mercoledì 22 ago
  • Stanza di compensazione

    E chi se ne frega!

    Qualche giorno fa, con quella che lui stesso ha definito l’opera finale della sua trilogia su Palermo, Uwe ha definitivamente cancellato il campo di rose della Stanza di compensazione.

    E chi se ne frega.

    All’evento erano presenti un gruppo ristretto di amici, tra cui Andrea Bartoli, che proprio dalle pagine di questo blog aveva mandato un invito ed una riflessione al sig. sindaco. Andrea Bartoli, fondatore del cultural park di Favara, è probabilmente una delle personalità più autorevoli in Italia sul tema dell’arte al servizio della riqualificazione urbana.

    E chi se ne frega.

    Il sig. sindaco non si è preso la briga di dare nessuna forma di risposta.

    E chi se ne frega.

    La capitale italiana della cultura, non trova un modo per dialogare e comprendere le ragioni di un artista che in questi venti anni ha tenuto viva l’attenzione su una piazza così importante per la città, e così sistematicamente abbandonata a se stessa.

    E chi se ne frega.

    La Vucciria, sul modello di Temple Bar di Dublino, che negli anni novanta fu punto di riferimento culturale dei giovani di mezza Europa, poteva essere l’occasione di un vero progetto di rilancio culturale della città che partisse da una riqualificazione urbana.

    E chi se ne frega.

    Ci teniamo la cultura di importazione di Manifesta.

    E chi se ne frega.

    L’assetto della città, del suo centro, e di una piazza storica è nelle mani di privati, che giustamente hanno come unico obiettivo il lucro.

    E chi se ne frega.

    I denari pubblici sono investiti per una speculazione immobiliare spacciata per riqualificazione.

    E chi se ne frega.

    Uwe ha un grande merito. Il suo italiano ci consente di dire che non abbiamo capito.
    E quando lo stupro della Vucciria sarà completo potremo dire che è stata tutta colpa sua, che doveva studiare meglio l’italiano.

    E chi se ne frega.

    «E chi se ne frega» è la risposta che dà mio figlio, – accompagnandola con il gesto del fulmine di Bolt – , ogni volta che gli rappresento i pericoli mortali cui va incontro con i suoi comportamenti. Mio figlio ha cinque anni.
    Ho come la sensazione di una intera città fatta da bambini di cinque anni, che puntano il dito al cielo nel gesto del fulmine, senza rendersi conto del pericolo cui vanno incontro, dicendo tutti in coro «e chi se ne frega».

    Cari concittadini,

    Un velo nero copre le rose di Uwe, forse le nostre coscienze; è in corso un processo speculativo che cambierà il volto di Palermo, e, come ho scritto qualche tempo fa, la sua anima.

    Puntiamo tutti insieme un dito al cielo, nel gesto del fulmine, e tutti in coro diciamo:

    E chi se ne frega.

    (foto di Milena Balistreri)

    Palermo
  • 5 commenti a “E chi se ne frega!”

    1. 🙂 certamente: la bellezza di fregare, il mio fine della trilogia della bellezza d’arte italiana

    2. … il commento sorge spontaneo: e chi se ne frega?
      Voglio dire… sarò populista ma, onestamente, mi preoccuperei più dello zen e altri quartieri popolari.

    3. No cetty, non sei populista. Sei solo caduta nella trappola. Se avessi scritto della Palestra comunale abbandonata di Borgo Nuovo o del degrado dello Zen, un’altra Cetty avrebbe detto, concentriamoci sulla speculazione della Vucciria. Il punto adesso è qui ed ora. Importante è che tu e tutti noi decidiamo se questa specifica cosa che sta succedendo adesso alla vucciria sia bene per la città. Indubbiamente esistono cose più importanti di cui occuparsi, posti più belli da visitare, donne più belle da conoscere, cibi più buoni da gustare. E questo modo di pensare ci fa perdere la contezza di essere qui ed ora.

    4. Nessuna trappola. Credo che dare le fognature e un minimo di pulizia e raccogliere l’immondizia in tutta la città siano le vere priorità. Ai fini della vita e della sopravvivenza stessa.
      Non sono mai stata a favore del cosiddetto recupero della vucciria. Non in questo modo almeno.
      La mia decisione dunque è già presa.
      Da sempre.

    5. Che Palermo venga – letteralmente – risarcita è una necessità al quale nessun Cittadino degno di tale accezione può essere indifferente. E, però, io “sul come” ho molti dubbi e, ancor di più, tanti timori. Procedure chiare, limpide e partecipate o “rapporti di forza accademici” e decisioni narcisistico-elitarie? E non vorrei che, alla fine, tutto si risolvesse – si fa per dire – in una sorta di… “gibellinazione” degli attuali “vuoti urbani”. Valgono ancora, in qualche modo, del’unità vitruviana, oltre che la “solidità” (intesa, estensivamente, come qualità costruttiva) anche e soprattutto l'”utilità” e la “bellezza”?

      Nel frattempo, in una città, che dal 2001 al 2011 (dati Istat) ha avuto un decremento demografico di circa 40.000 unità, si continua a costruire “in ogni dove” con ulteriore scempio del territorio, così rinforzando la mia “opinabile opinione” che il “sacco di Palermo” è continuato e continua; e come il “primo” di famigerata memoria, con tutti i crismi della legalità formale, c’è da credere.

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