giovedì 14 dic
  • Sicilia, lì dove muoiono le speranze dei giovani…

    Nell’articolo apparso sul Giornale di Sicilia martedì 16 novembre dal titolo Regione nominati altri sei consulenti, ho letto con profondo rammarico e indignazione quanto segue:

    «Altri sei consulenti nominati ieri da Lombardo e dall’assessore all’Agricoltura Elio D’Antrassi. Sei esperti che si aggiungono a un settimo messo sotto contratto una settimana fa, sempre da D’Antrassi, e che portano così il totale dall’inizio dell’attività del quarto governo a 17 per un valore di 200 mila euro. Lombardo ha messo sotto contratto cinque consulenti che con vari rinnovi sono in servizio a Palazzo d’Orleans dall’inizio dell’anno senza soluzione di continuità. Il primo contratto è andato a Pietro Garonna, che per i mesi di novembre e dicembre percepirà 4.131 euro per occuparsi di politiche sociali. […] Il secondo incarico assegnato ieri da Lombardo è andato a Beppe De Santis. […] A De Santis è stato garantito un compenso di 7.316 euro lordi fino a fine anno per occuparsi di fondi europei. De Santis è anche lui al quarto rinnovo: i primi tre contratti, dall’inizio dell’anno, gli hanno fruttato 36.581 euro lordi».

    Dopo avere letto queste righe mi pento sempre più di non essere andata via da una Sicilia dove regna fortemente il precariato ma non sembra suscitare alcun scalpore una consulenza pagata da quattro a sette mila euro per un’attività da svolgere in due mesi, una Sicilia che vede certificati di laurea buttati in fondo ad un cassetto perché ad andare avanti sono solamente i figli e i parenti dei politici o comunque coloro che, in gergo, “hanno le spalle protette”. Per anni ho lavorato in un’azienda di servizi telematici, la SeTeSi SpA (società partecipata dal gruppo Engineering e da Unicredit) dove mi recavo alle ore 5 del mattino per effettuare il servizio di rassegna stampa. La sveglia suonava alle 4 e puntualmente dicevo a me stessa: «Prima o poi le cose cambieranno in meglio. I sacrifici, nel tempo, verranno ripagati». Incredibile a dirsi, quei sacrifici sono stati ripagati inizialmente con un falso apprendistato che ha consentito all’azienda di usufruire di sgravi fiscali, alla fine è giunto il benservito, ovvero il mancato rinnovo contrattuale. In una terra dove il posto di lavoro è diventato un lusso, dove spesso il datore di lavoro annulla la dignità umana, dove non contano i titoli di studio, dove i sacrifici vengono spazzati via da presidenti e amministratori delegati che ti identificano solo con un numero riportato sul badge, fa davvero tanto male e azzera ancor di più ogni minima speranza, leggere nell’articolo che «il totale dei 17 contratti stipulati con altrettanti consulenti a partire dalla nascita del Lombardo quater (fine settembre) porta la spesa in consulenze per questa sola fase finale dell’anno a 199.470 euro. I contratti più remunerativi (30 mila euro lordi ciascuno per 3 mesi e mezzo di lavoro) sono quelli siglati dall’assessorato all’Economia a tre esperti». Non ho dubbi sulle capacità e sulle abilità professionali delle persone alle quali il presidente Lombardo ha affidato le consulenze, sicuramente ciascuno saprà svolgere al meglio il proprio compito ma, al Governo regionale, al gruppo Engineering e al gruppo Unicredit vorrei ricordare che certi lauti e, a mio modesto parere, abbondanti stipendi e compensi, forse, se ripartiti in maniera corretta e responsabile, potrebbero dare a molti ragazzi la possibilità di mostrare le proprie capacità, potrebbero far desistere numerosi trentenni dal desiderio di abbandonare una terra che, lavorativamente parlando, non offre nulla. Basterebbero un datore di lavoro serio e uno stipendio, formato da nemmeno chissà quanti zeri, per far sì che un giovane lavoratore siciliano ritorni ad avere fiducia in chi lo circonda e soprattutto riprenda a maturare e coltivare progetti di vita.

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  • 17 commenti a “Sicilia, lì dove muoiono le speranze dei giovani…”

    1. Cara manuela, non condivido.
      Da cittadino mi interessa semmai sapere quali risultati hanno prodotto quei consulenti. Se sono pagati per un lavoro quale è e con che obiettivi lo stanno cionducendo, a consiuntivo vorrei sapere se li hanno raggiunti o meno. Posso capire infatti che un presidente della regione possa avere bisogno per realizzare il suo progeto un nucleo di fedelissimi.In questo contesto non è questione di meritocrazia. Se diventassi presidente della regione, vorrei a lavorare ocn me persone di cui conosco lealtà ed efficienza, perosne con cui sono già affiatato. Mi pare legittimo.
      Per me lo spoil sistem dovrebbe diventare sistema come in america. Fine mandato. tutti a casa. Questo non deve impedire di fare un ragionamento sulla necessità di offrire opportunità oggi ai giovani. E le opportunità non sono, io credo, “un datore di lavoro serio ed uno stipendio”. Perchè ancora una volta si sposta la responsabilità su altri. La domanda è, questi giovani quanto sono disponibili a rischiare di proprio per raggiungere degli obiettivi individuali e collettivi? Sono in grado di unirsi per un progetto di società? Sono in grado di chiedere a Lombardo a viva voce, non di dividere 200.000 euro tra 50 invece che tra 17, quanto di creare il tessuto necessario a che le imprese possano nascere e crescere e quindi lo sviluppo ed il lavoro garantito.
      Se questi 200.000 euro, sono funzionali ad un progetto di sviluppo per la sicilia, ben vengano. Se sono solo regalie dobbiamo rovare la forza e la competenza per capirlo ed impedirlo…

    2. i dipendenti dei vari assessorati regionali, e i molteplici dirigenti (mediamente 1 ogni 3 dipendenti, la media più alta d’Italia) potrebbero essere formati adeguatamente e svolgere tranquillamente il ruolo che svolgono questi consulenti. Ho conosciuto dagli anni 90 molti di questi consulenti del comune o della regione e vi posso assicurare che non sono 10 volte più validi di tanti dipendenti e dirigenti regionali e comunali, e non lo sono nemmeno 2 volte più validi in molti casi. Sono al 95% consulenti di nomina politica e spesso alcuni di questi non avevano una preparazione nemmeno paragonabile a quella dei dipendenti, infatti spesso i dipendenti dovevano svolgere il lavoro che nella carta spettava a questi consulenti “professionali” che l’unico motivo di vanto che avevano erano l’amicizia con i politici che amministravano l’ente pubblico.
      Oggi con le normative attuali un ente pubblico, prima di ingaggiare consulenti esterni deve avviare una fase di ricognizione interna agli uffici per verificare se i requisiti richiesti al consulente esterno sono già presenti tra i dipendenti all’interno nelle varie stanze dell’ente pubblico. Avviene sempre ? No! Vedi caso consulenti al comune per i quali sono stati recentemente condannati sindaco del comune e dirigente di un settore comunale a pagare qualche centinaio di migliaia di euro, multe che poi naturalmente pagano le compagnie assicuratrici con le quali tutte le figure dirigenziali di un ente pubblico stipulano polizze per evitare di pagare enormi somme in caso di condanna giudiziaria per errori commessi (leggasi leggi non rispettate) nel proprio lavoro.
      Purtroppo oggi i dirigenti degli enti pubblici non sono pienamente autonomi (essendo in vigore lo spoil system che annulla i concorsi e nomina i fedelissimi del potere politico) e fanno frequentemente passare la parola all’assessore, presidente e sindaco di turno per vedere mantenuti i propri status economici conquistati con anni di sacrifici a dire sempre si (e spesso dire sempre “si” significa assicurarsi un giorno l’entrata in un aula di tribunale in qualità di test, persona informata sui fatti perché ha firmato un atto amministrativo presunto “illecito”, non rispettoso di una legge e disposizione vigente).
      Manuela, un datore di lavoro serio te lo puoi scordare di questi tempi in questa terra. Quindi non ti aspettare meritocrazia in questa terra, perché non paga il volere del politico siciliano. Siamo lontani anni luce dai “sistemi meritocratici” dei quali si parla spesso, sui quali basa la propria efficienza la pubblica amministrazione europea e siamo più vicini a figure di Cetto Laqualunque come politico che amministra. Da noi vigono altri sistemi, chi più soddisfa i vari voleri del politico, meglio ingrossa la propria busta paga nel tempo con la scalata alle varie categorie interne, chi mantiene una propria dignità ed autonomia decisionale, naturalmente basata sul totale rispetto delle normative esistenti, resta dimenticato in un piccolo stanzino senza fruire di compensi integrativi per le proprie reali capacità professionali (e ce ne sono nascoste negli stanzini della pubblica amministrazione).
      Le vicende locali di questi giorni di decine di arresti per truffa al comune e alla provincia per finanziamenti di progettini farsa a sostegno di bambini svantaggiati, si espletano con la consapevole collusione di qualche politico (a qualsiasi livello basso o alto), perchè senza la benedizione del politico non avviene nulla di tutto ciò.
      La situazione è molto più nera di quanto la rappresenti tu in questo post, credimi. E quando mi studio attentamente la “riforma Brunetta” del pubblico impiego capisco che il promesso riscatto della “meritocrazia” (la terra promessa per i dipendenti che hanno ancora dignità professionale), tanta sventolata da questo governo, non è altro che una bella favoletta per chi crede ancora che i regali di fine anno li porta Babbo Natale che parte con la sua slitta da una fattoria sperduta nella bianca Lapponia.
      Se decidi di non combattere il sistema, e allora fai bene a prendere il portatile e scappare dalla Sicilia con biglietto di sola andata, trovando dignità lavorativa e professionale in mille altri posti del mondo.
      “Auguri” agli individui di buona volontà! Vorrei dire “ribellione” ma so che è ancora una parola troppo forte per questa terra

    3. Fai le valige, non te ne pentirai

    4. Sig. Callea,
      penso che il suo discorso sia valido se da questi consulenti o dalle politiche che li hanno legittimati dobbiamo aspettarci qualcosa, delle migliorie, dei risultati concreti.
      Ma visto che il meccanismo della clientela politica è sempre lo stesso e che i risultati non si vedono, a parte il degrado su tutti i livelli, concordo con la sig.ra Corrao e dico che non si può più tollerare, che bisogna denunciare, che occorre indignarsi. La Sicilia, e Palermo in particolare, non sono dei territori degni di essere vissuti in questo momento storico; per questo non potrei mai consigliare a qualcuno di rimanere o investire in questa terra. O si reagisce e ci si ribella o meglio andarsene.

    5. Ok. Come fai a ribellarti se hai 30 anni, stai cercando un tuo equilibrio lavorativo (sistemazione è una parola troppo impegnativa) e hai anche dei progetti di vita che includano avere una famiglia e uscire fuori dalla casa dei tuoi?
      Non lo chiedo per provocazione, ma solo perché è un interrogativo che turba me e tanti altri miei coetanei e a cui non riesco a dare una risposta.

    6. Vorrei entrare nel merito della discussione portando la mia esperienza di “polentone” emigrato per lavoro a palermo.
      La Sicilia e Palermo in particolare sono vittima di un’ignoranza civile senza eguali in tutta europa.
      Manca la capacità di capire che ogni cittadino è parte della società e non suddito del politico da cui si aspetta l’aiuto,che non arriva mai, e in cambio lo vota perennemente.
      Le lotte sociali sono portate avanti solo da pochi irriducibili:stamattina proprio di fronte il bds c’era una protesta per dei contratti non più rinnovati (forse era la vostra) ma le persone presenti al massimo saranno state 5.
      Non si può delegare tutto agli altri,le elezioni servono a cambiare le cose ma qui vedo solo il continuare di privilegi e l’ampliare la rete delle connivenze.
      Ma come si fa a eleggere dopo Cuffaro Lombardo e ancora di più a rieleggere Cammarata?
      Forse la verità e che ai siciliani va più che bene questa situazione e che chi la pensa come me e te è la minoranza.
      E’ chiaro che c’è la mafia ma il vero cancro di questa terra è l’incapacità di assumersi le proprie responsabilità civili,il girarsi dall’altra parte tanto non mi riguarda o il credersi più furbi perchè a me le cose funzionano mentre agli altri no!
      Il mio consiglio è quello di cercare di ribellarsi non facendosi calpestare da ignoranti e presuntuosi e se non si ottiene il risultato sperato andarsene senza rimorsi ma con la consapevolezza che loro stanno perdendo un bene prezioso in cambio di un ennesimo suddito che porterà questa terra a sprofondare!

    7. Ma come si fa a non condividere e addirittura attendersi dei risultati dalla moltitudine di consulenti pubblici? Come se venissimo dalla luna e non sappiamo a cosa servono.
      Come se dicessimo che servono persino i trenta addetti stampa.
      Come si fa a non condividere in una regione che è incapace di creare lavoro reale e trova solo queste scorciatoie per “occupare” qualche numero? Come si fa a non condividere sapendo che la Sicilia ha già il doppio di dipendenti della Lombardia e del Piemonte e che spende per tutte le “attività” intermediate dalla politica oltre 25 miliardi di euro a fronte di un PIL di poco più di 80 miliardi?

    8. Chris, purtroppo hai ragione. Te lo dice una terrona che ama la sua terra ma che sente lo strazio nel cuore, ferito da tutto ciò che va irrimediabilmente in rovina…

    9. le culture siciliane non cambieranno MAI.(è chiamali culture)Vergogna!!!

    10. Teoricamente, ciascuno di noi dovrebbe avere il diritto di lavorare dove è nato, se è questo che più desidera, e se il posto dove è nato è potenzialmente capace di dare opportunità di lavoro a tutti quanti lo desiderino.
      In Sicilia mancano le potenzialità oppure le condizioni concrete?
      Chi ha la responsabilità di non aver creato un modello di sviluppo capace di trasformare potenzialità in realtà?
      Come uscire da questa situazione?

    11. c’e’ una QUESTIONE MERIDIONALE
      aperta da centocinquantanni
      su cui troppo e’ gia’ stato scritto

    12. ed a proposito di modelli di sviluppo,
      ieri c’era un servizio in TV che parlava
      di come la ndraggheta abbia risalito la penisola e varcato i confini verso vari paesi del mondo.

    13. @Chris – well said!

    14. oggi Hanno protestato a Palermo anche i lavoratori della Setesi, società controllata dal gruppo Engineering e Unicredit, alla fine del loro contratto di apprendistato avrebbero dovuto essere assunti definitivamente. E invece si sono visti recapitare la lettera di licenziamento. Per questo oggi sono scesi in piazza a Palermo i n°7 dipendenti apprendisti della Setesi, societ… di information technology controllata al 59,5% dal gruppo Engineering e al 40,5% da Unicredit, per manifestare davanti al Banco di Sicilia di via Magliocco.
      Molti di loro hanno lavorato per anni con contratti a progetto, con la speranza di ottenere poi una posizione sicura. Ora chiedono che il patto previsto (secondo gli accordi contrattuali) venga rispettato e che il loro rapporto di lavoro venga definitivamente normalizzato.Si fa presente che i 12 dipendenti che sono stati licenziati il 30 settembre 2009, sono stati riassunti il 1 ottobre 2010, Unicredit ha dato 8 milioni di euro al socio engineering per la riassunzione dei 20 lavoratori lic .della setesi, tramite un accordo siglato da i due soci.Invece al solito engineering ha preso solo i 12,forse si aspetta che Unicredit sborsa altri tre milioni di euro per i 7 che sono rimasti fuori.
      Vorrei porre una domanda,perchè gli amministraori o dirigenti di engineering di Palermo non si smuovono il culo dalla sedia e fanno qualcosa per questi ragazzi che hanno famiglie??????

    15. La Sicilia rinascera’ nel momento stesso in cui ci sara’ qualcuno che avra’ le p@#le di LIQUIDARE tutti questi parassiti sociali, dal consulente all’LSU, PIP, POP, PAP, QUI QUO QUA, e investira’ ogni singolo centesimo sulle sue risorse:
      turismo, agricoltura, energie alternative, IT, ricerca e innovazione.
      Fine! tutto il resto sono e saranno sempre e solo soldi buttati.

      Per il resto, SCAPPARE via.
      Se pure chi legge e scrive qui pensa che realmente sti consulenti servono a qualcosa, siamo senza speranza…

    16. Maroni ieri sera in TV3 ha detto che la
      QUESTIONE MERIDIONALE
      si risolve col FEDERALISMO
      .
      Chi sa parlare di federalismo?

    17. e Tremonti afferma oggi che la
      QUESTIONE MERIDIONALE
      e’ una questione nazionale
      ed impegna 100 miliardi di euro per il Sud
      pur nella preoccupazione
      di come potranno essere spesi impropriamente questi soldi.
      Dice Fitto:
      “I Comuni non sanno spendere bene gli aiuti”

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