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Archivio del 20 Gennaio 2007

  • “Il Gattopardo” è il libro più amato dai palermitani

    È Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa il libro più amato dai palermitani. Il contest lanciato da Libraria nell’ambito della manifestazione Aria di libri culminerà oggi con la lettura del testo vincitore a partire dalle 11:00 alla Biblioteca comunale (piazza Casa Professa, 1).

    Fra i lettori ci saranno gli scrittori Santo Piazzese e Vanessa Ambrosecchio, gli attori Gianfranco Perriera, Gigi Borruso, Maria Cucinotti e Maria Teresa De Sanctis, l’artista Anne Clemence de Grolèe, insieme ai curatori della manifestazione Beatrice Monroy, Salvatore Savoia e Luigi Fabozzi dell’associazione culturale Libr’aria. Darà il via Tommaso Romano, assessore alla cultura del Comune di Palermo. Continua »

    Palermo
  • Ammuccati puru chissu

    Bisogna avere compassione di un portiere di calcio. Bisogna avere pietà della sua fragilità intrinseca. La leggerezza che gli consente di volare da un palo all’altro provoca, nel rovescio della medaglia, scarsezza di peso e mancanza di superficie opponibile ai colpi del destino. Povero portiere, lieve foglia d’albero. I suoi salti sfidano il cielo. Ma disperatamente ricadono nell’autunno della zolla.
    Il mio amico Lillo mi ha raccontato la storia di un portiere più sfigato degli altri. Non fu mai pubblicata tra sport e cronaca. Peccato. Sarebbe stata più utile di un trattato sociologico sui malanni della categoria. Magari avrebbe favorito la nascita di un sindacato di estremi difensori. Di destra e di sinistra, a seconda del lato preferito dai suoi iscritti per il tuffo. Continua »

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  • Piazza Croci, trenta senza lode

    Le palme sono ancora qua, davanti ai miei occhi; trent’anni e hanno la stessa altezza di allora; no, non possono essere loro il mio metro del tempo, deve esserci un’altra unità di misura, deve essere in qualche modo misurabile questo tempo che oggi ripassa per piazza Croci.
    Piazza strana questa, mai stata lenta, solo veloce, difficilmente attraversabile a piedi, ma un tempo non era così.
    Il mio liceo, il Meli, era ancora là, all’angolo opposto, più o meno come le mille vite che dentro vi pulsavano, in cerca della direzione giusta in quel quadrivio di alberi, semafori e fermate di autobus da raggiungere con calma, che di fermarsi ancora non c’era nessuna voglia, ma nemmeno di andare: era un tempo fermo, tutto sommato rituale come le sigarette non godute. Piazza Croci era ancora solo uno spazio da attraversare, là di fianco. Continua »

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