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lunedì 20 set

Archivio del 11 Settembre 2007

  • kultura

    È stato nuovamente disdetto il programma (musicale) di Kals’art.

    Non so davvero se adesso serva una disamina.
    Di certo non serve nessuna scusa per l’impudicizia con cui è trattato quello che dovrebbe essere un necessario progetto Culturale per Palermo.
    Non c’è nessuna strategia, nessun piano Culturale che le istituzioni hanno per il territorio della città. La lunga estate vuota che si sta suicidando è la triste e drammatica conferma dell’assenza di uno straccio di progetto Culturale da parte della amministrazione in carica. In forza di un mandato quinquennale che è stato peraltro rinnovato, la giunta Cammarata non è riuscita a creare un programma, non è riuscita a lavorare sul territorio, non è riuscita a dare continuità ad un proprio progetto.
    Perché questo progetto Culturale, semplicemente, dolorosamente, non esiste (e richiedo qui uno sforzo di attenzione: non parlo di “spettacoli” e della logica di occupazione temporale di un territorio, ma di “Cultura”, cioè di inserimento in uno spazio e del seguente tentativo di trasformazione –in meglio- con una offerta che abbia le potenzialità di aumentare via via la domande di Cultura stessa).

    E questa, ahimé, è l’ennesima stimmate dell’ignoranza.
    Perché le istituzioni della Cultura, non sapendo cosa sia, se ne fottono.

    Quando si capirà che il primo intervento necessario su un tessuto lacerato quale è Palermo oggi deve essere Culturale?
    Quando si avrà l’onestà di ammettere che il cambio deve giocoforza essere nella mentalità degli abitanti?
    Quando sarà possibile che chi amministra soldi pubblici abbia, in un impeto di decenza, il coraggio di vergognarsi per la porcilaia in cui versa la città? Continua »

    Palermo
  • La festa per il posto fisso

    Che siamo un popolo godereccio è cosa nota, che ogni scusa è buona per fare baldoria e mangiare pure. Il siciliano ama fare festa. Naturalmente prima di tutto per eventi irrinunciabili. Matrimoni, vattii, diplomi, lauree, cresime e comunioni. Per queste ultime, in special modo si ‘mpignano puru l’uocchi a costo di fare figura, chiffà ‘a picciridda ‘un ci l’ama a fari ‘a viesta per il trattamento? N’a purtamu c’a tunichetta r’a missa? Tutte le parenti più prossime saranno dotate di doppio abbigliamento: per la Chiesa e per la sala. Non parliamo r’a picciridda. Anni fa la mamma di una mia alunna mi portò il dvd (!) del filmino della comunione, commentando “se lo guarda professore’, Mariuccia pareva una sposina!”.
    A parte che ancora pagano cambiali ma, povera stella! Agghindata con un abito bianco tutta trine e pizzi, con tanto di scocca in testa nell’acconciatura boccolosa. Il tutto corredato da bomboniera consistente in splendide statuette a forma di oggetti indefiniti che non sai mai in che angolo della casa collocare (per la cronaca: una ballerina su una conchiglia capovolta…deliziosa, manco so unni ‘arruccavu…). Continua »

    Palermo
  • Da dove vieni?

    Vivendo in una città che non è la mia, a maggior ragione vivendo all’estero, mi capita spesso, chiacchierando con qualcuno appena conosciuto, che mi venga posta la fatidica domanda “da dove vieni?” e alla mia risposta “Palermo, Sicilia” il 90% delle volte l’interlocutore incalza con: “Ah, Palemmo…”. “Intanto io non ho mai detto Palemmo, ma Palermo e poi che cosa vorresti dire con quei puntini di sospensione?”, ma posso solo pensarle queste parole perché senza troppi complimenti seguono quelle fantomatiche 5 letterine “MAFIA”.
    Mi sembra di rivivere quando, a tredici anni, in gita scolastica ad Atene, in un negozietto sotto l’Acropoli, insieme ad altre mie compagne sono stata perquisita solo perché quando avevano chiesto di dove eravamo avevamo risposto Palermo. Ricordo ancora le loro mani nelle mie tasche mentre continuavano a ripetere a mo’ di cantilena “mafia”.
    Che umiliazione, io che non ho mai preso neanche un’oliva in un bancone del capo, perquisita come una criminale solo perché Palermo=mafia! Continua »

    Ospiti
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