giovedì 14 dic
  • Altro pizzo

    Gravi, precisi e concordanti devono essere gli indizi di un reato. Siamo abituati a pensare all’Attak, alla benzina, all’intermediario che si finge amico per convincerti dell’opportunità della “messa in regola” quando parliamo di pizzo. Ma c’è un’altra forma di pizzo meno nota, ma non meno odiosa che usa come elemento di minaccia un controllo forse un po’ troppo fiscale, un’autorizzazione che stenta a venire firmata ecc. Quando un ristoratore e poi un altro e un altro ancora ti confidano fatti che non possono denunciare per non rischiare ritorsioni da parte di incaricati di funzioni pubbliche che dovrebbero operare esclusivamente nell’interesse dei cittadini e degli utenti mentre usano il pubblico potere loro fiduciariamente affidato per trarre vantaggi personali come un certo numero di coperti mensili non pagati, capisci che qualcuno sta facendo, delle leggi e dei regolamenti, altrettante armi per commettere estorsioni. E più leggi e regolamenti sono contorti e poco trasparenti, più certa gente ci sguazza. Dovremmo ripristinare la gogna per tale genere di pubblici funzionari corrotti, peggiori persino di coloro che usano, rischiando in proprio, la violenza fisica o la sua minaccia. E guardiamo con sospetto, d’ora in poi, chi non chiede e paga il conto.

    Palermo
  • 8 commenti a “Altro pizzo”

    1. Non dimentichiamo però che spesso sono i ristoratori (ma vale anche per altri esercenti) ad offrire pasti/merce gratis in cambio di una “chiusura di occhi” da parte di funzionari addetti al controllo.
      Il problema quindi è “Chi controlla i controllori”?

    2. Qualche settimana fa mi fu fatta una confidenza dal proprietario di un noto pub, che è stato preso di mira dagli ispettori. Cercano il pelo nell’uovo e appena lo trovano ti fanno pagare multe salatissime…a meno che non sei tu stesso disposto a offrire loro la cena la settimana dopo quando questi si arricampano con tutta la famiglia. Ovviamente niente di detto o scritto, sono regole “non scritte” così come mi ha confessato. Certo, la colpa è anche di chi paga il pizzo, ma la realtà è ancora più complessa. Se decidono di romperti le palle lo fanno tranquillamente finché non arrivi a stancarti…anche questa è mafia. E sono convinto che anche il proprietario di Altroquando subirà la stessa sorte. “Questi locali come il mio sono destinati a chiudere, perché anche se l’attività di va bene, ti prendono per sfinimento”, ha continuato il titolare di quel pub. E’ la dura realtà, a Palermo se non hai una benché minima forma di potere tramite il quale compiere abusi, non sei nessuno

    3. @blackmorpheus ..sante parole!

    4. Sono molto sfiduciata, nonostante tutte le attività e le iniziative che provano ad educarci verso la legalità, si torna sempre a certi malsani punti. Perchè qui a Palermo e non solo non si riesce ad eradicare questo male, che ci logora?

    5. Siamo al pizzo di Stato…

    6. Indignazione condivisibile, forse però se certi commercianti non avessero qualcosa da temere….
      Mi chiedo quanti hanno tutto il personale messo in regola?
      Quanti invece del “pizzino” al tavolo usano lo scontrino?
      E potrei continuare…

    7. In Africa conversai con un funzionario di polizia che si occupava di affari interni e corruzione. Un amico si lamento’ di una richiesta di denaro da parte di un poliziotto ad un posto di blocco. Il funzionario rispose: “Si, ma tu cosa avevi fatto?”. Non usava le cinture di sicurezza. Era di fatto in torto e avrebbe meritato una multa, ma per il funzionario tanto bastava a giustificare la richiesta di una mancia.
      In Italia, non solo a Palermo, sembra che le cose vadano esattamente come nei paesi sottosviluppati.

    8. La verità purtroppo sta anche in questo caso a metà strada, c’è un concorso di colpa anche se io propendo maggiormente per i ristoratori, ovviamente, in quanto le leggi e la burocrazia che stanno dietro un attività commerciale sono veramente un inferno dantesco. Sarebbe quindi auspicabile una semplificazione delle leggi e dei dazi da pagare che agevolerebbe gli esercenti onesti a non cadere nelle vili estorsioni di questi ominicchi spregevoli che abusano del loro potere ma a denunciarli pure, visto che, trattandosi di ominicchi e non di “uomini d’onore”, non ci sarebbe neanche il rischio di una ritorsione.

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