mercoledì 23 ago
  • Carissimo fratello Salvatore (n.6)

    Carissimo fratello Salvatore,
    qua siamo tutti malati. In primis perché c’è un freddo che cadono uccelli morti. Minchia fratello, non fare le solite battute che uccidi un uomo morto…. A monte Cuccio c’è la neve e qua tutti i palermitani hanno il cervello findus che ce lo conserviamo per quando aggiorna il tempo. Naturalmente, a parte io, qui sono tutti allittichiati: Rosetta ogni sera si mente davanti al vacile con la manta è si fa il vicsvapurum perché ha il naso chiuso. Desirè ha 39 di febbre e Geiar ha la peri artrite ma non lo capisco perché dice che ci fa male la spalla. Ma allora che c’entrano i piedi? E comunque non era di questa malatia che ti volevo parlare. Lo sai come sono io: ogni cosa che mi succede o che vedo io poi ci penso perché uno deve pensare sempre perché se no uno poi finisce che ci regala la testa agli altri.
    Allora ti dico che siamo tutti malati di “iar” che poi è scritto “ER”. Sono sicuro che voi lì a Niù Iorc lo vedete sempre. Io veramente non capisco com’è che uno ci piace così assai tutte queste storie di spitali, di gente tutta mala cumminata perché finiscono sotto unatobus o perché ci sparano. Certo ci sono nfirimere che io una visita me la farei fare a lampo. E magari pure un massaggio. Ma poi la gnizione ce la devo fare io caro fratello…. Va bene insomma te lo scrivo perché ho visto che nel filmino funzionano tutte cose perfette. Arrivano l’atobulanze, scendono i portantini, corrono, mentre entri nello spitale già di misurano la pressione, ti danno l’ossigeno, di addumannano quanti fratelli hai e quando è nato Napoleone. Insomma entri morto e esci vivo.
    Insomma fratello, non so se all’america questo succede vero. Qui di solito entri sano e esci malato. Ma non è come pensi tu. Non è che mancano i spitali o la genti che ci lavora. No. Senti questa. Proprio due giorni fa ho letto sopra il Sicilia un articolo di Giacinto Pipitone che è un giornalaio del giornali che scrive sempre articoli di come funzionano le cose da noi. Allora lui ha stampato che in Sicilia c’è un sirbizio che si chiama “118”. Praticamente tu chiami il 118 al telefono e se ti senti male loro ti vengono a prendere con l’otobulanza ma pure con le elicotteri. La squadra è fatta che c’è il dottore, li nfirmieri e i portantini. Ora questo sirbizio è in tutta la Sicilia dove ci sono tanti uffici del 118. Il giornalaio Pipitone racconta cose terribili. Dice che i dottori vanno bene, che i nfirnmieri sono ok ma che quelli che portano le barelle e gli autisti delle otobulanze sono veramente ca fanno ridere ai siddiati. Sbagliano le strade perché non sanno niente della zona perché sono assunti che vengono da altre zone e i barellieri fanno cadere i malati dalle otobulanze. Ma dico, può essere mai? Qua invece di chiamare il 118 si dovrebbe chiamare il 113 e farsi arrestare. Ma no andare così nello spitale… E non è che è conto che sono pochi…
    Allora: i barellieri assunti sono, senti senti, 2.553 e ora ne hanno assunto altri 700. Lavorano 30 ore la simana e vuscano 1.200 leuri al mese. Io sono in cassa integrazione e mi danno seicento leuri. Sono state comprate 64 otobulanze che ora sono 222. Le assunzioni ci costano 123 milioni di leuri e ogni ufficio del 118 costa 400 mila leuri all’anno. Ma dico, carissimo fratello, è mai possibile che dobbiamo spendere tutti questi soldi per morire nell’otobulanza che si è persa o per cadere dalla barella? Te lo ricordi la nonna Enza quando diceva: che bella la morte di subito? Io speriamo che non ho mai bisogno e che allo spitale mi ci porta Geiar con la Panda. Non ci sarà la machina per il cuore come nell’otobulanze ma almeno allo spitale ci arrivo solo con llo nfarto e non con tre costole rotte. E “ER” non me lo vedo più. Perché poi penso che è vero così. Pensa se dovrebbero fare una fiscion qua nella telemusione. E la chiamano “118”. A chi prendono per fare la parte del barelliere? Ora ce lo dico al figlio del salsamentaro che che è uno gnorante con la G maiuscola e passa la giornata assettato sopra il vespino a coglioniare con gli amici e non fa un cazzo. Può essere che se lo prendono. Ma prima ci domandano: scusi lei che sa fare? E lui: niente. E allora, appunto, se lo prendono. Ora ti saluto che ci chiedo a Geiar se ha fatto benzina. Non si sa mai. Menti che stanotte mi sento male….

    Tuo affezionatissimo Vicè

    Carissimo fratello Salvatore
  • 4 commenti a “Carissimo fratello Salvatore (n.6)”

    1. Accussì è…..a me pirsonalmente mai mi capitò ri viaggiari cu l’ambulanza ma so (ad amici miei capitò!) che il percorso per l’ospedale tragico è… Ecco xchè ogni volta che mi sento dire: stai male? andiamo al pronto soccorso? subito m’arripigghio……..
      Certo xrò una fiction sul 118 in Sicilia che bella idea si… ma gli attori chi potrebbero essere?
      Io ho qualche ideuccia in proposito:)

    2. Posso scrivere solo un altra cosa?
      Lo devo proprio dire Caro Prof. Billitteri lei rappresenta il palermitano doc in che senso mi chiederà?
      Nel senso che noi siamo capaci di trasformare anche le cose (o i casi) più tristi (come la mala sanità) in qualcosa di cui poter sfottere e sorridere, Ora quest’atteggiamento qualcuno lo definisce lagnusia, indifferenza, insofferenza…o peggio… Io penso invece questa sia la nostra forza ciò non significa che prendiamo tutto alla leggera (anzi) solo cerchiamo di sdrammatizzare al massimo così peggio che vada almeno ci siamo fatti una bella risata accompagnata da panino e panelle!!!Ridere fa bene alla mente e al cuore il panino con le panelle è buono xrò può fare “acito” ahh ahhh ahh

    3. Caro Billi, è proprio un piacere leggere le lettere di “Vicè”, raccontare cose tremendamente vere con un ironia particolare ed unica, sempre complimenti!
      ma dimmi che ne pensa Vicè della vita “grama ed infelice” che ha dichiarato di fare il nostro Berluska?
      ma dico ma gliela detto il medico di venire a “salvare” l’italia?

    4. Caro Vicè,
      mi vergogno un po’ di scrivere qui senza avere il “diritto di nascita”.
      Io vivo in terra andina , per intenderci quella che ha dato i natali ai maggiori padri della lingua italiana (leggi Virgilio) e al più grande distruttore della madre lingua (leggi Bossi).
      Appunto Bossi: dal profondo nord da cui ti scrivo, sono questi elementi fastidiosi come zanzare (quelle che infestano la laguna e quelle che girano nella testa, piccole le une che provocano bonfi pruriginosi e grandi come alianti le seconde che non creano visibili vulcani, ma che come questi eruttano e come le altre procurano piaghe da grattamento) a farmi sentire vergognosa.
      Io sono di questa terra non solo perché ci sono nata ma perché ne amo ogni piaga. Perché provo l’orgoglio di appartenervi. E come chi ama la propria terra e capisce l’orgoglio di farne parte, amo e mi riempio di tenerezza per ogni essere che vive questo senso di appartenenza senza l’intolleranza del pregiudizio.
      Sono cittadina di questo mondo, non perché ho viaggiato molto (non ho proprio viaggiato molto!) ma perché il mio viaggio è l’Uomo (l’homo, la femina… l’uomo la donna… ma “persino” the man and the woman). Sono cittadina di questo mondo perché amo le terre attraverso l’anima delle persone. Amo te perché rifletti questo rispetto e, con la grande dignità delle grandi persone, sai dimostrare che di tutto si può ridere, che da tutto si può creare un gesto d’affetto anche attraverso le parole… parole grandi (che sai usare, come so, leggendo spesso i tuoi articoli e i tuoi libri) ma anche le grandi parole della lingua parlata, che della comunicazione sono il vero stendardo.
      Un grazie a Vicè, un grazie a Daniele, un grazie a tutti voi di Rosalio, che continuerò a leggere (e a faticare a comprendere!) per il sorriso che sapete regalare con quella dote grande che è il ridersi addosso e che nella mia nebbiosa e melmosa Andes è proprio latitante!
      Daniela.

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