Ho un sassolino da togliermi e lo faccio pubblicamente perché la storia è esemplare. Come tutti gli azionisti Unicredit, la Regione Siciliana e la Fondazione Banco di Sicilia (che fa capo ad enti pubblici) quest’anno, oltre a rischiare di non vedere dividendi, saranno chiamate a sottoscrivere un gravoso aumento di capitale con risorse che, di certo, non hanno, se volessero mantenere invariata la loro partecipazione. Né gioverà loro continuare a riportare a valori non di mercato tale partecipazione perché quando il valore di un investimento scende da 100 a 50 la perdita è del 50%, ma per risalire da 50 a 100 la crescita percentuale deve essere invece del 100%. E qui parliamo di molto di più del 50%: quanto ci vorrà per recuperare tale minusvalenza?
È una ben magra consolazione aver sostenuto su queste pagine in tempi non sospetti, nel gennaio 2008, l’idea di una diversa utilizzazione di queste risorse dei siciliani e di averla ribadita sulle pagine siciliane di Milano Finanza il successivo 30 agosto, sempre prima del crack Lehman.
Cosa proponevo di fare della partecipazione siciliana in Unicredit ovvero di quanto rimaneva dell’avventura bancaria siciliana dopo il caso Sicilcassa e il Banco di Sicilia ridotto a brand? Continua »
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