martedì 6 dic
  • Facciamoli andare via, loro sono la nostra primavera sicula

    Ugo è una persona che stimo molto ma che non ho avuto ancora modo di conoscere personalmente.

    Purtroppo questa volta mi trovo in parziale disaccordo con lui.
    Lavoro con gli aspiranti imprenditori da diversi anni ed ho ascoltato migliaia di “idee d’impresa” di giovani siciliani (e non solo) che vogliono provare a fare la differenza. Spesso le idee sono immature, a volte troppo precoci ma nella stragrande maggioranza dei casi *insostenibili* e credo di aver intercettato una delle motivazioni: non sanno neanche da dove cominciare, non hanno guida e metodo. Il problema non sono “i soldi” per partire perché ricordo che qualcuno un giorno mi disse: «Sai qual è il modo migliore per far fallire una startup? Fargli un bonifico e stare a guardare».

    Concordo con Ugo sul fatto che la generazione di imprenditori che precede la nostra è sicuramente inadatta a dare consigli e suggerimenti sul fare impresa perché sono i primi ad aver sbagliato tutto o quasi. Una cosa che *noi* abbiamo imparato (ed Ugo ne è esempio) è che fare rete non significa regalare qualcosa al vicino ma scambiarsi qualcosa.
    Abbiamo imparato che essere concorrenti non vuol dire essere nemici.
    Abbiamo imparato che innovare non è un lusso ma un obbligo di un imprenditore.

    Queste sono alcune buone pratiche che gli imprenditori della vecchia guardia (non tutti ma almeno il 90% di essi) trascuravano o abbozzavano sotto strane formule dove c’era sempre chi comandava: associazioni temporanee d’impresa, filiere, consorzi tutte forme di collaborazione la cui prima riunione imponeva sempre la stesura di un organigramma.

    Oggi per competere bisogna innovare prima di tutto il processo e per innovare il processo bisogna innovare il modo di pensare il lavoro (e quindi l’impresa).

    Tornando al focus del post di Ugo dico quello che invece io ripeto ai ragazzi che incontro nelle università è completamente diverso: andatevene via, prendete quei 10000 euro e spendeteli bene. Osservate, studiate, analizzate, fatevi contaminare da realtà diverse e poi tornate in questo grande foglio bianco chiamato Sicilia e costruiteCI il futuro. Ho scritto costruiteCI perché l’impatto di un buon tessuto imprenditoriale e di menti brillanti non si ripercuote solo nelle tasche degli imprenditori ma di tutto il sistema paese. Per citare Moretti: «Stare tra persone intelligenti ci rende più intelligenti, più innovativi e più creativi».

    Caro Ugo, tu che come me hai modo di incontrare i ragazzi all’università saprai meglio di me che uno dei nostri più grandi mali è il “metodo” della formazione universitaria italiana.
    Basato completamente su concetti teorici, il metodo italiano, porta i nostri talenti ad entrare nel panico quando si trovano davanti qualcosa di “reale”, quando le loro azioni hanno degli impatti “reali” sul rendimento dell’azienda.
    Per fortuna (e non dovrebbe esserlo) qualche docente illuminato c’è. E alcuni di questi, dopo aver intercettato il problema si sono “inventati” qualche attività extra (magari con qualche credito che fioccava giù ai partecipanti) in cui si “simulavano” situazioni reali o si provava a fare startup da zero.
    Questo è il mondo della formazione italiana: tante informazioni perfettamente catalogate infilate a forza nella testa dei discenti. Informazioni che senza applicazioni reali sono inutili. Hanno trasformato dei potenziali talenti in sussidiari parlanti.

    Quindi Ugo, il mio punto di vista in realtà è fortemente diverso: facciamoli andare via ad acquisire le buone pratiche e speriamo che tornino, perché la Sicilia ce l’abbiamo nel sangue e sono sicuro che torneranno.
    Facciamoli andare via. Loro sono la nostra primavera sicula.

    Ospiti
  • 10 commenti a “Facciamoli andare via, loro sono la nostra primavera sicula”

    1. Concordo, la parte di contenuto del post di Ugo Parodi che non condividevo è proprio questa. Se partiamo dal presupposto che il valore sta nelle competenze imparare fuori non significa esportare risorse ma importare valore. Peraltro in una terra dove tutti nascono “insegnati” la questione formazione è fin troppo sottovalutata. Ma al di là di questo chi vuole andare vada, chi vuole restare resti, ma resti e produca cambiamento e non piagnisteo.

    2. Caro Peppe, il tuo ragionamento ha un errore: chi se ne va non torna più! Ti faccio due esempi. Io guadagno 31mila sterle l’anno per lo stesso lavoro per cui a Termini mi davano 800 euro al mese in ritardo e con le maledizioni. La qualità della vita é molto più alta, I servizi funzionano e il costo della vita é la metá. Conosco due ex muratori in nero che qui fanno I dirigenti aziendali.
      Ora, prova a convincerci a tornare e a dare I nostri anni migliori per una terra che ci ha cacciato e per un popolo che non vuole cambiamento perchè si ritiene perfetto. Provaci, per favore, sono tutt’orecchi

    3. Un imprenditore non fa le cose per migliorare gli altri o un territorio, lo fa per migliorare se stesso (in tutti i sensi), lo fa per sfida personale, per migliorare il suo stile di vita e di riflesso l’ambiente dove vive, appunto, per vivere meglio. Non credo che un imprenditore sia un missionario che vuole fare beneficenza al popolo, poi è chiaro che, se quello che fa (per se), migliora anche gli altri e il territorio, è solo una conseguenza ma mai un fine.

    4. Condivido di più questo post di Sirchia, rispetto a quello di Parodi Giusino che pero’ non criticherei (cattiva abitudine tipicamente palermitana, criticare l’indigeno che ha successo) perché chi come lui crea un’azienda che inizia con 4 persone e pochi soldi e pochi anni dopo ne impiega 40 persone e fattura 3 milioni non si critica ma merita apprezzamenti.
      Ma, se ho letto bene, lo stesso Parodi Giusino ha fatto esperienza, forse si è formato, in altri posti, e metodi soprattutto, fuori dall’isola.
      Forse Parodi Giusino non intendeva di costituire un’azienda con tremila soci con quote di 10.000 euro ciascuno, perché si farebbero ridere i siddiàti; probabilmente intendeva altro, non approfondendo per motivi di spazio.
      In tutti i post e commenti letti non noto alcune informazioni essenziali… per esempio quando si parla di creazione di lavoro, di impresa, Siino e anche i due autori citati, parlano di start up… noto che, per esempio, quella di Parodi Giusino, lavora essenzialmente con aziende che hanno sede fuori dalla Sicilia. Allora chiedo: quali e quanti altri posti di lavoro, altre aziende in Sicilia potrebbe contenere il mercato delle start up? Questo che è l’elemento essenziale non l’ho letto, non ho letto studi sulle prospettive. Solo inviti a creare aziende leggo, ma non su come e dove posizionarsi.
      Sarei grato se qualcuno ci informasse.
      Inoltre, per quel che riguarda tutti gli altri settori, essendo in Sicilia la produzione e i consumi per il 95% importati non vedo in quale settore si potrebbe investire, tenendo conto che l’improduttività, a parte assistenzialismo e stipendifici pubblici, determina economia povera, quindi scarso potere d’acquisto scarsa clientela. Occorrerebbe l’inversione delle cifre della produzione, e per questo si deve lottare contro la malavita e contro le leggi peggiori della malavita che privilegiano l’importazione. Stessa cosa per il settore turistico che oltre a subire gli impedimenti sopra, subisce anche lo scarso appeal, a parte casi isolati di alcune cittadine, a causa di disservizi, disorganizzazione, degrado… Mondello e Palermo sono belle per noi, ma comparate alla Costa Azzurra, per esempio, sono immondezzai a cielo aperto da tenere alla larga, con l’aggiunta di souk orrendi impensabili nel mondo evoluto. Facile dire “create imprese”, se lo si fa da una posizione che è sui generis qui, e si prende come esempio un settore PARTICOLARE (che fa poco rating e numeri comunque limitati, rispetto al PIL siciliano anche se è scarso) che peraltro deve la sua attività ad aziende che hanno sede altrove.

    5. Gigi, lungi da me il criticare Ugo che, come già detto nel post, rispetto e ammiro molto. Ha fatto un grande lavoro e sta portando grande valore in Sicilia.
      Le tue osservazioni sono quelle con cui mi confronto ogni giorno, anche io ho clienti quasi esclusivamente fuori dai confini siciliani.
      Conosciamo tutti le vulnerabilità della nostra terra ma fino ad ora ci siamo limitati ad osservare aspettando che le soluzioni arrivassero dall’alto. Oggi le cose stanno cambiando e ci sono tanti focolai di resistenza che stanno sempre più fomentando. Turismo ed eccellenza dei prodotti agricoli sono alcuni dei valori su cui dovremmo puntare.
      Startup è una parola oramai (concedetemi il termine) stuprata. Svuotata del suo valore iniziale è un modo nuovo per dire “se non hai un lavoro inventatelo”. Ma tutto quello che si fa in maniera massiva e disorganizzata non fa che impoverire il valore del singolo progetto.
      Tu hai intercettato uno dei bisogni: startup si, ma su quale terreno occorre buttarsi? E su questo che dovremmo soffermarci a riflettere. Basta social network, basta soluzioni a problemi che non abbiamo. Partiamo da noi, dalla nostra terra, dai suoi bisogni (che sono anche i nostri) e cominciamo ad innovare. Pensare ancora non costa nulla… e spero sia così anche tra 1000 giorni 🙂

    6. Andare, partire, tornare, ognuno di noi è alla ricerca di se stesso. Ogni percorso intrapreso è, e sarà sempre una scelta personale. Il mondo è di tutti lì fuori si può affrontare qualunque viaggio verso Itaca, basta volerlo, uscire oltre i proprio confini mentali , nuove categorie di pensiero. Se pensiamo che qquesta nostra terra abbia dei limiti quelli sono anche nostri, il cambiamento è individuale come le scelte e le responsabilità. Non siamo tutti imprenditori, siamo prima di tutto uomini capaci, in grado di cogliere le possibilità che la vita ci offre. Chi vuole parta ,chi vuole resti. Siamo cittadini del mondo, la terra che ci ha partorito c’e’ madre, ma infinite volte l’uomo nwl corso della vita deve rinascere attraverso il confronto il dolore, la sofferenza. E se la Sicilia e’ nostra madre, terra vulcanica, energicamente abbagliante, avvolgente soffocante, dolcissima, conflittuale. Forse la Sicilia e ‘ solo un punto di partenza, che mette alla prova, fuoco , l’oro si prova con il fuoco” . Io la vedo così la mia terra, terra liminare, di pasaggio, porto di arrivo e di partenza, luogo di rinascita e viaggio.

    7. Peppe, scusa se la mia frase è poco chiara. In realtà, io qui ho l’ingiusta fama di essere facilmente critico verso “certe” iniziative palermitane: politiche, imprenditoriali, altre…
      per questo ho voluto precisare (ma sapendo che avrei scritto un post lungo ho abbreviato) che il mio pensiero è più vicino alle tue idee esposte nel tuo post che a quelle del post di Parodi Giusino, anche se io non critico (al contrario) chi ottiene buoni risultati come Parodi Giusino… ma non volevo intendere che tu stavi criticando Parodi Giusino.
      Economia reale (quindi potere d’acquisto, clientela, reali), ma per farlo si devono invertire i parametri, le cifre di produzione/importazione (che chiamerei piuttosto imposizione, ora), eliminare lo stipendificio parassitario per investire le risorse economiche nello sviluppo, invece ora si è solo consumatori della produzione altrui, utili-idioti
      insomma, in effetti lo stipendificio parassitario (compresi i finaziamenti a formazioni senza seguito, soldi buttati) non servono nemmeno a consumare produzione locale. In realtà senza una vera rivoluzione sociale su cosa si intraprenderebbe? A parte alcuni settori, isolati, “fuori norma” direi. Il turismo: legato a corretta amministrazione (assolutamente incapaci, ridicoli, meno che dilettanti, individui finti-politici grotteschi) e qui l’ambiente e i servizi non sono all’altezza. La produzione agricola: si potrebbe fare, se non si dovesse lottare con una serie di atavismi, inadeguatezze, malaffare, immonde imposizioni di racket, e peggio del racket (se fosse possibile) le imposizioni per legge che penalizzano la produzione locale e l’esportazione, per favorire la GDO e i suoi metodi di strozzamento, e in questi ultimi anni anche leggi ad hoc per favorire l’importazione da altri paesi (nordafricana, greca, turca, per esempio) che, in realtà, si tratta di produzione che è in gran parte in mano a poteri forti europei e internazionali che si votano le leggi (col concorso di alcuni traditori italiani e siciliani).
      Io passerei per l’indipendenza, intanto, da indipendenti nel mondo globalizzato… ma i grotteschi che cito sopra sono il maggiore e peggiore ostacolo all’indipendenza, nel senso che se questi dovessero essere gli amministratori della Sicilia indipendente, con le loro incapacità…

    8. P.S. Voglio precisare che, OVVIAMENTE, sono d’accordo e condivido (per quel che vale, dato che in Sicilia faccio il turista tre mesi l’anno) i vostri intenti, tuo e di Parodi Giusino; qualche leggera differenza ci potrebbe essere solo sui dettagli. L’ingiusta fama che mi è stata attribuita in passato, della quale parlo sopra, è dovuta al fatto che io critico apertamente il bricolage dei poveracci che lascia il tempo che trova ma viene spacciato per “impresa”, ma che spesso, non so quanto inconsapevolmente, è al servizio dei predatori che vengono a prendere denaro (GDO, produzione esterna, simili), nel migliore dei casi è da utili-idioti per i suddetti predatori. Oppure attività precarie di sopravvivenza, che poco c’entrano con lo sviluppo, ma per esso spacciate.
      INVECE VOI parlate di SVILUPPO, valorizzazione delle risorse locali… e condivido.
      Quell’altro, il wanna marchi dei 1000 giorni, quello che parla il linguaggio calcistico, e un misto del bar ai sindaHati, mi provoca disgusto solo a guardarlo, non commento, altrimenti devo dire come interpreto le sue movenze facciali (e anche la sua andatura scema).

    9. non commento nei dettagli, il wanna marchi, voglio dire… ma in realtà, mi accorgo, di averlo ampiamente commentato.

    10. Sono al 1000×1000 d’accordo con Peppe. Ricordo che quando ancora esisteva la leva militare obbligatoria pensavo che sarebbe stato molto meglio usare quei (tanti) soldi che lo stato spendeva per ciascun soldato di leva proprio per fare viaggare i ragazzi. Anziche’ la leva obbligatoria, la levaTIDICCA’ obbligatoria. Il ritorno sull’ investimento sarebbe stato diversi ordini di grandezza superiore rispetto al disagio gratuito della leva + la accettazione definitiva del sistema delle gerarchie fini all’esercizio del comando, del sistema dei santi in paradiso, raccomandati di ferro, etc. etc…

    Lascia un commento (policy dei commenti)

Facciamoli andare via, loro sono la nostra primavera sicula, 5.0 out of 5 based on 1 rating