mercoledì 20 set
  • Quaderno di Palermo 11

    Mi è bastato un po’ di tempo dopo il mio arrivo in Sicilia, per rendermene subito conto che per quanto riguarda i palermitani, c’è proprio una parola chiave che definisce alla perfezione il loro concetto di spazio; questa parola è soglia. Si tratta di un termine che offre in più una spiegazione su tante cose che sono capitate in un tempo passato e continueranno a succedere in futuro se niente, come sembra avrà il modo di cambiare. Perché il termine in questione, a mio parere, chiarisce molto bene il rapporto che il cittadino di questa città ha stabilito contemporaneamente col mondo e con sé stesso, in altre parole con quello che si trova fuori dai suoi interessi e con quello che, al contrario, è basilare per la sua stabilità esistenziale. Se la famiglia è il fondamento della sua vita, tutto quello che gira attorno a essa – lavoro e rapporti nelle linee essenziali – sarà l’unica cosa alla quale lui terrà. Il resto non conta, non esiste, nonostante la realtà quotidiana continui a dirgli da secoli che non può farne a meno.
    Quando si parla di soglia in queste latitudini viene in mente l’immagine di una vera frontiera, una linea di confine massiccia, il divisorio tra casa mia e casa di nessuno, quindi è chiaro che si è stabilita una netta separazione tra le cose che mi appartengono assolutamente e tutte le altre che possono anche scomparire perché non me ne po’ frega’ de meno. Sì, è vero, uno che non è nato qui rimane sbalordito quando venendo dal disastro che regna fuori –come dire da una parte lontana e stramba o pure da un altro mondo completamente sconosciuto- ed entra in un qualsiasi focolare della città, gli sembra di essere capitato in un’oasi di pace e di vero confort, in un autentico spazio di protezione. Perciò la casa e la strada, nonostante si trovino una di fronte all’altra, risultano essere due sfere che più che condividere lo stesso luogo, diciamo fingono di non conoscersi. Invece di essere l’ingresso o l’uscita della prima verso la seconda o al contrario, a mo’ di porta d’accesso in direzione del mondo privato o di quello pubblico, sono di fatto l’una l’antipode dell’altra. Questo perché non c’è tra loro alcuna concomitanza. Ma ho torto se dico che non c’è un mezzo di comunicazione tra l’androne e il marciapiede. Perché a spese della strada ovviamente, il luogo di nessuno per eccellenza, un canale di collegamento è sempre aperto tra i due spazi, vale a dire quello dello sgombero. Ogni palermitano, dai commessi che spazzano il pavimento del negozio dove lavorano, ai proprietari di una ditta qualsiasi che cerca di sbarazzarsi dei rifiuti accumulati, per esempio, ognuno di loro pensa di liberarsi di tutto quello che ha scartato nella stessa maniera: servendosi della soglia, cioè buttandolo fuori e sulla faccia di tutti quanti si trovino a passare davanti. Certo, mai nessun passante si stupirà o dirà niente su questo fatto perché, siccome abbiamo detto poco fa che la strada è un luogo di nessuno, i cittadini di Palermo faranno finta di niente, come se non ci sia in questo sgomberare i rifiuti per strada nulla di irregolare e di incivile. In fin dei conti tutti lo fanno da tempi immemorabili e la cosa anormale sarebbe agire di un altro modo.

    Miraggio.

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  • 5 commenti a “Quaderno di Palermo 11”

    1. non pensi di generlizzare oltre la soglia della logica?

    2. bella analisi dei palermitani.Pura e santa verità.Liconosco benissimo,qualcuno soffre ma si adegua al non rispetto della città.

    3. l’analisi parzialmente condivisibile rispecchia il lato caratteriale di un popolo che fa iconti con la sua storicità. Il lato triste è la differenza civile culturale fra tanti strati sociali. Non sai mai ci hai davanti.

    4. Acutissimo, critico e affettuoso con questa città che ti piace tanto, vero? La “soglia” tra spazzatura e focolare accogliente, tra vita e morte, tra civiltà occidentale e degrado terzomondista. Restare sulla soglia può fare star bene, valicarla o di qua o di là non si sa…

    5. pregevole esercizio di analisi…la realtà però credo sia molto più semplice: maleducazione, non civiltà, mancanza di amor proprio, mancanza di rispetto.

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