domenica 17 dic
  • Viaggio in India

    L’India, paese di enormi contrasti, ti seduce per le sue atmosfere esotiche, ti spacca il cuore per la sua povertà.
    Ti incanta con i suoi colori, danze, folklore.
    Un viaggio indimenticabile: dalla regione himalayana, terra di pellegrinaggi hindu per la sua bellezza sacra, dove cielo e terra sembrano unirsi in un eterno abbraccio per diventare un tutt’uno, al Taj Mahal di Agra, ai delirii metropolitani di Mumbai e Delhi.
    L’India, peró, è anche la destinazione prediletta dalle orde dei finti Siddharta del nuovo millennio: vittime di mode e manie orientali e di affannose, spesso forzate, ricerche di spiritualità da importazione.
    E così, dopo avere sopportato estenuanti monologhi su Karma e Samsara, dopo esserci ingozzati di improbabili alghe e germogli di soia, ci lasciamo trascinare anche noi dai nostri amici Tiziana e Roberto in questa follia programmata di due settimane in India.

    Lui, nerboruto siciliano d.o.c. è un incrocio tra Little Tony ed uno spacciatore di coca di Miami Vice. Pensa che mostrandosi sensibile alle filosofie orientali prima o poi Tiziana gliela darà.
    Lei: Milano-bene, filiforme creatura dall’aspetto anoressico è invece la classica sgranocchiatrice annoiata di sedani e carote. Non si ciba d’altro a parte qualche porzione di tofu – formaggio di soia che sa di aria compressa.

    In volo per il Kerala con Air India (alzi la mano chi abbia mai sentito parlare di questa compagnia), potevo percepire un timor di tragedia, un’inquietudine sottile che s’insidia nella mente, tra le turbolenze dell’aeromobile scricchiolante e le esalazioni di Masala curry in cabina.
    Al nostro arrivo a destinazione veniamo accolti dalla dolce parola indiana, namaste, il saluto pronunciato a mani giunte e testa chinata in avanti, che sintetizza l’enorme senso di ospitalità di tutto il paese.
    Destinazione Trivandrum: idilliaco scenario tropicale caratterizzato da chilometri di spiaggia bianca e deserta. Forse fin troppo deserta.
    Non una pallonata sul naso. Né una manciata di sabbia negli occhi…neppure l’eco di un “minchiaaaa” trasportato dal vento.
    Il Silenzio.
    Camminando per le strade dei villaggi ci si imbatte nella fragranza del legno di sandalo e profumo di gelsomino, mentre ogni stradina offre uno spaccato di vita semplice, tra coloratissimi mercatini e “trattorie” improvvisate. Una specie di Borgo vecchio Bollywoodiano dove ogni bancarella ti cucina una pietanza a vista, da consumarsi per strada rigorosamente senza l’aiuto delle posate. E come se ciò non bastasse, è tutto cosí incredibilmente piccante da doversi spegnere poi la lingua con un estintore!
    La tradizione vuole che per mangiare venga utilizzata esclusivamente la mano destra, dal momento che la sinistra viene quotidianamente impiegata nella pratica dell’igiene di quelle parti laddove non batte mai il sole. E mentre Tiziana pazientemente ci illustra usi, costumi ed etichetta locali, immersi tra Ganesha e altre divinità hindu al Tempio di Padmanabha Swamy, il profondo Roberto esordisce con un: “Mischinieddi. Unn’hannu mancu ‘i picciuli p’accattarisi ru’ forchettine ‘i prastica!”.

    In India ad ogni metro percorso a destra e sinistra, bisogna dribblare biciclette, vacche sacre, pedoni, auto, derelitti elemosinanti. Tutto ciò fa anche parte dell’India che tutti ci aspettiamo di vedere ma che mai vorremmo guardare da vicino.
    Inoltre, i bus indiani sono formidabili. Caricano cosí tanta gente da rimanere schiacciati tra i sedili e dovere infine fare uscire i passeggeri dai finestrini!
    Altro che vespisti special panormiti con Rosuccia seduta all’amazzone e le gambe a penzoloni. Qui di veramente special ci sono intere famiglie con un grappolo di infanti trasportati sul manubrio di anonimi motorini, dribblando ruminanti vacche e pedoni con manovre da Cirque du Soleil.
    Finalmente viene a prenderci la nostra guida: un finto santone francese dall’aspetto di Mastrolindo e la credibilità di Topo Gigio; altro invasato d’Oriente impiantato in India che vive di radici e predica alle cavallette.
    E si parte per un tempio del benessere a Kovalam, dove ci si purifica anima e corpo attraverso una serie di massaggi ayurvedici e non.
    Qui ti manipolano, ti frullano, ti impastano per poi conficcarti i pollici tra le costole e ungerti d’olio dalla testa ai piedi. Poi meditazione…
    Mentre Tiziana gongola dall’emozione, il Maestro ci spiega che l’illuminazione o risveglio è alla portata di tutti, rapido, indolore, facile come un viaggio “all inclusive”.
    Ci fa da sottofondo una musichetta indiana, performance eseguita da una cantante dalla vocina così acuta, come se avesse appena ingerito dell’elio.
    Il nostro guru Mastrolindo racconta di avere vissuto un’esperienza di picco, o di quasi-morte, un periodo in cui ha perso il senso dell’io, cioè il senso del “non essere” nemmeno il senso di essere cosciente.
    Forse il Maestro sarà un ologramma. Sono confusa.
    Vivendo in totale ascetismo e devozione, Mastrolindo e i suoi discepoli si nutrono prevalentemente di radici, bacche e verdure proprio come Tiziana (avranno mica le orecchie lunghe e pelose e la coda a pallina?)
    Tiziana ama la macrobiotica, si abbandona allo yoga e disquisisce la filosofia buddista con proprietà di zen. Ma paradossalmente continua a fregare il posto in tram alle vecchine, comprarsi costosissime Cartier per le quali sono morti almeno venti coccodrilli e sterminare le formiche del balcone con potenti insetticida.
    Roberto invece abbronzato come un gianduiotto e bello come uno zio greco, finge di apprezzare tofu e bacche, ma in realtà s’ammuccia nello zaino i panini con il tonno in scatola accattati al supermercato di Delhi. E di Zen pratica solo quello di Palermo.
    Tiziana comunque non gliel’ha mai data.
    Oggi parlare d’oriente è trendy, incendiare i salotti con incenso ed eterne discussioni sul karma fa tanto cool, ma alla fin fine, ritornano a galla i retaggi occidentali, le vecchie abitudini…quelle dure a morire e tutte le impostazioni mentali che un piatto di radici e bacche non cancellano.
    Pertanto se l’abito, e la tonaca (o in questo caso Sari), non fanno il santone, neppure le mode, correnti e manie potranno mai cambiare quello che siamo…

    Sicilia
  • 12 commenti a “Viaggio in India”

    1. Alice, come al solito, fantastica descrizione. Anche se l’India non e’a mio parere solo la spiritualita’ o pseudospiritualita’ da te descritta.
      L’India e’ anche la superficiale Bollywood, e’ anche un sistema estremamente capitalista che non consente ai bambini poveri di avere un’educazione, che li obbliga a stare per strada, non solo ad elemosinare , ma anche a dormirci, che quando li vedi per terra li scambi per cani.
      L’India e’ anche il forte contrasto tra gli hotels a 200 stelle e quanto detto sopra.
      L’india e’ anche Bangalore , il centro finanziario mondiale attraverso cui passano tutte le transazioni planetarie che avvengono con carta di credito.
      L’India personalmente mi ha molto turbato, mi ha fatto capire quanto l’essere umano sia egoista e disposto a calpestare gli altri pur di avere il proprio tornaconto personale.
      Non solo spiritualita’ dunque ,ma anche e purtroppo tanto , troppo, materialismo.

    2. Povero Roberto, se vuoi, una birra alla faccia di questi qua te la offro io!
      :-PP

    3. Vivo in India e mi limito a confermnare quanto detto da Londoner..l’India cresce e diventa sempre meno orientale, l’India vera dico! Ciao!!
      http://www.ivanoindia.blog.kataweb.it

    4. Leggendo il racconto mi sono perso con te, il nerburuto siculo e la longilinea sterminatrice Tiziana per i vicoli di Delhi. Grazie Alice!

    5. Cara Alice, è sempre molto piacevole e istruttivo leggere i tuoi racconti di viaggiatrice! 🙂
      Penso che ci vorrà ancora qualche anno ed altri paesi stranieri (che mi attirano di più), prima che io possa calcare il suolo indiano.
      Bis bald,
      der Löwe

    6. Chissà a quale categoria di viaggiatori (vedi il post di Maria Cubito!) appartengono Tiziana e Roberto… 🙂

    7. Fantastica!!!arguzia estremamente elegante come in tutti i tuoi post!

    8. @ Alice Simonetti, mi sorprendi da un pò di tempo, questo mix fra scritto cronistico & battute è esplosivo. Complimenti. 😉
      @ Morrison, bella la vita a viaggiare sempre con quel gran pezzo di…..IL TUO COMMENTO E’ IN ATTESA DI ESSERE APPROVATO. 😀

    9. Tra nove giorni parto per Nuova Delhi.. viaggio avventura di 3 settimane.. qualche dritta da darmi? Punto vero il Rajasthan – periodo peggiore per visitarlo lo sò.. ma questo avevo.. -niente vaccinazioni e niente di prenotato a parte il volo. Mi è piaciuto molto il tuo racconto.
      Pippi

    10. Ciao Pippi…
      Non c’e’modo migliore di partire se non all’avventura. Fossi in te mi organizzerei subito un bel safari via 4×4, cammelli, cavalli e persino elefanti per l’Aravallis : La catena montuosa piú antica d’India.
      Anzi, visto che hai 3 settimane a disposizione fatti un circuito Jaipur-Jodhpur-Udaipur-Jaipur. Le offerte sono tantissime. Presso l’aereoporto di Delhi (agli arrivi) trovi un punto informazioni turistiche. Loro potranno darti brochures degli operatori x escursioni etc. La scelta é vasta.
      Ah, e stai lontano dagli hotel non autorizzati dal RTDC (Rajasthan Tourism Dept). Buon Viaggio!

    11. Grazie cara,
      non vedo l’ora!
      Un abbraccio virtuale!
      Namaste,
      Paola.

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