martedì 17 ott
  • Philip Glass

    “HydrogenJukebox” autografato da Philip Glass

    Non una foto mi ritrae in compagnia del Maestro, figuriamoci. Non merito tanto. Lo conobbi artisticamente in un gennaio del 1993: quel ghirigoro consonante, la sua musica amniotica stava bene su tutto, come il più neutro dei colori. E così decisi che la musica di Philip Glass si intonava molto bene con la mia vita.
    Guardando la foto della sua biografia ufficiale – che mi costò un patrimonio ai tempi – Egli mi appare mistico e in pendant con il creato. A tratti, nella foto della sua biografia ufficiale – che mi costò un patrimonio ai tempi – Egli somiglia un po’ a Baglioni periodo “La vita è adesso”.
    Philip Glass sa di America, quella stars and stripes, frenetica, con le autostrade reticolate.
    Glass ha saputo raccontare l’irrequietezza occidentale, con retorica, sfuggendo dagli artifizi eccessivi della musica “avversa e ostile con gli ostili” del primo Novecento.
    Glass sa di America ma anche di India, Parigi, spazi immensi e irraggiungibili. Glass è pace e trambusto: un contemporaneo di facile ascolto. Ciò che ascolti, sostanzialmente, è.
    Mi perdo ancora volentieri tra quelle note “a giro” influenzate dai viaggi, dagli incontri con Ravi Shankar, dal teatro, da Bowie, dall’elettronica. Raro esempio di artista, Lui, che ha scansato con intelligenza quella ipocrita differenza classista tra musica d’uso e musica colta. Colta un cazzo: c’è più cultura in un brano dei Radiohead che in qualche ruffianata “mò ti stupisco con le mie stranezze” di certi Maestri del fare contemporaneo.
    Philip Glass era ed è un mito della mia esistenza, qualcosa di inarrivabile, una sorta di mappamondo, capace di farmi vedere tutto ciò che forse non vedrò mai. Nell’esasperazione del mito io rivedo Philip Glass mito, “cosa a parte”, un essere lontano e mistico, Godot. E in questa esaltazione al limite dello psichedelico che io ancora non riesco ad accettare il fatto di aver visto Lui, un giorno, non ci posso pensare, scusatemi.
    Era sotto casa mia, in via Damiani Almeyda. L’irragiungibile era proprio sotto casa mia, come il mio vicino di casa. Egli calpestava il suolo che io stesso avevo svogliatamente calpestato di ritorno da un giornata angosciante all’Università. Era sotto casa mia, così, come se fosse normale, per me, ritrovarmi Philip Glass davanti l’uscio. Lui, sotto casa mia, un po’ affannato, manco c’avesse le buste della spesa e il “Sicilia” sotto braccio. Lui è uno che te lo trovi nei dizionari di Storia della Musica, tra Frescobaldi e Handel e, a quanto pare, pure sotto casa mia. Gli sono andato incontro e gli ho detto: «Che ci fai tu qui?». Così, in italiano. Mi ha risposto «Sorry?». Ho ribadito, sempre in italiano, ma urlando «Che ci fai tu qui?!?!». Lui mi guardò strano. E come poteva essere altrimenti: un invasato gli urlava in faccia in una lingua a lui sconosciuta. Per sua fortuna ogni grande artista ha sempre con sé una signora isterica col capello biondo a caschetto che l’accompagna: una fanatica “dilloammé” da 90 sigarette l’ora, agghindata con uno spezzato austero di dubbio gusto. Se non hai una stronzetta stressata che sentenzia su chi può e deve fare cosa, non sei nessuno. L’isterica col caschetto biondo mi dice che Glass era lì per tenere un concerto, uno di quelli del tipo “Solo piano” che costa poco, arriva il nome di blasone e il direttore artistico si sente tutto.
    Fingo di ascoltare questa qui e torno a bomba a parlare con Lui. «Sai – gli dico – Koyaanisqatsi, quel meraviglioso documentario di Godfrey Reggio con le tue musiche, non si trova facilmente; l’hanno appena distribuito in Australia, poco altro». «Sai – aggiungo – Koyaanisqatsi è una di quelle parole che in Italia è meglio che non la dici proprio». Vero, una volta uno per atteggiarsi mi disse: «Io Koyasticazzi l’ho visto».
    Gli indico lì, lì…con la mano a Cristo, lì… Boutique della musica, vende dischi… «I bought your first album there» abbozzo in un inglese ballerino. Già il fatto che non capisse l’italiano me l’aveva un po’ smitizzato…io pensavo che Lui parlasse tutte le lingue del mondo. Ma comunque, gli dico, «Ti rendi conto che proprio a pochi passi da te io ho conosciuto te in musica?». Lo dico in italiano, tanto la stronzetta caschettata traduce. Fuma e traduce. E straparla.
    Accanto al negozio di dischi, un distributore di benzina. Mi viene in mente Hydrogen Jukebox, quel meraviglioso manifesto del Novecento con i testi di Ginsberg e le sue musiche. Il disco ha in copertina una vecchia Gas Station che fa molto beat. Tutto torna. Capisco che Lui non è lì per caso. Lui aspettava me per dare a me ciò che io avevo dato a lui. E così recuperai in fretta dalla mia audioteca l’omnia del genio di Baltimora, tanto sapevo che Lui mi avrebbe aspettato. Del resto era lì per me. Guadagnai tempo affrettandomi e – nonostante il parere contrario della caschettata nevrotica – mi feci autografare tutto l’autografabile. I miei dischi di Glass – che mi costarono un patrimonio ai tempi – si ritrovarono impreziositi dai segni: una scrittura aspra e nervosa con una “Effe” – non poteva essere altrimenti – che pareva più una chiave di violino. Passava di lì un’amica e le ho fatto autografare pure la Smemo. Le ho detto: «Fatti fare un autografo da Lui». Lei: «E Lui cu minchia è?».
    «Sciocca è un grande compositore. Adesso non ti dice nulla… ma ‘sti stracccetti scarabocchiati un giorno avranno un grande valore su E-bay».

    Palermo
  • 18 commenti a “Philip Glass”

    1. Che bravo, Samuele…le passioni,poi! Bisogna tenersele strette. Cristina

    2. Ogni volta che chiedo ad un cantante di autografarmi un suo cd cerco di dare anche una stima al suo attuale stato di salute.
      Arricchirsi tramite e-Bay è uno dei sogni del nuovo millennio!
      Bellissimo post.
      Penso che dovresti scrivere un libro prima o poi!
      E soprattutto penso che dovresti anche autografarmelo! 😉

    3. @Bulgakov
      ..quindi il mio autografo di De Andrè mi permetterà di pagarmi un mutuo per la casa?
      A proposito coome sta Vinicio Capossela? magari riesco pure a farmi il garage….
      😉

    4. Incrocio le dita affinchè gli venga almeno un raffreddore!

    5. Confesso di non conossere assolutamente il tuo mito, tal signor Philip Glass, ma… il tuo post è talmente tenero e pieno di entusiasmo che non posso non farti i miei complimenti!

    6. Il tuo post ha risvegliato in me il vecchio e mai tramontato amore per la dolce beat generation…
      Ottimo Glass.
      Un abbraccio
      Giovanni

    7. Io m’affrunto a chiedere autografi,non ce la faccio ,mi pare di rompere quelli alla gente…e che ce volete fa…ognuno ha i suoi limiti!! 😉

    8. grande Philip Glass, e meravigliosi Radiohead!

    9. Bravo, dimostri sempre buon gusto 😉

    10. Bello. Ma quand’è stato che mi son perso Glass in concerto? porc… Io comunque preferisco “Naqosticazzi”!

    11. Manfredi, per restare in tema Glass triviale ho anche letto, una volta, di Einstein on the “bitch”. Saluti a tutti!

    12. samu, sei troppo UN grande! appena ti ‘ncuocciu sotto casa tua (sarò per caso in via damiani almeyda – vicino dove ho trascorso la mia infanzia), ti chiedo un autografo. complimentoni… io non ho alcun autografo… anzi si, uno di fiorello, quando faceva il karaoke… qualcuno interessato? 😀

    13. Chiara ma com’è stato trascorrere l’infanzia in questa zona? Io l’ho trascorsa a Partanna-Mondello e devo dire che quando mi sono trasferito qui ho pensato subito: “Meno male che ho trascorso l’infanzia a Partanna-Mondello”. Detto in parole povere: come si fa a vivere la fanciullezza in un posto che non ha la piazza per sparlare, la chiesa per sparlare (qua c’è il rinnovamento dello spirito cioè: fanno sul serio), il “bar-tabacchino-ricevitoria” con il tavolinetto e il 41 enne disoccupato col capello medio lungo e il giubbottino jeans mezzo spardato e manco uno stralcio di mercatino? Aspetto tue… gradito un post! Ciao!

    14. samu, volentieri lo scrivo il post. ho vissuto in quella zona dalla nascita ai 18 anni… quindi un paio di anni fa (hahhahahaah)… : )

    15. mah..che fatto..sono piombata sul tuo blog cosi per caso e leggendo il tuo post e commenti allegati mi sono piobati davanti 2 dei nomi fondamentali nella mia vita…che giornata!…
      ..è proprio vero che il tempo non dimentica
      a tempi migliori!

    16. Grande Glass, quando ho acquistato su un sito inglese tutta la trilogia quatsi (2+1)sono rimasto folgorato dalla sua musica che peraltro avevo già sentito in giro senza sapere chi fosse l’autore e chiedendomi sempre di chi sarà mai?

    17. marco p. effettivamente le musiche di Filippo Bicchiere sono molto utilizzate nella postproduzione, tanto quanto le meravigliose immagini della trilogia (conto almeno un centinaio di spot televisivi).

    18. vorrei esserci stata io al tuo posto!!…hai incontrato una leggenda vivente..un mito..ke fortuna!

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