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    Chiudiamo Parco Uditore, oppure apriamolo veramente

    Il 13 ottobre del 2010, dalle pagine di questo blog, lanciavo un sogno: creare un parco cittadino in un’area verde praticamente sconosciuta alla città, fondo Uditore.
    Da quel post partì una campagna che portò alla realizzazione di Parco Uditore.

    In questi anni ho seguito le vicende del parco da una posizione particolare: il balcone di casa mia insiste su quell’area e, mio malgrado, vedo ogni giorno cosa accade lì dentro. Da quel balcone ho sognato il parco, ne ho visto la nascita e ho assistito, con amarezza, anche al suo mancato sviluppo.

    Sono stato tra i promotori iniziali e tra i soci fondatori dell’associazione Parco Uditore. Poi una parte dei soci diede vita alla Cooperativa Parco Uditore – io ero contrario – e ottenne l’affidamento dell’area. Decisi di dedicarmi ad altro, perché non pensavo che dovesse essere compito di un gruppo di volontari la gestione ordinaria di un’area così grande. Ma non ho mai smesso di osservare e di riflettere su quello che stava accadendo.

    Per me Parco Uditore è diventato, negli anni, una grande metafora di Palermo.

    In questi giorni assistiamo a una mobilitazione generale perché Parco Uditore non chiuda.
    Penso che il problema sia posto male.

    Io credo che Palermo sia uno dei pochi posti al mondo in cui il futuro di una delle aree verdi più grandi della città possa dipendere dalle bollette dell’acqua di una cooperativa sociale. Provate a immaginare una mobilitazione perché Hyde Park o Central Park non chiudano perché qualcuno deve pagare le bollette.

    Sono passati quasi sedici anni da quel post.
    So che è un pensiero controcorrente, perché il parco oggi esiste e quindi si potrebbe dire che quel sogno si è realizzato. Ma io penso esattamente il contrario.

    Parco Uditore doveva essere e poteva essere un modo nuovo e diverso di fare le cose: cittadini che si uniscono, restituiscono alla città un’area verde, e quell’area entra davvero nel tessuto cittadino, diventa definitivamente uno spazio pubblico, gestito come tutti i grandi spazi pubblici delle città normali: dalla città.

    Dovevamo innescare un meccanismo virtuoso, non sostituirci ad esso.

    Io ero contrario ad avere affidata come associazione la gestione del Parco, e continuo a pensare che una cooperativa non possa e non debba gestire da sola, ed in sostituzione degli enti preposti, la più grande area verde dentro una città. Non è una questione di buona fede delle persone – nella quale credo – è proprio il sistema che non può funzionare così. Perché una cooperativa non ha né le risorse né le competenze per sostituirsi al pubblico nella gestione ordinaria di un’area così preziosa e strategica. E i risultati, dopo quindici anni, sono sotto gli occhi di tutti: l’area è rimasta sostanzialmente identica a quando è stata inaugurata, senza un vero sviluppo del verde, dei servizi, delle infrastrutture, senza che nascesse davvero una comunità attorno al parco.

    Dobbiamo intenderci su un punto: quando il pubblico demanda – non delega – viene sostituito. E in quel momento smette di essere pubblico.

    In questi anni ho visto il parco chiuso nei giorni festivi, mamme con bambini tornare indietro perché i cancelli erano chiusi, ho visto il parco chiuso la mattina presto se c’è freddo, e naturalmente tutti i lunedì. Non è una colpa di qualcuno in particolare: è proprio il sistema che non può funzionare così. Perché un parco urbano non è un circolo privato, non è uno spazio affidato alla buona volontà di qualcuno: è un pezzo di città che vive e respira con essa.

    Questa tendenza ad accettare il meno peggio è il vero tumore di Palermo. Ci abituiamo a tutto: ci abituiamo che una cosa pubblica funzioni a metà, che apra a volte sì e a volte no, che sopravviva invece di vivere davvero.

    Il Parco Uditore doveva essere una cura per questo tumore, ha finito per diventarne il simbolo: la politica debole delega, i cittadini di buona volontà si sostituiscono, e alla fine tutti ringraziano perché “almeno c’è” qualcosa.

    Ecco, io sono un po’ stanco di questo accontentarsi.
    Non basta che una cosa esista.
    Deve funzionare. Deve essere di tutti. Deve essere normale.

    Quello che chiedevamo quindici anni fa era molto semplice: che Parco Uditore entrasse nella gestione della Città di Palermo, a seguito di una convenzione con la Regione. Che il Comune si assumesse la responsabilità della gestione dell’area con il suo dipartimento Ville e Giardini, che è pieno di persone competenti e serie. Che gli spazi venissero ristrutturati e poi affidati tramite bandi pubblici ad associazioni, cooperative, operatori, che potessero concorrere con progetti, idee, servizi, visioni. Una pluralità di soggetti che creassero la dinamica di un luogo vivo.

    Ero contrario, e lo considero contro natura, che venisse usata una posizione dominante – avere aperto il parco – per ottenere la gestione dell’intera area. Perché questo è esattamente il tipo di meccanismo che speravamo di sconfiggere.

    Immaginate per assurdo se negli anni ’90 il Teatro Massimo fosse stato affidato ai comitati spontanei che ne chiedevano la riapertura. O a Ferruccio Barbera, che guidò quella splendida campagna di apertura. Sarebbe stato un disastro. Ferruccio era straordinario nella comunicazione e nel creare reti, non certo nel gestire un teatro. A Parco Uditore è successo questo: l’intera area è stata assegnata peraltro non all’intero comitato, ma ad un gruppo di fuoriusciti che si è costituito in una cooperativa, peraltro chiamata con il nome del Parco. Sarebbe da chiedersi con che procedura l’area è stata affidata, ma non è nemmeno questo il vero tema adesso.

    La città oggi ha una grande opportunità: ripartire da dove abbiamo lasciato quindici anni fa. Trasformare finalmente Parco Uditore in un vero parco urbano: pubblico, aperto, vivo, con servizi, attività, cultura, sport, verde progettato e gestito in modo stabile.

    La cooperativa Parco Uditore, e gli altri soggetti di volontariato, concorrano per gestire gli immobili, per proporre attività, per contribuire a far nascere una comunità. Ma non possono essere loro a dover aprire i cancelli, pagare l’acqua, gestire il verde e soprattutto indicare la direzione di sviluppo. Questa è una responsabilità pubblica, troppo grande per essere scaricata sulla buona volontà di qualcuno.

    So come finirà. Sarà più semplice trovare qualche decina di migliaia di euro, tappare un buco, e continuare a far finta di vivere in una città normale, con perfino un’area verde in città.

    Ma il problema non è che Parco Uditore oggi rischi di chiudere.
    Il problema è che non ha mai realmente aperto.
    E in quindici anni non è mai diventato davvero della città.

    Parco Uditore non deve essere salvato.
    Deve essere finalmente consegnato alla città.

    Perché i beni pubblici non devono sopravvivere grazie alla buona volontà di qualcuno.
    Devono esistere grazie alla responsabilità di tutti.

    Palermo
  • 21 commenti a “Chiudiamo Parco Uditore, oppure apriamolo veramente”

    1. Grazie Giovanni per aver espresso il pensiero di quanti avevano creduto nel parco come punto aggregativo della città; contro l’indifferenza ed il qualunquismo imperante. Purtroppo la realtà è ben diversa; la gente ha smesso di credere ed è più realista infatti il parco è poco frequentato rispetto ai primi anni. In tutto questo la cooperativa non ha intrapreso azioni che coinvolgessero gli utenti e creassero un effetto economico per la gestione.

    2. Inoltre mi chiedo perché nonostante le somme ricevute di oltre 300.000€ di nostri soldi pubblici tenessero (negli stessi anni e mesi in cui intascavano quelle cifre) il parco chiuso il lunedì, nelle pause pranzo e nei giorni di festa dove noi lavoratori e famiglie avremmo voluto e potuto usufruirne più spesso?

    3. Mi chiedo come mai nonostante gli oltre 300.000€ di nostri soldi pubblici ricevuti in nemmeno due anni tenessero ugualmente chiuso il parco il lunedì, nelle pause pranzo, nei giorni di festa e in altre ricorrenze dove noi lavoratori e famiglie avremmo voluto e potuto usufruirne più facilmente. Ho visto dei video pubblicati sul gruppo Facebook di mobilitapalermo dove sembra quasi che la chiusura del parco sia una minaccia stessa della cooperativa se non ricevono i soldi, per cosa li usano se neanche garantiscono dei servizi appunto pubblici con orari e giorni utili al pubblico? Hanno pure un bar fanno attività commerciale. Mi ricordo che anni fa il punto di forza era la gestione virtuosa senza gravare sui conti pubblici e il parco era frequentato e aperto più spesso, come è possibile che adesso si è passati a questo? Mi mancano dei passaggi.

    4. conosco alcune volontarie che sono scappate da quell’ambiente lì di quel parco…

    5. Non posso che condividere l’articolo e aggiungere che sembra una gestione privata. Il lunedì il parco è chiuso per manutenzione, ma all’interno non si vede mai nessuno e non sempre tutte le aree vengono curate, soprattutto quella dei cani. In estate il parco è chiuso nel fine settimana e 1–2 settimane consecutive sempre per manutenzione, ma durante questo periodo non si vede mai nessuno. Così le persone sole perdono la possibilità di fare una passeggiata e socializzare, e le famiglie e i bambini non possono godere pienamente del parco. Spero che il mio messaggio possa essere costruttivo e arrivare direttamente a chi ha la responsabilità di prendersi cura di una comunità

    6. Abito a Milano da diversi anni per lavoro, ricordo che i primi anni di vita del parco lo trovavo sempre aperto quando finivo di lavorare per allenarmi o durante le feste. Purtroppo negli anni e soprattutto da dopo il covid hanno cominciato a tenerlo più chiuso che aperto. È una grande delusione. Potevano fare di meglio.

    7. Stanno facendo passare il messaggio che è la regione che lo vuole chiudere quando invece è la cooperativa stessa che minaccia di chiuderlo se non ricevono i soldi… e i boccaloni che ci cascano e firmano

    8. Sono sinceramente stanca di vedere come viene gestito il Parco Uditore.

      Parliamo di uno spazio che sarebbe dovuto essere un simbolo di comunità, partecipazione e cura condivisa, e invece troppo spesso sembra l’ennesimo luogo gestito in modo privato, chiuso, poco trasparente e distante dalle persone. E questa cosa non è più accettabile.

      Non è solo una questione di organizzazione: è proprio una mancanza di visione. Un parco con un potenziale enorme, costruito grazie all’impegno collettivo, trattato come se fosse una qualsiasi proprietà privata. No. Non lo è.

      Da cittadina mi sento presa in giro. Perché chi vive davvero questi spazi si accorge benissimo quando vengono gestiti senza ascolto, senza apertura e senza rispetto per la loro storia.

      Il Parco Uditore merita molto di più. E noi cittadini anche. È ora di dirlo chiaramente.

    9. Se ho ben capito… dal post … e dai commenti…
      In sintesi:
      – la cittadinanza si mobilità perchè (giustamente) preoccupata per la possibile chiusura di un parco cittadino;
      – tuttavia detto spazio (“pubblico” nell’immaginario di tutti) è invece in realtà affidato ad una singola cooperativa privata;
      – nel post si dice anche di come un’area così grande – invece che ad una auspicata “pluralità di soggetti” – sia stata affidata ad un solo soggetto “con posizione dominante”
      – nel post si sfiora peraltro il tema del “chiedersi con che procedura l’area è stata affidata”
      – dai commenti si deduce che l’area non è poi gestita così al meglio;
      – si apprende anche che detta cooperativa ha beneficiato di fondi pubblici per 300 k€;
      – ciò non di meno è sorto il problema dell’acqua e/o del pagamento delle relative bollette e/o dell’allaccio idrico…
      Direi interessante…

    10. Io non ho capito una cosa, chiedono 300mila euro all’anno per aprire, chiudere e tagliare l’erba? I nostri soldi pubblici che hanno già avuto per cosa sono serviti? Davvero solo per questo? Perché non hanno investito sull’abbattimento del muro che chiude il parco al quartiere o sul sistema di illuminazione? Si chiama Uditore ma da via uditore non puoi entrare e gli orari sono ridicoli, è il parco che chiude prima di tutti e non si capisce per quale criterio ogni lunedì lo tengono chiuso come se fossero orari di una attività commerciale. Se la regione dovesse concedergli 300mila euro all’anno di nostri soldi quantomeno ci garantiscano un orario continuato, l’accesso su via uditore, apertura a Pasqua, ferragosto, Natale, carnevale e un orario stabile di chiusura quantomeno fino alle 20.30 per permettere davvero a tutti e tutte noi cittadine di usufruirne!!

    11. Decisamente: apriamolo veramente! Grazie della spiegazione dettagliata, non ne avevo idea

    12. Mi ritrovo a frequentare spesso il parco con i miei nipoti e i miei cani e purtroppo spesso le maniere con cui veniamo trattati non sono le più gentili. Mia figlia anni fa ha pure rischiato la vita durante una festa organizzata lì. Però che alternative abbiamo?

    13. Non voglio provare a discernere circa l’operato di chi oggi si occupa della gestione del parco ma mi convince l’idea che il comune di Palermo ne assuma la gestione. Ho questa convinzione sia per un ordine di idee sociale (ciò che appartiene alla comunità va gestito dall’apparato pubblico) sia per eliminare passaggi di consegne amministrative.
      Utilizzo il tempo che trascorro al parco soprattutto nell’area cani e sono felice che ci sia un’area così utile. Mi piace molto vedere anche come bambini e famiglie si riuniscano al parco, anche se leggo come sia diminuito ciò rispetto al passato.
      Non ho elementi per fare raffronti quindi mi fido di ciò che c’è scritto.
      Aggiungo solo una considerazione legata alla gestione amministrativa della nostra città: di rado noto che il comune di Palermo riesca a rendere altamente funzionale le opere, le attrezzature e ciò che giornalmente osserviamo all’interno della nostra città. Sarebbe bello se, prendendo spunto da questo esempio, si riuscisse a creare uno sviluppo migliore per il parco uditore.
      Indubbiamente sarei soddisfatta della continuazione del servizio attuale ma solo perché, da contraltare, avremmo la chiusura.

    14. Salve, sono una cugina di una ex volontaria scappata anni fa da quell’ambiente tossico e così come lei anche altre persone. La gente non parla per paura o per omertà, grazie invece a lei per il suo coraggio nell’aver scritto questo articolo…

    15. …ma all’interno del parco non c’è già un distaccamento di operai della Forestale….?
      Gli stessi quindi che si occupano di altri parchi regionali come Villa d’Orleans, ad esempio, etc… ?
      E che potrebbero tranquillamente occuparsi anche di questo? Senza aggravi di costi?
      Col Parco affidato alla cooperativa, questa ha invece il bisogno di fondi pubblici…
      Senza i quali paventa la chiusura del parco…
      Che storia…

    16. Grazie per questo articolo. Forse ci troviamo davanti all’unico caso in Italia di greenwashing di questa tipologia.

    17. …e quindi di oggi l’epilogo di questa emblematica storia tutta italiana:

      – bene confiscato alla mafia, che passa prima da Lega Ambiente e poi – per usare le parole dell’autore del post – affidato ad un soggetto con “posizione dominante” invece che ad “una pluralità di soggetti”
      – sempre secondo l’autore del post c’è da “chiedersi con che procedura l’area è stata affidata”
      – improvvisamente sul parco si adombra il rischio chiusura… a ben vedere per un problema relativo alla fornitura idrica… chissà che è successo? gli hanno tagliato l’acqua? non pagavano le bollette? …ma… ce l’avevano la fornitura? Saperlo…
      – E questo nonostante abbiano beneficiato di fondi pubblici per € 300.000,00 negli ultimi due anni
      – Il parco potrebbe benissimo essere gestito direttamente dalla Regione… per come fa con altri parchi…ha li pure di stanza le maestranze.
      – ed invece no, sorpresa: perchè a quel punto non rilanciare … e per un bene che potrebbe essere gestito a costo zero, non prevedere semmai di aumentare le risorse da destinare ai privati che l’hanno ottenuto in concessione, sfrattare gli uffici regionali che vi sono in loco, possibilmente prevedere affitti da pagare per le nuove sedi della Regione e poi pensare a ristrutturare il tutto con soldi pubblici ed affidamento a detti privati …
      Quanto potrà costare tutto questo giochino…? un milione di euro l’anno? A cui sommare i costi di ristrutturazione…di cui però fare beneficiare i privati assegnatari…
      Ad ogni modo basta sapere raccontare bene il tutto… usare la narrazione del bene cittadino da non sottrarre alla fruizione pubblica… raccolta di firme di chi in buona fede non può sapere o non vede tutto questo… Ed il gioco è fatto.
      La domanda è: qui prodest?

    18. …facendo un giro sul web e andando a vedere cosa scrive in proposito il bravo Giovanni Callea anche sul suo profilo Facebook, si capisce che possibilmente questa è storia già scritta e già nota…
      Di cui le avvisaglie erano già tutte presenti… fino all’epilogo di ieri.
      Una storia sbagliata avrebbe cantato De Andrè…
      Ed effettivamente col quesito irrisolto (si fa per dire…): Cui prodest ?

    19. Cosa mi sono persa? Un cavallo di battaglia e punto di forza della associazione non era il costo zero per l’amministrazione pubblica? È una decina d’anni che sono fuori dall’Italia per lavoro e avevo lasciato Palermo in un modo… cosa è andato storto in questi dieci anni? Sono sempre le stesse persone a gestire il parco? Si possono avere delle risposte? Che amarezza

    20. Povera Palermo

    21. Salve io abito nel quartiere ma nei giorni e negli orari in cui potrei andare con la mia famiglia lo trovo sempre chiuso..

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