martedì 17 ott
  • Io sto

    Mentre voi cantate il Centro Storico, le case finto-diroccate (e quelle vere!), la passeggiata a mare e il prato. Mentre voi cantate Palermo, città unica, il Mediterraneo e l’amore/odio di chi lascia e di chi inizia. Mentre voi passate e lasciate un ricordo sotto l’albero Falcone e, a che ci siete, fate una puntatina alla Cremolata, vi lamentate della munnizza, sempre passando (e non è bello pass[i]are fra la munnizza), mentre voi riscoprite i salotti della città, esplorate, domandate, litigate su sto blog/Centro Storico, io sto. A Borgo Nuovo. Che non c’entra niente con lo Zen, non è mica Gomorra. Anzi non ha niente di speciale. Un tempo era famoso per l’hashish. Generazioni di alternativi del Centro sono passati nella piazza del mio quartiere, proprio vicino al capolinea della 702, a cercare “sgamo” per poi ripartire, verso il futuro, mentre i miei operai, i miei vicini, mio padre dormivano (forse non lo sapete, ma il mio quartiere è un quartiere/dormitorio…). In realtà questa storia del dormitorio per me ha sempre avuto una forza moralizzatrice. Mica si può sempre far baccano, “cca s’ava ‘a dormere” che domani “s’ava ‘a travagghiare”. E non solo. Si capisce pure che, la sera, è normale che ti viene sonno, se di giorno sollevi balatoni e che quindi, alla fin fine, l’insonnia è roba da centro-storico-di-ritorno che lo vogliate o no.

    E poi vuoi mettere una Palermo, senza Teatro Massimo, senza Cattedrale, senza Castello Utveggio e senza Vucciria e Ballarò! Il sogno di Palermo uguale a tutte le altre città. E, in effetti, sempre alla fin fine, Borgo Nuovo è uguale uguale, uguale a mille altri quartieri del mondo. Sono le “new town”, luoghi ideologici di risanamento morale che di sicuro non sarebbero piaciuti alla mia amica Jane Jacobs.

    Si può pensare, però, che una new town, nata negli anni 50, mica è tanto più new. Questo significa che molte delle robe negative che sono venute da questo modo di costruire la città si sono col tempo stemperate. La più importante è di sicuro la violenza. Il mio quartiere è nato sul piano della Castellana, un’area totalmente vuota e scollegata dalla città, riempita di case e palazzi in pochissimo tempo. Riempita anche di persone. Le quali, dall’oggi al domani, sono state sradicate dalle loro abitazioni, dai loro quartieri, dai loro angoli e dai loro muretti, per venire in un luogo nuovo di zecca, senza storia, senza angoli e senza muretti. Mi raccontava il mio amico Pierluigi Cervelli, studioso delle periferie romane, che quando un’operazione del genere è stata fatta a Roma, molti fra i “deportati” dell’espansione cittadina, soprattutto i più anziani, si sono suicidati. Questo forse ci dovrebbe far riflettere che la città non è solo questione di centri storici, di salotti buoni, di prati e fori italici. È anche questione di muretti.

    L’altro grande problema delle “new town” era lo “zoning”. Un’altra cosa che avrebbe fatto davvero imbestialire la mia amica Jane se mai fosse venuta a Borgo Nuovo. Lo zoning era un’idea, adesso per lo più abbandonata, per cui la città dovesse essere suddivisa in aree diverse sulla base degli usi. Un po’ come una casa. E se il salotto era già preso, a Borgo Nuovo si capiva che più della camera da letto non sarebbe toccato: quartiere dormitorio. Ecco adesso il mio quartiere è molto meno dormitorio di quanto sembra dal vostro salotto. Da qualche anno hanno aperto un ospedale grandissimo e fra poco arriverà pure un centro commerciale, mentre il nulla che separava il quartiere dal resto della città è stato pian piano assorbito: sulla strada che porta a Borgo Nuovo si trova pure un negozio di alimenti senza glutine (anche se manca ancora quello per mancini).

    Spesso mi ritrovo invece a pensare che ciò che mi piace del mio quartiere ha proprio a che fare con il suo essere inattuale. Prima di tutto perché è stato progettato in una città in cui nulla si progetta o perché non c’è tempo (il sacco edilizio!) o perché le rovine (e le finte rovine!) non hanno bisogno di essere progettate, sono già lì. Poi perché è stato progettato per me, per la mia classe, che è quella di mio padre. Nella presunzione che, anche i poveri, anche i lavoratori avessero diritto di vivere nel decoro, un decoro spartano e moralizzatore ma pur sempre tale. Ecco che ci ritroviamo, noi di Borgo Nuovo, ad avere il tasso di verde più alto della città (tié!), a vivere in piccoli condomini che ci vuol davvero poco a immaginarseli villette. Mentre il resto di Palermo sprofonda.

    Poi, dico, può pure succedere che il figlio di un operaio, in questo ambiente, possa crescere bene, possa laurearsi con ottimi voti e perfino fare il dottorato. Ecco, in quel caso, lui (che non è cretino) una volta sposatosi manco si sogna di trasferirsi, perché nel suo quartiere, i poveri (che adesso si chiamano precari) possono affittare casa e approfittare degli ultimi scampoli di decoro, quelli che rimangono di un tempo in cui il progresso era qualcosa che si poteva persino progettare.

    Questo post lo dedico a Crescenzio Cane che conosco solo di vista, perché mio padre me lo ha sempre indicato, in via Bronte, come uno di quelli che ha davvero combattuto per noi e a Tommasina Squadrito, la mia pittrice/vicina di casa preferita, che, pur non esponendo nel vostro Centro Storico, quattro soddisfazioni in giro per il mondo se l’è prese. E pure a Tony Siino, che essendo capacioto, sa di cosa parlo.

    Palermo
  • 43 commenti a “Io sto”

    1. bene. non avevo mai pensato che di borgonuovo si potesse dire questo.
      traspare fierezza e giusto orgoglio che spesso sono indizi di amore per le cose, di un credo e di una certa tensione morale che deriva dall’impegno che si mette nel quotidiano.
      durante il prossimo passaggio al borgo natìo, mi riprometto di osservare con più attenzione questa zona.

    2. E perchè non lo dedichi anche a te stesso questo POST?
      che secondo me te lo meriti…
      Bravo e grazie…

    3. Caro Francesco, mi piace molto il tuo post.
      Se ne hai voglia martedì 11 maggio alle 18,30 alla Mondadori di via Ruggero Settimo presentiamo un libro dedicato proprio ai quartieri di edilizia residenziale pubblica come “risorse” per la città del futuro.
      Si tratta di un libro scritto insieme ad alcuni colleghi urbanisti di sei città italiane che introduce un punto di vista positivo (simile a quello di cui tu hai scritto) nel dibattito sul ruolo delle periferie delle città metropolitane.
      Un caro saluto

    4. non sai che nostalgia ho per il mio corso calatafimi! E non sai neanche quanto ti stia invidiando! 🙂

    5. ………….dall’oggi al domani, sono state sradicate dalle loro abitazioni, dai loro quartieri, dai loro angoli e dai loro muretti, per venire in un luogo nuovo di zecca……….
      “sradicate?”
      Perche’ non scrivi che quelle persone sono state
      allontanate dal degrado,dai catoi,
      dall’affollamento,dalle abitazioni insalubri spesso senza un bagno degno di questo nome,dall’aria inquinata,dall’incubo della pigione da pagare al padrone di casa,e che hanno avuto una casa popolare,quindi praticamente gratis,
      nuova,progettata in modo razionale,e sono andati a respirare aria pulita che per tutti quelli che vivono al centro rimane un sogno?
      Che oltre alle villette ed agli spazi hanno la Parrocchia,l’Ambulatorio,la Scuola,l’Ufficio Postale ed hanno ottime vie di collegamento al resto della Citta’,e che nel giro di una o due generazioni possono fare un grande salto di qualita’?

    6. Complimenti per il post e per le tue amicizie eccellenti… 🙂

    7. Giorgio,
      Borgo Nuovo è stato progettato come quartiere dormitorio.
      E’ vero, molti sono stati tolti da situazione di disagio abitativo. Ma non tutti come dici tu da situazioni di degrado e catoi. Molto più per affollamento o situazioni di povertà. Ciò non significa che quella gente non vivesse in case pulite ma piccole o quant’altro.
      In realtà è stata, inizialmente, una ghettizzazione. Quel quartiere fu riempito anche con molte famiglie socialmente disagiate, oltre che abitativamente. E tutto, anche se oggi non è più così, era veramente al di fuori della città. Erano stati esclusi dal territorio cittadino, praticamente. Il fatto che oggi, tra la città e BN, ci siano tra le più belle ville della città è un fatto relativamente recente. Prima arrivare a BN era “un viaggio”, e lo stesso per chi ci abitava era andare al lavoro.
      Il fatto che adesso ci siano i servizi che citavi, è solo merito di chi ci ha abitato, non dell’amministrazione, informati bene.
      Gli abitanti di BN si sono riscattati da anni, solo che nessuno a Palermo sembra accorgersene. Si sono riuniti in comitati e associazioni per rivendicare i loro diritti, che in parte hanno ottenuto con le cose che dici tu (ville, parrocchia…), anche a spese loro.

      Per la cronaca, che io ricordi si diceva: “acchianare a BN”, “scendere a Palermo”. Come se fosse un altro mondo, è lo era.
      Mi chiedo quando noi di Palermo, invece, reclameremo i nostri diritti alle villette e agli uffici postali etc…etc…

    8. come ha sette e mezzo, quando il giocatore ha un buon punto ” si sta” perchè è sicuro di vincere, penso che anche tu abbia un buon punto di partenza nelle tue radici , se pur di un quertiere modesto.
      ti auguro di poter conquistare il mondo che ti piace.
      complimenti!

    9. complimenti Francesco, bellissimo post!
      nel passaggio in cui parli delle periferie romane, ti riferivi forse a Corviale?

    10. Grazie mille per i complimenti. Aggiungo alcune provocazioni. Chissà perché a Palermo non c’è e non c’è mai stata una Belleville. In fondo, molti di noi che non possono pagare affitti alti e che volessero fare lavori creativi, mettersi in gioco nei confronti della città potrebbero cercare casa anche in zone come Borgo Nuovo. Che tra l’altro come ricordava Giorgio è collegata benissimo con la città (autobus a tinchité e capolinea del futuro tram).
      Volevo anche rispondere a Giorgio, riflettendo che il fatto che Borgo Nuovo sia stato ed è un posto molto più vivibile di certe zone centrali della città non significa che cambiare luogo dall’oggi al domani e peraltro in una zona totalmente priva di identità (l’identità l’abbiamo costruita noi con il tempo) sia semplice, genera sofferenza e smarrimento, questi sono tutti problemi che coloro che stanno a Borgo Nuovo, soprattutto i primi abitanti, conoscono.
      A Tanus volevo dire, invece, che è verisssimo, a BN abbiamo fatto tutto da soli: se venite da queste parti vedrete che per ora BN è un fiorire di palazzetti color pastello appena risistemati senza alcuna sovvenzione pubblica, molto spesso grazie anche alle scelte dei giovani che hanno deciso di rimanere: quelli che studiano urbanistica, questo fenomeno lo chiamano autorisanamento degli Slums. Di regola nelle città passa inosservato.
      Grazie anche a Maurizio Carta, verrò al Mondadori center, grazie dell’invito!
      Stalker, Cervelli mi parlava delle espansioni degli anni 50, penso a quartieri ora abbastanza centrali ma prima totalmente esclusi, tipo Tor di Quinto ma non conosco bene Roma.
      Nicola ho sempre avuto problemi a distinguere gli amici reali da quelli virtuali, quelli che diventano tali grazie allo scambio e la lettura mediata da un qualche supporto! 🙂

    11. Tanus
      con tutto il rispetto,non capisco dove volete andare a parare.
      Cominciamo con le distanze.
      Lo sai in quanti paesi del mondo c’e’ gente che fa 40,50,60 miglia per andare al posto di lavoro ed altrettante per rientrare?
      Continuiamo con l’amministrazione,che c’entra pure,ma poco,dato che la progettazione e realizzazione di un intero quartiere abitativo non si e’ certamente fatta senza la volonta’ e l’intervento Statale.
      Ancora,andare ad abitare in una casa popolare non e’ obbligatorio,anche se,come si e’ visto in questi giorni proprio a Palermo,ci sono famiglie che non esitano ad inserirsi abusivamente negli
      appartamenti di chi li precede nelle graduatorie.
      Ora,considerato che a tutt’oggi si stima che ci sono almeno 10.000 (diecimila)richieste di una casa popolare,CHE NON C’E’,
      tu cosa proponi per risolvere il problema?
      Infine,una volta che si decidesse di tornare a costruire alloggi di questa tipologia,dove andresti a costruirli?
      Comunque BN e’ uno dei tanti insediamenti di questo tipo a Palermo.
      Ne sono state costruite in ogni dove,nelle varie epoche,anche a ridosso di via Liberta’,quando questa era considerata campagna.
      Pero’ ci sono queste case pure attaccate alle mura dello Spasimo,e questo e’ veramente troppo.

    12. Francesco
      il problema dell’Amat c’e’ sicuramente,a sentire le tante lagnanze sui collegamenti periferie-citta’
      pero’ le strade
      con BN ci sono!
      In altri termini il piu’ ,in epoche ormai lontane,e’ stato fatto,non credi?

    13. giorgio,
      è molto semplice e senza alcuna “parata”. Volevo solo dirti che non è stato tutto rose e fiori. BN ha avuto i suoi problemi, e ci ha messo 40 anni per risolverseli.
      Per le distanze… il mio discorso, se leggi meglio, è storico, 40 anni fa non era come oggi.
      Per il resto, loro lo hanno ottenuto da soli, come conferma Francesco. Noi invece non ci riusciamo.

      Sulle case popolari, pienamente d’accordo.
      La soluzione? Non sono un urbanista. Ma ristrutturare il centro storico, limitando anche un po’ la speculazione di alcuni, non mi sembra una cattiva idea.

    14. Caro Giorgio, il mio post era una specie di ringraziamento a tutti coloro che hanno progettato il mio quartiere e hanno reso possibile a una fetta di povertà cittadina di emanciparsi e di trovare un equilibrio decoroso. Quindi siamo assolutamente d’accordo!

      Per quanto riguarda gli autobus no… eh! Diciamo che è un problema legato alla malamministrazione dell’Amat che peraltro non è poi così datata. Borgo nuovo è collegato con piazza croci lungo tutto l’asse leonardo da vinci notarbartolo con la 702, con la zona di piazza principe di camporeale con il 522, con il parcheggio giotto con il 501, con la zona dello stadio e via michelangelo con la 625 oltre che con corso calatafimi (907) e con un bus che gira tutto il quartiere. E queste cose le so non perché ho uno zio all’amat 😉 (autista però) ma perché ho preso ognuno di questi autobus per muovermi in città, quando ero ragazzino e durante tutto il periodo del mio primo lavoro in agenzia (di via Libertà!) dopo la laurea. Ora stanno facendo anche il capolinea del tram. Insomma, se un giorno si decidesse di ritornare a governare questa città e i suoi servizi, noi di borgo nuovo saremmo pronti 😉

    15. Bellissimo post, scritto col cuore.

    16. Articolo piacevolissimo… Mi chiedo però se BN si vivano disagi a causa della vicina discarica di Bellolampo. Com’è la qualità dell’aria? Grazie

    17. Post molto bello…
      Di testa, di cuore e di pancia.
      Complimenti!

    18. Quanto é stato bello leggerti…

    19. vedi,ho parlato di qualita’ dell’aria,non facendo mente locale che sopra c’e’ il bacino di Bellolampo,
      che pero’ un tempo bruciava perennemente ed oggi non piu’.Tutto dipende da che direzione tira il vento.

    20. I dati della qualità dell’aria non ce li ho, però, posso dirvi che Bellolampo è a circa 8 km in salita dalla via Castellana. Cattivo odore praticamente non ne arriva, 2 o 3 volte in estate!

    21. Francesco e Tanus
      e’ un piacere conversare con persone ragionevoli,quali dimostrate di essere.
      E’ che alle volte si ha la sensazione che venga sempre messo in discussione tutto e tutti,come se questo paese sia sempre stato governato da sciagurati,o da dementi.
      In ogni epoca si sono fatte delle scelte
      sui razionali di quel tempo,poi i razionali mutano
      ma l’opera e’ gia’ realizzata e bisogna accettarla.
      BN,ed anche Zen1 e Zen2(solo per citare gli insediamenti piu’ noti)
      si ritrovano in aree ormai ben urbanizzate e di pregio,nel senso che hanno adiacenti insediamenti di pregio.
      Pero’ serve saper rispettare il quartiere in cui si vive,il che, purtroppo per adesso, non accade piu’ nemmeno nei quartieri cosidetti alti.
      .
      Tanus
      ristrutturare costa di piu’ che costruire ex novo
      perche’ spesso c’e’ da demolire per ricostruire
      pur anche la stessa volumetria.Ed i tempi si allungano.Tutto questo porta ad uscire dalle norme e regolamenti,quindi vincoli, che disciplinano l’edilizia popolare.
      .
      Francesco
      quello dall’Amat e’ un problema contingente,e quindi superabilissimo,prima o poi.

    22. Francesco
      questo accade perche’ i venti soffiano prevalentemente da Nord e da Sud
      e Bellolampo sta in altra posizione rispetto a BN

    23. Francesco, casomai ti interessasse questa è Corvilale, e quando hai parlato di suicidi il mio pensiero è corso in quel luogo.
      http://it.wikipedia.org/wiki/Corviale
      parliamo di insediamenti sorti negli anni settanta.
      le foto non riescono a rendere l’idea di quanto questo posto fosse agghiacciante.
      io l’ho visto solo di giorno, di notte non ne avrei avuto il coraggio.
      un progetto nato e cresciuto tra mille polemiche e non realizzato minimamente nelle sue intenzioni socializzanti o minimamente a dimensione umana, un vero dormitorio che non si poteva neanche definire la camera da letto lontana dai salotti; un vero sottoscala dove buttare un materasso.
      ora pare che anche lì gli abitanti stiano cercando di riqualificarlo, e anche il comune si sta facendo carico del problema, forse dopo uno scatto d’orgoglio e di coscienza di chi vi abita, ma ti assicuro che fino a qualche anno fa era davvero terra di nessuno.
      leggendoti poi mi venivano in mente anche le ricostruzioni post terremoto, come gibellina, o oggi l’abruzzo…quanta gente da “deportare”.. non è facile e il discorso è lungo…..
      e poi mentre ti leggevo stamattina mi risuonava in mente questa canzone….così…è venuta fuori da sola
      http://www.youtube.com/watch?v=cK1GbJdwI6s

    24. * Corviale

    25. Cucì, quello che ti dico io te lo dico a voce. Ho letto il post, e sai cosa penso delle cose che fai tu. Purtroppo in questi cinque anni il livello del confronto e dei commenti su Rosalio è scaduto, per quanto le premesse fossero altre e alte. Se il web rappresenta una piazza virtuale o anticipa commenti reali, allora io preferisco cambiare aria…

    26. Domenico non mi sembra che il livello del confronto e dei commenti sia scaduto…forse non è diventato il clubino per pochi “intellettuali” che tu e qualcun altro avevate immaginato ma è diventato mainstream. 😉 Buona altra aria. 🙂

    27. Ma non ho capito…quello di Cogliandro è un ‘non commento’? Cioè è passato a scrivere solo per dire che non avrebbe scritto? Questo è ‘metablogging’ altro che mainstream! 😀

    28. cogliandro, ti auguro di volare alto! 😀
      http://www.rosalio.it/2008/03/05/albergheria/
      vebbè, mi eclisso!!!!

    29. Vi invito a rimanere in tema. Grazie.

    30. Bravo Francesco!! Conosco Borgo Nuovo per averci insegnato per qualche anno e ho percepito e vissuto, attraverso la gente che ho incontrato e con cui ho interagito, ognuna di queste sensazioni e situazioni che tu riesci così bene a raccontare in questo post. Se posso…solo una curiosità: perchè la 702 e la 625 sono femmine mentre il 501 e il 522 sono maschi?? 😉

    31. Questa città sta per crollare. Yahoo!!

      Questo commento sta per andare per mano del moderatore bigottone, ma questa città crolla lo stesso. FINALMENTE!!

      Bye byee.

    32. Gigio ti invito a rimanere in tema. Grazie.

    33. Francesco
      a te che ci vivi dentro,mi permetto di suggerire:
      perche’ non fai un quadro della situazione di cosa e’ BN oggi?Cosa va bene e cosa va migliorato
      (oltre i gia’ citati collegamenti Amat).
      Cosa possono fare i residenti e cosa le Istituzioni.
      Avete di fronte un insediamento a Ville,che dimostra come su uno stesso territorio si possono ottenere grandi risultati,se ci si impegna.
      Se hai una aiuola,puoi farci una pattumiera oppure una fioriera.Dipende da te.
      Avete grandi spazi.Volendo potreste organizzarli
      in luoghi di richiamo e di aggregazione nel tempo libero,per tutta la Citta’.

    34. Bravo Francesco, un bellissimo post, grazie.

    35. questo è scrivere
      questo è parlare

    36. Scusate se arrivo solo adesso ma la mia steatosi epatica ha reclamato attenzione 🙂 Volevo rispondere ai vostri commenti cercando di allargare la discussione. Prima di tutto volevo rispondere a Stalker, riportando la discussione su Palermo. Le sacche di degrado che tu descrivi ci sono anche a Palermo. Noi tutti conosciamo la retorica dello Zen e ti posso testimoniare che spesso BN è stata associata a questo tipo di quartieri. Se ti ricordi c’era perfino un personaggio di Mery per sempre (quello buono, però, eh!) proveniente proprio da qui. Spesso si pensa a questi posti come luoghi di perdizione e cosa ancor più grave di peccato, in quanto tali da cancellare o abbattere. È stato fatto tante volta nella storia delle grandi città e sempre con il medesimo intento risanatore. Da via Libertà le cose sembrano chiare, per risanare la città, bisogna estirpare alla radice i suoi “microbi”, sia distruggendo (e spostando la gente) il quartiere incriminato o chiudendo la città stessa all’accesso di “cittadini” sgraditi (quello che molti prospettano anche nella nostra città), tasci, vastasi e tutto sommato fuori coreografia. Salvo poi verificare che questi interventi ottengono solo l’effetto di provocare ancora più rabbia e violenza senza minimamente risolvere questo tipo di problemi. Una cosa non mi piace di Saviano, per esempio, il titolo che ha dato al suo libro: Gomorra. Come se un quartiere degradato fosse frutto non di incapacità politica e gestionale ma di una irrimedimibilità esistenziale, quasi religiosa di chi vi abita. Gomorra è la città distrutta da D%o per la sua condotta contro la legge religiosa. Io che vivo in un posto che a Gomorra è stato a volte additato di questo tipo di prese di posizione ho paura. Perché il passo è davvero breve dal chiamare un luogo “gomorra” e poi intervenire a distruggerlo. Se vuoi è quello che è successo a Scampia dove hanno mandato i militari. Perché una cosa è dire che il tuo quartiere dovrebbe essere migliorato, si dovrebbero arrestare i delinquenti, si dovrebbero passare le fogne, una cosa è invece pensare come unico intervento possibile la distruzione. Borgo Nuovo se vuoi dimostra che se uno spazio viene progettato con un’idea di decoro, se riesce a passare inosservato, può addirittura autorisanarsi, a patto di convincere i figli, le nuove generazioni a mantenerne il valore e ad aumentarlo con il solo fatto di abitarci. Ti dicevo di queste ristrutturazioni che stanno facendo in giro per il quartiere, se per esempio passi da Via Pantalica, vedi che a lavori finiti adesso è perfino bella! Il male più grande che può succedere a un’area degradata è che i suoi abitanti vengano sempre sostituiti. Questo invece succede normalmente. E non solo per via di quelle che ho chiamato “deportazioni” ma anche per un processo naturale: se io ho raggiunto un livello di vita migliore la prima cosa che penso è quella di scappare da Gomorra o se vuoi dal dirty boulevard che cantava Lou Reed.

    37. Ecco la forza di Bn sono i figli che rimangono, nonostante e all’insaputa di coloro che l’hanno governata nel bene e nel male 🙂

    38. Giorgio ieri sera sono stato nella vecchia sezione del partito comunista (adesso passata al pd) di Borgo Nuovo, non tanto per un’appartenenza partitica quanto perché è un luogo di riunione del quartiere oltre che essere molto bello, con una libreria fantastica e pieno di persone in gamba! Abbiamo letto insieme ad alcuni amici e forse questo piccolo tentativo verrà tradotto in proposte operative per la progettazione del futuro del quartiere nella direzione che tu indicavi, speriamo!

    39. ho avuto tra le mai il progetto, vedessi quanto sarebbe stato bello se lo avessero rispettato. Sono anch’io del quartiere e ti quoto in toto! grazie per il bel pezzo mi hai fatto riflettere

    40. grazie francesco, per aver ricordato noi di periferia. post davvero molto bello, che fa riflettere.

    41. speriamo che il metal si diffonderà a borgo nuovo…non c’è spazio per noi…

    42. grazie, francesco.

    43. A Borgo Nuovo arrivai nel 1972. Venivo dal quartiere delle Falde. Non fu facile ambientarmi, e sorvolo su storie ed aneddoti, però ci riuscì. Andai a lavorare a Milano, misi dei soldi da parte e acquistai casa a Borgo Nuovo, quando tornai a Palermo, in uno dei grattacieli: quello di fronte al vecchio ufficio postale. Sapevo di essere uno tra i primi della seconda generazione a restare nel quartiere. Sapevo che ancora qualcuno diceva, quando gli chiedevano dove abitasse:”in fondo a Viale Lazio”, “molto in fondo” aggiungevo io.
      Ora siamo alla terza generazione e non accade più (o forse di rado). Quel che è bello di questa fase storica è che quelli della seconda e della terza generazione stanno ricominciando ad avere voglia di riprogettare gli spazi. Di completare, aggiornandola, quell’idea di comunità che era nel progetto iniziale ma che non fu mai portato a termine, restando alla fase di dormitoio. Quel che conta, oggi, è l’identità di comunità che va emergendo. E’ un fenomeno nuovo, da aiutare nel suo svilupparsi. Ma c’è. Non è un caso che allo ZEN ed al CEP abbiano pensato di cambiare nome. A Borgo Nuovo questa idea credo non sia venuta mai in mente a nessuno, evidentemente ci si percepisce come parte di una comunità. Possiamo lavorare su questa nuova consapevolezza e sfruttare le opportunità che un’idea urbanistica incompiuta ci lascia, proprio per il suo essere da compiere?

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