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giovedì 22 ago

Risultati della ricerca “negozi storici”

  • Negozi che chiudono e che aprono, donne, libri, trucco e mutandine

    Nella moria generale di attività commerciali di questi anni in città, che ha fatto vittime sopratutto tra locali storici o in qualche modo connessi ai consumi culturali, non ho potuto non notare un proliferare di nuove aperture (in controtendenza) di negozi che vendono prodotti che hanno a che fare con l’immagine delle donne. Continuano ad aprire ad esempio punti vendita di cosmetici come Wjcon, Flormar e Kiko e poi c’è il caso, simbolico?, di Flaccovio che ha chiuso in via Ruggero Settimo lasciando spazio all’ingrandimento di un negozio di intimo Yamamay.

    Se la crisi enfatizza l’essenziale e questi negozi risultano appetibili forse il messaggio è che oggi una donna invece di leggere un libro e curare la cultura farebbe meglio a imbellettarsi o a comprarsi delle belle mutandine per fare colpo.

    Agghiacciante.

    Se trovi una ragazza che legge...

    Palermo
  • Cinquanta sfumature di grigio a Palermo

    #1 Grigio fuliggine delle caldarroste
    #2 Grigio basolato di piazza Marina
    #3 Grigio fumo dagli occhi di Zamparini prima degli esoneri
    #4 Grigio dell’abito gessato dello zio Totò
    #5 Grigio sabbia bagnata a Mondello
    #6 Grigio nel viso dopo due giorni di maltempo
    #7 Grigio cielo nel solo mese di febbraio
    #8 Grigio stampato del Giornale di Sicilia
    #9 Grigio pattume dell’indifferenziata non raccolta
    #10 Grigio bilancio del Comune di Palermo Continua »

    Palermo
  • Ha chiuso la profumeria Corsini

    La profumeria Corsini di via Ruggero Settimo, aperta nel 1933, ha chiuso sabato per la crisi. Era uno dei negozi storici di Palermo.

    Profumeria Corsini

    La sua prima sede fu in via Roma, accanto alla chiesa di S. Antonio Abate dove rimase fino al 1984. Dal 1939 la ditta aprì un secondo negozio, in via Ruggero Settimo, al civico 6, gestito dagli stessi fratelli Corsini e successivamente da figli e nipoti. Quello che è rimasto aperto fino a oggi.

    Palermo
  • L’insperato aiuto dell’IS al turismo in Sicilia

    Non tutti i mali vengono per nuocere, verrebbe da dire pensando al fatto che il fondamentalismo islamico che ha colpito con azioni terroristiche tradizionali destinazioni turistiche come la Tunisia, l’Egitto, la Turchia, la Libia ecc. sta dirottando verso la Sicilia importanti e insperati flussi, crocieristici e non. Se si disponesse anche di una classe di amministratori pubblici avveduta, questa opportunità sarebbe adeguatamente sfruttata migliorando lo stato dei servizi, delle strade, dei porti, degli aeroporti, dei musei, della sicurezza e del decoro pubblico e invece i politici siciliani, forse perché i turisti non votano, continuano a preferire i forestali e a impiegare nei musei personale non selezionato per concorso che ovviamente non parla alcuna lingua, tenendo musei e monumenti chiusi quando più servirebbe per venire incontro alle esigenze di chi ci lavora (anzi di chi vi percepisce uno stipendio) più che di chi li vorrebbe visitare: lavoratori socialmente inutili! Continua »

    Palermo, Sicilia
  • Perché queste isole pedonali sono sbagliate

    Da quando Palermo ha iniziato il percorso verso la totale pedonalizzazione sono iniziate le chiacchiere positive o negative dei cittadini. Chi la vuole cotta, chi la vuole cruda. Ebbene, mi piacerebbe farvi riflettere su alcune considerazioni fatte dalla sottoscritta che avendo uno studio professionale proprio nel cuore del centro storico, ma vivendolo in maniera sporadica, ha avuto modo di “apprezzare” i cambiamenti via via che ritorno a Palermo per motivi di lavoro. Partiamo dalla prima sensazione a pelle sulla città. La zona pedonalizzata appare, agli occhi del turista o visitatore, del tutto fallimentare; le migliaia di bancarelle che perimetrano i bordi delle strade, compresa la piazza del Teatro Massimo, fanno della città una copia esatta di una casbah o di una piazza del contrabbando. Continua »

    Ospiti
  • Ci stiamo perdendo qualcosa

    Tardo pomeriggio del 14 agosto: mi aspetto di trovare un centro storico semi-deserto e, invece, via Maqueda è un tappeto di gente. Guardando in direzione Teatro Massimo la strada è piena e colorata. Siamo nel cuore dell’estate, la vigilia di Ferragosto, quando tutti si spostano il più possibile vicino al mare, e io faccio fatica a camminare a piedi in città. I negozietti e i bar sono aperti, i turisti vanno in giro facendo foto, qualche palermitano passeggia distrattamente, mentre qualche altro ne approfitta per scoprire luoghi o angoli che non aveva mai notato.

    C’è qualcosa di molto bello in tutto questo ma, allo stesso tempo, c’è anche qualcosa che “stride”. Continua »

    Ospiti
  • Io sto

    Mentre voi cantate il Centro Storico, le case finto-diroccate (e quelle vere!), la passeggiata a mare e il prato. Mentre voi cantate Palermo, città unica, il Mediterraneo e l’amore/odio di chi lascia e di chi inizia. Mentre voi passate e lasciate un ricordo sotto l’albero Falcone e, a che ci siete, fate una puntatina alla Cremolata, vi lamentate della munnizza, sempre passando (e non è bello pass[i]are fra la munnizza), mentre voi riscoprite i salotti della città, esplorate, domandate, litigate su sto blog/Centro Storico, io sto. A Borgo Nuovo. Che non c’entra niente con lo Zen, non è mica Gomorra. Anzi non ha niente di speciale. Un tempo era famoso per l’hashish. Generazioni di alternativi del Centro sono passati nella piazza del mio quartiere, proprio vicino al capolinea della 702, a cercare “sgamo” per poi ripartire, verso il futuro, mentre i miei operai, i miei vicini, mio padre dormivano (forse non lo sapete, ma il mio quartiere è un quartiere/dormitorio…). In realtà questa storia del dormitorio per me ha sempre avuto una forza moralizzatrice. Mica si può sempre far baccano, “cca s’ava ‘a dormere” che domani “s’ava ‘a travagghiare”. E non solo. Si capisce pure che, la sera, è normale che ti viene sonno, se di giorno sollevi balatoni e che quindi, alla fin fine, l’insonnia è roba da centro-storico-di-ritorno che lo vogliate o no. Continua »

    Palermo
  • “La Galleria delle Vittorie e gli affreschi di Alfonso Amorelli”

    Alle 18:00 si terrà presso l’Oratorio della Carità di San Pietro (via Maqueda, 206) la conferenza La Galleria delle Vittorie e gli affreschi di Alfonso Amorelli che fa parte del ciclo Che FAI stasera. Interverranno gli storici dell’arte Maria Antonietta Spadaro, Anna Maria Schmidt e Giulia Ingarao e il consigliere comunale Rosario Filoramo.

    “La Galleria delle Vittorie e gli affreschi di Alfonso Amorelli”

    Il declino della Galleria delle Vittorie, iniziato intorno al 1991, adesso è culminato nel completo abbandono. Il restauro è complesso: oltre al lucernario c’è da risistemare i cornicioni, dove le infiltrazioni d’acqua hanno procurato danni strutturali ai solai. L’edificio che la ingloba fu realizzato tra il 1933 e il 1935 dall’impresa Bonci – Rutelli, riprendendo un’idea del cavalier Michele Utveggio. Il proposito era quello di allineare Palermo alla moda del tempo, dotandola di un salotto artistico-mondano che fosse un punto di riferimento per la borghesia e ritrovo elegante nel cuore della città. Lo sventramento del rione Conceria ne offrì la possibilità e la Galleria sorse come spazio comune dei quattro plessi abitativi costruiti nel cuore del rione raso al suolo. Era nello stile delle altre realizzate nelle grandi città, come Milano, Roma e Napoli: un grande atrio coperto da un lucernario a vetri colorati, nell’atrio numerosi negozi, arricchiti dai tavolini dei bar e dalla luce – allora a gas – della rete pubblica. L’inaugurazione avvenne il 2 ottobre 1935. Continua »

    Palermo
  • 3000 nuovi posti di lavoro a Palermo

    Torno, dopo due anni e mezzo, sul tema della grande distribuzione (GDO), potendo finalmente salutare la prossima apertura del primo vero parco commerciale palermitano: il Forum Palermo. Come ben documentato dai ragazzi di Mobilita Palermo che, privi di pregiudiziali ideologiche, seguono con passione più il fare che le polemiche inconcludenti (e spesso interessate), ci sono già in costruzione altre due strutture del genere, a Borgo Nuovo e allo svincolo di Carini (alle quali si aggiungerà quella progettata a fondo Raffo), che offriranno complessivamente alcune migliaia di posti di lavoro veri, in regola, oltre alle ricadute occupazionali nell’edilizia. Il tutto senza un euro di capitali pubblici! Questi dati sono un fatto e, direi, anche una bella notizia, visto che dalla libertà economica di tanti giovani dipende anche un miglioramento qualitativo della nostra vita civile e democratica.

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    Palermo, Sicilia
  • Ellepi

    Ciao Rosalio,
    ultimamente sono stata un’utente un po’ silenziosa, leggo giornalmente sì, ma ho poco da dire, sai, ho la tendenza al pessimismo cosmico. Più che altro sono basita per quel che sta accadendo, cannoli compresi e, appunto, preoccupata per il nostro futuro.
    Oggi però in una delle mie rare mattinate libere ho voluto “tampasiare” un po’ al centro e più che basita mi è proprio caduta la mandibola per terra davanti la vetrina di Ellepi, dove una decalcomania gigantesca annunciava una vendita al 50% della merce esistente per “cessazione attività”. Superato lo stupore e avvistata la mitica proprietaria, Alba D’Accardi, all’ingresso, ho chiesto spiegazioni, anzi, la vogliamo dire come “Sei di Palermo se…”?, ne “volevo a cento per davanti”. “Signora ma, mi dica la verità, è colpa degli mp3???” e ho sperato, non senza un tacito mea culpa, che lo fosse.
    Purtroppo la risposta è stata un’altra, esattamente specchio dei tempi che, ahimé, stiamo vivendo. Ellepi, la colonna sonora della nostra città dal 1973, chiude i battenti per sempre. Al suo posto arriverà un negozio di abbigliamento giovanissimi, monomarca, che può permettersi di pagare l’affitto dei locali. Continua »

    Ospiti
  • Ecco come (5): giacimenti culturali

    Il concetto di “giacimenti culturali” è stato coniato qualche anno fa e rende bene l’idea che l’Italia è un Paese povero di materie prime, ma ricco di monumenti, opere d’arte e bellezze paesaggistiche e naturali che, come ha sottolineato l’attuale Presidente di Confindustria, i “temibili” cinesi, a differenza di molti prodotti industriali, non potranno mai imitare. Rappresentano quindi un vantaggio competitivo da sfruttare con intelligenza. La Sicilia, se non ricordo male, di questo patrimonio nazionale detiene il 20% circa (che fortuna: il 9% scarso della popolazione si ritrova quindi tra le mani il 20% di una risorsa strategica in questo millennio!). Come si potrebbe gestire in modo più adeguato ai tempi? Penso ad una soluzione a costo zero per le casse della Regione.

    Partendo dal presupposto che al settore pubblico competa soprattutto la difesa e la conservazione dei beni culturali a favore delle generazioni attuali e future mentre la loro fruizione non deve necessariamente essere gestita, pur con le dovute condizioni di garanzia, dallo stesso settore pubblico, si potrebbe indire una gara internazionale per individuare uno o più gestori del suo patrimonio culturale, riservandosene l’indirizzo e il controllo e ricevendo in cambio una congrua royalty. Il gestore, in regime di concessione, dovrà investire nella professionalità e nell’orientamento all’utente di tutto il suo personale (gli orari saranno previsti in funzione delle necessità dei visitatori e non della comodità di chi ci lavora, come si è preteso fare sinora) e nelle tecnologie multimediali funzionali alla migliore comprensione e valorizzazione dei beni culturali. Continua »

    Palermo, Sicilia
  • Ecco come (2): riconversione del territorio

    La penosa situazione in cui versa il territorio – specie urbano – siciliano, è sorta e si è manifestata tutta negli ultimi decenni di sviluppo edilizio dissennato. L’edilizia, fino al dopoguerra, quindi persino quella ispirata al razionalismo fascista, era caratterizzata comunque da un senso estetico, era frutto di un disegno progettuale dignitoso: cosa sarà successo nella mente degli amministratori pubblici, architetti, urbanisti e ingegneri del “sacco” di Palermo, Agrigento, ecc.? Chi ha dato loro una laurea? Come ha fatto un territorio naturalmente “bello” ad essere reso “brutto” da troppe ed infelici realizzazioni di professionisti (siciliani, non piemontesi)? Chi ha autorizzato folli volumetrie o quartieri senza un decente disegno urbanistico o adeguati servizi?

    Se il territorio deve diventare una risorsa, non è più tollerabile un suo uso così anarcoide come avvenuto sinora. Il brutto non attira nessuno mentre abbrutisce la vita di chi ci vive. Città, coste, centri storici, paesaggi marini e rurali vanno riconsiderati e devono diventare un’opportunità per un’attività edilizia di riconversione, riuso, ma anche di abbattimento sic et simpliciter da sprigionare, inizialmente a macchia di leopardo, sotto una regia intelligente di urbanisti – siciliani e non – degni del loro titolo accademico e fidando nella competizione virtuosa cui il bello induce quando non è sopraffatto dal brutto. Continua »

    Palermo, Sicilia
  • La signora Pina

    Chi si appresta a leggere sappia che ogni riferimento a fatti e persone non è casuale. Chi ha deciso, pertanto, di proseguire nella lettura, non si aspetti di trovare rivelazioni eclatanti. Chi è ancora impigliato tra queste righe, qualora continui, credo debba sentirsi in dovere di giungere fino all’ultima sillaba, se non altro per vedere come va a finire.
    A quei pochi rimasti racconto che la signora Pina di Palermo si è trovata, per volere del destino, a recitare una parte da protagonista sul palcoscenico della parentesi panormita della mia vita.
    Signora d’età, ultraottantenne per la precisione, dall’aspetto distinto, dotata di loquacità superiore alla norma, con timbro di voce elevato, come capita spesso a chi registra, con il passare degli anni, un abbassamento dell’udito che è direttamente proporzionale all’accrescimento della convinzione che anche gli altri non sentano, depositaria di una quantità immensa di ricordi e di saperi, in sintesi fimmina di casa, e non solo, sperta, come direste dalle vostre parti. Continua »

    Ospiti
  • Meglio quelle con la fibbia

    La moda negli anni cambia. C’è chi sostiene che rimanga sempre la stessa, chi, per fare il filosofo, dice che sono solo “corsi e ricorsi storici” ma comunque è innegabile che i negozi di scarpe non siano più “semplici” luoghi in cui è possibile acquistare qualcosa per camminare. No. Adesso sono dei templi, delle camere asettiche di un bianco accecante, con banchi trasparenti, sofà comodi su cui sprofondare più con la voglia di schiacciare un pisolino che di provare gli stivali nuovi e tappeti a pelo lungo dai colori improbabili sui quali, provare tacchi a spillo vertiginosi o scarpe dalla suola in puro cuoio, è più pericoloso che fare la discesa di monte Pellegrino con la vespa in folle. Ma la moda impone questo, rendere tutto unico, esclusivo, ambito e per questo complesso da conseguire. Palermo è piena di negozi del genere, ma prima la filosofia di vendita della calzature era completamente diversa. Continua »

    Palermo
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