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giovedì 9 apr
  • Le sette domande sul Parco Uditore che nessuno ha ancora fatto

    Le sette domande sul Parco Uditore che nessuno ha ancora fatto

    Il giorno di Pasquetta il Parco Uditore era aperto.
 Guardavo i bambini sull’altalena e mi sono tornate in mente le emozioni del 2010, quando tutto questo è iniziato.
    Insieme alla gratitudine per chi ogni giorno rende possibile l’apertura del parco, è arrivato però quello che il maestro chiamava «il tarlo mai sincero, chiamato pensiero».
E quel tarlo ha portato con sé, come sempre, domande.
    Non sarebbero solo sette.
 Ma sette è un bel numero. E ho deciso di selezionarle.

    1. Apertura: diritto o concessione?
      Se il parco è un bene pubblico, di proprietà della Regione Siciliana, chi lo gestisce lo fa in quanto concessionario.
      La domanda è semplice: è normale che un parco pubblico non garantisca l’apertura nei giorni in cui i cittadini possono viverlo di più, festivi inclusi?
      Capisco che a Pasqua sia stato aperto.
Ma un bene pubblico dovrebbe poter contare su regole certe, non su aperture occasionali.
    2. L’affidamento del 2017
      Come è avvenuto l’affidamento? 
È stato pubblicato un bando pubblico? Quanti soggetti hanno partecipato?
 Chi erano?
      E soprattutto: nel contratto sono state previste in modo chiaro le aperture nei giorni di maggiore utilità pubblica?
    3. Concessione o appalto?
      Qui il punto è tecnico, ma importante.
      Se si tratta di concessione, il gestore dovrebbe sostenersi principalmente attraverso i servizi resi.
 Se invece esiste un contributo pubblico rilevante, il quadro cambia e merita di essere chiarito.
      Secondo dati pubblicamente disponibili, negli ultimi anni risultano contributi pubblici significativi, oltre ai proventi del 5 per mille dichiarati dalla cooperativa. Ricordo che il limite di una fornitura di servizi diretta a trattativa privata è 140 mila euro. Sento negli anni importi superiori, se così fosse andrebbe chiarito.
      La domanda è quindi: quale è esattamente la natura dell’affidamento?
    4. La Forestale fuori, le attività dentro
      Per anni la Forestale aveva un presidio all’interno del parco. 
Quel presidio è stato spostato.
      Nel frattempo, dentro la struttura si sono svolte e si svolgono attività anche a pagamento: durante il Covid una palestra, il “Tempo d’estate” la scorsa estate, oltre ad altre possibili utilizzazioni degli spazi.
      La domanda è duplice: queste attività sono pienamente coerenti con la funzione pubblica del parco? 
E sono coerenti con le condizioni previste nell’affidamento?
    5. Il 5 per mille
      La cooperativa dichiara circa 25 mila euro annui di 5 per mille. 
Risorse che arrivano dai cittadini e che si collegano anche alla funzione pubblica del parco.
      Questi importi rientrano nella valutazione economica complessiva della gestione?
    6. Il tema dell’acqua
      Tra contributi pubblici, donazioni, 5 per mille e attività economiche (bar, affitto spazi), come si inserisce il tema delle utenze nel modello di gestione?
      Si tratta di un tema di sostenibilità complessiva?
 Oppure di organizzazione? Come è possibile che si sia arrivati alla chiusura delle utenze?
      E, trattandosi della gestione di un bene pubblico, esistono strumenti di rendicontazione accessibili ai cittadini?
    7. I due milioni
      Si parla di un possibile investimento pubblico di circa due milioni di euro per la ristrutturazione degli immobili del parco.
      La domanda finale è molto semplice: questi spazi verranno assegnati tramite procedure pubbliche e trasparenti? 
Oppure no?

    Una considerazione (non è una domanda)
    Chi gestisce il parco è un’impresa sociale.
 Per definizione dovrebbe operare nell’interesse generale, con finalità civiche.
    Dopo oltre dieci anni, sarebbe utile poter leggere in modo chiaro anche l’impatto sociale prodotto.

    Per esempio:

    • quante associazioni della città e del quartiere sono coinvolte attivamente nel Parco;
    • quanti bambini hanno partecipato ad attività gratuite e continuative;
    • quali progetti sono stati realizzati oltre alla manutenzione ordinaria.

    E soprattutto: quali miglioramenti strutturali sono stati apportati negli ultimi anni? A titolo di promemoria ricordo che l’area bambini, l’aere fitness, ed oltre 15 alberi furono realizzati in fase di apertura dall’associazione Parco Uditore e dalla regione. Quindi prima del sopravvento della cooperativa.

    La risposta del sindaco e una parola chiave
    Su questo punto, la risposta del sindaco Lagalla all’associazione Filiis Palermo è interessante:
    «La pertinenza regionale del Parco Uditore esclude la circostanza che l’amministrazione comunale possa sostituirsi a quella regionale nella erogazione di contributi e/o sostegni economici direttamente finalizzati alla funzionalità ed alla gestione dello spazio verde»
    E aggiunge:
    «Nulla osta a che l’associazione possa partecipare a bandi comunali».
    A mio avviso, il sindaco ha richiamato un principio semplice: 
la gestione di beni pubblici e l’utilizzo di risorse pubbliche devono muoversi dentro regole di trasparenza.
    E qui entra una parola che nel dibattito su Parco Uditore sembra quasi fuori luogo: bando.
    Eppure è una parola normale. Necessaria.

    Una possibile direzione
    Proprio perché il Parco Uditore ha un valore d’uso molto rilevante per la città, potrebbe essere utile avviare un confronto tra Comune e Regione per definire una forma di gestione ancora più chiara e trasparente. Ed io penso il più possibile pubblica.
    Non per sostituirsi a qualcuno, ma per offrire a tutti la possibilità di fruire di questo spazio e contribuire al suo sviluppo. Perché il potenzial sottoutilizzado di quest’area è sotto gli occhi di tutti.

    Conclusione
    Il Parco Uditore è una conquista collettiva.
Proprio per questo, queste domande non sono contro qualcuno.
 Sono per tutti.
    Per capire meglio come funziona. 
Con quali regole.
 E con quali prospettive per il futuro.
    La foto di copertina è una fotografia della cancellata del Parco Uditore.
    Da qualche parte, a un certo punto, qualcosa si è interrotto. 
Il processo collettivo che aveva iniziato a trasformare questo luogo si è fermato.
    Da una parte la cancellata ridipinta di rosso, da noi volontari. 
Dall’altra quella lasciata arrugginire al tempo.
    Questa immagine racconta più di tante parole:
 un progetto che ha smesso di evolversi insieme alla città.
    Quando si passa dal nostro al mio, 
anche i dettagli essenziali smettono di contare.
    Il Parco Uditore non è finito.
 È rimasto incompiuto.
    E le cose incompiute, prima o poi, chiedono di essere portate a termine.

    Palermo, Sicilia
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