venerdì 18 ago
  • Revocato il carcere duro a Nino Madonia

    È stato revocato a Nino Madonia, boss palermitano coinvolto in omicidi tra cui quello di Libero Grassi e per le stragi del 1993 a Roma e a Firenze, il regime di carcere duro previsto dall’articolo 41 bis del codice penale. La decisione è stata presa dal giudice del tribunale di sorveglianza di Torino.

    Palermo
  • 8 commenti a “Revocato il carcere duro a Nino Madonia”

    1. e un mazzo di fiori non dobbiamo regalarglielo?

    2. posso capire perchè?

    3. Un grosso applauso ed una standing ovation al giudice del tribunale di sorveglianza di Torino.
      🙁

    4. un nuovo affronto a falcone e borsellino

    5. Senza sorveglianza siamo????

    6. notizia allucinante, fa il paio con quella degli 8 anni per scrivere la sentenza

    7. Spero che il ministro della Giustizia intervenga . Dimostrerebbe di fare qualcosa di concreto contro questa gentaglia di mafiosi….

    8. Da Repubblica.it:

      Negli ultimi sei mesi, trentasette padrini hanno lasciato i gironi del 41 bis. I padrini delle mafie hanno vinto, in gran silenzio, la loro battaglia legale nei tribunali di sorveglianza di mezza Italia. E così, sono tornati detenuti comuni, nonostante le condanne all’ergastolo e i misteri che ancora custodiscono. Al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e alle Direzioni distrettuali antimafia non è rimasto che prendere atto della lista degli annullamenti del 41 bis, che ogni giorno di più si allunga. L’ultimo provvedimento, pochi giorni fa, ha riguardato Antonino Madonia, il capofamiglia di Palermo
      Dice Giuseppe Lumia, senatore dei Ds ed ex presidente della commissione parlamentare antimafia: “La modifica della legge sul carcere duro è ormai una priorità. Vanno cambiati i criteri per l’assegnazione, agganciandoli esclusivamente alla pericolosità del detenuto, conme fosse una misura di prevenzione”.

      Il procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, spiega che “il 41 bis non è più quell’isolamento pressoché assoluto che era stato previsto nella legge varata dopo le stragi Falcone e Borsellino. I ripetuti interventi della Corte Costituzionale, a cui si è necessariamente adeguato il legislatore, hanno attenuato quel regime di isolamento”. La preoccupazione dei capimafia resta sempre la stessa: “Inchieste e processi in svariate parti d’Italia – prosegue Pignatone – l’hanno dimostrato, i detenuti al 41 bis riescono a mantenere contatti con l’esterno, questione vitale per le organizzazioni criminali”. Intercettazioni, anche recenti, hanno ribadito: accanto alle grandi strategie, i boss hanno scelto di proseguire in silenzio la loro battaglia contro il 41 bis.

      Sommergendo di ricorsi i tribunali di sorveglianza. E qualche risultato sembra essere arrivato. Anche il procuratore di Reggio Calabria auspica “un intervento chiarificatore del legislatore, per mettere ordine ai contrasti giurisprudenziali che si verificano tra i vari tribunali di sorveglianza”.

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