giovedì 23 ott

Archivio del 4 ottobre 2006

  • Non sono un raccomandato

    Palermo è tappezzata di adesivi listati a lutto con su scritto:

    Assunzioni di amici e parenti nelle aziende pubbliche

    È morta la dignità!!!
    Vogliono uccidere anche la speranza!

    Non sono un raccomandato.
    Cerco un lavoro!!!

    e-mail: nonsoloraccomandati@libero.it

    Ripeteranno l’exploit della prima campagna di adesivi di Addiopizzo?

    Ovviamente gli ho scritto.

    Non sono un raccomandato

    Palermo
  • La Biennale e Palermo

    Ci sono tre mondi che si incontrano, e si scontrano, durante una grande kermesse: chi la organizza, e concretamente la fa, chi ne è ospite, e si lascia andare a giudizi e opinioni, chi la critica, e ha il dovere etico di sporgersi di là dei detti fronti per guardare avanti, e immaginare, più degli altri, gli sviluppi e le attese. Va anche tenuto in considerazione un menage intermedio le cui sfumature sono labili, e lascio altri al divertimento di dipanare la matassa. Palermo apre le porte, per dirla con un noto riff, alla Biennale di Venezia. Sarà una Biennale veramente palermitana, o ne verrà fuori una versione vicaria della rassegna lagunare? Ancora è presto per dirlo, l’appuntamento è per il 13 ottobre prossimo. Vediamo allora di aprire un’altra porta. I temi generali, individuati da Rinio Bruttomesso (responsabile di questa sezione della Biennale) e dai suoi collaboratori, indagano principalmente la questione del rapporto, non sempre idilliaco, tra le città di mare e il loro mare e, con maggiore attenzione, tra le città e i loro porti. Il tema “Città-Porto” cambia, anche e se si sta attenti, il paradigma a cui siamo stati sinora abituati: città portuali. Evidentemente ci sarà un’accezione differente, degli accenti particolari, delle questioni che le città portuali non sono riuscite a dipanare, e risolvere. Ma, e la domanda spero non sia troppo capziosa, le città-porto che relazione hanno con il corpo e, come si scrisse in un lontano CIAM, con il “cuore delle città”? Continua »

    Palermo
  • Sì, però

    In termini semplici, la questione è appunto semplice. Se uno vibra un fendente col coltello nel corpo di un altro, il vibratore è il carnefice, il vibrato la vittima, a norma di codici e di buonsenso comune. Ma i termini dell’equazione possono cambiare. Se l’accoltellatore si chiama Gigi Burruano, la semplicità si complica. Il fendente rimane sullo sfondo come mero effetto collaterale e la vittima assurge quasi al ruolo di carnefice. Sentite le chiacchiere della gente nella piazza di Mondello e dintorni, tra una ventata di scirocco e una forchettata di ricci. Che fu? Burruano accoltellò il genero. Sì, però quello gli ha detto cose innominabili. Sì però Gigi non voleva mica ammazzarlo, solo sottolineare il suo disappunto. Sì, però, Gigi che grande attore che è. Questo accade perché a certe categorie di persone si applica la clausola privilegiata del “Sì (virgola) però” (puntini, puntini). È la stessa storia della testata di Zidane che è diventata una piccineria, mentre l’offesa risiedeva senz’altro nel labiale di Materazzi peraltro rimasto ignoto, nonostante la gagliarda opera di decrittazione di una task-force di sordomuti. Materazzi reprobo, Zidane galantuomo che risponde a cornate a chi gli diede forse del cornuto. Morale della favola nel mondo alla rovescia? Anche il lupo che divorò nonna e Cappuccetto rosso si sarebbe salvato dalla sempiterna e ignominiosa qualifica doc di “Cattivo” se avesse potuto contare sull’attenuante Zidane (o Burruano), se avesse avuto una laurea o almeno una particina di doppiatore nei film di Lassie. Non tutti gli errori gridano vendetta allo stesso modo. I patrizi sono sempre parte offesa. Ai plebei che sbagliano, tocca immancabilmente in sorte un biasimo coronato di spine. O, più prosaicamente, un calcio in culo.

    Ospiti, Palermo