Palermo – Catanzaro, ultimo giro di campo per i rosanero
Obiettivamente l’aria che si respira all’ingresso al Barbera, in questo martedì che sa tanto di venerdì santo con poca speranza di resurrezione, è molto più che pesante. Sono da poco passate le sette e il campo ancora vuoto pare descrivere una sentenza già scritta dalla cassazione del calcio. “Amaabinciritriazzieruoquazzuaunu”, sentenza un palermitamo doc. E qua si può sorridere.
Molto meno divertente l’azione di chi ha disturbato con giochi di fuoco il sonno della squadra avversaria durante la notte prima degli esami finali. Poteva e doveva essere un clima diverso oggi, dopo un campionato rosanero tra le primissime della classe. Entrano in campo i portieri rosa per il riscaldamento, accolti tra gli applausi. Così come dopo il resto della squadra. La nord, da dove pericolosamente e indisturbatamente alcuni stanno in piedi nel vuoto, ed è cosa di ogni partita, ha pronto un lungo striscione da srotolare al momento opportuno.
In gradinata si immagina una scenografia, anche questa ancora da scoprire. Il 3 a 0 fuori da ogni più triste dei pronostici, in quel di Catanzaro, domenica scorsa, nell’andata di questa semifinale dei play off, rende il tentativo di recupero del Palermo arduo pure per la Santuzza che guarda la singolar, anzi plural, tenzone tra i due club dall’alto del sacro monte. I tifosi del Catanzaro non sono presenti perché loro impedito dal clima poco sicuro, per usare un eufemismo, che gira nel mondo del calcio. E se ne avrà dopo un’immediata e plastica dimostrazione.
Standing ovation per Alessia, la giovanissima tifosa palermitana scomparsa per una grave malattia, di cui compaiono diverse gigantografie in curva e il messaggio: Resta nel vento, resta nel cuore, come una carezza sopra il dolore! La gradinata è un tappeto di bianco e rosa. I bambini e le bambine che entrano mano nella mano con i calciatori stringono rose rosa. Il tifo è da Bernabeu 1982, Italia Germania, con il dovuto rispetto per la storia.
La ruota gira subito bene per i rosa, in vantaggio, come ci si augurava, dopo pochi minuti con il capocannoniere del campionato cadetto. Le occasioni dei rosa ci sono ma la palla non vuole più toccare il fondo della rete catanzarese. I nero verdi sono però a più riprese presenti e pericolosi. Nel frattempo si gioca metà del tempo previsto con soli sei minuti di recupero. Non dovrebbe essere consentito.
Improvvisamente una lite incredibile, un parapiglia che neppure nell’ultimo campetto di periferia, in tribuna autorità. Mai vista roba simile. Davvero uno spettacolo molto poco edificante. E qua la partita si potrebbe chiudere. Chissà cosa ne trarranno i tanti bambini e bambine presenti allo stadio.
Nel secondo tempo il Palermo inizia a martellare ma la porta del suo ex portiere sembra stregata. L’uno a zero rimane scolpito e mancano venti minuti al prossimo campionato di B se finisce così. A 15 minuti dalla fine il Catanzaro ci grazia. Si gioca il tutto per tutto. Un attaccante nella compagine palermitana al posto di un difensore. E quasi al novantesimo i rosa vanno sul 2 a 0. Poi il the end, dopo 6 minuti di recupero ma se ne sono persi almeno il triplo.
Possiamo dire che i rosanero si sono impegnati, hanno fatto due gol, creato diverse occasioni, ma stasera al Barbera ci voleva forse un pizzico in più di caratura tecnica per scalare la montagna dei tre gol.
Tutto comunque è perso, in campo, lasciamo perdere in qualche altro settore, fuorché l’onore. Applausi per tutti e alla prossima stagione. Sarà A, finalmente, nel 2027? I 33.286 di stasera lo sperano. E con essi tutta la città.




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