Io stavo
Sono un migrante, per questo non ho la sensibilità dei cittadini di Palermo. Per capire questa città o, meglio, per capire qualunque città, bene, bisogna che vi si sia nati. Solo in questa maniera si sviluppa orgoglio, pregnanza, appartenenza. Di più se vi è nato ogni componente della famiglia, fratelli, sorelle, padre, madre, zii, etc. Le radici appartengono a chi semina, non a chi le coltiva. Posso, magari, leggere le righe di quello che mi accade qui, ma tra le righe sta uno spessore di cose che solo la permanenza autoctona può rivelare, dispiegare, divulgare. Sicché non posso suscitare la densità di ricordi o di suggestioni che solo un palermitano sa avere. Dunque, ma non solo per questo, il senso delle cose che riesco a scrivere di Palermo riguarda solo un “clubbino di intellettuali” a cui non afferisco ma che, lo stesso, dice che apprezza quel che faccio. Continua »





































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