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    Antichi mestieri a Palermo: il torniere

    C’era una volta…

    Non si tratta di una favola ma della vita reale, una vita antica che oggi ha acquistato il sapore della favola. La Sicilia della metà del secolo ventesimo vantava numerosi artigiani tra i più abili e preparati artisticamente. Antichi mestieri che racchiudevano metodi e saperi della tradizione culturale siciliana, tramandati spesso da padre in figlio e che oggi sono a forte rischio di estinzione. Pochissime persone oggi provano ad apprendere le arti antiche, probabilmente perché sfiduciati dalle concrete possibilità lavorative. Eppure molti oggetti, così sapientemente realizzati, avrebbero grande richiesta se solo se ne divulgasse l’esistenza.
    Tra questi artigiani lavoratori v’era chi lavorava il legno, spesso riempiendo l’aria intorno alla propria bottega di caldi profumi di essenze legnose appena intagliate e trasformate in piccole opere d’arte ed in allegri trucioli saltellanti.

    Una specialità nella lavorazione del legno è quella del tornitore, un artista della trasformazione del prezioso materiale naturale in forme rotonde, cilindriche, curve, di varia dimensione e lunghezza. Il pezzo di legno viene fissato al tornio e lavorato per asportazione di materia in eccesso, facendolo ruotare su un asse. Nell’antichità esso veniva fatto ruotare con un meccanismo a pedale, oggi è invece azionato elettricamente.

Diversi i settori che oggi richiedono le prestazioni di un tornitore: l’arte sacra, (per la realizzazione di parti di balaustre, di vasi, di candelieri, ma anche per carri trionfali o “vare” per le processioni religiose) i complementi di arredamento (lumi, portacandele, soprammobili, pupazzi e giocattoli in legno, come Pinocchio), i componenti per falegnami, per restauratori, che necessitano di piedi e braccioli di armadi o seggiole, parti decorate di antichi mobili, ed i privati.

    Pinocchio

    I maestri rimasti ancora in attività, in Sicilia, tuttavia sono pochissimi o forse uno soltanto.

    L’ultimo laboratorio rimasto a Palermo è quello di Giuseppe Vitrano, figlio di Gioacchino e nipote di Giuseppe, una famiglia di “tornieri” che hanno iniziato questo loro lavoro nel 1905.

    Gioacchino Vitrano
    Il torniere Gioacchino Vitrano al lavoro 
(per gentile concessione di Giuseppe Vitrano – foto di Salvo Fundarotto)

    Giuseppe Vitrano

    Entrare nel suo laboratorio per la lavorazione al tornio è come visitare un museo ancora vivo e colmo di oggetti vissuti, pieno di pezzi di legno semilavorati, modelli, attrezzi antichi, un tornio grande, un tornio piccolo, una grande sega a nastro, madreviti per filettature, compassi in legno, in metallo, pialle a mano, balestre di macchina per incidere e modellare, misteriosi ferri di varia natura, morsetti, seghe di diverse misure, che ci riportano al passato ed al fascino del decoro e della ricchezza estetica degli oggetti.

    legno rustico

    modelli tornio modelli tornio

    balestre

    La ricchezza economica invece, come oggi la intendiamo, era molto distante dalla vita quotidiana di questo tipo di artigiani. La loro ricchezza tuttavia era incalcolabile e poggiava le proprie basi nella auto-realizzazione personale, nell’eccellenza del lavoro, nell’aspirazione alla perfezione, nella collaborazione con altri artigiani, e nel rispetto che gliene veniva dalla comunità.

    La giornata lavorativa, ieri come oggi, iniziava intorno alle 8:30 e finiva a sera, con un breve intervallo per il pranzo. Nel suo laboratorio su strada il torniere Gioacchino aveva, insieme a lui, otto lavoranti, ciascuno sistemato in un angolo della piccola stanza.

    Un laboratorio di dimensioni molto ridotte in cui, oltre alla prima stanza di lavorazione, c’è, oggi come ieri, una seconda piccola stanza ed un bagno contiguo ad un sottoscala. In questi spazi così limitati il padre di Giuseppe, aveva organizzato la sua casa e nella piccola stanza dietro alla bottega viveva anche la sua famiglia. 
Sono ancora gelosamente conservati in questo piccolo museo vivo, in via Bara all’Olivella, i disegni ed i modelli disegnati da generazioni.

    L’arte del riciclo oggi così di moda, non avrebbe potuto insegnare niente a questi professionisti del sogno in legno. Ogni disegno è realizzato su carta raccolta da altri ambiti della vita: il retro di un manifesto, un foglio strappato da un quaderno a quadretti di un bambino, un cartoncino da imballaggio, una velina sottratta da una confezione di tessuti.
In esso troviamo ancora oggi tronchi di legno fermi lì da una generazione, ciocchi di faggio o toulipier, un antico Pinocchio, basi per lumi, parti di una vara in costruzione…

    Meravigliose tracce di un grande amore per il proprio lavoro.

    compasso

    Tutte le foto, ove non espressamente indicato, sono realizzate da A. Terrazzini.

    Palermo
  • 2 commenti a “Antichi mestieri a Palermo: il torniere”

    1. Racconto molto interessante e suggestivo. Ci ricorda che la memoria del passato va conservata. Grazie per questo tuffo nel passato

    2. Il mestiere del torniere, ancorché affascinante e legato al passato, non è mai tramontato. Ancora oggi se vuoi realizzare un restauro, un prototipo o un oggetto unico hai bisogno del torniere

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