Le sette domande sul Parco Uditore che nessuno ha ancora fatto
Il giorno di Pasquetta il Parco Uditore era aperto.
Guardavo i bambini sull’altalena e mi sono tornate in mente le emozioni del 2010, quando tutto questo è iniziato.
Insieme alla gratitudine per chi ogni giorno rende possibile l’apertura del parco, è arrivato però quello che il maestro chiamava «il tarlo mai sincero, chiamato pensiero».
E quel tarlo ha portato con sé, come sempre, domande.
Non sarebbero solo sette.
Ma sette è un bel numero. E ho deciso di selezionarle.
- Apertura: diritto o concessione?
Se il parco è un bene pubblico, di proprietà della Regione Siciliana, chi lo gestisce lo fa in quanto concessionario.
La domanda è semplice: è normale che un parco pubblico non garantisca l’apertura nei giorni in cui i cittadini possono viverlo di più, festivi inclusi?
Capisco che a Pasqua sia stato aperto. Ma un bene pubblico dovrebbe poter contare su regole certe, non su aperture occasionali. - L’affidamento del 2017
Come è avvenuto l’affidamento? È stato pubblicato un bando pubblico? Quanti soggetti hanno partecipato? Chi erano?
E soprattutto: nel contratto sono state previste in modo chiaro le aperture nei giorni di maggiore utilità pubblica? - Concessione o appalto?
Qui il punto è tecnico, ma importante.
Se si tratta di concessione, il gestore dovrebbe sostenersi principalmente attraverso i servizi resi. Se invece esiste un contributo pubblico rilevante, il quadro cambia e merita di essere chiarito.
Secondo dati pubblicamente disponibili, negli ultimi anni risultano contributi pubblici significativi, oltre ai proventi del 5 per mille dichiarati dalla cooperativa. Ricordo che il limite di una fornitura di servizi diretta a trattativa privata è 140 mila euro. Sento negli anni importi superiori, se così fosse andrebbe chiarito.
La domanda è quindi: quale è esattamente la natura dell’affidamento? - La Forestale fuori, le attività dentro
Per anni la Forestale aveva un presidio all’interno del parco. Quel presidio è stato spostato.
Nel frattempo, dentro la struttura si sono svolte e si svolgono attività anche a pagamento: durante il Covid una palestra, il “Tempo d’estate” la scorsa estate, oltre ad altre possibili utilizzazioni degli spazi.
La domanda è duplice: queste attività sono pienamente coerenti con la funzione pubblica del parco? E sono coerenti con le condizioni previste nell’affidamento? - Il 5 per mille
La cooperativa dichiara circa 25 mila euro annui di 5 per mille. Risorse che arrivano dai cittadini e che si collegano anche alla funzione pubblica del parco.
Questi importi rientrano nella valutazione economica complessiva della gestione? - Il tema dell’acqua
Tra contributi pubblici, donazioni, 5 per mille e attività economiche (bar, affitto spazi), come si inserisce il tema delle utenze nel modello di gestione?
Si tratta di un tema di sostenibilità complessiva? Oppure di organizzazione? Come è possibile che si sia arrivati alla chiusura delle utenze?
E, trattandosi della gestione di un bene pubblico, esistono strumenti di rendicontazione accessibili ai cittadini? - I due milioni
Si parla di un possibile investimento pubblico di circa due milioni di euro per la ristrutturazione degli immobili del parco.
La domanda finale è molto semplice: questi spazi verranno assegnati tramite procedure pubbliche e trasparenti? Oppure no?
Una considerazione (non è una domanda)
Chi gestisce il parco è un’impresa sociale.
Per definizione dovrebbe operare nell’interesse generale, con finalità civiche.
Dopo oltre dieci anni, sarebbe utile poter leggere in modo chiaro anche l’impatto sociale prodotto.
Per esempio:
- quante associazioni della città e del quartiere sono coinvolte attivamente nel Parco;
- quanti bambini hanno partecipato ad attività gratuite e continuative;
- quali progetti sono stati realizzati oltre alla manutenzione ordinaria.
E soprattutto: quali miglioramenti strutturali sono stati apportati negli ultimi anni? A titolo di promemoria ricordo che l’area bambini, l’aere fitness, ed oltre 15 alberi furono realizzati in fase di apertura dall’associazione Parco Uditore e dalla regione. Quindi prima del sopravvento della cooperativa.
La risposta del sindaco e una parola chiave
Su questo punto, la risposta del sindaco Lagalla all’associazione Filiis Palermo è interessante:
«La pertinenza regionale del Parco Uditore esclude la circostanza che l’amministrazione comunale possa sostituirsi a quella regionale nella erogazione di contributi e/o sostegni economici direttamente finalizzati alla funzionalità ed alla gestione dello spazio verde»
E aggiunge:
«Nulla osta a che l’associazione possa partecipare a bandi comunali».
A mio avviso, il sindaco ha richiamato un principio semplice:
la gestione di beni pubblici e l’utilizzo di risorse pubbliche devono muoversi dentro regole di trasparenza.
E qui entra una parola che nel dibattito su Parco Uditore sembra quasi fuori luogo: bando.
Eppure è una parola normale. Necessaria.
Una possibile direzione
Proprio perché il Parco Uditore ha un valore d’uso molto rilevante per la città, potrebbe essere utile avviare un confronto tra Comune e Regione per definire una forma di gestione ancora più chiara e trasparente. Ed io penso il più possibile pubblica.
Non per sostituirsi a qualcuno, ma per offrire a tutti la possibilità di fruire di questo spazio e contribuire al suo sviluppo. Perché il potenzial sottoutilizzado di quest’area è sotto gli occhi di tutti.
Conclusione
Il Parco Uditore è una conquista collettiva.
Proprio per questo, queste domande non sono contro qualcuno.
Sono per tutti.
Per capire meglio come funziona.
Con quali regole.
E con quali prospettive per il futuro.
La foto di copertina è una fotografia della cancellata del Parco Uditore.
Da qualche parte, a un certo punto, qualcosa si è interrotto.
Il processo collettivo che aveva iniziato a trasformare questo luogo si è fermato.
Da una parte la cancellata ridipinta di rosso, da noi volontari.
Dall’altra quella lasciata arrugginire al tempo.
Questa immagine racconta più di tante parole:
un progetto che ha smesso di evolversi insieme alla città.
Quando si passa dal nostro al mio,
anche i dettagli essenziali smettono di contare.
Il Parco Uditore non è finito.
È rimasto incompiuto.
E le cose incompiute, prima o poi, chiedono di essere portate a termine.




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