Profilo e post di Lucio Forte

e-mail: forte.lucio@alice.it

Biografia: Ha insegnato per oltre trent'anni lingua e letteratura inglese, ha anche una laurea in giurisprudenza, è iscritto all'ordine dei giornalisti come pubblicista e, dal 2000, ha un contratto di collaborazione con La Repubblica. Collabora a varie riviste, è uno degli amministratori della Fondazione Salvare Palermo e fa parte del comitato di redazione della rivista edita dalla stessa Fondazione. Collabora con Balarm cui invia la quindicinale lettera per la rubrica Le storie di ieri.
Ha da parecchio tempo l'incarico di addetto stampa del Brass Group, del quale è socio fondatore e per il quale ha combattuto tutte le battaglie che hanno portato alla nascita dell'omonima Fondazione. È evidentemente anche anziano, ma non troppo.

Lucio Forte
  • Palermo crocevia e migranti col container

    Lo sanno tutti che da sempre Palermo è stata crocevia di razze e commerci. E di conseguenza anche faro di cultura multietnica per il ruolo di efficiente melting pot nel suo genere. Infatti è innegabile che la migliore cultura araba, prima del 1070 che fu l’anno della conquista normanna, sia passata per le nostre strade insegnandoci anzitutto il rispetto più alto della natura e di uno dei suoi bene più inestimabili. Il rispetto dell’acqua che è fonte di vita quanto l’aria quando questa è meno inquinata possibile. E mentre la filosofia araba veniva pure tenuta in gran considerazione nella Curia Regis di Federico II Stupor Mundi – sulla cui tomba alla Cattedrale ogni mattino non manca un fiore fresco – è altrettanto innegabile, e ne restano evidenti tracce in biblioteche e conventi, che anche la cultura greca, quella latina, quella bizantina e quella umanistica nel senso più vasto passarono di qua lasciando quanto di meglio potevano nei centri di studio e nei cenacoli di scienza che avrebbero anticipato le tre grandi università siciliane. Continua »

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  • ‘U Signuruzzu senza casa di piazza Spasimo

    Amore sacro e Amor profano, Kals'art 2005, in via Vetriera

    Spentasi ogni residua eco dell’ultima Kals’art, è in parecchi che si resta con la voglia di sapere quanto, di preciso, le ripetute performance municipal-culturali abbiano finora giovato ai residenti meno abbienti di via della Vetriera e agli altri di Piazza Magione, là dove questa prosegue con Via dello Spasimo. Alla gente di una parte della Kalsa protetta invano perfino dai santi. Come ha testimoniato a lungo l’edicola vuota nel muraglione di un rudere finalmente recintato, pare, per essere ricostruito almeno dai privati. Altarino in cui restarono a lungo un boccale di plastica con due fiori finti ma del quale non siamo riusciti a sapere nemmeno che taumaturgo ospitasse. Una ragazza ci ha detto solo che c’era ‘u Signuruzzu. Sparito, alla fine, insieme ai kalsitani coattivamente sloggiati dopo essersi affacciati per anni dalle imposte pericolanti del piano sovrastante. Continua »

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  • Vucciria, omaggio al mercato che muore

    Piazza Garraffello oggi
    (foto di Andrea Ardizzone)

    Avevo tre anni quando tutta la primavera del 1943 dovetti trascorrerla tra la casa natale e il rifugio antiaereo più vicino. Dove si poteva solo sperare e pregare che il sibilo degli spezzoni incendiari e delle “dirompenti” si spegnesse il più lontano possibile. E fu perciò inevitabile che, con l’unica certezza di quel traumatico passato, la mia idea di futuro nascesse con “connotati” sicuramente più incerti che per gli altri ragazzini che della guerra non sentirono gli scoppi e i lamenti dei feriti. Continua »

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  • La signora Giulia, “senzacasa” gentile, a piazza Magione

    Un povero fagotto di rifiuti lasciato su un muretto, vivo quel tanto che basta perché riesca a sostenere uno sbrindellato parapioggia ombrello. L’unico “tetto” che da mesi protegge dal sole quel medesimo fagotto umano ed evita al suo umanissimo paio di braccia ulcerate di peggiorare definitivamente. Un fagotto che però respira e parla. E che, provvisoriamente messo là, su un concio di tufo ai margini del prato scomparso di Piazza a Piazza Magione, a chi glielo chieda risponde di chiamarsi Giulia e di avere già passato i 65 anni. Una palermitana che dopo questa terza estate di Kals’Art – rassegna che in Comune hanno detto di voler condurre in economia proprio per devolvere somme maggiori agli indigenti di Palermo che furono cari a quel tribuno dei poveri che fu Salvatore Raia (se ne ricorda ancora qualcuno?) – ora si prepara a quello stesso modo e in quel quartiere ad affrontare anche l’autunno. Sempre, giorno e notte, sulla pietra gialla che si sfarina al margine del prato scomparso della Magione. Dove Giulia stamattina aveva l’aspetto cui ho accennato. Con la sola differenza che presto il suo parasole si trasformerà necessariamente in parapioggia. Continua »

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