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mercoledì 1 feb
  • Potiche-boule Florio

    La bellezza della Ceramica Florio in un libro che mancava

    Belle époque e mito della città felicissima, bellezza di matrice etica, tecnica e funzionalità, economia e società; tutte note dello stesso spartito, tutti elementi di un ragionamento corale, totale e breve, tutte condizioni avvolgenti quel delicato passaggio di costume tra Otto e Novecento che governò le fortune di una Palermo oggi irriconoscibile e che finalmente riappare nel raffinato volume edito dalla palermitana casa editrice Nuova Ipsa, frutto del lungo lavoro di ricerca, verifica e restituzione eseguito a quattro mani da Vincenzo Profetto e Antonino Lo Cascio, araldi della riscoperta di quell’interessante segmento culturale che fu la produzione eclettica ed elegante della Ceramica Florio di Palermo.. Ad accarezzare le fantasie di curiosi e collezionisti, raffinati collezionisti gli autori stessi, sono le 237 pagine densissime di informazioni e ragionamenti, approfondimenti e suggestioni il cui punto notevole di raccordo è finalmente un ragionato e innovativo apparato fotografico sapientemente armonizzato da una grafica chiara ed esaustiva a cui vengono costantemente ben saldate esplicative didascalie veloci ed esaustive. Cartonato, elegante nella grafica impostata su una carta di ottima grammatura e resa di stampa, incisivo e accattivante nella grafica di copertina che lascia anticipare persino la riscoperta del “perduto cache-pot” disegnato nel 1905 da Ernesto Basile, il prezioso volume al costo di 49 euro si contraddistingue per il trasversale studio tout court e per l’ottima amalgama di contenuti innovativi e ragionamenti impostati su confronti diretti e lungamente meditati. Parrebbero semplici oggetti d’uso comune, rappresentano invece quel pregiatissimo tassello di bellezza universale che va sotto il nome di arti decorative e non “minori”. A riversarsi su ceramiche d’uso diversificato di matrice privata è ancora una volta l’dea di decoro applicata ai ritmi più intimi della vita quotidiana propria della cosiddetta “età dei Florio”, stagione animata da slanci culturali mai più ripetuti, impostata su riti galanti e inderogabili, animati da una decisa ricaduta socio-culturale che dall’architettura alla pittura, dalla scultura al design e alla moda, non fu mai dimentica di esplicazioni d’altissima qualità proprio nel recinto delle arti applicate. Sorgono così all’interno del pregiato volume, frutto di quattro anni di intrecci emotivi tra collezionismo febbrile e studio puntuale: forme e decori, schemi innovativi e schedature inedite, focus importanti e convincenti riguardanti cronologie e iconografia dei marchi, analisi dettagliate dei processi produttivi e delle diverse tecniche decorative (calcografia, spolvero, pittura a mano libera, decalcomania, aerografia, lava colata, lustro metallico, smalto, timbrino), fino all’articolazione delle linee di produzione (tra cui quelle per l’edilizia e la nautica, Targa Florio, Villa Igiea e Hotel des Palmes), il tutto costantemente armonizzato alle necessità di un impaginato empatico e coinvolgente, coerente alle ragioni della pubblicazione e non solo. Il capitolo dedicato alle cosiddette “suppellettili” riserva ancora interessanti sorprese rispetto alla grande varietà formale, tra tutti, dei diversi cache-pot individuati, selezionati e descritti per la prima volta con esaustiva classificazione comprendente oltre i dati tecnici anche quelli relativi alla proprietà. Un lavoro titanico, che mancava e che i due autori palermitani hanno deciso di porre all’attenzione critica di esperti, curiosi e studiosi per contribuire ad alimentare il positivo dibattito degli ultimi anni spinto ad indagare gli angoli meno illuminati di quella stagione che non smette ancora, ed il volume proposto ne rappresenta caso esemplare, di riservare importanti sorprese.

    Palermo
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