Archivio per la categoria 'Ospiti'

Un bicchiere di vino al tavolo di uno sperduto bar di provincia potrebbe far da scenografia a classiche chiaccherate che De Andrè ambienterebbe nei postriboli genovesi. Questa volta invece di “stramaledire le donne, il tempo ed il governo” (da “La città vecchia”) c’è toccato riflettere su noi stessi. Proprio come riscoprire un alter ego mai venuto fuori prima. Lui ha 26 anni, palermitano di nascita ed esistenza, una notevole professionalità artistica che lo ha portato a lavorare nei teatri europei senza mai dimenticarsi dove è nato. Uno di quelli che partono per tornare, non per lasciare. Parzialmente scettico nei confronti del futuro dell’isola, amareggiato(ma non arreso) da diversi anni passati a scuotere l’opinione pubblica giovanile panormita. Tristemente cinico verso istituzioni che non sempre sembrano ascoltare i neoelettori. “…alla fine mi ero stufato di parlare a gente che non sa chi è, sono stufo di confrontarmi con chi ha dimenticato chi è. Fra! Abbiamo dimenticato quello che siamo”. Un po’ stupita da una tale affermazione continuo la chiacchierata che nel frattempo aveva risvegliato l’atmosfera sonnolenta del nostro fido bar di provincia. Continua »

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Ciao ragazzi, sono qui non per parlare di televisione, non oggi almeno, ma per invitarvi alla mia prima mostra fotografica. La passione della fotografia mi ha travolta circa un anno fa, in realtà nella mia vita sono sempre stata a contatto con questo fantastico medium, solo che prima ero dall’altra parte dell’obiettivo ed è stato interessante ed emozionante ma nulla di paragonabile a quello che provo ora quando con la mia macchina vado in giro, scegliendo dettagli da fermare per sempre e magari come i questo caso avere la possibilità di mostrare agli altri quello che mi ha emozionato, sperando susciti qualcosa anche in voi, se così non fosse no problem, l’importante è provare. E i risultati finora raggiunti mi soddisfano tanto.
Durante tutto l’inverno ho preso parte a degli incontri gratuiti agli Amanti tenuti dalla mia prof. Anna Fici (molti di voi la ricorderanno) e il suo compagno Giancarlo Marcocchi, entrambi fotografi. È stato interessante per me, ogni volta era un’esperienza nuova, e ho avuto la possibilità di ascoltare qualcuno che realmente ha una conoscenza del mezzo, un gusto che è molto vicino al mio, un interesse per la fotografia che racconta dell’animo, elemento che mi ha fatto avvicinare a questo mondo. Continua »

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Quarto profilo:
Donna
Altezza 1.74
Incinta di 7/8 mesi
Non grassa
Non è necessaria anche se gradita la conoscenza di rudimenti della lingua inglese.

Quinto profilo:
Uomo
Altezza 1.74
peso circa 70kg
Non è necessaria anche se gradita la conoscenza di rudimenti della lingua inglese.

GLi interessati sono invitati ad inviare fotografie e curriculum all’indirizzo casting@grahameassociati.it.

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Stanno per iniziare le riprese del film in ottobre, ho ricevuto alcuni profili di attori necessari per le riprese a Palermo, ho richiesto ed ottenuto dalla produzione l’autorizzazione a pubblicarli su questo blog al fine di offire a tutti gli attori cittadini la possibilità di essere coinvolti.

Primo profilo:
Attore professionista, alto, magro. Volto da artista.
Età 30/38 anni
Conoscenza dell’inglese (non parlerà ma deve interagire in contesti dove la lingua utilizzata è l’inglese).

Secondo profilo:
Attore professionista. Tipico volto siciliano.
Età 40/50 anni
Conoscenza dell’inglese (non parlerà ma deve interagire in contesti dove la lingua utilizzata è l’inglese).
Ruolo: tassista

Terzo profilo:
Attore professionista. Tipico volto siciliano.
Età circa 50 anni
Conoscenza dell’inglese (non parlerà ma deve interagire in contesti dove la lingua utilizzata è l’inglese).
Ruolo: pescatore
Sarebbe molto utile la conoscenza base delle manovre di rianimazione dopo annegamento.

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Si cresce?

Mimmo Caruso
ago 07
30
04:28

La cosa più bella del mondo sono le pesche.
Anzi, le pesche montagnole.
Le pesche sono atto d’amore.
A volte d’estate mia madre mi porta una pesca sbucciata, tagliata a pezzi nel piatto, e “tieni gioia mia, ché è bella fresca”.
Questo è amore di madre.
Mio zio Giovanni le pesche se le mangia senza sbucciarle. Le va a raccogliere in campagna.
Prende il coltello dalla tasca dei pantaloni, ne taglia un boccone e lo manda giù ad occhi chiusi.
Dice che ad una certa età la polpa della pesca ed il velo della buccia gli ricordano altre cose.
Questo è amore nostalgico.
Secondo Marco, invece, la cosa più bella è arroccare il pallone.
“Perché compa’, quando arrocchi il pallone, eserciti un attimo di libertà individuale.
Tutti sono lì che pensano alle regole, stanno attenti a non fare falli, hanno davanti agli occhi solo il risultato finale.
Arrivi tu e…PEEEEEM…un calcio e gli sconsi il gioco.
Quando mi guardano incazzati e pensano «Marco ma che minchia hai fatto? Hai arroccato il pallone?», io sono contento.”. Continua »

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È domenica mattina a Barcellona e tre amiche decidono di fare una gita fuori porta, e così armate di buona volontà anziché ricorrere alla metro afosa e collassata, per raggiungere la stazione del treno, si convincono ad utilizzare il mezzo tanto pubblicizzato dal sindaco della città: il bicing, biciclette pubbliche al servizio del cittadino, con sei euro ti inviano la tessera personale ed il gioco è fatto.
La città è piena di manifesti, una vera e propria invasione, a questo punto pensi che sia tutto semplice, basta andare al parcheggio più vicino casa, prendere la tua biciclettina bianca e rossa e andare a parcheggiarla vicino alla stazione del treno, d’altronde sulla mappa che hanno inviato con la tessera i parcheggi segnati sono in ogni dove e, udite udite, ben due puntini rossi con la b di bicing sembrano quasi lampeggiare vicino alla fermata della stazione.
Ma appena sotto casa iniziano già i primi problemi la colonnina dice che è spiacente ma non ci sono biciclette, ma come, se ce ne sono quattro?
In effetti, guardando bene, le bici sono fuori uso, ruote bucate, freni che non funzionano, sellini rotti, una vera catastrofe, ma noi ormai abbiamo deciso, niente metro oggi, la giornata è troppo bella per chiudersi lì dentro, meglio cercare un altro bicing, mmm la mappa ne segna un altro a 4 traverse, uff un po’ lontano, ma va bene, andiamo, ma, sorpresa, alla traversa successiva vediamo spuntare la mitica colonnina e tre, dico tre biciclette funzionanti! Che bello ce l’abbiamo fatta, saliamo ognuna sulla sua bici e ci dirigiamo alla meta. Continua »

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Mi vergogno un po’ a dirlo, nel momento in cui tutti si stracciano le vesti per la disperazione: ma a me non dispiace affatto che il Comune non abbia organizzato nulla per rianimare l’estate palermitana. Ancora a monte, non mi pare neppure che a Palermo quest’estate non ci sia niente da fare. Ci sono gli spettacoli del Teatro di Verdura. Ci sono impresari privati che ogni sera organizzano le loro serate all’Agricantus o alla tonnara Bordonaro. Ci sono stati i concerti del Brass Group.
Certo, gli spettatori sono chiamati a pagare almeno un prezzo simbolico. Ma dove sta scritto che gli spettacoli debbano essere gratis, e che a organizzarli debba essere il Comune?
Per non essere accusato di fiancheggiare l’attuale amministrazione, spiego meglio la mia posizione: credo che abbiano fatto la cosa giusta per i motivi sbagliati. Essendosi sparati tutti i sudati risparmi in spese preelettorali, nulla più è rimasto per i circenses di quest’estate. Ma io credo che sia meglio così. La polverizzazione degli spettacoli estivi era una bombola di ossigeno che manteneva in vita vegetativa interi quartieri del centro, ma non è distribuendo minuzzaglia gratuita che si ottiene la riqualificazione del tessuto urbano. Riposi in pace il centro storico, e che il mercato abbia la possibilità di fare il suo corso senza la droga di un imprenditore pubblico che falsava gli standard di domanda e offerta.
Negli anni scorsi c’era troppo di niente. Essere approdati a niente di niente mi pare già un risparmio, se non addirittura un progresso.

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Un imprenditore edile non ci sta. Non paga e denuncia. In sé la notizia è ottima, di quelle che fanno sperare nella mutazione del virus dell’antiracket: che colpisca cioè commercianti e imprenditori, non solo intellettuali e teorici del ramo.
Ma mi chiedo: perchè il nome dell’imprenditore viene taciuto dagli organi di informazione? Per proteggerlo? E da chi? Dalla mafia? La mafia non lo conosce, forse? E allora? Io, come consumatore consapevole, sarei interessato a conoscerlo: devo ristrutturare casa e mi piacerebbe rivolgermi a uno che non mi ricarica sul conto il costo del pizzo.
Ma si vede che il cretino sono io.

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Ciao a tutti sono Zaira, nata a Palermo 26 anni fa, segni particolari palermitana orgogliosa di esserlo. Certo pian piano ci potremo conoscere meglio ma oggi per cominciare vi voglio parlare di un’esperienza vissuta ormai quasi 2 anni fa: la partecipazione ad un programma televisivo. Fin qui tutto ok, ma il programma in questione susciterà non pochi commenti. Vediamo se indovinate qual è, vi do qualche indizio:

  • va in onda durante l’orario del sonnellino pomeridiano post pranzo, orario in cui in tv (non che in altri orari sia tanto diversa la situazione veramente!!!) c’è il nulla;
  • è il classico caso di anonimato televisivo visto che nessuno lo vede…..o meglio nessuno o pochi riescono ad ammettere di guardarlo ma non si capisce come mai tutti mi riconoscono, sanno della mia storia e, a volte (attenzione) hanno anche informazioni personali sul mio conto che io stessa non conosco (!!!).

Avete capito? Continua »

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Posto fisso

Mimmo Caruso
ago 07
01
01:52

È un buon lavoro il mio.
Lo faccio da due anni e non posso lamentarmi.
Del resto oggi potere vantare un posto da impiegato comunale a Palermo a soli 29 anni non è da tutti.
Gli orari non sono un granché, ma il posto è tranquillo e poi qua è un porto di mare: incontri di tutto.
Quello che più mi piace del mio lavoro è quella che in gergo noi chiamiamo “utenza”…e devo dire che l’utenza palermitana è un piscio. Se ne vedono di tutti i colori.

“Signor Lei ma è mai possibile che mi avete tagliato la luce, per non parlare che davanti alla proprietà qualche cuinnutu si futtìu una balata di marmo”.
“Signora le do un modulo per la segnalazione, lo compila, ché facciamo provvedere”.
“Seee v’avissivu a signalare i corna c’aviti!”. Continua »

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Il piccione

Tommaso Santoro
lug 07
26
02:16

Parliamoci chiaro, ormai è un problema serio e va affrontato.
Ma come? Dico io, manco neanche 48 ore da casa, dimentico solo una finestra aperta e…trovo…uno scempio?
Il problema va affrontato!
Io non sono in grado adesso, con la mia ira, di trovare soluzioni, del “soggetto” non so tesserne le lodi, ma la mia emotività suggerisce di scrivergli una ODi (licenza poetica).

N.d.P. (nota del POSTeggiatore): il post non è consigliato ai minori per il linguaggio scurrile, ed agli animalisti estremi, tutti indistintamente comunque, vogliate cogliere l’aspetto “comico” del POST. Grazie.

No al piccione

OD”i”E al PICCIONE

O piccione che siedi e risiedi sulla mia finestra,
gli ingenui bambini ti chiamano “colomba” e fanno festa.

Colomba simbolo di pace, immagine di spirito capace.

Piccione sulla mia finestra, non essere felice, perché sto già arrivando…all’appendice.

La poesia…è finita, ora…È GUERRA! Tu devi sparire dalla faccia della terra! Continua »

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La Vucciria

Giancarlo Alessandro
lug 07
23
02:36

Nacqui in una solatia soffitta il 20 giugno 1951 in via Materassai al n. 38. La stanza era situata in cima ad un vecchio edificio, ora peraltro ristrutturato dai nuovi proprietari, e lo si può notare dalla sottostante piazza Sant’Eligio.
I ricordi più belli dell’infanzia sono legati alle mangiate assieme a tutti i parenti che venivano invitati sulla terrazza annessa alla soffitta nelle serate “d’u Fistinu di santa Rusulia”. Babbaluci, pani chi panelle, crocché e rascature e tante altre cosucce buone. Tempi felici, indimenticabili: ci si contentava di poco, non c’era malignità e si viveva meglio. E poi si aspettavano le dieci di sera per il gioco di fuoco, “’a masculiata finale”: che capolavoro! Tutto finito ahimé! Che tristezza passare ora dalla Vucciria. Ora è tutto abbandono, tutto chiuso: una tradizione popolare finita. Moltissimi negozi chiusi, ai Casciari specialmente. È bello abbandonarsi all’onda nostalgica dei dolci ricordi. Se chiudo gli occhi mi rivedo nel 1959 vestito con l’abitino bianco, la tunichetta della mia prima comunione a San Giacomo la Marina, la vicina parrocchia, ora restaurata. I baci, gli abbracci. Ricevere Gesù per la prima volta nel proprio intimo, i regali. Ricevetti due bei libri: “Il Vangelo narrato ai piccoli”, dal direttore dell’ENALC, dove lavorava mio padre, ed un altro stupendo, “Cuore”, di Edmondo De Amicis illustrato in edizione gigante da Roma da parte del presidente dell’ENALC. Che momenti emozionanti. Continua »

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Il Folklore

Vincenzo Pisciotta
lug 07
23
02:17

Era un caldo pomeriggio estivo di quest’estate Palermitana, uno di quei giorni in cui il sole batte forte ma in cui ogni tanto arrivano quelle piacevolissime folate di vento che ti danno quel momento di “arrifriscamento”. Quelle folate che quando arrivano fanno esclamare ai vecchietti dei nostri vicoli “Ah menu mali…sta sciusciannu n’anticchia!!”.
Camminavo a piedi tornando da una giornata stancante e mi dirigevo verso casa percorrendo una delle strade vicine alla famosissima via Montalbo. Ad un tratto camminando sotto il “pico del sole” vedo un netturbino che, sotto il “pico del sole” anche lui, spazzava il fogliame subito al davanti del marciapiede.
C’è da dire che questi non era il solito netturbino con la divisa, magari un cappellino e non so cos’altro, sembrava piuttosto un buttafuori in borghese… Innanzitutto da buttafuori aveva la mole, facilmente visibile anche grazie ad una “elegantissima” smanicata nera, indossata sotto il gilet giallo fosforescente tipico di questa figura professionale, che lasciava intravedere delle braccia a dir poco smisurate e poi era da buttafuori anche il resto del look, ovvero: capelli completamente rasati, occhiali da sole avvolgenti e cellulare appeso al collo con uno di quei lunghi portachiavi tanto alla moda…insomma un tipo rassicurante. Continua »

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Lavoro nero

Mimmo Caruso
lug 07
20
02:38

“Voscienza benerica” è uno di quei saluti che ti regala la vecchiaia.
Mastro Turiddu quel saluto se l’era conquistato col rispetto: il rispetto che ottiene chi sa fare una cosa meglio di tutti gli altri.

“Voscienza benerica, Mastro Turi che fa gliela posso offrire una cosa?”.
“No Santino lascia stare ché devo fare ancora quattro sirbizi in paese e poi devo andare in campagna”.

Mastro Turiddu la testa l’aveva sempre al travaglio.
Suo padre gli aveva insegnato che non è vero che ‘u morto insigna a cchianciri.
Uno “a cchianciri” ci deve fare l’abitudine, così poi, nsa’ mmai Dio succede qualche cosa, cchianciri ci viene facile.
E questo insegnamento ereditato, già l’aveva intestato ai figli: “Figli miei a casa nostra ‘u pane può mancare, ma di travaglio ve ne potete saziare”.
Mastro Turiddu faceva il carbonaio.
Si ricordava ancora il colore della pelle dei suoi quattro figli alla nascita: bianco come il latte.
Il carbone, impastato col sudore, quel colore l’aveva ormai coperto per sempre, come già aveva fatto con lui.
La pelle nera li rendeva invisibili di notte, quando nel bosco girano gli spirti, che si siddìano se uno sta lì a talìarli. Continua »

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In: Ospiti | 7 commenti

Mi chiancìu ‘u cuori a bìriri Paliermu chin’e munnizza, unn’e gghiè, o’ Stasbùrgu com’a Aàvusa. Puozzu capiri ruòppu ‘u Fistinu, ‘a confusioni, assai gienti…. A’ Cuba nicarieddra un ghiardìnu i limiùna siccu, senz’acqua, lassatu n’trìrici e tuttu ricintatu di munnizza, pianti servaggi siccàti ca spàccanu i marciapiedi, oramai patruna ri màghini posteggiati supra e decorati ri cacàti ri cani cu ‘i patruna lagnùsi e malirucàti.
Mobìlia ri cucina e stanz’e liettu ittàti mezz’a strata, cartazzi, cartùna, sacchitieddri e sacchi sdivacàti insièmmula a marùna rutti e privulàzzu. Ravanzi ‘o Spitali da via Pindemonte, ‘i maghini na tutti rui ‘i marciapièri e ‘a gienti ca camina mezz’a strata, menz’e maghini ca cùrrunu.
U Pulitiàma chinu ri carti intierra, buttigghi vacanti r’acqua e ‘i cestina vacanti….
Ruòppu ‘u Garraffièllu, n’o mienzu r’u Cassaru, una muntagna ‘i munnizza arriva a tuccàri ‘i decorazioni r’u settecièntu r’un finistruni r’u primu pianu.
Màghini abbannunàti, puru iddri chin’e munnizza, ma no unni pirdìu ‘i scarpi ‘u Signuri, no, ma a’ Via Notarbartolo, a’ Via Campolo, o’ Strasburgu, una cunnùtta sbummicàta in Via Alloro ca lassà un fetu ‘i muòriri e ti fa ‘i levasapùri ruoppu un paninu c’a mièusa. Continua »

In: Ospiti | 6 commenti

“A Palermo…me lo stavano ammazzando!!”.

Con gli occhi di fuori, schizzati di sdegno e rabbia, così ha esordito la Sig.ra Cannizzaro madre di un compagnetto di prima elementare di mia figlia.

Si parlava di figli, ovviamente, con lei e con altri genitori, davanti alla scuola.

Figli, scuola, malefatte di maestre, pagelle, salute e quindi cure, pediatri, ospedali.

Enrico, figlio della Sig.ra Cannizzaro, è un bambino celiaco. Il suo intestino ha una intolleranza permanente al glutine contenuto nel frumento e in altri cereali. L’assunzione di cibi che ne contengono anche una minima parte, porta ad una sintomatologia dolorosa a carico dell’addome.

Ma lei non lo sapeva, il suo pediatra non aveva capito.

“Anche all’Ospedale non ne hanno capito niente!”

Le cure somministrate non risolvevano il problema, non alleviavano i dolori. La Sig.ra Cannizzaro era preoccupata, disperata, giustamente incassando, postuma, la totale solidarietà di noi genitori presenti che con gravi cenni del capo ascoltavamo attentamente, ognuno dei quali pensando se il proprio bimbo non avesse mai manifestato un sintomo simile e ringraziando il cielo che non ci fosse mai stato. Continua »

In: Ospiti | 23 commenti

Anche quest’anno torno ad occuparmi del Festino di Santa Rosalia, me ne sono occupato a diverso titolo dalla prima edizione “spettacolare” del 1995, quella di Pino Caruso, di cui ero assistente e ho seguito l’allestimento del carro trionfale fino allo scorso anno, oggi però, per la prima volta, ne curo anche l’ideazione e la regia, non nascondo l’emozione, è la festa dei palermitani, della città, una città a cui sono molto legato, ed in cui ho operato investendo professionalmente e personalmente.
Sono davvero felice di aver avuto l’opportunità, da parte del Sindaco, di progettare il Festino di quest’anno. Iniziando a pensare all’evento ho subito immaginato un Festino contemporaneo. Non più un’allegoria barocca, che “rifà” la Festa del Seicento. Ma un Festino moderno. Un evento che parlasse della città di oggi e alla città di oggi.
Un Festino sotto il segno della luce, simbolo della devozione e della fede. Continua »

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Dopo una pazza organizzazione, diffusione della notizia e delle istruzioni e una interminabile attesa finalmente è arrivato il giorno dell’evento che ha permesso a tutti quelli che ne hanno preso parte di vivere alcuni secondi al di fuori della normalità, di staccare dalla solita routine quotidiana, di ritrovare per pochi momenti uno spirito di coesione e condivisione.
“Quelli che…il FLASH MOB” si sono riuniti in Piazza Politeama per attimi di pura, sensata nel suo non-senso FOLLIA, per ribadire la forza di un’azione simbolica plateale,non allusiva che coinvolge in prima persona chi si presta a realizzarla e chi si trova coinvolto senza saperlo.
La scena iniziale al mio arrivo in piazza è del tutto variegata: la piazza sembra indifferente,o meglio è la solita. Ragazzi e ragazzi, uomini e donne delle età più diverse passeggiano, parlano. C’è anche una famiglia di artisti di strada che ha improvvisato un mini concerto.
Ma sono ancora le 18:15 ed è l’ora della normalità.
La lancetta dei minuti va avanti velocemente, così tanto velocemente che l’adrenalina non può che aumentare. Continua »

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Il progetto “Hard Rock Theatre”, ideato dal musicista Mauro Kid Immordino, continua a riscuotere consensi. Dopo la presentazione alla cittadinanza, avvenuta giorno 4 Maggio, in occasione di un incontro sulle politiche giovanili alla presenza del Ministro Giovanna Melandri, l’H.R.T. ha registrato l’ adesione di numerose associazioni, gruppi studenteschi, band musicali, movimenti culturali e personaggi famosi. L’ ambizioso progetto prevede la realizzazione a Palermo di una struttura pubblica che aggregherebbe le realtà sociali, artistiche e culturali già esistenti e costituite da cittadini portatori di enormi capacità e possibilità fino ad oggi difficilmente espresse in una città come Palermo. Questa struttura stabile promuoverebbe le moderne culture metropolitane (il punk, l’hip-pop, l’ elettronica, la skateboard-culture e il graffitismo solo per citarne alcune) che hanno sempre mostrato con la rock culture numerosissime interconnessioni. Inoltre darebbe il meritato spazio alle band emergenti, ai movimenti culturali indipendenti, alle nuove avanguardie…e ancora alla poesia, alla letteratura, alla danza, alla fotografia e alla cultura cinematografica…insomma sarebbe una vera e propria factory come quella di Andy Warhol (se non più ricca di contenuti) nel 2007 in una città secondo molti improduttiva come Palermo. Continua »

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Hanno visto Lapo Elkann a una festa importante di palermitani importantissimi. Tutti bevevano a garganella da una bottigliona di champagne che costa quanto me. Lui ha afferrato la bottigliona, stava per portarla alla bocca, come usano i ragazzetti un po’ sbracati. Il fotografo (non un paparazzo, un professionista serissimo) era già pronto col dito da cacciatore sul pulsante per lo scatto. Lapo si è fermato di colpo. Gli ha detto con una vocina querula: “Per piacere, lasciami in pace”. Il fotografo, che è uno coscienzioso, ha desistito. Tutta la serata si è snodata lungo il canovaccio di un duello rusticano, tra macchine da presa, da clic e il poverocristo Elkann che è rimasto buonino in un angoletto, per non essere pizzicato. Il fotografo poi mi ha raccontato: “I suoi occhi mi hanno fatto impressione. Mi ha fatto pena. Erano gli occhi di un animale in gabbia”. Ora, io non voglio certo difendere un indifendibile (dirò tra un po’ perché). Tuttavia, mi chiedo: come mi comporterei io con un obiettivo sempre puntato tra mutande e cuore? Come mi sentirei col mirino eternamente addosso? Cosa proverei se vedessi spiattellati i cavoli miei – relazioni, perversioni sessuali, intimità – sui giornali e in tv? Quanto ci metterei a sclerare di brutto se fossi continuamente seguito da una scorta di flash? Continua »

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