Le due anime di Rosalio sono le due anime dell’Orlandismo. Queste due anime convivevano nel corpo accogliente del sindaco ma adesso nella nostra città, e quindi su Rosalio, si sono divise.
Da una parte ci stanno i paladini (Orlando era spesso soprannominato così), quelli che si battono in nome di una moralità superiore, di una lotta metafisica fra il bene e il male, che a questa lotta metafisica, importantissima, sono pronti a sacrificare tutto (perfino la ragione). Per questo mezzo Orlando, non ci possono essere eccezioni, o di qua o di là, o amico o nemico, o con me o con la mafia. Un tale mood possiede le sue armi seduttive: il grasso, l’unto che scivola dai suoi capelli, la camicia celeste Amat con la pezza di sudore sotto le ascelle sono il suo elemento erotico, una puzza che immediatamente arruola in nome dell’umiliazione suprema, quella del corpo sacrificato per la salvezza dell’anima. Del resto, della sua puzza puzzavano i resti dei morti ammazzati che nella canicola cadevano a Palermo. Di questo mezzo Orlando qui mi aveva colpito una cosa, non aveva senso dell’umorismo: non si può ridere in guerra, non si può esistere come singoli di fronte alle stragi; la puzza dei cadaveri e l’unto erano indubbiamente tetri e funerei ma ci costituivano come gruppo, come corpo riunito intorno a un dovere davvero incredibile, davvero gigantesco. Continua »
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