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Archivio del 13 Agosto 2009

  • Giorgio Bocca sulla «coesistenza» tra mafia e Carabinieri in Sicilia

    L’articolo Quanti amici ha Totò Riina di Giorgio Bocca su L’espresso in edicola parla di «coesistenza» tra mafia e Carabinieri in Sicilia riferendosi anche a Carlo Alberto Dalla Chiesa e a Massimo Ciancimino.

    Il Comando Generale dell’Arma ha diramato una nota in cui si legge: &#171Il settimanale “L’Espresso” pubblica oggi un articolo a firma di Giorgio Bocca dal titolo “Quanti amici ha Totò Riina” nel quale si proietta, in modo sconcertante, sui Carabinieri che operano in Sicilia l’ombra della collusione e della pavidità, ombra che il Comando Generale respinge con fermezza e con indignazione. […] Basterebbe a confutarla la menzione dei 33 caduti per mano della mafia, tra i quali il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sorprendentemente accostato a figure come Totò Riina e Massimo Ciancimino, entrambi arrestati dai Carabinieri. All’eroica testimonianza dei caduti si affianca quella delle migliaia di Carabinieri che in Sicilia continuano ad offrire quotidiane prove di abnegazione e di riconosciuta efficienza. Sono i Carabinieri che ieri hanno arrestato lo stesso Riina e oggi hanno stroncato sul nascere il tentativo di riorganizzazione di Cosa Nostra. […] Sorprendono le ingiustificate accuse che si risolvono nella delegittimazione dell’operato di fedeli servitori dello Stato. Il Carabiniere è pienamente consapevole del rischio che corre ed è invero “innaturale” insinuare che risponda a “tacite regole di coesistenza”, perché obbedisce con coraggio e lealtà unicamente all’imperativo del dovere, per la difesa della legalità e l’affermazione del bene comune. E sulla via di quel dovere muore a Palermo come a Monreale, a Vicenza come a Pagani, a Platì come a Nassyria, a Torre di Palidoro come alle Fosse Ardeatine».

    AGGIORNAMENTO: il Consiglio di base della rappresentanza militare della Legione Carabinieri Sicilia ha diramato un documento in cui si legge: «La storia dell’Arma di Sicilia narra dei durissimi colpi inferti alle organizzazioni mafiose operati con impegno ed abnegazione fino all’estremo sacrificio. L’articolo lascia indignati i Carabinieri ed in particolare quelli di Sicilia e con essi il Co.ba.r. chiede il giornalista a fare pubbliche scuse, ancor prima che all’Arma dei Carabinieri, ai loro caduti ed alla Nazione tutta».

    Palermo, Sicilia
  • Individuate le auto incendiatesi per prime sulla Florio

    I periti nominati per stabilire le cause dell’incendio dello scorso 29 maggio nel garage della motonave Florio della Tirrenia proveniente da Napoli hanno individuato le auto incendiatesi per prime. Non è stato ancora stabilito se l’incendio sia partito da un’auto o dalla nave.

    La Florio è all’ancora alla diga foranea.

    Motonave Vincenzo Florio

    Palermo
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