi metri, capaci di rappresentare due mondi completamente diversi, uno rappresentato da chi aveva raggiunto quella zona di Palermo quando la città era in espansione e dall’ altro, chi da almeno sessant’anni viveva nella sua catapecchia, con due camere in cui vivere da sola, all’ interno della quale il tempo sembrava essersi fermato. Continua »

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Cavalli a Palermo

Gaetano Basile
nov 09
05
03:21

L’idea nacque una domenica mattina mentre ci godevamo il sole di primavera alle spalle di Porta Felice. Luogo deputato da sempre alla partenza delle corse dei cavalli che si concludevano a Porta Nuova, 1848 metri più su. Remy Sautet, conduttore di una popolare trasmissione sui cavalli su “France 3”, mio ospite, decise di rivisitare con la telecamera Palermo e i suoi cavalli.
Cominciamo proprio da quella piazza di fronte il “Nautico” affollata di studenti. Il Cavallo Marino del Marabitti ricorda il mito di Arione, l’arrivo dei primi cavalli in Sicilia, sbarcati sui bassi fondali per raggiungere la riva.
- Arione? mai sentito… Uno dei tanti mostri marini di cui favoleggiarono i marinai… – Come no? il cavalluccio marino, detto ippocampo… -
Chiara deformazione professionale di questi futuri lupi di mare. Meglio passare alla storia.
E la storia dei nostri primi cavalli passa per le pareti della “Grotta Niscemi” all’interno della Favorita. Furono i primi cavalli palermitani. Continua »

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Un altro sindaco

Gery Palazzotto
ott 09
29
00:56

«Il sindaco di Palermo Diego Cammarata ha dato mandato all’avvocatura comunale di procedere, qualora esistano i presupposti, alla costituzione di parte civile del Comune nel procedimento contro gli amministratori dell’Amia che vede coinvolti l’ex presidente Enzo Galioto e l’ex direttore generale Orazio Colimberti».

Leggete sopra (da Rosalio).
Il contenuto della seconda riga merita, a scelta:

  • un’assemblea pubblica a piazza Politeama;
  • un dibattito privato a casa Cammarata (non di giovedì che c’è Don Matteo 7);
  • una riflessione alcolica al Tribeca;
  • un forum felpato al Giornale di Sicilia;
  • oppure una semplice considerazione che parta dal dissesto dell’Amia e arrivi fino alle vergognose missioni milionarie dei suoi dirigenti, che tenga conto in ugual maniera della qualità del servizio di raccolta dei rifiuti a Palermo e della Tarsu triplicata nel giro di tre anni (da Cammarata e da nessun altro).

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È cosa nota a ciascuno di noi che tutto nella vita ha un apice e un declino, come si evidenzia ad esempio nel corpo che abbiamo che a un certo momento del suo percorso vitale comincia a tramontare dietro un orizzonte formatosi da un sedimento fatto di glorie e di miserie. Così è successo, se diamo uno sguardo melancolico alla Storia, con tanti popoli e culture che con tutta certezza credevano di essere perennemente incandescenti, ma che prima o poi non solo sono stati spenti, ma anche ridotti in cenere, nella sconfinata polvere dei tempi e dell’oblio. Certo, dentro queste nazioni splendenti di solito si erano formati i luoghi dove si depositava tutto il sapere ottenuto, sia attraverso le razzie, sia attraverso gli scambi che i sudditi più aperti e raffinati, ma sopratutto più intelligenti o avveduti, riuscivano a stabilire. E questi luoghi erano poi anche centri di potere da dove contemporaneamente si irradiava un sapere ormai rielaborato e perciò anche nuovo o, per meglio dire, diverso. Perché questi luoghi, in genere le capitali politiche o culturali rappresentative della loro summa e che poi la storia ha più o meno mitizzato, questo spazio sempre più sovrano e importante col tempo si è trasformato nella città-cerniera che appunto raggrupava tutti i poli del sapere dell’impero, e che ha segnato in un modo o nell’altro il mondo fino ai nostri giorni. Continua »

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Nelle terre di Carewall non smetterebbero mai di raccontare questa storia, se solo la conoscessero. Non smetterebbero mai di raccontare di parole che scoppiano nel buio come bolle di sapone, di una voce calma e lenta, di un pubblico silente e affamato.
Intervento eccellente quello di Alessandro Baricco al Premio Mondello Giovani 2009, venerdì. Nello scenario del Teatro Biondo lo scrittore ha affrontato la tematica della giovinezza ripescando nelle sue letture giovanili e nei suoi anni feroci parole preziose da offrire a scrittori emergenti e fan. La giovinezza passa in fretta e si trasforma, eppure alcune cose di essa sembrano rimanere immutate. Ed è a un testo non proprio recentissimo, quale l’Iliade, che Baricco si rivolge per rintracciare gli aspetti più salienti dell’età d’oro. E se il pubblico sbuffa un poco all’idea di rievocare i tristi ricordi liceali legati all’Iliade, si ricrede presto. Achille uno di noi: forte, bello, illeggibile, giovane, come noi.
Fuori il vento si porta via la polvere, la pioggia bagna tutto, anche me. Carico a testa bassa e la affronto, feroce. Il ritorno a casa è un’Odissea.

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Sul campo del Renzo Barbera in una domenica d’ottobre piene di nuvole minacciose, si è verificato un caso degno d’attenzione: all’ennesimo tunnel non riuscito di Javier Pastore, il trequartista argentino del Palermo, dalla curva sud una voce rancorosa ha urlato con inaudita delicatezza: “Ma chistu ‘a zita ‘un ‘ci l’avi? È ‘nnamuratu ra padda! Zamparini cercaci ‘a zita!”.
Idilli bucolico-pastorali per un Palermo che scala non solo le vette della classifica, ma anche quella della poesia popolare.

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