venerdì 28 lug

Archivio del 8 maggio 2007

  • Ci mancherai Pariettona

    Lo ha detto Diva e Donna, oltre che la mia parrucchiera: “Si lassàru. Ah che peccato, tutte le cose belle prima o poi finiscono, Gio’…ma che erano belli insieeeeme…”. La storia d’amore tra Giuseppe Lanza e Alba Parietti, durata sei anni, è finita. Ci sentivamo orgogliosi che una vips di quella portata affermasse di sentirsi “a casa” a Palermo. Lei, che per qualche anno ha trasformato Palermo in una piccola Roma della Dolce Vita, (quasi), spuntando sulle riviste patinate della città, un mese sì e un mese pure. Lei, che è stata la pioniera delle donne nei programmi di calcio, con Galagoal – i suoi femori chilometrici, mostrati dall’alto dei mitici sgabelli su cui si sedeva, sono rimasti nella memoria collettiva -, lei, che ha recitato in film del calibro di “Saint Tropez Saint Tropez” nei panni di una killer dall’incerta cadenza siciliana (forse un presagio del futuro legame amoroso?), lei, che si è buttata nel pop negli anni ’80 con singoli come ”Jump and do it”, ha scaricato il principe. Basta, pietra sopra. E con lui ha lasciato anche noi. Mi ricordo… “Lo sai? La Parietti si è fatta un negozio di abbigliamento in via Gaetano Daita.” “Veeeero? Ma com’è?” “Vuoto”. Dopo sei mesi lo aveva già dato in gestione. Dopo altri sei mesi lo aveva venduto… Ora non potremo più passare dal grattacielo vicino piazzale Ungheria e dire: “Guarda, lì, nell’attico, ci abita la Pariettona”. E anche questo sogno è svanito. Alba aveva molto da dare a Palermo. Almeno 3 chili di labbra e 2 metri di coscia. Continua »

    Palermo
  • Mangiare ciò che è buono, pulito, giusto

    Questo post è un test di mercato per verificare quanto una comunità virtuale e digitalmente alfabetizzata, quale quella rappresentata dai lettori di Rosalio, sia in grado di passare consapevolmente dai bei discorsi, dalla teoria su come potrebbe migliorare la qualità della nostra vita, alla pratica di una consapevole e concreta responsabilità sociale come consumatori. Carlo Petrini, il fondatore di “Slow Food”, nel suo ultimo libro, “Buono, pulito e giusto”, ricorda che mangiare è anche un ”atto agricolo”, di politica agricola, perché selezionando e pretendendo cibi di buona qualità, prodotti con lavorazioni e criteri che rispettino l’ambiente, il ciclo delle stagioni e le tradizioni locali, favoriamo la biodiversità e un’agricoltura equa e sostenibile. In un secolo si sono estinte trecentomila varietà vegetali e continuano a scomparire, al ritmo di una ogni sei ore. Un terzo delle razze autoctone bovine, ovine e suine è estinto o in via di estinzione. Il 75% delle riserve di pesce del pianeta, se non si interviene rapidamente, rischia di scomparire. D’inverno la lattuga viaggia dalla California a Londra e le carote raggiungono la Svezia dal Sud Africa. Negli USA il percorso medio di ogni prodotto per raggiungere un supermercato è di 1.288 km. Questa è la follia di un’agricoltura iperproduttiva che ha clamorosamente fallito: non ha sfamato il pianeta, lo ha inquinato, ha cancellato identità culturali di interi popoli e ha drasticamente ridotto la biodiversità a favore dell’omologazione di prodotti e sapori agroindustriali. Continua »

    Palermo
  • Uno straniero a Palermo è meno straniero che a Roma?

    La cronaca in questi giorni ci ha fornito, purtroppo, un paio di gravi episodi da cui prendere spunto per alimentare una discussione sul tema dell’immigrazione. Uno è accaduto in provincia di Ascoli Piceno, e il titolo dei giornali è quanto mai efficace: “Rom ubriaco falcia ragazzi, 4 morti”. Un episodio accaduto invece pochi giorni fa a Roma e in particolare nella metropolitana alla fermata Termini ha scosso parecchie coscenze. “Uccisa con ombrello: madre di Vanessa, voglio giustizia”. Il fatto riguarda una ragazza che è stata colpita da un ombrello ad opera di una ragazza di 21 anni in Italia per prostituirsi e tornare in Romania per i due suoi figli. I fatti in questione coinvolgono due rumeni, e la comunità rumena in Italia consta di due grossi gruppi, i nomadi che affollano i campi rom presenti nelle periferie della capitale e quelli che invece di nomade non hanno nulla. Questi ultimi abitano nella fascia compresa tra la Tiburtina, Casilina e Anagnina, strade consolari che dalla periferia portano al centro della città. La tensione fra romani (e quando parlo di romani intendo in particolare i veri romani che da generazioni vivono nella capitale) e rumeni è molto alta. Il 2 ottobre 2006 era successo un altro fatto che contrassegnava questa situazione come giunta ad un punto di non ritorno. “Spedizione punitiva contro romeni devastato e incendiato un bar”, tensione nel quartiere popolare del Trullo con gli extracomunitari. Continua »

    Un palermitano a Roma