sabato 21 ott
  • La ragazza di Porta Felice

    L’auto rossa si fermò poco dopo Porta Felice, nei pressi delle Mura delle Cattive.
    Nella penombra tre ragazze chiacchieravano sottovoce, stavano vicine per riscaldarsi con il calore dei loro corpi, l’unico di cui potevano godere nelle sere di inverno.
    «Tocca a te, bella mora. Sei fortunata». disse una delle ragazze a Sonia indicando l’auto che si era fermata.
    Sonia conosceva il numero di targa e si avvicinò all’auto, chinandosi per guardare dentro ed essere vista allo stesso tempo. Riconobbe l’uomo al volante e lui identificò la giovane rumena.
    Quell’angolo della strada era da anni ormai gestito dalle rumene, poco più avanti si trovavano russe e ucraine. Le africane erano nascoste in una zona lontana dal centro città ma più umida sia d’inverno che d’estate. Sonia non soffriva il freddo ma odiava l’umidità che le arricciava i capelli, che aveva sempre avuto perfettamente lisci prima di arrivare a Palermo e passare le notti per strada.
    Le più fortunate, pensava Sonia, erano le asiatiche che lavoravano sotto copertura nei centri massaggi. E naturalmente le italiane, ma era inutile paragonarsi a chi passava le serate nei ristoranti di lusso e alle feste della “Palermo bene”.
    «Il solito?» disse Sonia rivolgendosi all’uomo con gli occhiali seduto alla guida dell’auto rossa.
    «Sì» La ragazza salì in macchina e si allontanò dall’angolo in cui stava con le amiche, per fermarsi poco distante, in una traversina che portava ad una piccola spiaggetta.
    Sonia adorava il mare, aveva lasciato la Romania e scelto la Sicilia per il mare. Era stata la sua unica scelta. Il resto era venuto da sé…
    L’uomo seduto al suo fianco si tolse gli occhiali e li poggiò sul cruscotto.
    «Stasera fa freddo» disse.
    Era un modo per dire qualcosa, anche se non era necessario parlare: Sonia sapeva, lui sapeva.
    Le parole erano superflue, servivano solo a celare l’imbarazzo che l’uomo provava tutte le volte che si trovava in auto con una ragazza.
    «Sì, stasera fa freddo. È Natale».
    «Già…».
    Avrebbe voluto chiedere alla ragazza come si passava il Natale in Romania, ma non voleva diventare confidenziale, nonostante ormai si incontrassero da diversi mesi. Era il cliente abituale delle ragazze di Porta Felice. Ogni gruppo aveva degli uomini per cosi dire fissi, che a cadenze più o meno variabili si presentavano. Non avevano nomi o volti, erano auto e numeri di targa.
    C’era chi preferiva le europee e chi le continentali dalla pelle scura, chi invece desiderava cambiare.
    Il cliente abituale infondeva tranquillità a qualsiasi gruppo, ispirava fiducia perché era noto a tutte le ragazze. I nuovi clienti venivano invece guardati con diffidenza e in genere erano le più anziane che si facevano avanti, perché avevano maggiore esperienza ed erano in grado di intuire le situazioni di pericolo.
    Sonia era la più giovane del suo gruppo e spesso le amiche la trattavano come una bambina, lasciandole i lavori meno impegnativi.
    L’uomo dell’auto rossa era cosi diventato un cliente quasi fisso per Sonia.
    «Ti riscaldo io…».
    Non era brava a parlare, preferiva non dire nulla quando lavorava, ma aveva imparato alcune frasi in italiano che erano indispensabili nel mestiere.
    «Sì».
    Tacquero.
    Tenevano entrambi gli occhi aperti ma non si guardavano.
    Sonia guardava il mare e pensava alla prima volta che lo aveva visto.
    L’uomo senza occhiali lasciava che i suoi pensieri diventassero sfocati come il mondo che vedeva attraverso i suoi occhi. E finse di sentirsi meno solo.
    Si consumò tutto in silenzio, tra vetri appannati e respiri soffocati.
    «Ti lascio al solito posto» disse l’uomo.
    «Sì» rispose Sonia. Quella sera sarebbe tornata a casa presto.
    «È come il mio Sami…». Sonia pronunciò il suo pensiero a voce alta, guardando un cagnolino di pezza che l’uomo teneva poggiato sul cruscotto. Forse il regalo di una donna o il giocattolo dimenticato da un bambino.
    «Sami?».
    «È il mio cane. È a casa, in Romania».
    Si morse le labbra: si era promessa che non avrebbe mai parlato di sé, di ciò che aveva lasciato in Romania.
    Non disse altro.
    L’uomo prese il giocattolo e glielo porse.
    «È tuo».
    «Grazie…». Le scappò un sorriso, il primo che l’uomo dall’auto rossa le vide sul viso.
    In fondo era veramente una bambina. Ed era Natale anche per chi lo passava per strada. Anche per chi lo passava da solo.
    La macchina si fermò vicino al porticciolo, Sonia scese dall’auto, salutò l’uomo con gli occhiali e iniziò a passeggiare con il suo finto Sami stretto al petto.
    La Luna si rispecchiava sull’acqua, illuminava le imbarcazioni.
    Ce ne era una che si chiamava Speranza, era piccola e malridotta, ma a volte prendeva ancora il largo. Come l’innocenza di Sonia, che era stata maltrattata ma non era affogata e a volte tornava a nuotare nel mare delle sue speranze.

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  • 16 commenti a “La ragazza di Porta Felice”

    1. Complimenti!

    2. bellissimo

    3. la speranza ci tiene ancorati alle cose che più amiamo: la speranza di viverle o di riviverle, la speranza che non finiscano mai o che tornino presto.
      un altro bel tassello dalla nostra silvia che ogni tanto apre una porticina sul nostro cuore

    4. Un racconto come questo, asciutto e genuino, ti riconciliano con un mondo che visto da lontano appare popolato soltanto da creature insanabilmente corrotte. Vi è un’etica nel racconto che trova il suo afflato nella cristianità più autentica, quella ormai da lungo tempo dimenticata perchè integralmente sostituita da una vuota e ipocrita ritualità autogratificante. Il racconto di Silvia ci ripropone il senso di un’umanità che, anche quando si trova sotto le macerie morali di una società compiacente e colpevole, ha diritto ad aver riconosciuta una dignità nella quale tutti dovremmo poterci specchiare. Grazie, Silvia, e complimenti.

    5. Come sempre sorprendente! Specialmente in considerazione del tema delicato che hai scelto stavolta. Bello bello bello

    6. Brava Silvia, riesci a commuovermi ogni volta. Complimenti e vai avanti così, Rosanna

    7. Complimenti!

    8. Un racconto che gode di qella strana e particolarissima “bellezza” del malinconico… un pò come alcune canzoni di Leonard Cohen. Un racconto scritto benissimo: essenziale, “asciutto e genuino” (come l’ha definito sopra Fvsimply), lontanissimo dalla polemica e anche del giudizio personale sull’argomento narrato. Tocca il cuore emozionando e facendo riflettere.
      Purtroppo rispecchia fedelmente quella triste realtà che ogni sera si ripete sotto i nostri occhi.
      Complimenti Silvia!

    9. Complimenti Silvia,descrivi la realta con delicatezza, brava.

    10. Peschi sempre un po’ di malinconia dal fondo dei tuoi pensieri e ce la restituisci con un tocco di delicatezza…

    11. mi piace che Silvia riesca a vedere bellezza e speranza in uno scenario che normalmente comunica degrado e disperazione.

    12. Cerco di guardare oltre, di immaginare oltre quello che può essere il primo sentire. Grazie per i vostri commenti.

    13. Complimenti Silvia,
      un bel racconconto che invita a riflettere su uno dei problemi delicati della società attuale.

    14. Un post di rara sensibilità: mi unisco al commento di Antonella.

    15. Cara Silvia, i tuoi scritti, essenziali ma umanissimi, riescono ad arrivare dritti al cuore.
      C’è sempre un velo di struggente malinconia, ma addolcito da una nota di Speranza. Alla prossima !

    16. Complimenti Silvia……..magari la prossima volta sforzati anche di descrivere con la stessa vena romantica i maltrattamenti e la violenza che quella “”bambina”” rumena ha dovuto subire e sta ancora senz’altro subendo dai suoi altrettanto romantici ??? aguzzini, e provate voi tutti a sperticarvi nelle lodi della descrizione romanzata non solo del rapporto prostituta // cliente ma anche della violenza fisica e psicologica cui queste povere creature sono sottoposte giornalmente……..Cristianita’ ?? On Line ?? Scusate, non vorrei offendere nessuno, ma da Silvia in poi, il giorno in cui andrete li a parlare con quella “bambina” e con i suoi aguzzini allora, forse solo allora, avrete il diritto (dopo averglielo chiesto esplicitamente) di sciacallare romanticamente sulla sua disgraziata vita bruciata su un marciapiedi qualunque di una citta’ qualunque ormai priva di un seppur minimo senso di orgoglio e di pudore e che affida la speranza ad una immaginifica barca sgangherata che prenderebbe il largo virtualmente nei sogni infranti di una donna distrutta ma……. felice del suo bambolotto di pezza……..ma per favore, rispecchia fedelmente ?? ma cosa ?? il nulla dell’orizzonte degli eventi della perversione umana…..?
      Ancora complimenti

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