mercoledì 17 ott
  • C’era più gusto a essere palermitani…

    Chiunque si sia trovato a presentarsi come palermitano fuori dalla Sicilia sa quanto forte è il pregiudizio e l’ignoranza nei confronti della nostra bella città. Ma sa anche che, negli ultimi anni, il ruolo di ambasciatore palermitano nel mondo sia diventato, inaspettatamente, molto più difficile di quanto non fosse prima.

    Ricordo che nel 1999, appena arrivato a Milano, molti miei colleghi mostravano interesse ma anche poca conoscenza verso il mio luogo di nascita. In fondo, tra i tanti “nordici” mai scesi sotto Firenze o Roma (Renzo Bossi non è altro che l’espressione media del luogo da cui proviene), regnavano convinzioni per me facili da confutare. Ricordo che una mia collega dell’Università mi chiese: «ma è vero che a Palermo ti sparano per la strada?». Ecco, fu lì che cominciai a divertirmi, vedendo espressioni di stupore e ammirazione quando parlavo della mia città, di quanto bella e sicura ormai fosse, di come le statistiche Istat dimostravano che, pur con la presenza innegabile di una forte organizzazione criminale, Palermo e la Sicilia si trovavano in fondo alla classifica tra le regioni italiane con il più alto tasso di delinquenza legata alla prostituzione e al consumo di droga, dei monumenti, del Teatro Massimo da poco riaperto, delle passeggiate in spiaggia e dei bagni a novembre a Mondello, del cibo. Ancora meglio quando riuscivo ad avere ospiti, ai quali mostrare le meraviglie di una città che rinasceva, ferita ma orgogliosa, della quale essi restavano talmente tanto affascinati da volerci tornare quanto prima.

    Dieci anni dopo, la musica era cambiata. A settembre 2009, con alcuni ospiti, mi accingevo a fare il mio solito tour cittadino, tra monumenti e delizie gastronomiche, pronto a ricevere complimenti e ammirazione…ed ecco la conferma di ciò che da un po’ temevo. Immondizia ovunque e una puzza da tapparsi il naso. Non che non l’avessi vista in estate, ma è come quando lasci le mutande sul divano in salotto e te ne vergogni davvero soltanto quando le trovi ancora lì nel momento in cui hai un ospite.
    Musei e luoghi di interesse chiusi (solo per citarne alcuni: lo Spasimo e Palazzo Abatellis, a settembre!!!!) e soprattutto senza che nessuno fosse in grado di dare indicazioni sulla riapertura. Orari improbabili per visitare i luoghi che invece erano aperti, molti dei quali in condizioni discutibili. No, quella non è la Palermo che voglio presentare agli altri, non è la città che ho difeso per dieci anni stando fuori, invitando le persone ad andare e rendersi conto di che meraviglia fosse. Non è la città dove un giorno sono sicuro che tornerò.

    Ospiti
  • 9 commenti a “C’era più gusto a essere palermitani…”

    1. ….io provo a dimenticare, poi ci sono persone inopportune come Bruno che mi ricordano dove vivo….

    2. E infatti ultimamente dico agli amici di fuori
      “non venire per ora, perchè Palermo fa schifo!”

    3. “Renzo Bossi non è altro che l’espressione media del luogo da cui proviene”:
      Ma che stai a di’?! Ma chi frequenti?! E poi ti lamenti dei luoghi comuni?!

    4. Caro Selinon, potrei spiegare meglio, ma credo che non ce ne sia bisogno. Rileggi e se non sei ancora convinto scrivimi pure, magari articolando meglio i tuoi dubbi. L’approccio che usi non mi sembra particolarmente degno di ricevere una risposta più articolata. Saluti

    5. Io ho abitato 10 anni sul lago Maggiore, fino a luglio scorso, a pochi km da Gemonio, per intenderci il paese di residenza di Bossi padre, e praticamente nessuno per fortuna si è mostrato nella media del Trota. Anzi, in genere al sapere che ero palermitano, la risposta era “Ah, che bella, Palermo, la Sicilia!”.
      Ho appena mandato delle turiste di varie nazionalità a Palermo, tutte felici dell’esperienza al rientro. Unica lamentela: la maniera “anarchica” di guidare.
      Certe volte temo che noi siamo i primi detrattori, problema munnizza a parte.

    6. @GioCa

      attenzione! perché di solito i settentrionali usano la cortesia e sovente ci pensano due volte prima di fare commenti sgradevoli.
      un modo per farli parlare è quello di cominciare noi a dire cosa non va.

      comunque palermo rimane una città interessante e con monumenti particolari che vanno assolutamente visti e che arricchiscono il bagaglio culturale: è un dato oggettivo e su questo di solito le convergenze sono ampie.

    7. Secondo me una cosa è lamentarsi del traffico e poi parcheggiare in seconda fila appena se ne ha l’occasione (tipico di certi palermitani), altro è amare Palermo ma dover rendersi conto di tante cose che non vanno. Nessuno ci gode a cirticare la propria città, ma non facciamo come chi non vuole che si parli del problema per far finta che questo non esista.

    8. @Fabio: non ho adottato la tua tattica, di cui francamente non vedo l’utilità: cominciare a sputare sulla mia città d’origine per provocare la conversazione. Ovvio che l’interlocutore vede che tu per primo ne parli mare, magari ti viene dietro.

    9. Ho un nodo in gola nel leggere il suo post…Sono una palermitana DOC. Ho vissuto 18 anni in Svizzera,e da 5 sono tornata a risiedere in questa meravigliosa città.Tutto quello che Lei ha scritto l’ho provato anch’io…ho ascoltato palermitani a Palermo e Siciliani a Zurigo che parlavano male della loro città…della loro terra… ho difeso sempre Palermo, pur essendo consapevole che in fondo c’era del vero nel loro dire…
      Un paio di mesi fa sono venuti a trovarmi amici svizzeri, e anch’io ho provato la stessa vergogna…
      Penso che Palermo non potrà mai risorgere poichè sono proprio i palermitani a non volerlo…Amo la mia città e voglio viverci… l’unica cosa che posso fare nel mio piccolo è comportarmi civilmente e spronare gli altri a farlo…

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